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Il Codice Da Vinci

venerdì 17 febbraio 2012

Vista la popolarita' che ha raggiunto questo libro di Dan Brown, avrei dovuto astenermi anche dal recensirlo. Ma e' stata troppa l'estasi dell'averlo letto nelle giornate di una calda estate su un'amaca o sotto un ombrellone su spiagge incantevoli, oltre che nei soliti posti dove soglio leggere. Il tutto non avrebbe nemmeno acquisito tanto fascino se realmente il romanzo non fosse subito apparso essere un thriller mozzafiato gia' dalle prime pagine, con interessantissimi innesti di chicche storiche piacevoli da leggere e difficilmente reperibili senza effettuare ricerche particolarmente approfondite sui temi trattati nel romanzo.

Penso che siano diverse le motivazioni che mi hanno spinto verso la lettura di questo libro. In primo luogo, e' la voglia di spostare le mie attenzioni verso la Francia. Ancor di piu' verso Parigi e il Louvre. Il posto dove si incentrano buona parte delle situazioni descritte in questo romanzo. Ma d'altra parte non posso prescindere da una componente inconscia che lega il titolo del libro e i miei studi accademici. I codici e la crittografia sono, infatti, il fulcro delle scienze informatiche. E sono forse le teorie che hanno reso l'informatica una disciplina scientifica a tutti gli effetti. Infine, leggere di Londra dopo avere visto alcuni dei posti in cui e' ambientata l'ultima parte del romanzo e' un incentivo ad una ricostruzione piu' verosimile di cio' che si legge. Un'evocazione piu' intensa delle situazioni che produce emozioni che riempiono.

La trama e' ben pensata e articolata ma, nonostante cio', molto coerente. Molto dettagliata e scorrevole allo stesso tempo. Ricca di suspance al limite di quanto la scrittura ne possa trasmettere. Forse e' stato proprio questo a farmi venire piu' volte la voglia di andare a vedere subito il film Il codice da Vinci (The Da Vinci Code), di Ron Howard e con Tom Hanks, che e' stato tratto dal romanzo. Ma per il resto, in linea con il mio pensiero, penso sia stato giusto leggere il libro prima di tutto.

L'inizio lascia gia' presagire l'inclinazione thriller del romanzo. Jacques Sauniere, direttore del Louvre, e' stato ammazzato da Silas, un monaco albino dell'Opus Dei zoppicante a causa del cilicio indossato sotto il saio, intento nella ricerca della Clef de voute (Chiave di volta), nel salone principale dello stesso museo. Prima di essere raggiunto da un colpo di arma da fuoco, l'uomo si aggrappa ad un dipinto di Caravaggio e fa scattare l'allarme. Il sistema d'allarme attivo fa abbassare le inferriate che bloccano l'ingresso nel salone principale del museo, impedendo al suo assassino di raggiungerlo. In tale isolamento, anche dopo essere stato colpito, Sauniere ha il tempo, prima di morire, di togliersi i vestiti, distendersi sul pavimento e disporsi nella stessa posizione della figura disegnata nell'Uomo vitruviano di Da Vinci. Sauniere inoltre si disegna addosso, con il proprio sangue, un pentacolo e infine lascia vicino al suo corpo le seguenti informazioni:

13-3-2-21-1-1-8-5
O, Draconian devil!
Oh, lame saint!
P.S. Trova Robert Langdon

Il motivo per cui l'Opus Dei e' alla ricerca della Chiave di volta e' sostanzialmente dovuto alla paura dell'intenzione del pontefice di rendere meno rigide le leggi che regolano la Chiesa. Questo 'respiro' avrebbe in qualche modo toccato anche l'Opus Dei, l'associazione cattolica tra le piu' conservatrici, guidata dal vescovo Aringarosa. Il vescovo percepisce la necessita' di fare qualcosa che gli dia gli strumenti in mano perche' cio' non avvenga. Questo qualcosa e' il ritrovamento del Santo Graal. Per impossessarsi del Santo Graal, Aringarosa si affida ad una figura che si e' presentata a lui dando delle indicazioni credibili relativamente al Santo Graal. Tale figura, che all'interno del romanzo e' identificata come 'Maestro', e' inizialmente misteriosa ma l'evolversi del racconto rivelera' essere un personaggio tra quelli che hanno un ruolo chiave nella soluzione del giallo del Louvre.

Dan Brown da' un'ampia esposizione relativamente alle diverse interpretazioni del Santo Graal. E questo e' sicuramente un aspetto che nel film di Ron Howard, non si puo' cogliere e lo rende per questo nettamente meno interessante. E forse e' proprio l'interpretazione di cosa si intende per 'Santo Graal', la chiave del romanzo. Il significato che alla fine Dan Brown relega a questo concetto e' quello dedotto da una delle tesi piu' recenti ovvero, quella esposta da Henry Lincoln - attore e documentarista inglese, che ha origine tra il 1969 e 1970. Da tale tesi lo stesso Lincoln ha tratto il libro Il Santo Graal pubblicato nel 1982, con il supporto di Michael Baigent e Richard Leigh.

La locazione del Santo Graal sarebbe un segreto in custodia al Prieure de Sion (Priorato di Sion). Il Priorato di Sion e' un'associazione segreta fondata a Gerusalemme nel 1099 da Goffredo di Buglione, nobile condottiero della prima crociata che dopo aver conquistato la citta', fu nominato Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro), rifiutando il titolo di re della citta' dove Cristo era morto, asserendo che 'mai avrebbe portato una corona d'oro laddove Cristo l'aveva portata di spine'. Alla sua morte, avvenuta nel 1100, divenne re suo fratello Baldovino, col nome di Baldovino I. In tutto questo, Goffredo di Buglione, divenne depositario di un segreto occulto conservato dalla sua famiglia sin dai tempi della morte di Cristo. Per proteggere tale segreto e tramandarlo da una generazione all'altra, fondo' il Priorato di Sion.

Il Priorato di Sion negli anni che seguirono venne a conoscenza di importanti documenti sepolti sotto le rovine del Tempio di Erode, costruito sui resti del Tempio di Salomone. Tali documenti (che, a mio parere, dovrebbero essere la testimonianza della discendenza di Gesu' dal re Salomone) avrebbero rafforzato il segreto di Goffredo di Buglione. Ragion per cui il Priorato di Sion fondo' un ordine militare di nove cavalieri chiamato Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, ovvero i Cavalieri Templari o semplicemente Templari.

In sostanza, il segreto sarebbe da ricercarsi nella discendenza della famiglia di Goffredo di Buglione da Maria Maddalena, ritenuta moglie di Cristo dai vangeli gnostici (*). Discendenza 'avvalorata' dalla fuga dalla Palestina (**) di Maria Maddalena e di altri ebrei, per approdare in Provenza. Una volta in Provenza, Maria Maddalena, incinta, risali' il Rodano raggiungendo la tribu' dei Franchi, che non sarebbero stati altro che la tribu' di Beniamino nella diaspora ebraica, ed avrebbe avuto un figlio di nome Giacomo. La tesi sostiene che tale tribu' e' quella da cui ebbe origine la dinastia dei Merovingi.

Dunque, anche Maria Maddalena sarebbe cosi' una discendente di una famiglia reale. L'unione con Gesu' e il concepimento rappresentano quindi la continuita' di una dinastia.

Forse a partire da questa ultima ipotesi che Lincoln ha iniziato a trarre delle conclusioni sul significato di Santo Graal, che si distaccano dalle altre. Il termine 'Santo Graal' letteralmente indica una coppa o un piatto, visto che il termine 'graal' e' un vocabolo del francese antico. La trasposizione della traduzione francese di 'Santo Graal' ('San Greal') in 'sange real' ovvero 'sangue reale', ha portato ad associare il termine Santo Graal al calice da cui Gesu' bevve nell'ultima cena. Lincoln, invece, nella sua tesi si spinge piu' in la' dando un senso univoco al termine 'Santo Graal' che in buona sostanza accentra il suo significato come termine che ha origine inequivocabilmente da 'sangue reale'.

L'etimologia della parola secondo Lincoln, unita alle rivelazioni dei vangeli gnostici (*), rappresentano quindi per Dan Brown la chiave per inferire che il segreto custodito dal Priorato di Sion altro non e' che la preservazione della dinastia dei Merovingi dall'estinzione. Che e' anche la prova vera e inconfutabile che Cristo e' stato sposato e ha procreato.

Tale 'segreto', visto in quest'ultima chiave di lettura, e' un costante pericolo per le religioni cristiane e in particolare per la Chiesa Cattolica. E' cosi' che si spiegano le campagne di Clemente V in accordo con il re di Francia Filippo IV che venerdi' 13 ottobre 1307 iniziarono a sterminare i Templari, giudicati eretici da Dio, con la finalita' subdola di impossessarsi dei documenti protetti dal Priorato di Sion e distruggerli per sempre.

Da questa visione della tesi di Lincoln da parte di Dan Brown, si spiegano anche le motivazioni dell'Opus Dei di impossessarsi del Santo Graal. Aringarosa, probabilmente anch'egli inconsapevole di cosa consiste questo documento, pensa di impossessarsene per ricattare la Chiesa, in modo da ottenere piu' potere e scongiurare la linea meno austera che l'attuale pontefice si stava apprestando ad attuare.

Dan Brown si dimostra quindi un gran narratore riuscendo a incastrare eventi storici e religiosi, le tesi di Lincoln e i punti di vista di vari storiologi, in un contesto estremamente avvincente.

Entra in gioco cosi' il personaggio protagonista del romanzo, Robert Langdon, professore americano di simbologia religiosa presso l'Universita' di Harvard, che si trova a Parigi per una conferenza in cui avrebbe dovuto presentare delle diapositive sulle simbologie pagane, e quindi incontrare Sauniere. La direzione centrale della polizia giudiziaria, trovando il nome del professore vicino al corpo senza vita di Sauniere, si presenta alla porta della camera d'albergo dell'Hotel Ritz di Parigi, dove Langdon pernotta, per invitarlo a collaborare nelle indagini per l'inchiesta sulla morte del curatore del museo.

Sulla scena del delitto, Langdon, accompagnato dall'ispettore di polizia Bezu Fache, intuisce che potrebbe non essere facile uscire pulito da quella situazione che lo vede difatti essere l'unico indiziato. Incoraggiato da Sophie Neveu, crittologa della polizia di Parigi, nonche' nipote del curatore del museo, che gli offre la sua protezione, Langdon e' persuaso che l'unico modo per dimostrare la sua innocenza e' di cercare la verita'. Langdon diviene cosi' indagato e ricercato per l'omicidio del curatore.

Da questo momento ha inizio una lunga serie episodi, a partire dalla decifratura dell'anagramma O, Draconian devil! Oh, lame saint!, che porta al celeberrimo quadro della Monna Lisa esposto dentro il Louvre, dietro al quale Jacques Sauniere aveva impresso con un pennarello con inchiostro a fluorescenza l'anagramma So dark the con of man del titolo del dipinto della Vergine delle Rocce, esposto nella stessa sala del Louvre. Dietro quest'ultimo quadro, il curatore aveva apposto un oggetto metallico a forma di croce. La minaccia di Sophie Neveu di mandare in frantumi l'opera di Leonardo, costringe la guardia - che li aveva sorpresi dentro il museo dopo che avevano fatto credere a Bezu Fache e ai suoi di essere scappati, ad abbassare la pistola e permette alla crittologa di dileguarsi assieme a Robert Langdon.

Sull'oggetto metallico si legge l'indirizzo 24 Rue Haxo che corrisponde ad una filiale di una Banca di deposito di Zurigo. Inoltre, l'oggetto permette loro di entrare nella filiale e ritirare la cassetta di sicurezza associata ad un numero di conto di dieci cifre che i due scoprono essere la sequenza di cifre dei primi otto numeri di Fibonacci ('successione di Fibonacci'). Tale informazione era contenuta tra quelle lasciate da Sauniere e trovate accanto al corpo esanime, intenzionalmente anagrammata in modo da poter coinvolgere la crittologa nelle indagini per il suo omicidio.

All'interno della cassetta viene rinvenuto un cryptex. Dopo una corsa avventurosa, per sfuggire alla polizia, Langdon riesce a trovare ospitalita' a Chateau Villette, la tenuta del nobile amico inglese Leigh Teabing, storico ed esperto del Santo Graal. Dan Brown ha chiamato questo personaggio con il cognome di Richard Leigh e l'anagramma del cognome di Michael Baigent, dopodiche' e' stato da questi citato per plagio del libro Il Santo Graal dove viene esposta la tesi di Lincoln, principale ispiratrice del romanzo. Accusa da cui Dan Brown e' stato prosciolto.

Intanto, dopo aver assassinato i tre senechaux ('siniscalchi') e il Grande Maestro (Saunier) del Priorato di Sion, Silas, si impossessa della informazione 'falsa' del posto dove la Chiave di volta sarebbe custodita. Nella chiesa di Saint Sulpice a Parigi, sotto la Linea della Rosa, Silas non trova la Chiave di volta come gli era stato detto da ciascuna delle sue vittime, e uccide la sorella Sandrine. Poi su indicazione del Maestro giunge a Chateau Villette. Qui si impossessa momentaneamente del cryptex, ma con un'abile mossa, Teabing, l'agente Neveu e Langdon - con l'aiuto del maggiordomo Remy Legaludec - riescono a liberarsi, a sequestrare Silas e scappare a Londra con l'Hawker 731 del lord inglese.

La scoperta della chiave per aprire il cryptex sembra un rompicapo impossibile, fino a quando Langdon - associando il simbolo del Priorato di Sion (la rosa a cinque petali) intarsiato su di esso e dalle parole pronunciate da Teabing (<<La chiave che porta al Graal e' nascosta sotto il segno della Rosa>> ), non riesce a scoprire che sotto il simbolo della rosa presente sul cryptex, e' nascosta la seguente frase:

An ancient word of wisdom frees this scroll
And helps us keep her scatter'd family whole
A headstone praised by templars is the key
And Atbash will reveal the truth

La headstone citata nella frase non e' altro che la testa di ariete in pietra che raffigurava Baphomet, simbolo di fecondita' e procreazione, che i Templari veneravano nel rito sacro dello hieros gamos. La testa di Baphomet e' stato l'elemento accusatorio principale nella campagna di Clemente V per l'annientamento dei Templari. Dalla decifratura del termine 'Baphomet' scritto con l'alfabeto ebraico usando il cifrario a sostituzione Atbash, Langdon ottiene la parola 'SOFIA' che si rivelera' essere la chiave del cryptex. Al suo interno, il cryptex contiene un cryptex piu' piccolo e una pergamena che riporta la seguente frase:

In London lies a knight a Pope interred.
His labor's fruit a Holy wrath incurred.
You see the orb that ought be on his tomb.
It speaks of Rosy flesh and seeded womb.

Dopo l'atterraggio del jet nell'aeroporto di Biggin Hill proseguendo fin dentro l'hangar privato di Teabing, ed essersi sapientemente liberati dalla polizia inglese che attendeva Langdon e Sophie Neveu per arrestarli, i quattro e l'ostaggio si dirigono erroneamente - ma con la consapevolezza di Teabing - verso Temple Church. Qui Remy, rimasto fuori ad aspettare, in accordo preso segretamente con Teabing, libera Silas in modo che questo vada a impossessarsi del cryptex, senza sollevare sospetti in Langdon e quelli di Sophie.

Le cose non vanno ancora come si era pensato e deve essere Remy ad esporsi e cosi' appropriarsi del cryptex, fingendo di catturare Teabing. Dal baule della macchina Teabing, nelle vesti del Maestro, riferisce telefonicamente a Silas di lasciare la Chiave di volta a Remy e andare a rifugiarsi in un convento dell'Opus Dei finche' le acque non si fossero calmate. Intanto anche la polizia giuduziaria con a capo il tenente Collet (visto che nel frattempo il capitano Bezu Fache e' intento nell'inseguimento di Langdon a Londra) si accorge di quanto Teabing fosse realmente implicato in questa faccenda. Scattano cosi' le operazioni per arrestare il monaco albino e per fermare lord inglese.

La prima operazione coincide con l'arrivo di Aringarosa al convento dell'Opus Dei dove e' ospite Silas, che sta per venire arrestato dalla polizia di Londra. Silas cerca di fuggire e nella colluttazione a fuoco con la polizia rimane ferito, dopo aver erroneamente sparato al vescovo da poco sopraggiunto al convento. Silas fugge disperato con il vescovo tra le braccia e lo lascia al St Mary Hospital per ricevere le cure che lo salveranno. Lui invece morira' dissanguato, poco dopo, affranto dai rimorsi, sotto la pioggia di Kensigton Gardens.

La seconda operazione invece e' un tantino piu' complicata. Infatti, Teabing incontra il maggiordomo nei dintorni di St James Park. Remy gli fa avere il cryptex ma, il fatto di essersi esposto in Temple Church, lo relega agli occhi del suo padrone come una possibilita' della polizia per incriminarlo. Cosi' Teabing, con il pretesto di festeggiare il prezioso ritrovamento, lo incita a bere un sorso di cognac che pero' contiene della polvere di arachidi a cui Remy e' estremamente allergico. Remy morira' quasi istantaneamente.

Teabing si incammina con il cryptex in tasca verso Westminster e il Big Ben, alla volta di Westminster Abbey dove l'aspettava un nuovo dilemma da sciogliere prima di proseguire sulla strada del ritrovamento del Santo Graal. A Westminster Abbey arrivano anche Langdon e la crittologa, dopo aver compreso che 'a pope interred' nella frase ritrovata sulla pergamena sta a indicare 'seppellito da Alexander Pope' e non 'seppellito da un papa'. E Alexander Pope e' stato realmente colui che presiedette al funerale di Isaac Newton tenendo un commovente discorso per l'amico e collega defunto, prima di spargere le ceneri sulla sua tomba.

Dopo aver trascorso invano del tempo davanti al sarcofago di Newton, Teabing si accorge del sopraggiungere di Langdon e di Sophie. Trovandosi in difficolta' nel ritrovamento della parola di cinque lettere che apre il cryptex, li induce, quindi, in un luogo piu' isolato dell'abbazia per proporre loro di collaborare a rivelare al mondo il segreto del Santo Graal. Al fine di guadagnarsene la fiducia, Teabing da' il cryptex in mano a Langdon e nel frattempo attende la sua decisione per la proposta di collaborazione. Essendo Teabing armato, Langdon comprende il peso della decisione che deve prendere. Se decide di non collaborare, Teabing ammazzera' sia lui che Sophie, diversamente tradira' brutalmente la fiducia riposta in lui dal curatore e quella di sua nipote.

Sapientemente Langdon temporeggia e nel frattempo arriva alla soluzione geniale che sta nella stringa 'APPLE'. Difatti, la mela e' il frutto che e' alla base degli esperimenti di Newton che allo stesso tempo ha causato la 'collera di Dio' quando Eva la mangio' nel giardino dell'Eden. Inoltre, e' la sfera che - per il fatto di essere alla base del lavoro di Newton, avrebbe meritato di risiedere sulla sua tomba. Infine, ha la polpa rosastra sotto la buccia e al suo interno e' 'inseminata', per il semplice fatto che contiene dei semi.

Di nascosto, apre il cryptex che contiene il foglietto con l'indicazione ulteriorie sulla locazione del Santo Graal, e poi sapientemente costringe Tebing a mollare la pistola per salvare il cryptex oramai vuoto, lanciandolo in aria. L'arrivo di Bezu Fache vede l'uscita di scena definitiva di Teabing. Nel contempo, si delinea nitidamente il ruolo di copertura del capitano nei confronti dell'Opus Dei, fortemente assecondato dal tenente Collet.

Oltre la sottolineatura tagliente del potere politico ricoperto dall'Opus Dei, la ricerca del protagonista e della crittologa si protrae questa volta senza dubbi, dopo la lettura della nuova quartina confezionata da Sauniere:

The Holy Grail 'neath ancient Roslin waits.
The blade and chalice guarding o'er Her gates.
Adorned in masters' loving art, She lies.
She rests at last beneath the starry skies.

I due giungono in Scozia, a una decina di chilometri di Edimburgo, presso la Cappella di Rosslyn. Tale cappella, che un tempo si chiamava 'Roslin' proprio perche' giaceva sulla Linea della Rosa - l'antico meridiano con longitudine zero prima che fosse designato come tale quello di Greenwich, e' stata costruita come una copia del Tempio di Salomone. Proprio per questo sarebbe un posto molto ovvio dove poteva essere custodito il Santo Graal. E Langdon non si da' pace al pensiero della semplicita' sconcertante per individuare la posizione del Santo Graal secondo le ultime indicazioni lasciate da Sauniere. E difatti il suo' presentimento non verra' smentito.

Il romanzo lascia immaginare come Sauniere induca intenzionalmente all'errore Langdon spingendolo fino a Rosslyn. Nella cappella dove aveva gia' portato Sophie da piccola. Dove si rifugiavano la nonna e il fratello di Sophie che lei credeva morti insieme ai genitori, nel misterioso incidente stradale (anche se Dan Brown sembra che dica, per bocca di Teabing, che e' un incidente commissionato dalla Chiesa) in cui questi persero la vita. In realta', la nonna e il nipote vivono a Rosslyn sotto protezione del Priorato di Sion per preservare la dinastia dei Merovingi. Come la nonna ha modo di spiegare a Sophie, i veri cognomi dei genitori sono Plantard e Saint-Clair ed erano entrambi discendenti diretti di Gesu' e di Maria Maddalena. I cognomi sono stati modificati nel tempo per salvaguardare la loro incolumita'.

In questa occasione, la nonna chiama Sophie come gia' da piccola si sentiva chiamare da Sauniere, ovvero 'Princess Sophie', e a questo punto diventa chiaro anche l'ultimo pezzo di informazione del messaggio che il curatore ha lasciato vicino al suo corpo, mentre si apprestava a morire. 'P.S.' sta a significare che il messaggio 'Trova Langdon' e' la sua volonta' che Pricess Sophie si fidi di Langdon per salvarsi e salvare il segreto protetto dal Priorato di Sion.

Questo finale lascia presagire il senso del Santo Graal secondo l'ottica di Dan Brown. Il romanzo tuttavia prevede un epilogo in cui l'ultimo messaggio di Sauniere viene interpretato nel modo piu' logico e meno immediato. Come se Dan Brown non voglia farsi carico di concludere apertamente che il Santo Graal e' la continuita' della dinastia dei Merovingi. Oppure, viceversa, come se volesse elevare ulteriormente la figura del Grande Maestro attribuendogli l'abilita' di far leva su Langdon per salvare il segreto del Priorato di Sion e, nel contempo, di buttarlo fuori strada una volta perseguito il suo scopo, per non svelarlo fino in fondo.

Langdon, tornato a Parigi, capisce che la 'Roslin' citata nella frase del curatore e' la Linea della Rosa e cosi' la percorre seguendo il tracciato segnato per le vie di Parigi da centotrentacinque medaglioni di bronzo. Fino a quando non arriva a Carrousel du Louvre, al centro del cui irrompe verso il basso la Pyramide inversee. Entrando nel Louvre e poi incamminandosi fino al vertice della piramide, Langdon, una volta che si trova sul posto, realizza che il suo vertice che dista due metri da terra e' il 'calice' citato nella frase di Sauniere, mentre il vertice della sottostante piramide in miniatura, alta circa un metro e mezzo e perpendicolare al vertice della Pyramide inversee, e' la 'lama'. Alzando lo sguardo al cielo stellato Langdon non ha piu' alcun dubbio di essere arrivati al punto dove Sauniere avrebbe conservato il Santo Graal, e si inginocchia in segno di grande riverenza.

C'e' stata un'anomalia rispetto alle mie precedenti letture. Il Codice Da Vinci, a differenza degli altri libri, mi ha fatto tenere a lungo la matita in mano mentre leggevo, senza usarla. Senza sottolineare alcuna frase che mi ha colpito e mi ha lasciato un segno nell'anima. Fino a quando ho capito che la matita non occorreva. Perche' non ci poteva essere nulla da sottolineare. Ed e' per questo che concludo che questo romanzo e' leggero.

Ma la mia riflessione contrasta evidentenentemente l'avversione dei contenuti nei confronti della Chiesa. Quei contenuti che hanno sollevato violente polemiche specie quando inizialmente Dan Brown introdusse il romanzo come una storia vera, in cui i riferimenti storici sono frutto di scrupolose ricerche. D'altra parte, chi controbbatte' queste affermazioni pubblicate nell'introduzione alle prime edizioni dell'opera, non venne mai smentito e addirittura l'autore fini' per togliere la sua introduzione dalle successive edizioni. Questo puo' far pensare sicuramente a un mossa promozionale che avrebbe dovuto portare maggior popolarita' a Dan Brown e al suo romanzo.

E cio' puo' essere ragionevolmente vero. Ma in me e' suonata come una esternazione di determinati pensieri sulla Chiesa, sulla religione e, ancora piu' in generale, sulla spiritualita'. Pensieri che vogliono una Chiesa che permetta di credere in Dio e di interagire con l'istituzione 'Chiesa' finanche arrivando a criticare aspetti teologici. Penso che i tempi sono maturi per la Chiesa per liberarsi di un oscurantismo che oramai distoglie sempre piu' persone e le induce verso un ateismo a cui si possono anche attribuire parte dei mali della nostra societa'.

Il giardino dell'Eden

sabato 16 luglio 2011

Il valore di uno scrittore lo si puo' percepire anche quando una storia banale come quella raccontata in questo romanzo postumo, riesce a caricarsi di fascino, nonostante la miriade di ripetizioni di eventi e di dialoghi che anche il lettore meno attento puo' scorgere. Non per nulla Ernest Hemingway e' uno dei piu' grossi esponenti della narrativa del secolo scorso.

Non e' facile collocare Hemingway in un filone letterario, nemmeno tra quelli che hanno caratterizzato la sua epoca. Ma sono chiare alcune attitudini comuni a molti personaggi famosi del tempo. Alcune delle quali sono esplicite anche in questa opera, come ad esempio i viaggi in Africa a cui si allude nel racconto che David scrive durante la sua luna di miele.

Di Hemingway si parla spesso per la sua personalita' controversa che da un lato vuole esplodere e mostrare i contorni ben delineati che circoscrivono un essere umano virile e possente, quasi a inneggiare i miti di un passato che nei primi anni del novecento si cercava di far rivivere. E dall'altro cede all'introspettivita' e alla sua, probabilmente, vera natura fragile.

In questo romanzo non e' necessario prestare tanta attenzione per notare l'affiorare di entrambi gli aspetti.

Forse anche il continuo ricorso al bere dei suoi personaggi vuole essere un segnale del tanto rincorso machismo. Ma e' indubbio il suo talento di romanziere e la capacita' di fare in modo che le scene che descrive riescano quasi a prendere una connotazione reale.

Fini' di prepararle l'assenzio, evitando con cura che fosse leggero. <<Avanti>> le disse. <<Non mi aspettare.>> Lei bevve un lungo sorso e poi il marito le prese il bicchiere e bevve e disse: <<Grazie, signora. E' una cosa che ti rimette al mondo>>.

Forse la storia bizzarra di cui tratta Il giardino dell'Eden in se' e' un altro aspetto proteso all'esaltazione della mascolinita' che Hemingway ha ostentato nella prima parte della sua vita. Il David conteso da due donne pero' viene smorzato dal continuo piegarsi alla volonta' di Catherine durante la prima parte del romanzo, mentre l'innamoramento verso una personalita' piu' mite - quale quella di Marita - nella seconda parte del romanzo, potrebbe anche celare un senso di protezione che rivela a molti il lato oscuro della sua natura.

A parte questi aspetti inconsci che potrebbero essere mappati nella personalita' dello scrittore ci sono ipotesi che piu' facilmente possono essere vere in merito a dei tratti autobiografici contenuti nel racconto.

Difatti, Hemingway comincio' a scrivere questo romanzo subito dopo la seconda guerra mondiale tra il terzo matrimonio (con Martha Gellhorn) e il quarto (con Mary Welsh). Nella versione iniziale, il racconto si imperniava attorno all'incontro di due coppie i cui uomini rappresentano due modi di essere dello scrittore, mentre le donne sono il modello di Hadley Richardson (prima moglie di Hemingway) e Pauline Pfeiffer (seconda moglie).

A seguito della complicata gravidanza di Mary, Hemingway abbandona il manoscritto. Nel tempo, piu' volte cerca di portarlo a termine apportando tagli e modifiche sostanziali alla trama, ma senza successo.

Il romanzo viene pubblicato nella versione definitiva e accorciata dopo la sua morte, e viene scelto un lieto fine, diversamente dai molteplici finali tragici che ipotizzava Hemingway. In particolare, una delle due coppie viene eliminata dal racconto. Rimane quindi solo David e Catherine, una coppia di sposini novelli in luna di miele, in cui non si tardano ad instaurarsi presto pericolosi scambi di coppia, per dei capricci sempre piu' frequenti di Catherine (che David chiama non per nulla 'Diavolo' dentro il romanzo). Caratterialmente, Catherine ricorda la sua quarta moglie Mary - come piu' volte l'autore ha avuto modo di ribadire, mentre fisicamente ricorda la sua terza moglie Martha.

L'incontro della coppia con Marita in realta' fa pensare che lo scrittore abbia voluto ricostruire l'incontro dell'estate del 1926 tra lui, l'allora moglie Hadley e Pauline. L'atteggiamento feticista di Catherine che spesso ama farsi fare un taglio di capelli molto corto e tingere i capelli di un biondo che tende al bianco, sfocia pericolosamente in un menage a trois tra i protagonisti. Fino ad arrivare al punto in cui Catherine lascia David e Marita. I due possono cosi' coronare il sogno di stare insieme, mentre David ritrova la serenita' che gli permette di riscrivere i racconti sui ricordi della macabra esperienza della caccia agli elefanti che lo legano al padre, che erano stati da poco bruciati di nascosto da Catherine durante uno dei suoi - sempre piu' frequenti - stati di lucida follia.

Molto suggestiva l'ambientazione del romanzo. La Camargue e Le Grau de Roi. Il mare e le campagne solcate da canali. La vita semplice e disinvolta del sud della Francia nella prima meta' del novecento. Sono tutti aspetti ricchi di fascino e si rivelano uno sfondo perfetto per immortalare e rendere ancora piu' vivide le narrazioni di Hemingway.

Frasi


  • p. 46: "Non dobbiamo dirci tesoro o amor mio o nessuno di questi nomi per dimostrare qualcosa. Tesoro e mia carissima e mia adorata eccetera sono osceni per me e noi ci chiamiamo col solo nome di battesimo."
  • p. 59: "Fini' di prepararle l'assenzio, evitando con cura che fosse leggero. <<Avanti>> le disse. <<Non mi aspettare.>> Lei bevve un lungo sorso e poi il marito le prese il bicchiere e bevve e disse: <<Grazie, signora. E' una cosa che ti rimette al mondo>>."
  • p. 117: "La felicita' nelle persone intelligenti e' la cosa piu' rara che conosco."
  • p. 126: "Bene non dobbiamo essere solenni. Gia' fin d'ora so che e' la morte se sei solenne."
  • p. 141: "Non parli mai di nessun altro argomento? La perversione e' noisa e antiquata. Non sapevo che le persone come noi ci badassero nemmeno piu'."
  • p. 220: "E' terribile essere a letto insieme e sentirsi soli."

A margine di questa breve recensione, riporto un aforisma di Hemingway che mi sta molto a cuore:

Dobbiamo abituarci all'idea: ai piu' importanti bivi della vita, non c'e' segnaletica. (Ernest Hemingway)

1984

sabato 21 maggio 2011

Non penso che sia casuale il periodo in cui ho letto questo libro. Subito dopo lo scoppio dello scandalo di Wikileaks della fine del 2010 (cablegate). Ma a prescindere da questo, ringrazio chi mi ha omaggiato di questo prezioso volume, che ho appassionatamente letto fino all'ultima pagina.

All'infuori dell'attualita', Wikileaks non e' sicuramente la prima cosa a cui si pensa leggendo 1984 (Nineteen Eighty-Four). Difatti, il diritto alla privacy, violato in entrambi i contesti, e' il solo comune denominatore tra la storia scritta da George Orwell e i documenti riservati divulgati su Internet. Ma sia ben chiaro che nel caso di personaggi potenti che hanno in mano le redini di quella che sara' storia, non puo' essere che considerata una manna. Una sferzata inferta ai 'piani alti' della nostra societa' affinche' chi vi abita agisca prevalentemente nell'ambito di valori di onesta' e giustizia e, cosi' facendo, contribuisca a definire un modello di moralita' per le persone comuni.

D'altronde chi si pone in gioco in tali meccanismi, deve mettere a disposizione anche la propria vita privata qualora emergano elementi che gettino dubbi sulla sua condotta etica. La privacy di quelli che rimangono fuori dai 'piani alti' invece e' un diritto sacrosanto che purtroppo vediamo minato ogni giorno sempre di piu'. Oggigiorno, i contorni della riservatezza di una persona delineano la liberta' della persona e pertanto non vederseli violati se non ce ne sono i presupposti, diventa un diritto inoppugnabile.

Il mio coinvolgimento nella lettura di questo romanzo si spiega proprio dalla mia sensibilita' verso la privacy e dal profondo senso premonitore di Orwell, che aveva immaginato la societa' futura afflitta dai mali legati alla possibilita' di violare la riservatezza delle persone. Sicuramente, il contesto storico ha favorito la nascita di un'opera eccessivamente pessimista, tanto da essere considerata 'il romanzo distopico per eccellenza'. Ricordiamo che il libro fu pubblicato nel 1948 (da cui il titolo, ottenuto invertendo le ultime due cifre dell'anno di pubblicazione, che denota anche l'anno in cui e' ambientato il racconto). Il mondo aveva da poco affrontato la seconda guerra mondiale. E vivide erano ancore le ferite assestate da regimi dittatoriali, primi fra tutti quello di Hitler e quello di Stalin.

Orwell immagina il mondo dopo la Rivoluzione che segue alla seconda mondiale, suddiviso in tre grandi stati (superstati) totalitaristi: l'Oceania, l'Eurasia e l'Estasia. L'Oceania e' governata dal Partito, secondo i principi del Socialismo Inglese (Socing), una dottrina filosofica che ricorda il materialismo dialettico adottato ufficialmente dall'Unione Sovietica dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

L'Oceania ha un'organizzazione gerarchica, al cui vertice si delinea il Partito. A capo di questa struttura c'e' il Grande Fratello, figura che non si avra' mai modo di capire chiaramente se e' una persona reale oppure un'icona creata dal Partito. E per quello che nel romanzo viene detto a riguardo, da' l'idea di un personaggio che preserva aspetti di dittatori che hanno caratterizzato la storia tra la fine del XIX secolo e la prima meta' del XX secolo. Immediatamente sotto c'e' il Partito Interno, che forma il 2 per cento della popolazione dell'Oceania e rappresenta la mente del Partito. Poi c'e' il Partito Esterno, che invece puo' essere considerato il braccio del superstato e costituisce l'8 per cento degli abitanti.

I proletari (prolet) rappresentano la rimanente parte della popolazione ed occupano il gradino piu' basso della gerarchia. Essi sono sedati intellettualmente e non hanno coscienza del loro passato. Inoltre, non hanno una visione della societa' ne' tantomeno dei problemi piu' grossi che l'affligono. Il ruolo importante che i prolet rivestono e' mantenuto nel tempo dalle costanti infiltrazioni di agenti della Psicopolizia, che provvedono a diffondere notizie false ed eliminano i pochi elementi che possono dare noie agli equilibri che preservano lo status di questa fascia sociale. Risulta fondamentale in quest'opera che relega i prolet a rivestire nel tempo sempre questo ruolo, che gli stessi prolet godano di liberta' di cui le altre classi piu' privilegiate non godono. Sostanzialmente si tratta della possibilita' di commettere crimini, di prostituirsi, di spacciare droga e di tutte quelle cose che degradano tale classe e la ancorano maggiormente ad un destino perennemente immutabile.

Il racconto e' ambientato in una Londra postatomica, metropoli di Pista Uno, regione del superstato dell'Oceania. Il protagonista e' Winston Smith, membro del Partito Esterno e impiegato del Ministero della Verita' (Miniver), che nell'organizzazione dell'Oceania si occupa dell'informazione, delle arti e dell'istruzione. Egli lavora nell'Archivio del Miniver, e la sua mansione e' di contraffare delle vecchie notizie secondo le direttive del Partito, in modo da renderle coerenti con i dati odierni. Le indicazioni gli arrivano dentro un cilindretto dal tubo pneumatico di cui e' dotata la stanza dove lavora (cubicolo). Il cubicolo e' anche dotato di una feritoia dove gli arrivano i numeri dei giornali da modificare, e del buco della memoria ovvero l'apertura dove vanno a finire tutti ritagli che nessuno mai dovra' ricordare. Un altro strumento fondamentale per il lavoro di Winston e' il parlascrivi, ovvero lo strumento che Winston usa per generare le notizie corrette.

Il Miniver e' uno dei ministeri su cui si fonda l'apparato governativo del superstato. Gli altri organi sono il Ministero della Pace (Minipax) - che si occupa della guerra, il Ministero dell'Amore (Miniamor) - che tratta la legge e l'ordine pubblico - e il Ministero dell'Abbondanza (Miniabb) - che concerne gli affari economici.

La metropoli e' tempestata di gigantografie che ritraggono il Grande Fratello e riportano la dicitura:

Big Brother is watching you (il Grande Fratello vi guarda)

Il concetto alla base del Socing, e' il controllo della realta' (bipensiero) secondo cui il Partito fa uso di una forma consapevole di inganno, fermo a tal punto da apparire come pura sincerita'. Tale atteggiamento e' necessario per poter manipolare il passato allo scopo di salvaguardare l'infallibilita' del Partito. Un altro aspetto piu' sottile, invece, per cui e' necessario alterare il passato e' quello di privare i cittadini (inclusi anche i membri del Partito) di appigli con il passato che potrebbero render loro insopportabili degli avvenimenti presenti.

Gli alloggi dei membri del Partito Interno e del Partito Esterno sono dotati di teleschermi che diffondono costantemente gli slogan del Partito, spiano costantemente gli inquilini e all'occorrenza li richiamano imponendo la disciplina del Partito. Nell'Oceania descritta da Orwell manca la carta per scrivere e le penne che possono essere una vera e propria mina per il bipensiero. Alla popolazione e' costantemente somministrata una dose di notizie false, diffuse attraverso la stampa e i teleschermi, dopo una minuziosa manipolazione che non consente ad alcun cittadino di poter affermare l'inattendibilita' delle notizie.

Le persone che sfuggono a questo tipo di controllo, attraverso sapienti deformazioni di determinate informazioni, vengono definitivamente eliminate dalla societa', come se non fossero mai esistite (vaporizzate). I bambini vengono addestrati per essere fedeli al Partito sin dalla nascita e il loro ruolo e' fondamentale per rintracciare tra la popolazione quelle persone (psicocriminali) che non si conformano al bipensiero e, cosi' facendo, commettono reato (psicoreato).

I bambini sono frutto di matrimoni e di rapporti sessuali privi di piacere, ma solo finalizzati alla procreazione (insemart). Tra i membri del Partito ogni altro rapporto sessuale non e' ammesso. Anche gli individualismi non sono ammessi. Un simile atteggiamento puo' essere un elemento di sospetto che pone il cittadino sotto una stretta sorveglianza della Psicopolizia.

Un altro aspetto molto importante per rafforzare il potere del Partito e' la lingua. Il linguaggio usato prima della Rivoluzione (Archelingua), e' stato soppiantato dalla Neolingua. La Neolingua aveva subito nel tempo un mutamento. Ciascuna versione veniva presentata attraverso una diversa edizione del Dizionario della Neolingua. Lo scopo di una nuova edizione era quello di ridurre quanto piu' possibile i termini ammissibili per esprimersi, e cosi' facendo ridurre al minimo la sfera di azione del pensiero dei cittadini.

Winston vive solo negli Appartamenti Vittoria dopo essersi separato dalla moglie Katherine, perfetta ortodossa del bipensiero (buonpensante). Dalla sua quotidianita' emerge una coscienza di opposizione al Partito. E da questa presa di coscienza che si procura della carta vellutata, insieme a un pennino e una boccetta di inchiostro, da un negozio nel quartiere dei prolet, e comincia a scriverci sopra le proprie idee. Successivamente inizia a frequentare di nascosto il quartiere dei prolet alla ricerca di persone nate prima della Rivoluzione per trovare elementi di un passato, ormai per la quasi totalita' dimenticato.

Anche il Bar del Castagno e' un luogo cruciale per Winston. Un locale che non e' vietato frequentare, ma che non e' visto di buon occhio. Ci vanno gli artisti e, si dice, i traditori. Winston ricorda di aver incontrato un pomeriggio al Bar del Castagno tre dei grandi protagonisti della Rivoluzione ovvero Jones, Aaronson e Rutherford, dopo essere stati rilasciati a seguito dell'ammissione dei tradimenti perpretati nei confronti del Partito, e prima di essere nuovamente arrestati con nuove accuse di tradimento, ed essere cosi' definitivamente giustiziati.

Winston aveva notato i segni delle percosse e letto nei loro volti l'amarezza che trovo' una definitiva spiegazione anni dopo. Quando si trovava nel suo cubicolo al Miniver e la posta pneumatica recapito' sulla sua scrivania un rotolo che conteneva un ritaglio di un numero del Times da contraffare che riportava una foto di Jones, Aaronson e Rutherford il giorno di San Giovanni di qualche anno prima, ad una manifestazione del Partito a New York. La stessa data in cui i tre confessarono di essere stati in Siberia e - evidentemente, sotto la pressione del Partito - di aver trasmesso delle informazioni sensibili ai nemici dell'Eurasia.

In quanto membro del Partito Esterno, Winston e' tenuto a partecipare ai periodici appuntamenti (Due Minuti d'Odio) in cui i membri del Partito si riuniscono per accrescere la loro fede. Durante i Due Minuti d'Odio viene mostrato sui teleschermi il volto di Goldstein, capo della Confraternita ovvero l'organizzazione che risaputamente cospira nella societa' contro il Partito, che si pronuncia contro il Partito. Cosi' facendo il Partito causa nei partecipanti un'ira tale che hanno tutto il diritto di esternare, urlando e sbraitando contro Goldstein e osannando il Grande Fratello.

Winston, invece, man mano matura sempre con maggior convinzione l'idea che O'Brien - membro del Partito Interno che presidia sempre quel genere di situazioni - e' anch'egli un membro della Confraternita.

Girovagando per le strade del quartiere dei prolet, il protagonista comincia ad accorgersi maggiormente di Julia. Dopo quelle volte in cui l'aveva notata nei Due Minuti d'Odio e nei corridoi del Reparto finzione del Miniver dove lavora, incontra la giovane donna nelle vie del quartiere dei prolet e di primo acchito Winston teme essere vittima dello spionaggio del Partito. Le sue sensazioni invece vengono smentite quando Julia si dichiara sua innamorata. Da frequentazioni clandestine sempre piu' copiose i due prendono coscienza di una profonda avversione al Partito. Intanto i loro incontri si materializzano occasionalmente nel retrobottega del signor Charrington (il rigattiere da cui Winston compro' i fogli di carta su cui comincio' a scrivere i suoi pensieri riguardo al Partito).

Con il tempo, Winston e Julia cominciano a condividere sempre in maniera piu' convinta l'idea che O'Brien e' un cospiratore. In particolare, Winston se ne convince quando lo incontra nei corridoi del Miniver. O'Brien ha modo di fargli i complimenti per l'uso elegante della Neolingua quando scrive gli articoli sul Times, non sottraendosi pero' di rimarcargli che fa uso di termini prossimi ad essere obsoleti. La Nona Edizione del Dizionario della Neolingua, infatti, sta per essere sostituiuta dalla Decima Edizione. Non essendo ancora stata pubblicata e avendone una copia a casa, O'Brien lo invita a passare per ritirarla quando vuole. Dal breve incontro e dall'indirizzo di casa che O'Brien gli ha lasciato, Winston si persuade che O'Brien e' realmente contro il regime.

E' cosi' che Winston va a trovare O'Brien, assieme a Julia. Rivela che loro sono nemici del Partito. O'Brien accoglie la loro sovversivita', assecondando il loro presentimento. E, quindi, presentandosi come un fautore della attivita' della Confraternita. Conferma l'esistenza di Emmanuel Goldsetein e della Confraternita. Infine, appura quanto Winston e Julia siano disposti a cospirare. A seguito di questo incontro Winston riceve il libro, ovvero il testo clandestino scritto da Goldstein che descrive la 'teoria e la prassi del collettivismo oligarchico'.

Il libro e' strutturato verosimilmente in tre capitoli, ciascuno corrispondente ad una delle strofe che compongono lo slogan del Partito:

La guerra e' pace
La liberta' e' schiavitu'
L'ignoranza e' forza

Winston legge il libro nel rifugio segreto dove si incontra furtivamente con Julia di tanto in tanto. Manca solo da leggere l'ultima parte del libro, in cui viene chiaramente spiegato il perche' della conquista del potere da parte del Partito, quando gli uomini della Psicopolizia, che fanno capo al signor Charrington e che da tempo spiavano la coppia da un teleschermo nascosto dentro la stanza, irrompono e li arrestano.

Inizia un lungo calvario di prigonia del protagonista che ha apice nella resa. Nelle mani di O'Brien, Winston e' un soggetto da convertire al bipensiero, 'un'imperfezione nel sistema', 'una macchia che va cancellata'.

E' O'Brien stesso che ripercorre ogni aspetto privato della vita di Winston, ricostruito con una minuziosita' che suscita inquietudine, e lo contrasta punto per punto, con convinzione e perseveranza uniti alle sevizie, che culminano nella stanza 101, la stanza dove c'e' la peggiore cosa del mondo. La peggiore cosa del mondo e' chiaramente soggettiva e per Winston si tratta di una maschera metallica, pronunciata anteriormente dalla presenza di una gabbia dentro cui si trovano dei topi. Quei topi grossi che proliferano nel quartiere dei prolet e che la sola vista a Winston causa malesseri.

Nella stanza 101 Winston cede completamente e tradisce Julia in un modo che a tratti sembra vile e a tratti sembra fuori da ogni controllo umanamente concepibile. Ma il tradimento e' consumato.

Winston descritto nel Bar del Castagno, una volta liberato e in attesa che lo sparino alla nuca, e' ciascuno dei tre personaggi che lui aveva osservato anni prima nello stesso posto. E durante questa attesa c'e' anche il tempo di un incontro tanto malinconico quanto vero con Julia:

<<Ti ho tradito>> disse Winston.

Gli rivolse un'altra occhiata piena di disgusto.

<<A volte>> disse Julia, <<minacciano di farti delle cose.. cose a cui non puoi resistere, cose che non vuoi nemmeno immaginare, e allora dici: 'Non fatelo a me, fatelo a qualcun altro, fategli questo e quello'. E dopo puoi anche pensare che era solo un trucco per farli smettere, che fingevi, ma non e' vero. Quando, succede fai sul serio, pensi che se vuoi salvarti non c'e' altro da fare e sei prontissima per ottenere in questo modo il tuo scopo. Desideri
veramente che lo facciano all'altro. Te ne infischi della sua sofferenza. Badi solo a te stessa.>>

<<Badi solo a te stesso>> fece eco Winston.

<<Dopo, i tuoi sentimenti verso quell'altra persona non sono piu' gli stessi.>>

<<No>> rispose lui, <<non sono piu' gli stessi.>>

Il romanzo termina con l'apparente conformarsi di Winston al sistema:

Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.

Ma ci sono aspetti che lasciano spazi a intepretazoni diverse. E forse anche questo da' ancora di piu' spessore a questo testo. Winston all'inizio scrive sul suo diario che 'la liberta' e' la liberta di dire che due piu' due fa quattro'. Durante la sua prigionia di Winston, O'Brien ritorna su quanto aveva scritto e prova ad infondergli il concetto alla base del bipensiero secondo cui se il Partito lo vuole, due piu' due puo' fare tre o quattro o cinque o una combinazione contemporanea di questi valori. Seduto ad un tavolo del Partito, Winston scrive con le dita sul tavolo ricoperto di polvere:

2 + 2 = 5

Ma a lungo, sulle versioni inglesi del romanzo, il '5' non fu mai riportato, lasciando spazio ad un'interpretazione - e sicuramente meno distopica - del tutto differente al messaggio dell'intero libro.

Altre osservazioni ancora possono essere fatte in merito alla traduzione dell'opera. La piu' notevole delle quali e' sicuramente l'appellativo usato tra i membri del Partito per identificarsi. Nel testo originale i membri del Partito si riferiscono con il termine 'comrade'. Nella versione italiana il termine e' stato tradotto come 'compagno'. Qualcuno avrebbe preferito tradurlo in 'camerata'. Questo potrebbe essere anche un punto di discussione che emerge, ma e' piu' inerente all'ideologia dello scrittore che altro. Non deve quindi, a mio parere, indurre a pensare questo testo come un monito esclusivo alle dittature comuniste.

Molti sono stati i pensieri che ho associato al racconto man mano che le pagine volavano via. Tra tutti, l'esistenza di un potere che riesce a veicolare la societa' e l'importanza dell'individualismo. Si tratta naturalmente di aspetti che trovano una connotazione nella nostra epoca. E sono questi che rendono il romanzo terribilmente attuale e attribuiscono a Orwell la mia totale ammirazione.

Non dubito che in molti non vedono in tale romanzo null'altro che un racconto di fantasia o che ha al piu' delle mere corrispondenze con qualcosa che appartiene ad un passato che ormai e' solo passato, ma oggi la traiettoria che seguiamo nel tempo suscita spesso dubbi che venga tracciata a priori da potenti meccanismi e che gli uomini siano ridotti ad una semplice comparsa atta a giustificare i fatti. L'informazione, il consumismo, le guerre, l'omofobia, le malattie sembrano modellate sapientemente per imporre alla popolazione un percorso segnato.

Ma da queste considerazioni si possono anche cogliere due differenze sostanziali tra il romanzo e la realta'. La prima e' che il romanzo astrae diversi problemi intrinseci all'imposizione di percorsi obbligati, che rendono immutabile il destino dell'uomo. Mentre nella realta' non si puo' invece essere cosi' lungimiranti da poter escludere fattori imprevisti che possono essere fatali per l'esistenza della specie. Un esempio su tutti e' la spinta che si sta esercitando su di noi affinche' possiamo abbracciare l'energia nucleare. Laddove i disastri nucleari degli ultimi decenni ci fanno capire quanto incapace l'uomo puo' essere dinnanzi a essi. La seconda e' invece che la delicatezza (contrapposta al sistematico controllo del pensiero del romanzo) usata da chi ci vuole come comparse della storia, ci permette di poter destare le nostre coscienze e realmente ritornare ad essere i protagonisti della nostra storia.

Cio' si ricollega all'importanza dell'individualismo che e' splendidamente fotografato all'interno del romanzo. Oggi le mode, l'apparenza, la crisi di valori tendono a massificare gli uomini. A privarli di una propria personalita'. Ed proprio questo che rende particolarmente semplice che la storia si conformi ad un cammino segnato. La capacita' di ritrovare la propria dimensione e' alla base della riattribuzione del ruolo di protagonista all'uomo, quale attore della storia.

Frasi


  • p. 31: "Ebbe l'impressione di aver mosso il passo decisivo solo ora, ora che aveva cominciato a dare una forma scritta ai suoi pensieri."
  • p. 33: "Il ricordo di sua madre gli straziava il cuore, perche' sapeva che era morta amandolo, quando lui era troppo piccolo ed egoista per amarla a sua volta.."
  • p. 53: "..era di un'ortodossia maligna, come sanno esserlo soltanto gli intellettuali."
  • p. 58: "Particolarmente terrificante era il fatto che risultava quasi impossibile distinguere alcunche' nel torrente di parole che gli usciva dalla bocca."
  • p. 75: "Finche' non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finche' non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza."
  • p. 84: "Forse, a ben pensarci, un pazzo non era che una minoranza formata da una sola persona."
  • p. 107: "Lo colpi' il pensiero che nei momenti di crisi non si combatte tanto contro un nemico esterno, quanto contro il proprio corpo."
  • p. 163: "L'incapacita' di comprendere salvaguardava la loro integrita' mentale. Ingoiavano tutto, senza batter ciglio, e cio' che ingoiavano non le faceva soffrire perche' non lasciava traccia alcuna, allo stesso modo in cui un chicco di grano passa indigerito attraverso il corpo di un uccello."
  • p. 173: "I prolet non si erano inariditi, erano rimasti umani, conservando quelle emozioni ancestrali che lui aveva dovuto riapprendereda capo, mediante uno sforzo cosciente."
  • p. 174: "Confessare non e' tradire. Non importa quello che dici o non dici, cio' che conta sono i sentimenti. Se riuscissero a fare in modo che io non ti ami piu'.. quello sarebbe tradire."
  • p. 197: "Era pero' altrettanto chiaro che un incremento generalizzato del benessere avrebbe avuto come effetto indesiderato la distruzione di una societa' organizzata gerarchicamente."
  • p. 198: "Era possibile, naturalmente, immaginare una societa' in cui la ricchezza, intesa come possesso di beni personali e di lusso, venisse distribuita equamente, nel mentre il potere restava nelle mani di una minuscola casta privilegiata, ma nella pratica una societa' del genere non avrebbe mai potuto rimanere stabile. Se, infatti, il benessere e la sicurezza fossero divenuti un bene comune, la massima parte delle persone che di norma sono come immobilizzate dalla poverta' si sarebbero alfabetizzate, apprendendo cosi' a pensare autonomamente; e una volta che questo fosse successo, avrebbero capito prima o poi che la minoranza privilegiata non aveva alcuna funzione e l'avrebbero spazzata via."
  • p. 207: "Il libro lo affascinava o, per dir meglio, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava nulla di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva. Diceva quelle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei sui pensieri."
  • p. 239: "Da quei capelli sporchi e arruffati si diffuse una sorta di calore intellettuale, la gioia del pedante che ha scoperto qualche inutile minuzia."
  • p. 263: "La sua voce aveva assunto toni quasi estatici. Il volto irradiava ancora l'esaltazione, l'entusiasmo del folle. Non stava fingendo, penso' Winston, non e' un ipocrita, crede veramente in tutto quello che dice."
  • p. 269: "..che l'umanita' poteva scegliere tra la liberta' e la felicita', e che la maggior parte degli uomini preferiva la felicita'.."
  • p. 273: "Potere vuol dire ridurre la mente altrui che poi rimetteremo insieme nella forma che piu' ci parra' opportuna."
  • p. 283: "Non vi era atto fisico o parola pronunciata ad alta voce che non avessero rilevato, ne' ragionamento a cui non fossero stati capaci di giungere per deduzione. Avevano rimesso accuratamente a posto perfino i granelli di polvere biancastra sulla copertina del suo diario."
  • p. 285: "Tutte le cose che accadono sono contenute nella mente e accade veramente solo cio' che e' nella mente di tutti."

Diario

venerdì 07 gennaio 2011

Come tante cose che ho rifiutato di studiare oppure semplicemente leggere quando ancora andavo a scuola, non avevo mai letto i diari di Anne Frank (*). Tuttavia, rovistando tra gli scaffali di una libreria mi sono andati gli occhi sul libro Diario di Anne Frank, edito da Einaudi.

Tanti pensieri hanno attraversato la mia mente in quel momento. Fino a quando non e' affiorata chiara in me la necessita' di leggere quelle pagine a chiusura di un cerchio di esperienze che non mi ha lasciato certamente indifferente.

Dopo aver visto l'Alloggio segreto di Prinsengracht 263, ad Amsterdam, e i campi di concentramento di Auschwitz, infatti, leggere il suo pensiero e conoscere le sue emozioni era un'esigenza che il mio spirito reclamava come necessita' per afferrare le sensazioni di un popolo e respirare piu' a fondo l'aria pesante di un'epoca che ciascuno ha il dovere di portare dentro.

Ma alla fine, la considerazione piu' importante che evinco da questa lettura e' qualcosa che prescinde dalle follie naziste. Bensi' e' il messaggio che inneggia una generazione - quella adolescenziale, rappresentata magnificamente dalla giovane scrittrice, e ne astrae delle virtu' che l'essere umano deve tenere sempre presenti come fondamento del suo protendere alla conclamata 'verita''.

La capacita' di dare la dimostrazione che la liberta' possa essere qualcosa che gli ostacoli fisici non possono fermare, ma sta nel riuscire a divulgare il proprio pensiero, e' sicuramente il messaggio preponderante che si puo' cogliere. E' sicuramente lo e', se riusciamo a vedere nella liberta' di espressione lo strumento che abbattera' anche ogni ostruzione per l'innata liberta' degli uomini.

Ma che la capacita' di irrompere in un periodo di crisi morale, sia dimostrata da un'adolescente, anche senza magari rendersene conto, e' un segnale dell'importanza che la societa' deve dare a tale generazione, di cui purtroppo oggi invece sembra disinteressarsi in modo sempre crescente, per dare spazi ai capricci di generazioni che ancora fingono che la direzione verso cui si stanno spingendo, sia quella tracciata dalla normale evoluzione della societa'.

Il fascino particolare che mi ha avvolto leggendo le pagine di questo diario, e' la totale inconsapevolezza di Anne di cosa stesse diventando ovvero un simbolo di un'epoca e di una generazione. Anche se la sua aspirazione di diventare scrittrice e di pubblicare il diario dopo la fine della guerra, erano desideri che avrebbe voluto realizzare, i segni dell'adolescenza ci sono tutti. Sicuramente difficile per la condizione che Anne viveva, ma anche per le intrinseche difficolta' dell'adolescenza.

In tutto questo non si puo' non cogliere la capacita' - incredibile per una ragazzina della sua eta' - di riportare la cronaca della vita quotidiana dell'Alloggio segreto in modo cosi' nitido e succinto, negli aspetti piu' essenziali che servono a dare un'idea al lettore della vita che gli otto inquilini conducevano. Il tutto poi magnificamente intriso di pensieri che sono propri di una maturita' che raramente alla sua eta' si ha, e che sicuramente non e' solo causato da un istinto di sopravvivenza.

Nel diario, poi, non mancano aspetti propri della generazione di Anne - e guai se cosi' non fosse. Il rapporto con gli adulti, con i compagni di scuola, con la famiglia, le senzazioni di innamoramento e il rapporto con il proprio corpo che si trasforma. Tutti riportati in un modo spontaneo e con considerazioni che inducono anche un adulto a soffermarsi e capire che sono problemi generazionali che vanno assecondati, non capricci di una eta' su cui si puo' anche fare a meno di perderci del tempo.

Gli elementi fondamentali che ho colto fanno di questo libro un vero emblema per una generazione. Ma, certamente, una maggiore attenzione a opere come questa anche da parte degli adulti, potrebbe essere un punto di partenza per valorizzare questa generazione al contrario di come oggi si e' propensi a fare. E la societa' comprenderebbe finalmente i benefici di cui potrebbe godere dando loro spazio.

La storia d'amore che Anne vive, e' poi sicuramente un elemento che ha consacrato l'interesse anche di quel gran numero di persone che vanno a cercare brandelli di sentimenti amorosi ovunque.

Ma il mio non e' un rimprovero verso Anne che ha riportato nel suo diario il sentimento genuino nutrito verso Peter (il figlio dei Van Daan - in realta' Van Pels - con cui i Frank e il dottor Dussel - in realta' Fritz Pfeffer - condividevano l'Alloggio segreto), perche' manda un segnale chiaro che l'amore riesce ad essere sopra ogni cosa. E non vuole esserlo nemmeno nei confronti delle persone che cercano storie amorose in tutto cio' che li circonda: l'uomo e' una macchina alimentata ad amore.

Se devo essere sincero, poi, sono rimasto candidamente affascinato da un passo del diario dove Anne descrive Peter:

Quando sta con la testa appoggiata sulle braccia, con gli occhi chiusi, e' ancora un bambino. Quando gioca con Mouschi (***) o parla di lei e' affettuoso. Quando trasporta patate o altre cose pesanti e' forte. Quando va a vedere che sparano o a controllare al buio che non ci siano ladri, allora e' coraggioso, e quando si comporta in modo cosi' impacciato e maldestro e' semplicemente adorabile.

Questo aspetto della storia di Anne Frank e stato particolarmente enfatizzato nel primo film che ne e' stato tratto ovvero Il diario di Anna Frank di George Stevens, presentato al Festival di Cannes nel 1959 e vincitore di diversi oscar. Nel film viene dato risalto anche alla notizia del D-day ('Giorno-D') ovvero allo sbarco in Normandia dell'esercito anglosassone. La notizia diffusa da Radio Londra viene accolta con grande entusiasmo e infonde una dose di quella speranza che spesso nell'appartamento viene meno.

Mi sembra giusto, poi, ritornare sul particolare periodo di crisi morale in cui sono ambientate le pagine di memoria della giovane autrice. E a conferma dell'artista che gia' in lei si profilava, si coglie la quanto mai sorprendente e perfetta consapevolezza di cio', nelle ultime confessioni alla sua amica immaginaria Kitty (**). Unita alla coscienza dell'importanza di coltivare i sogni e alla fatica che la guerra causa ai giovani per strutturare i propri ideali e innalzarli.

Noi giovani facciamo il doppio della fatica ad avere le nostre opinioni in un'epoca in cui ogni idealismo viene annientato e distrutto, in cui la gente si fa vedere dal suo lato peggiore, in cui si dubita della verita', della giustizia e di Dio.

Ho letto bene l'epilogo di questo libro, magnificamente introdotto e altrettanto magnificamente chiuso con le testimonianze raccolte sugli ultimi giorni di vita di Anne Frank. E mi sono chiesto se la voce dei giovani e i loro messaggi di ottimismo, la situazione delle donne e la loro imbattibile speranza e, piu' in generale, la coscienza degli uomini odierni per gli errori compiuti dai loro predecessori, avrebbero oggi lo stesso peso senza il sacrificio di Anne.

Non v'e' dubbio che no. Ma e' triste pensare che anche un'opera che riesce ad amplificare cosi' l'eco di un evento storico di una tale importanza, quale il secondo conflitto mondiale, possa acquisire la propria popolarita' solo se e' legata alla fine tragica della sua autrice. Anche questo potrebbe essere uno spunto di riflessione che i diari di Anne Frank suggeriscono.

Sebbene il senso colto dalla lettura e' piu' incline alle problematiche di una eta', non e' stato meno forte il sentimento di deplorazione che costantemente mi ha accompagnato durante le mie letture, della costrizione che uomini hanno potuto infliggere a loro simili. Le leggi assurde che Anne riporta qua e la' nelle pagine del suo diario sono 'diverse' da quelle che racconta un libro di storia. E' diverso - anche se non meno forte - il messaggio che trapela languido e straziante dai campi di Auschwitz e dall'Alloggio segreto al numero 263 di Prinsengracht.

Le parole di qualcuno che ha vissuto e ha raccontato, leggendole, trasportano nel tempo e acquisiscono una connotazione fisica ed emotiva che ognuno dovrebbe sentire perche' ci si trovi pronti a prendere con decisione delle posizioni, affinche' certe situazioni non si ripetano piu' nel corso della storia.

Frasi


  • p. 8: "La carta e' piu' paziente degli uomini."
  • p. 44: "...per conoscere bene la gente bisogna averci litigato seriamente almeno una volta. Solo allora puoi giudicarne il carattere."
  • p. 138: "<<Der Mann hat einen großen Geist Und ist so klein von Taten!>> (<<Grande lo spirito dell'uomo e meschine le sue azioni!>>)."
  • p. 143: "Prima ero <<zu Tode betrubt>> (<<mortalmente triste>>), ma scrivendo mi e' un po' passato!"
  • p. 145: "Una persona puo' essere sola anche se molti le vogliono bene, perche' non e' <<la persona amata>> di nessuno."
  • p. 156: "E' uno strano fenomeno che a volte io mi guardi dal di fuori come se fossi un'altra."
  • p. 184: "La ricchezza, la bellezza, tutto si puo' perdere, ma la gioia che hai nel cuore puo' essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornera' a renderti felice."
  • p. 190: "Questa sera, guardando la fiamma della candela, sono tornata a sentirmi contenta e tranquilla. In realta' la nonna e' dentro quella fiamma, ed e' lei che mi custodisce, mi protegge e mi rende felice."
  • p. 196: "Esci nei campi, nella natura, al sole. Esci e cerca di ritrovare la fortuna dentro di te; pensa a tutte le belle cose che crescono dentro e attorno a te e sii felice."
  • p. 197: "...trovo che dopo ogni scontro resta qualcosa di bello, a ben guardare si vede sempre piu' felicita' e si torna a essere equilibrati. E chi e' felice rendera' felice gli altri, chi ha coraggio e fiducia non dovra' mai sprofondare nella miseria!"
  • p. 226: "Oh, quando si supereranno tutte queste difficolta'? Eppure e' bello doverle superare, perche' poi il risultato e' tanto piu' gradito."
  • p. 232: "Chi non scrive non puo' sapere quanto sia bello scrivere."
  • p. 233: "...voglio continuare a vivere anche dopo la morte! E per questo devo essere grata a Dio di avermi fatta nascere dandomi cosi' la possibilita di svilupparmi e di scrivere, e dunque di esprimere quello che ho dentro! "
  • p. 296: "C'e' una sola regola che bisogna rispettare attentamente: sorridere sempre e non lasciarsi turbare dagli altri! Sembra da egoisti ma in realta' e' l'unico rimedio per chi ha compassione di se stesso."
  • p. 307: "E' molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perche' sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perche' credo tuttora all'intima bonta' dell'uomo."
  • p. 310: "...e alla fine torno a rovesciare il cuore, giro in fuori la parte brutta e in dentro la buona e cerco un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere se... nel mondo non ci fosse nessun altro."

Il cacciatore di aquiloni

martedì 21 settembre 2010

Ho comprato questo libro a distanza di diversi anni dalla sua pubblicazione, quando oramai lo davano in offerta sulle bancarelle di un supermercato. Un ottimo affare e un bello spunto di lettura per la mia sorellina - pensavo, visto che ricordavo il tema molto adatto anche ad un pubblico adolescenziale del film che ne e' stato tratto.

Tuttavia, ricordavo nitide le belle emozioni trasmesse dal film. A parte la storia, di per se molto profonda che va a sviscerare sentimenti come i sensi di colpa giovanili - ma non per questo banali - che spesso pervadono l'essere umano e finiscono per accompagnarlo lungo il suo cammino dell'eta' adulta, sono stato attratto dall'ambiente in cui si sviluppa la prima parte del romanzo.

Gli scenari dell'Afghanistan con le sue distese verdi e le alte montagne innevate che delimitano i lontani orizzonti, suscitano una sensazione di chiusura ma, allo stesso tempo, di protezione dentro spazi inesauribili e di piacere senza fine.

Per questo, e anche a causa di un pomeriggio noioso, ho iniziato a sfogliare le prime pagine di questo romanzo. E ne sono rimasto catturato. Al punto che, mi sono trovato a leggere pagine e pagine, smarrendo momentaneamente la mia percezione spazio-temporale.

L'Afghanistan, presentato dall'autore Khaled Hosseini, americano ma di origini afgane, acquisisce un fascino che tutto cio' che sentiamo ogni giorno attraverso i media, ha seppellito. Un fascino che, sono sicuro, gli e' appartenuto e che, al di la' del terribile susseguirsi di cambi di potere che ne hanno determinato una progressiva capitolazione del paese (che tra l'altro e' descritta in modo molto chiaro nel romanzo), ancora oggi il suo popolo vero - quello che e' rimasto e quello che e' emigrato in giro per il mondo - custodisce gelosamente, in attesa di un riscatto serbato oramai da decenni.

E questo trapela dalla prima parte dell'opera. L'Afghanistan dei primi anni settanta, e' una monarchia. E nonostante questa non sia l'ordinamento politico che garantisca un adeguato livellamento sociale, e' il periodo in cui sembra che si viva meglio in quel paese. Forse e' la veduta da una particolare angolatura. Forse e' la descrizione vista con gli occhi dei ricordi di gioventu' del protagonista del romanzo (Amir). D'altronde la divisione tra Hazara e Pashtun c'e' sempre stata. L'essere sciiti spesso ha voluto dire essere inferiori ai sunniti. Almeno per una ragione numerica, visto che tra i musulmani, la quasi totalita' dei fedeli e' sunnita e solo la rimanente parte e' sciita. Il seguito, poi, lo racconta la storia a noi piu' vicina.

Il colpo di stato del 1973 che estromise il re Zahir Shah (quando costui si trovava in visita in Italia) e segno' la fine della monarchia e l'avvento della repubblica. Poi l'occupazione sovietica degli ultimi anni settanta. Non vista sicuramente di buon occhio dagli Afgani che alludevano ai Sovietici in modo elequentemente dispreggiativo con il termine shorawi ('comunisti'). Piu' di dieci anni di occupazione che si concluse in coincidenza con la caduta del muro di Berlino. Non si concluse invece la guerra intestina tra i mujahidin e il governo di Najibullah, appoggiato da Mosca.

Segui' l'occupazione dell'Alleanza del Nord che ha avuto la reputazione di essere stata addirittura peggiore della dominazione sovietica. Al punto che il popolo afgano saluto' con simpatia i Talebani al momento in cui scacciarono l'Alleanza del Nord e presero la guida del paese.

Del dominio talebano, non c'e' bisogno di dire nulla anche solo dopo aver letto la seconda parte del romanzo, quando un Amir cresciuto, ma non ancora adulto, ritorna in Afghanistan dall'America - dove era fuggito con il padre a seguito dell'occupazione degli shorawi - per liberarsi del fardello che pesava insopportabilmente sulla sua coscienza, sin da quel lontano inverno del 1975. Quando vigliaccamente assisti' alla violenza perpretata sul suo amico Hassan, nell'incapacita' di tentare di difenderlo subito e dopo persino facendo finta di non aver visto nulla di tutto cio' che era successo.

Era il giorno del suo ultimo torneo di aquiloni. Un torneo vinto da Amir e Hassan, sotto gli occhi di Baba. Hassan, impeccabile 'cacciatore di aquiloni', aveva promesso ad Amir di consegnargli l'ultimo aquilone che avevano abbattuto e aveva permesso loro di vincere il torneo. Ma dopo aver recuperato l'aquilone per i vicoli di Kabul, Hassan si trovo' davanti Assef e i suoi amici, con il loro odio verso gli Hazara, nella situazione che cambio' per sempre la sua vita e quella di Amir.

In Afghanistan, Amir viveva con il padre Baba in quella che era considerata la piu' bella villa di Wazir Akbar Khan, un quartiere residenziale di Kabul. Hassan, insieme al padre Ali, erano i servi della famiglia di Amir e dimoravano in una casupola dietro la villa. Tuttavia, Baba aveva un rispetto particolare per Ali e, in modo particolare, per Hassan, che in realta' era suo figlio, nato da una relazione con Sanaubar, bella donna di origine Hazara e moglie di Ali.

Pur rimanendo figlio di un servo, Hassan era il compagno di giochi di Amir. Ma la sincerita' e l'autenticita' di Hassan, oltre che la particolare attenzione che Baba gli dava, mista alle attese disilluse da Amir verso Baba, si rivelarono come un soffocamento per Amir. Una situazione che ostacolo' difatti la relazione di amicizia tra i due e che addirittura sfocio' in una serie di episodi, architettati da Amir, che portarono Hassan e Ali ad allontanarsi dalla villa. Cosi' facendo Amir completo' la sua ingiustizia nei confronti di Hassan.

Ma la seconda parte del romanzo evidenzia come quelle azioni che lasciano presagire l'odio e l'invidia di Amir nei confronti di Hassan, non sono tali. Ma sono solo frutto di un'immaturita' che il tempo fa pesare sulla coscienza di Amir e che l'oblio non riesce a smuovere di un millimetro. Il riscatto di Amir e' un segno forte che c'e' sempre un modo per recuperare, anche nelle situazioni in cui le ferite sono profonde e laceranti. E quindi che c'e' sempre modo per dimostrare la propria umanita' attraverso la propria propensione verso la maturita'.

Tuttavia, il sapore agrodolce che rimane quando il racconto termina, fa pensare che comunque qualcosa sia sfuggito, che qualcosa non sia stato vissuto, nonostante si sia riusciti a rimuovere un fardello dal peso incommensurabile dalla propria coscienza. Come se il dolore e i sacrifici consumati per rimarginare delle spaccature possono rimettere in moto l'oblio, ma non ridare la pienezza che solo sentimenti come la sincerita' e l'autenticita' possono preservare.

Forte e' poi la sensazione che Khaled Hosseini abbia voluto attraverso questa storia, dare un messaggio che l'Afghanistan, nonostante le infamie e le devastazioni subite, possa un giorno ritrovare la riconcilazione e tornare a regalare emozioni alle nuove generazioni, come quelle vissute da Amir e Hassan.

Ecco le frasi per me piu' significative:


  • p. 26: "C'e' un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato puo' essere ricondotto al furto."
  • p. 35: "Ma nonostante il suo analfabetismo, o forse proprio grazie a esso, Hassan era attratto dal mistero delle parole, era sedotto da quel mondo segreto da cui si sentiva escluso."
  • p. 39: "Adoravo Baba quasi fosse Dio, ma in quel momento mi sarei tagliato le vene per depurare il mio corpo del suo sangue maledetto."
  • p. 59: "Le persone che dicono solo quello che pensano veramente credono che tutti facciano come loro."
  • p. 61: "Forse avrebbe letto persino un mio racconto. Ne avrei scritti cento se avessi avuto la speranza che ne leggesse almeno uno."
  • p. 62: "<<Inshallah>> gli feci eco. Ma 'Se Dio vuole' detto da me sembrava meno sincero che detto da lui. E cosi' puro che accanto a lui ti sentivi sempre falso."
  • p. 66: "Hassan non conosceva l'alfabeto, ma sapeva leggere dentro di me. Avere qualcuno che in ogni momento sapeva di cosa avevo bisogno, era fastidioso, ma anche rassicurante."
  • p. 89: "Avrebbe dovuto farmi piacere passare un'intera giornata con lui, ascoltando le sue storie. Finalmente avevo cio' che desideravo da tanti anni. Solo che ora mi sentivo vuoto come quella piscina in cui lasciavo dondolare le gambe."
  • p. 169: "Mi sembrava di vedere il sorriso della sua anima, ampio come i cieli di Kabul nelle notti in cui i pioppi oscillano dolcemente nella brezza e i giardini risuonano del canto dei grilli."
  • p. 170: "Aveva perso, ma anche in quel caso era riuscito a imporre le sue regole."
  • p. 187: "Era ancora bello fare l'amore, ma qualche volta trovavo un certo sollievo quando tutto era finito ed ero libero di dimenticare, almeno temporaneamente, la futilita' della nostra passione."
  • p. 203: "Per quanto ne so, Hassan non le chiese mai dove avesse vissuto o perche' se ne fosse andata, ne' Sanaubar glielo chiese. Ci sono storie che non hanno bisogno di essere raccontate."
  • p. 204: "Sohrab aveva appena compiuto quattro anni quando una mattina Sanaubar non si sveglio'. Aveva un'espressione serena, come se non le fosse spiaciuto morire a quel punto della sua vita."
  • p. 206: "Cercai di immaginarmi il viso impassibile di Ali, di vedere i suoi occhi sereni, ma il tempo a volte e' vorace, inghiotte tutti i particolari."
  • p. 210: "La sua vita di incrollabile fedelta' era volata via come un aquilone nel vento."
  • p. 215: "Come avevo potuto essere cosi' cieco? I segnali erano palesi da sempre, ma non avevo saputo interpretarli."
  • p. 215: "Una delle biglie si era svitata. Mi chinai e la riavvitai. Avrei voluto saper aggiustare la mia vita con la stessa facilita'."
  • p. 218: "Avevo trentotto anni. I miei capelli cominciavano a diradarsi sulla fronte ed erano oramai striati di bianco. Recentemente avevo scoperto piccole rughe a zampa di gallina attorno agli occhi. Forse, pero', non ero troppo vecchio per incominciare a non delegare agli altri le mie battaglie."
  • p. 231: "Ero stato lontano molto tempo, quanto bastava per dimenticare ed essere dimenticati."
  • p. 261: "Non c'e' niente di male ad essere vigliacchi, basta usare prudenza. Ma quando un vigliacco dimentica di esserlo... che Dio lo aiuti."

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