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  <title>Graziano Scappatura</title>
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    <description>Blog di Graziano Scappatura</description>
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    <title>Impressioni di Parigi</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Sun, 11 Nov 2012 16:48:18 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Ho aspettato pazientemente che arrivasse il momento di fare un viaggio a &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. La pazienza e&apos; stata premiata proprio nel momento in cui attorno a me &apos;&lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;&apos; tornava ricorrentemente a proporsi nella mia quotidianita&apos;. Dai libri, dalla televisione, dai discorsi con gli amici, da &lt;b&gt;Internet&lt;/b&gt;. Tutto mi suggeriva &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. E quando mi e&apos; stato proposto di passare un lungo fine settimana in questa splendida realta&apos;, non ho avuto esitazioni. E poi tutto mi lasciava presagire che era un momento propizio. Anche la stagione. La primavera ci avrebbe permesso di visitare questa citta&apos; magari baciata dal candido sole di questo periodo dell&apos;anno. E se poi non ci fosse stato, anche il grigio del cielo che tipicamente l&apos;avvolge e la pioggia fine che la bagna, non avrebbe mutato il fascino, ma avrebbe cambiato in noi solo il modo di percepirlo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/eb214b81-4cf6-49f3-8d02-6554c1a0bdcb&quot; title=&quot;Pont Neuf&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;509&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;arrivo all&apos;aeroporto &lt;b&gt;Charles De Gualle&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; mi ha fatto avvertire che tanta differenza con l&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; poi non c&apos;e&apos;. Per prendere un biglietto della &lt;b&gt;RER&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Reseau Express Regional&lt;/i&gt;, i treni regionali che collegano i sobborghi al centro di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;) per arrivare a &lt;b&gt;Gare du Nord&lt;/b&gt;, abbiamo fatto in pratica una coda che e&apos; durata piu&apos; del viaggio in aereo. Non solo perche&apos; non c&apos;erano macchinette automatiche per i biglietti della &lt;b&gt;RER&lt;/b&gt;, ma anche perche&apos; della decina di sportelli della biglietteria, solo uno era aperto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una volta fatto il biglietto, arriviamo facilmente a &lt;b&gt;Gare du Nord&lt;/b&gt; e da li&apos; ci incamminiamo verso il vicino albergo nella zona di &lt;b&gt;Montmartre&lt;/b&gt;, cosi&apos; chiamata perche&apos; dominata dalla collina (&lt;b&gt;Butte de Montmartre&lt;/b&gt;) sulla quale i romani decapitarono &lt;b&gt;Saint-Denis&lt;/b&gt;. La zona visse momenti di fervore artistico durante la &lt;b&gt;Belle Epoque&lt;/b&gt;, e comunque conserva un fascino immortale. Visto il richiamo turistico del quartiere ci eravamo illusi, quindi, che fosse accogliente e ospitale. Se non che ci accorgiamo presto di essere capitati nel sobborgo &apos;&lt;b&gt;Maghreb&lt;/b&gt;&apos; del quartiere. Un ambiente, all&apos;apparenza, del tutto ostile e sudicio. E alla vista di cio&apos; ho continuato ad elaborare nella mia mente i confronti con l&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/be577b7d-3b79-466f-90ea-0a0ae4281277&quot; title=&quot;Moulin Rouge&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;145&quot;&gt;Dopo esserci sistemati velocemente nelle stanze, ci siamo precipitati fuori per mettere qualcosa di pratico e sostanzioso sotto i denti. Per poi catapultarci verso la vicina &lt;b&gt;place Pigalle&lt;/b&gt;. E nell&apos;avvicinarci, arrivando dalla stazione metropolitana di &lt;b&gt;Barbes Rochechouart&lt;/b&gt;, era un crescendo di luci e movimento. Una progressione di colori e la curiosita&apos; del quartiere a luci rosse pian piano cominciava a materializzarsi. Quasi invitava ad entrare e a sbirciare cosa dentro ci fosse, ma forse erano i &lt;i&gt;PR&lt;/i&gt; che stavano davanti al locale - per lo piu&apos; gente dell&apos;&lt;b&gt;Est&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Nordafricani&lt;/b&gt; - che infondevano in noi diffidenza e ci davano delle buone ragioni per andare dritto. Tuttavia, nessuno e&apos; stato mai invadente e mai e&apos; stato antipatico nel rapportarsi a noi. Ma la loro presenza sposava il preconcetto del malaffare che spesso si associa a queste etnie quando trovi di queste persone in determinati contesti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La nostra passeggiata prosegue per &lt;b&gt;boulevard de Clichy&lt;/b&gt; e ci fermiamo davanti al &lt;b&gt;Moulin Rouge&lt;/b&gt; per dei doverosi scatti da portare indietro come ricordo. Sebbene qualcuno di noi ci avesse spudoratamente creduto di riuscire ad entrare vestendosi di un elegantissimo doppio petto, si e&apos; dovuto irrevocabilmente ricredere visto il proibitivo prezzo del biglietto d&apos;ingresso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al mattino e&apos; stato pressocche&apos; impossibile trovare nel nostro quartiere un &lt;i&gt;cafe&apos;&lt;/i&gt; tipico parigino. Uno di quelli con i tavolini all&apos;aperto dove ti siedi e ti viene servito un &lt;i&gt;cafe&apos; creme&lt;/i&gt; e una &lt;i&gt;brioche&lt;/i&gt; e ti confondi tra un &lt;b&gt;Parigino&lt;/b&gt; e un turista. Abbiamo finito di fare una volta il giro del quartiere e abbiamo iniziato un secondo giro e alla fine abbiamo deciso di fermarci al &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; di un simpaticissimo tunisino che faceva degli ottimi caffe&apos; espresso e aveva dei dolci altrettanto buoni oltre ai &lt;i&gt;croissant&lt;/i&gt;, tutti rigorosamente ed esageratamente carichi di burro, prodotti nell&apos;annessa rosticceria a conduzione familiare. Di questo posto ne abbiamo fatto un ritrovo obbligatorio giornaliero, se non per il mattino quando partivamo per il nostro &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; quotidiano, la sera quando arrivavamo, non solo per i prezzi onesti che aveva, ma soprattutto per la grande umanita&apos; della gente che lo frequentava. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo un appagante &lt;i&gt;cafe&apos; lounge&lt;/i&gt; e un enorme &lt;i&gt;croissant&lt;/i&gt; con &lt;i&gt;creme&lt;/i&gt;, attraversiamo il trafficatissimo  &lt;i&gt;halles&lt;/i&gt;di &lt;b&gt;rue de la Chapelle&lt;/b&gt;, che si svolge sotto la soprelevata della linea della metro che in quel punto esce fuori dalle viscere di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. Nella bolgia assistiamo ad un ammanettamento in diretta di un &lt;b&gt;Islamico&lt;/b&gt; che aveva appena finito di fare a cazzotti con qualche suo simile. Ma non ci saremmo mai accorti di nulla, tant&apos;e&apos; la concitazione in quell&apos;&lt;i&gt;halles&lt;/i&gt; che lo fa per molti aspetti assomigliare al &lt;i&gt;souq&lt;/i&gt; all&apos;interno della medina di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/37987b43-fb0d-4eb7-bb61-a7bacc8f8a88&quot; title=&quot;Tour Eiffel&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;112&quot;&gt;A &lt;b&gt;Garde du Nord&lt;/b&gt; facciamo il nostro abbonamento di tre giorni che per venti euro e settanta centesimi ci permettera&apos; di muoverci in liberta&apos; nell&apos;&lt;i&gt;intra-muros&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; con la metro o con gli &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; (di cui non ci siamo mai serviti). La nostra prima destinazione e&apos; la &lt;b&gt;Tour Eiffel&lt;/b&gt;. Alla sua visione ne rimaniamo stupiti dalle dimensioni ma non certo dall&apos;aspetto. Ci rendiamo conto del perche&apos; molti &lt;b&gt;Parigini&lt;/b&gt; con spregio la chiamano l&apos;&apos;&lt;i&gt;asparago di ferro&lt;/i&gt;&apos;. E forse la giornata grigia e dal freddo vento pungente che spira nei grandi spazi aperti che si aprono sotto essa, che ne ha amplificato questo aspetto inquietante. In tanti, tantissimi, comunque erano in fila per prendere gli ascensori che consentono di salire ad uno dei tre ripiani a cui e&apos; permesso accedere. Noi deliberatamente abbiamo proseguito, attraversando il ponte e dirigendoci verso &lt;b&gt;place du Trocadero&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; impossibile non fermarsi davanti alle fontane e agli artistici giochi d&apos;acqua dei &lt;b&gt;Jardins du Trocadero&lt;/b&gt;. E ogni possibile angolatura e&apos; diventata uno sfondo plausibile per le nostre foto. Salendo sulla balconata abbiamo invece potuto ammirare la vista sui sottostanti giardini e, oltre la &lt;b&gt;Senna&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;Tour Eiffel&lt;/b&gt;, il retrostante &lt;b&gt;Parc du Champ de Mars&lt;/b&gt; e un ampio panorama della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Cartina alla mano, in poche decine di minuti siamo arrivati all&apos;&lt;b&gt;Arc de Triomphe&lt;/b&gt;, percorrendo &lt;b&gt;avenue Kleber&lt;/b&gt;, un elegante e raffinato &lt;i&gt;boulevard&lt;/i&gt; costellato da &lt;i&gt;boutique&lt;/i&gt; di lusso frequentate necessariamente da una clientela altolocata, che partono a raggera da &lt;b&gt;place du Trocadero&lt;/b&gt;. L&apos;enorme rotonda che l&apos;accerchia e il grande traffico che la stessa rotonda convoglia, rendono praticamente impossibile l&apos;attraversamento pedonale. Tuttavia un lungo sottopasso consente di raggiungere il mausoleo che difatti e&apos; una meta molto popolare tra i visitatori di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. D&apos;altra parte questa enorme struttura posta al centro di &lt;b&gt;place de Charles De Gualle&lt;/b&gt;, voluta da &lt;b&gt;Napoleone&lt;/b&gt; per celebrare le sue conquiste, corrisponde al nostro &lt;b&gt;Altare della Patria&lt;/b&gt;. Ai suoi piedi infatti brucia ininterrottamente una fiamma accesa dal 1919 in memoria di tutti i caduti per la patria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci incamminiamo quindi per &lt;b&gt;avenue des Champes Elysee&lt;/b&gt;, immettendoci difatti in quella che viene chiamata &lt;b&gt;Voie Triomphale&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;Axe Historique&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Asse Storico&lt;/i&gt;&apos;) che e&apos; la direttrice che attraversa la citta&apos; da sud-est a nord-ovest, fino alla &lt;b&gt;Grande Arche&lt;/b&gt; nel quartiere della &lt;b&gt;Defense&lt;/b&gt; (*). Percorriamo un bel tratto quando decidiamo di fermarci a pranzo. Poi riprendiamo ma e&apos; difficile riuscire a percorrere tutta la via e per la lunghezza e per l&apos;elevata concentrazione di negozi di &lt;i&gt;griffe&lt;/i&gt; che difficilmente si riesce a passare davanti senza fermarsi catturati dalle accattivanti vetrine o solo per il risalto del marchio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/8ff58106-ec00-4927-82d7-5cad972de914&quot; title=&quot;L&apos;Arc de Triomphe visto da avenue des Champes Elysee&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Fino a quando non giungiamo al &lt;b&gt;Rond Point Champ Elysee Marcel Dassault&lt;/b&gt;. Da qui il &lt;i&gt;boulevard&lt;/i&gt; si immerge nel verde e i tratti pedonali ai suoi lati diventano ciotolosi. Prima di arrivare a &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt;, ci lasciamo alla nostra destra il &lt;b&gt;Grand Palais&lt;/b&gt; costruito, con la sua caratteristica copertura in vetro in stile &lt;b&gt;Art Noveau&lt;/b&gt; in occasione dell&apos;&lt;b&gt;Esposizione Universale&lt;/b&gt; del 1900, e l&apos;antistante statua bronzea di &lt;b&gt;Charles De Gualle&lt;/b&gt; a cavallo. Sullo sfondo, invece, proseguendo con lo sguardo verso la &lt;b&gt;Senna&lt;/b&gt;, il bellissimo &lt;b&gt;pont Alexandre III&lt;/b&gt;, costeggiato da sfarzosissime decorazioni dorate.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/9c8b7811-ac43-4e27-8965-460cf19ecb01&quot; title=&quot;Place de la Concorde, l&apos;Assemblee Nationale e la cupola dorata degli Invalides&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;256&quot;&gt;Arrivati a &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt; facciamo una leggera digressione verso &lt;b&gt;place de la Madeleine&lt;/b&gt; per visitare l&apos;&lt;b&gt;Eglise de la Madeleine&lt;/b&gt;, la chiesa neoclassica costruita al centro della piazza che ha l&apos;aria di un tempio dell&apos;antica grecia. La freddezza dell&apos;architettura non ci ispira al punto di entrare al suo interno. Risaliamo comunque l&apos;antistante scalinata che permette di catturare con lo sguardo tutta la prestigiosa &lt;b&gt;rue Royal&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt; e oltre, fino all&apos;&lt;b&gt;Assemblee Nationale&lt;/b&gt;, l&apos;edificio che ospita la camera bassa del parlamento francese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lungo &lt;b&gt;rue Royale&lt;/b&gt; ci firmiamo per scattare una foto davanti al &lt;b&gt;Maxim&apos;s&lt;/b&gt;, il locale molto frequentato da artisti nella &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; della &lt;b&gt;Belle Epoque&lt;/b&gt;. Ritorniamo cosi&apos; in &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt;. Da&apos; un brivido pensare il significato di questa grande piazza per &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; e per i &lt;b&gt;Francesi&lt;/b&gt; tutti. Infatti, &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt;, adornata lateralmente da otto statue muliebri che rappresentano le citta&apos; piu&apos; importanti alla fine del XVIII secolo, e al centro dall&apos;obelisco di granito rosa con la punta dorata, donato dall&apos;&lt;b&gt;Egitto&lt;/b&gt; alla &lt;b&gt;Francia&lt;/b&gt; nel 1831, e&apos; il luogo dove sono state eseguite le decapitazioni di &lt;b&gt;Luigi XVI&lt;/b&gt; e, a seguire, della regina &lt;b&gt;Maria Antonietta&lt;/b&gt;, di &lt;b&gt;Danton&lt;/b&gt; e di &lt;b&gt;Robespierre&lt;/b&gt;. Sul lato nordorientale della piazza si affacciano due degli &lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt; storicamente piu&apos; prestigiosi di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;Hotel de la Marine&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Hotel de Crillon&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraversiamo gli enormi cancelli che ci permettono di entrare nel &lt;b&gt;Jardin des Tuileries&lt;/b&gt;, lasciandoci alla nostra destra l&apos;&lt;b&gt;Orangerie&lt;/b&gt; e alla nostra sinistra il &lt;b&gt;Jeu de Paume&lt;/b&gt;. Quest&apos;ultimo e&apos; il palazzo cosi&apos; chiamato perche&apos; l&apos;antistante spazio era destinato al gioco della pallacorda e ospitava un tempo una prestigiosa collezione di quadri impressionisti, adesso spostata al &lt;b&gt;Musee d&apos;Orsay&lt;/b&gt;. Mentre l&apos;&lt;b&gt;Orangerie&lt;/b&gt; ospita una non meno importante collezione impressionista, notevolmente impreziosita dalla presenza delle due camere ovali sulle cui pareti e&apos; apposto &lt;b&gt;Le ninfee&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/539a3a4f-63f8-4fbc-8bbb-21069bef8cdf&quot; title=&quot;Arc de Triomphe du Carrousel&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;136&quot;&gt;L&apos;entrata nei giardini ci restituisce una sensazione di tranquillita&apos; del tutto benefica dopo i diversi chilometri fin la&apos; percorsi. E noi  l&apos;assecondiamo totalmente sedendoci sulle pesanti sedie di acciaio dipinte di verde ai lati della enorme vasca circolare che si incontra poco dopo l&apos;ingresso nel giardino. Anche non leggendolo e avendo visto i giardini di &lt;b&gt;Versailles&lt;/b&gt; si puo&apos; facilmente percepire che i loro progetti hanno molto in comune, se non altro nello stile adottato. Difatti, a disegnare questo spazio verde nel centro di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; e&apos; stato &lt;b&gt;Andre Le Notre&lt;/b&gt;, che progetto&apos; anche i giardini di &lt;b&gt;Varsailles&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla fine dei giardini, prima di arrivare a &lt;b&gt;place du Carrousel&lt;/b&gt;, si erge l&apos;&lt;b&gt;Arc de Triomphe du Carrousel&lt;/b&gt;, un arco di dimensioni ridotte rispetto all&apos;&lt;b&gt;Arc de Triomphe&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;place de Charles De Gualle&lt;/b&gt;, ma comunque molto suggestivo. E suggestiona ancora di piu&apos; leggere sulla nostra guida che &lt;b&gt;Napoleone&lt;/b&gt; lo volle per celebrare le vittorie delle battaglie del 1805 e che al posto della quadriga che oggi e&apos; posta sopra l&apos;arco, che segna il ritorno dei &lt;b&gt;Borboni&lt;/b&gt; sul trono di &lt;b&gt;Francia&lt;/b&gt; nel 1828, quando fu costruito, al suo posto un tempo c&apos;erano i &lt;b&gt;Cavalli di San Marco&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/d7a5b62d-9ab3-416c-8d39-93a0b1631271&quot; title=&quot;Louvre e Grande Pyramide al centro del Cour Carree&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Davanti a noi e&apos; gia&apos; perfettamente visibile la &lt;b&gt;Grande Pyramide&lt;/b&gt;, la struttura di forma piramidale in vetro alta 21 metri al centro del &lt;b&gt;Cour Carree&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile Quadrato&lt;/i&gt;&apos;). Attorno al &lt;b&gt;Cour Carree&lt;/b&gt; si sviluppano le tre sezioni del &lt;b&gt;Louvre&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;Ala Denon&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Ala Sully&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Ala Richelieu&lt;/b&gt;). Sotto questo spiazzo, invece, accessibile dalle scale mobili poste all&apos;interno della &lt;b&gt;Grande Pyramide&lt;/b&gt;, si estende la &lt;b&gt;Hall Napoleon&lt;/b&gt;, che e&apos; la sezione del &lt;b&gt;Louvre&lt;/b&gt; ad accesso libero.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il fulcro della &lt;b&gt;Hall Napoleon&lt;/b&gt; e&apos; il &lt;b&gt;Carrousel du Louvre&lt;/b&gt;, il centro commerciale che ospita la controparte antitetica della &lt;b&gt;Grande Pyramide&lt;/b&gt;, ovvero la &lt;b&gt;Pyramide Inversee&lt;/b&gt;, che e&apos; una piramide di dimensioni piu&apos; ridotte che sviluppa con la punta verso il basso, con il vertice che giunge fino a un metro e mezzo di distanza dal suolo della &lt;b&gt;Hall Napoleon&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il fascino dato da &lt;b&gt;Dan Brown&lt;/b&gt; a questo pezzo di &lt;b&gt;Louvre&lt;/b&gt; ne &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/il_codice_da_vinci&apos;&gt;Il Codice Da Vinci&lt;/a&gt; e&apos; completamente sminuito da bambini estasiati da questa particolare struttura e dalla curiosita&apos; che suscita. E nulla sono riuscito a pronunciare dopo questa visione relativamente al commento &apos;&lt;i&gt;Una ferita sulla faccia di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&apos; del &lt;b&gt;commissario Fache&lt;/b&gt; nelle prime pagine del romanzo, riferendosi a questo complesso architettonico in stile neomoderno, progettato dall&apos;architetto americano di ori&#173;gine cinese &lt;b&gt;I.M. Pei&lt;/b&gt;, voluto dall&apos;allora presidente &lt;b&gt;Mitterand&lt;/b&gt;. Realmente, qualunque cosa avrei detto, avrei sbagliato. Proprio come il professor &lt;b&gt;Langdon&lt;/b&gt;, protagonista del romanzo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giriamo velocemente nel &lt;b&gt;Carrousel du Louvre&lt;/b&gt;, soffermandoci negli spazi piu&apos; interessanti aperti a tutti, come la sala che ospita la mostra sulla storia del museo, ma poi andiamo via. La visita delle gallerie del &lt;b&gt;Louvre&lt;/b&gt; non era nei miei piani. Era anche tardi ed eravamo stanchi. Prendiamo la metropolitana dalla stazione sotto &lt;b&gt;rue de Rivoli&lt;/b&gt; e cosi&apos; si conclude questa giornata, senza nemmeno esser riuscito ad organizzare per nulla la gita fuoriporta a &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono riuscito a malapena a capire che sarei dovuto uscire di buon mattino dall&apos;albergo e raggiungere la stazione di &lt;b&gt;Gare de l&apos;Est&lt;/b&gt;. Da li&apos; poi prendere un &lt;b&gt;RER&lt;/b&gt; che mi avrebbe portato a &lt;b&gt;Vernon&lt;/b&gt; e poi, se avessi avuto un po&apos; di fortuna, avrei trovato un &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; turistico che mi avrebbe portato fino a &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una follia pensavo tra me e me al mattino seguente uscendo dall&apos;albergo vagando per le strade di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;, baciate da uno splendido sole che tuttavia faceva fatica a riscaldare l&apos;aria gelida delle prime ore dell&apos;alba. Ma d&apos;altronde era alta la voglia di non sprecare una giornata di questa breve parentesi parigina nel &lt;i&gt;caos&lt;/i&gt; inutile di &lt;b&gt;Disneyland&lt;/b&gt;, nonostante l&apos;ottima compagnia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La mia audacia e&apos; stata presto premiata visto che inaspettatamente al centro informazioni della stazione mi hanno subito dato un &lt;i&gt;depliant&lt;/i&gt; con il ricco programma previsto per consentire di visitare il paesino che per tanto tempo ha ospitato e ispirato il grande maestro dell&apos;&lt;b&gt;Impressionismo&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Claude Monet&lt;/b&gt;. E la cosa mi ha iniettato una fiducia che e&apos; perdurata in me per tutta la giornata, trasformandosi in eccitazione e forse tanto di piu&apos;. Avevo scelto una cosa che mi piaceva, avevo seguito il mio cuore e tutto si e&apos; mosso perche&apos; si verificasse quello che avevo immaginato per quella giornata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/87378b8f-b862-4363-b37b-12269f63d628&quot; title=&quot;I fiori del giardino davanti alla casa di Monet&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;260&quot;&gt;Mi sono accorto presto che a &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt; ci stava per andare un fiume di persone. Mentre realizzo cio&apos;, sul comodissimo treno che attraversa silenziosamente e quasi sembra planare sul &lt;b&gt;Lungosenna&lt;/b&gt;, fuori da &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;, in direzione della &lt;b&gt;Bassa Normandia&lt;/b&gt;, immerso in un paesaggio da favola, il cielo comincia a velarsi di un sottile strato di nubi alte. Quanto basta per non poter vedere i fiori del &lt;b&gt;Jardin de l&apos;Eau&lt;/b&gt; irradiati dai raggi del sole, che sicuramente avrebbero ancora di piu&apos; accentuato la vivacita&apos; dei colori. Ma forse sarebbe stato troppo. Avrei potuto rimanerci imprigionato con il cuore in quel giardino. Una sorta di sensazione di &lt;i&gt;mal d&apos;&lt;b&gt;Africa&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; proiettata nei quadri di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;, vissuta in un attimo senza tempo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla stazione dei treni di &lt;b&gt;Vernon&lt;/b&gt; mi precipito subito alla ricerca della fermata degli &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; per &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt;, ma e&apos; subito fuori. Con prepotenza sono il primo nella fila per salire sull&apos;&lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt;. Per scongiurare ogni lontana possibilita&apos; di aspettare un altro turno e perdere cosi&apos; del tempo prezioso che avrei potuto dedicare alla mia escursione unica. Dal parcheggio poco fuori dal grazioso borgo di &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt;, raggiungiamo a piedi in pochi minuti la casa-museo di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt; lungo la via principale del paese. Ma la fila per entrare e&apos; gia&apos; lunghissima. E l&apos;unica soluzione e&apos; sorbirsi un&apos;ora e passa di coda. Dopo aver comprato il biglietto per sette euro, si e&apos; proiettati subito nell&apos;anticamera del &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt;, che e&apos; costituito da uno stanzone luminosissimo dove sono in vendita i &lt;i&gt;souvenir&lt;/i&gt; carichi di tutti quei colori che hanno caratterizzato la vita di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/0cf3550a-d2ec-4228-b3f5-a3974a59b940&quot; title=&quot;Casa di Monet a Giverny&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;508&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;uscita da&apos; sui giardini antistanti alla famosa casa dai colori pastello rosa e verde. Anche i bagni per i vistatori sono adornati da riproduzioni di quadri di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt; e, dopo aver apprezzato questo particolare e aver respirato profondamente l&apos;aria e i colori del giardino fiorito, mi appropinquo alla visita della casa lungo un percorso guidato che attraversa le camere piu&apos; significative. Una novita&apos; piacevole e&apos; per me il gusto del pittore anche nel creare il suo &lt;i&gt;habitat&lt;/i&gt; dentro le quattro mura. Ricca di colori pastello ognuno sapientemente accostato ad ogni ambiente della casa. Senza immaginarmelo prima, e&apos; stato cosi&apos; che un lungo lasso di tempo di questa visita l&apos;ho trascorso a deliziarmi di questo particolare totalmente a me non noto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ogni spostamento e&apos; incredibilmente placido e ogni cosa che in me suscita un&apos;emozione e&apos; un&apos;occasione vissuta di contemplazione. Come raramente capita nella vita di tutti i giorni. E&apos; questa la lezione che mi insegna principalmente questa visita. E ne sono quasi commosso dal non avergli dato importanza nei miei giorni passati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dal giardino dei rossi tulipani con cui mi sono fatto fotografare da una graziosa turista asiatica, comincio a dirigermi, attraverso lo stonato sottopasso sormontato dalla strada che rappresenta una ferita insabile di un ambiente cosi&apos; magico, nel &lt;b&gt;Jardin de l&apos;Eau&lt;/b&gt;. E tutto diventa ancora piu&apos; lento, il sangue lo sento fluire ancora piu&apos; lentamente nel mio corpo. Il resto sembra lontano. E&apos; un&apos;estasi. Nemmeno andandoci mano nella mano con la donna che piu&apos; si possa amare si potrebbero percepire le stesse sensazioni. E adesso che scrivo me ne rendo conto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E il mio cuore ritorna a palpitare alla vista di uno dei ponticelli giapponesi tanto amati da &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt; - come deduco da quanto fin la&apos; visto, che tanto amata da lui e&apos; stata tutta la cultura giapponese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/0860b976-fd69-4729-aa7a-5ebaf8563e82&quot; title=&quot;Jardin d&apos;Eau&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;303&quot;&gt;Contestualmente a &lt;b&gt;Le ninfee&lt;/b&gt;, il ponticello mi fa venire alla mente la prima scena di &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/midnight_in_paris&apos;&gt;Midnight in Paris&lt;/a&gt;. La&apos; tutto era costruito, a partire dalle ninfee tutte ben posizionate sullo specchio d&apos;acqua su cui rifletteva il sole e sicuramente la luce artificiale del &lt;i&gt;set&lt;/i&gt; cinematografico. Quel giorno invece la pozza d&apos;acqua era buia e solo guardando attentamente distinguevi qualche ninfea sparpagliata qua e la&apos; sotto il filo d&apos;acqua del laghetto che affiora. E poi il cielo velato rendeva tutto meno lucente e tutto piu&apos; malinconico. Ma piu&apos; vero. Piu&apos; affascinante.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo tanto, e una ulteriore lunga sosta nei giardini della casa, esco e intraprendo il percorso escursionistico che si divide per le vie di &lt;b&gt;Giverny&lt;/b&gt; e il territorio circostante. Ma arrivo solo fino alla chiesetta del paese eretta sul cucuzzolo alla cui sommita&apos; si stende il cimitero tra le cui lapidi si puo&apos; facilmente trovare quella di &lt;b&gt;Claude Monet&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Comincia a farsi tardi. Qualche goccia d&apos;acqua cade dal cielo, ma io passeggio incurante verso l&apos;&lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt;. E non voglio perdermi nemmeno una passeggiata nel pioppeto vicino al parcheggio, che e&apos; stata fonte di ispirazione di alcuni quadri del maestro. E all&apos;interno del quale e&apos; stato collocato un suo busto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un ritorno piu&apos; sereno e anche tanto compiaciuto mi ha dato modo di osservare ancora meglio l&apos;armonia dei paesaggi di quella zona della &lt;b&gt;Francia&lt;/b&gt;, di riflettere sull&apos;importanza del rispetto dell&apos;uomo per la natura e di come questo rispetto sia ampiamente ricompensato, attraverso il benessere - se non altro interiore - che in quel momento stavo provando.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/37dd6852-444a-4d5d-92f8-5fe7c55896bc&quot; title=&quot;Sacre Coeur sulla butte de Montmartre&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;504&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tornando a &lt;b&gt;Montmartre&lt;/b&gt;, non ho sprecato un attimo del mio tempo e della mia tanta energia accumulata per fare un giro su al &lt;b&gt;Sacre Coeur&lt;/b&gt;, salendo per la strade e la scalinata lunghe e ripide, a volte puzzolenti e sempre rumorose, che dal quartiere &lt;b&gt;Maghreb&lt;/b&gt; si levano fino alla cima della collina. Un panorama fantastico sulla citta&apos; nonostante il grigio del cielo e le prime ombre della sera. Ma mi siedo tra le panche dell&apos;affollatissima cattedrale e assisto al rito religioso in lingua francese. Ma sto bene. E anche questo acquisisce un senso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Avrei voluto iniziare a girovagare per questo quartiere, visitare la vicina l&apos;&lt;b&gt;Eglise Saint Pierre de Montmartre&lt;/b&gt; e il &lt;b&gt;Dali&apos; Espace Montmartre&lt;/b&gt;, arrivare a &lt;b&gt;place du Tetre&lt;/b&gt; e passare per tutti quei posti che hanno qualcosa da raccontare. Il &lt;b&gt;Bateau Lavoir&lt;/b&gt;, dove vissero &lt;b&gt;Modigliani&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; e tanti altri artisti impressionisti nei momenti di estrema poverta&apos;, e il famoso &lt;i&gt;cabaret&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Au Lapin Agile&lt;/b&gt;. E poi passeggiare per &lt;b&gt;rue Lepic&lt;/b&gt; e scorrere il &lt;b&gt;Moulin de la Galette&lt;/b&gt; oggetto del quadro di &lt;b&gt;Renoir&lt;/b&gt; intitolato &lt;b&gt;Le Bal du Moulin de La Galette&lt;/b&gt;, e il &lt;b&gt;Cafe&apos; des Deux Moulins&lt;/b&gt; dove lavorava la protagonista del &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Il favoloso mondo di Amelie&lt;/i&gt;. Insomma avrei voluto perdermi con la luce del giorno per le viuzze, le piazze e le scalinate di questo incantevole angolo di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A molti potrebbe sembrare ostinazione la mia determinazione ad andare senza alcun indugio a visitare il &lt;b&gt;Musee de l&apos;Orangerie&lt;/b&gt;. Ma io dentro sentivo qualcosa che mi trasportava, e non mi opponevo e nemmeno volevo sorprendermi di questo stato di completa interdizione. C&apos;era solo una piccola parte consapevole di me stesso che non faceva altro che ripetermi che era tutto normale. E questo bastava a farmelo credere e a godere di questa estasi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/3ececf33-56a9-4302-9c09-82cc4fa14a7c&quot; title=&quot;Musee de l&apos;Orangerie&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;170&quot;&gt;E mi e&apos; sembrato naturale trovarmi in un attimo a fare la fila per entrare nel museo. Non prima di essermi fatto scattare una foto con la facciata dell&apos;&lt;b&gt;Orangerie&lt;/b&gt; sullo sfondo, pero&apos;, ed essermi fatto immortalare con davanti alla statua bronzea intitolata &lt;b&gt;Le baiser&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Rodin&lt;/b&gt; che e&apos; collocata insieme ad altre copie di sculture dello stesso artista, nello spazio antistante al museo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Avrei dovuto incontrarmi a mezzogiorno a &lt;b&gt;place de la Concorde&lt;/b&gt; con gli altri. Alla visita, quindi, avrei dovuto dedicare un&apos;ora e non di piu&apos;. Ma non c&apos;e&apos; voluto molto a convincermi che non avrei rispettato l&apos;appuntamento e cosi&apos; ho invitato i miei compagni di viaggio a fare i loro giri. Ci saremmo visti in luogo e orario da destinarsi. Il non avere piu&apos; un orario ha probabilmente influito il modo di vivere questa nuova parentesi impressionista parigina, in maniera ancora piu&apos; sensazionale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Inizio il mio &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; spingendomi verso le sale ovali sulle che ospitano &lt;b&gt;Le ninfee&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;. E&apos; quasi un sogno. L&apos;accostamento di colori unico e la capacita&apos; di riprodurre cio&apos; che il giorno prima avevo visto con i miei occhi, e&apos; commovente. Realmente, recepisco il rilassamento di nervi che &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt; voleva regalare a coloro che, dopo il &lt;b&gt;caos&lt;/b&gt; della &lt;b&gt;Grande Guerra&lt;/b&gt;, avevano bisogno di ritrovarlo, passando per l&apos;antistante &apos;camera di decompressione&apos;, appositamente voluta dall&apos;artista.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ciascuna delle due sale presenta quattro affreschi che ritraggono lo stagno della residenza di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;, al ritmo delle variazioni di luce, dall&apos;alba al tramonto. Le opere della seconda sala sono arricchite dalla presenza dei salici piangenti nel paesaggio dipinto. Gli ambienti ritratti sono comunque privi di orizzonte e di prospettiva e in essi non si distinguono chiaramente gli elementi (aria, acqua, cielo e terra) che vi partecipano, con la chiara allusione all&apos;infinito e allo spazio in cui bisogna essere relegati per ritrovare il rilassamento completo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Scendendo al piano inferiore, sono piacevolmente sorpreso dall&apos;aver visitato con un crescente interesse, l&apos;esposizione temporanea &lt;b&gt;Debussy, la musica e le arti&lt;/b&gt;, un vero gioiello di documenti impressionisti che fotografano nitidamente il fervore artistico della &lt;b&gt;Belle Epoque&lt;/b&gt; non solo dal punto di vista della pittura e della scultura, ma anche della musica, della letteratura e delle mondanita&apos; e dei rapporti tra i vari artisti del tempo. Questa mostra e&apos; stata un piacevolissimo &apos;fuorionda&apos; che mi ha dato modo di deliziarmi alla vista di affreschi come ad esempio &lt;b&gt;Parc de Saint-Cloud&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Vassily Kandinsky&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La visita prosegue con la vista della ricca collezione di &lt;b&gt;Paul Guillaume&lt;/b&gt;, venditore d&apos;arte - oltre che collezionista - che sostenne artisti come &lt;b&gt;Soutine&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Derain&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Marie Laurencin&lt;/b&gt;. Seguendo il percorso indicato dalla utilissima guida che si puo&apos; prendere gratuitamente all&apos;ingresso del museo, ho attraversato il lungo corridoio ai cui lati sono affissi le prime opere impressioniste, per lo piu&apos; di &lt;b&gt;Renoir&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Cezanne&lt;/b&gt; e nature morte e ritratti, molto suggestivi per la profondita&apos; di colore e per le geometrie. Per poi arrivare nella sala successiva egemonizzata dalla presenza di alcune opere di un immenso &lt;b&gt;Modigliani&lt;/b&gt;. La sua unicita&apos; nel ritrarre i visi delle persone si riassume interamente nel &lt;b&gt;Le portrait de Paul Guillaume, Novo Pilota&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sala successiva mi ha dato modo di conoscere un artista che per molti aspetti mi ha ricordato &lt;b&gt;Modigliani&lt;/b&gt; nel suo stile dei visi allungati. L&apos;originalita&apos; di &lt;b&gt;Marie Laurencin&lt;/b&gt; l&apos;ho comunque trovata nella tonalita&apos; comune ai suoi quadri esposti che e&apos; sostanzialmente basata su colori pastello, e tra essi  sono rimasto colpito da &lt;b&gt;Portrait de Madame Paul Guillaume&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non meno piacevole e&apos; stato appurare lo stile di &lt;b&gt;Henri Matisse&lt;/b&gt;, fatto di giochi di linee orizzontali e verticali unicamente ravvivate da colori la cui intensita&apos; difficilmente ho trovato in altri artisti. In special modo mi sono soffermato davanti a l&apos;&lt;b&gt;Odalisque a la culotte grise&lt;/b&gt;. E&apos; stata poi la volta di &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Derain&lt;/b&gt;, per finire quindi con il genio di &lt;b&gt;Maurice Utrillo&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Chaim Soutine&lt;/b&gt;. Dell&apos;artista lituano, di cui l&apos;&lt;b&gt;Orangerie&lt;/b&gt; espone la piu&apos; importante collezione d&apos;&lt;b&gt;Europa&lt;/b&gt; con i suoi 22 quadri, sono rimasto del tutto esterrefatto della stravaganza dei soggetti ritratti, come carcasse di animali, ma anche volti deformati, che per molti versi richiamano la corrente espessionista in cui ne e&apos; stato poi anche inquadrato come esponente (nonostante - a causa del suo testardo individualismo - non si e&apos; mai in essa apertamente rispecchiato), e per molti altri lasciano trasparire una chiara inquietudine giovanile di cui egli si vuole disfare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/4f2a17ce-4e92-46d0-b96e-de11c95875ce&quot; title=&quot;Cattedrale di Notre-Dame de Paris&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;175&quot;&gt;Pienamente soddisfatto della mia lunga visita all&apos;&lt;b&gt;Orangerie&lt;/b&gt;, prendo la metro per raggiungere i miei compagni. Metto cosi&apos; piede per la prima volta sull&apos;&lt;b&gt;Ile de la Cite&apos;&lt;/b&gt;, il nucleo da cui &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; si e&apos; sviluppata e da cui ad oggi parte il vortice dei venti  &lt;i&gt;arrondissement&lt;/i&gt; (&apos;distretti&apos;) che la costituiscono. Uscendo dalla metro, di fronte a me c&apos;e&apos; la &lt;b&gt;Sainte-Chapelle&lt;/b&gt;, sempre caratterizzata da una lunga fila di turisti che si appresta ad entrare per visitarla. Mi e&apos; dispiaciuto non andarci dentro, sapendo che si tratta un magnifico esempio di raffinato stile gotico francese, i cui ambienti interni sono insolitamente luminosi e colorati nei giorni di sole, dalla tanta luce filtrata attraverso ampi e splendidi mosaici.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; un giorno di vento frizzante e anche qualche goccia d&apos;acqua comincia a scendere dal cielo grigio, ma nonostante tutto la fila davanti alla &lt;b&gt;Cattedrale di Notre-Dame&lt;/b&gt; e&apos; lunga. Furbescamente la elido completamente e mi infilo nel luogo sacro dove prima di tutto mi dedico ad ammirarne le bellezze. Poi facciamo un giro all&apos;esterno e tutt&apos;intorno per trovare un posto dove consumare il nostro pranzo a sacco. E&apos; tutto molto bello e in quel contesto di aiuole e alberi fioriti, lo sarebbe stato ancora di piu&apos; in una giornata di sole. Invece piove sempre piu&apos;, ma con un intensita&apos; sopportabile. E&apos; quindi una sottile e insistente pioggia a fare da contorno alla nostra &lt;i&gt;passeggiata letteraria nel &lt;b&gt;Quartiere Latino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, uno degli itinerari suggeriti dalla mia inseparabile guida &lt;b&gt;Lonely Planet&lt;/b&gt;, che non ho perso tempo a catalogare tra le cose che immancabilmente avrei dovuto fare durante questa esperienza parigina.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giungiamo in metro alla stazione &lt;b&gt;Cardinal Lemoine&lt;/b&gt;. Lungo la via omonima ci siamo fermati davanti all&apos;appartamento dove visse &lt;b&gt;James Joyce&lt;/b&gt; e poco piu&apos; avanti quello dove vissero &lt;b&gt;Ernest Hemingway&lt;/b&gt; e la sua prima moglie, &lt;b&gt;Hadley&lt;/b&gt;. Quindi abbiamo attraversato &lt;b&gt;place de la Contrescarpe&lt;/b&gt;, e li&apos; per sbaglio ci siamo seduti al &lt;b&gt;Cafe&apos; des Amateurs&lt;/b&gt;, che in &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/festa_mobile&apos;&gt;Festa mobile&lt;/a&gt; veniva descritto come un posto malfamato, ma che noi abbiamo dovuto mestamente ed educatamente salutare ancor prima di prendere qualcosa di caldo, dopo aver consultato la carta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo quindi girato l&apos;angolo dietro al locale, per andare a visitare il portone di &lt;b&gt;rue Descartes&lt;/b&gt; che era l&apos;ingresso dell&apos;albergo dove &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; si rifugiava per scrivere. Nello stesso albergo era morto trent&apos;anni prima &lt;b&gt;Paul Verlaine&lt;/b&gt;. Ritornando in piazza, passiamo davanti all&apos;&lt;b&gt;Au negre Joyeux&lt;/b&gt;, un altro dei locali citati da &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; nei suoi romanzi, per immetterci in &lt;b&gt;rue Mouffetard&lt;/b&gt; e da qui seguiamo pari pari il percorso che &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; descrive nel primo capitolo di &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/festa_mobile&apos;&gt;Festa mobile&lt;/a&gt;, fino ad arrivare a &lt;b&gt;place Saint-Michel&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; veramente eccitante ed emozionante per me avere l&apos;opportunita&apos; di seguire questo tragitto e scandire ogni punto in cui qualcosa di normale era successo in passato, ma che oggi e&apos; diventato qualcosa di straordinario. E non riuscivo a spiegarmi se il merito fosse di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;, dei personaggi straordinari o se quegli anni fossero realmente l&apos;epoca d&apos;oro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Imbocchiamo sulla nostra destra, &lt;b&gt;rue du Pot de Fer&lt;/b&gt; o &apos;&lt;b&gt;rue du Coq d&apos;Or&lt;/b&gt;&apos;, come ad essa si riferisce &lt;b&gt;George Orwell&lt;/b&gt; in &lt;b&gt;Senza un soldo a Parigi e Londra&lt;/b&gt;, un romanzo autobiografico che descrive i posti dove ha vissuto lavorando come lavapiatti durante una parentesi della sua vita di estrema miseria. Piu&apos; avanti passiamo davanti al &lt;b&gt;Lycee Henry IV&lt;/b&gt; intravedendo la &lt;b&gt;Tour Clovis&lt;/b&gt;, ampiamente ristrutturata, ma comunque ultimo reperto dell&apos;&lt;b&gt;abbazia di Sainte-Genevieve&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;Sainte-Genevieve&lt;/b&gt; e&apos; la santa patrona di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;) fondata da &lt;b&gt;Clodoveo I&lt;/b&gt; nel XIII secolo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arriviamo nella piazza che ospita il &lt;b&gt;Pantheon&lt;/b&gt;, al cui interno sono custodite le spoglie di famosi personaggi francesi. Girando attorno all&apos;edificio ci lasciamo sulla nostra destra l&apos;&lt;b&gt;Eglise Saint-Etienne-du-Mont&lt;/b&gt; e, prima di immetterci nel &lt;b&gt;boulevard Saint-Michelle&lt;/b&gt;, facciamo una sosta per riscaldarci, asciugarci un po&apos; e rifocillarci, in un caratteristico &lt;i&gt;cafe&apos;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/5d6c18b6-8352-4f3f-b261-a69efc5ab8a3&quot; title=&quot;La libreria Shakespeare &amp; Company che nulla ha a che spartire con la libreria di Sylvia Beach&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;266&quot;&gt;Lungo &lt;b&gt;boulevard Saint-Michelle&lt;/b&gt;, ci lasciamo alla nostra destra la &lt;b&gt;Sorbonne&lt;/b&gt;, antichissima universita&apos; parigina e, dopo aver attraversato &lt;b&gt;boulevard Sain-Germain&lt;/b&gt;, arriviamo da li&apos; a poco nel pullulare di vita di &lt;b&gt;place Saint-Michelle&lt;/b&gt;, sotto una pioggia finissima che rende tutto magico. Andiamo a fare una foto nella vicina &apos;nuova&apos; libreria &lt;b&gt;Shakespeare &amp; Company&lt;/b&gt;. Per intenderci, quella ripresa in una scena di &lt;b&gt;Midnight in Paris&lt;/b&gt;, che nulla ha a che spartire con l&apos;originale, gestita da &lt;b&gt;Sylvia Beach&lt;/b&gt; che si trovava al &lt;i&gt;numero 12 di &lt;b&gt;rue de l&apos;Odeon&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, che andremo a visitare piu&apos; avanti nel nostro tragitto. Anche se al suo posto troveremo un grande portone di un condominio con un annesso anonimo negozio di non so che genere di articoli. Una targa affissa al muro, comunque, ricorda che in quel posto &lt;b&gt;Sylvia Beach&lt;/b&gt; pubblico&apos; &lt;b&gt;Ulysse&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;James Joyce&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi innamoro delle viuzze intorno a &lt;b&gt;place Saint-Michelle&lt;/b&gt;, ma il &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; continua, e siamo ancora parecchio indietro rispetto alla tabella di marcia. Proseguiamo lungo &lt;b&gt;quai des Grands Augustins&lt;/b&gt;, famoso per la presenza delle caratteristiche bancarelle dei &lt;a href=&quot;http://chez-edmea.blogspot.it/2011/11/i-bouquinistes.html&quot;&gt;&lt;i&gt;bouquinistes&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; (venditori di libri di seconda mano) che costeggiano l&apos;argine della &lt;b&gt;Senna&lt;/b&gt;. Passiamo davanti alla casa dove &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; visse e completo&apos; il suo capolavoro &lt;b&gt;Guernica&lt;/b&gt;. Ritornando sul &lt;b&gt;boulevard Saint-Germain&lt;/b&gt;, ci troviamo davanti alla statua di &lt;b&gt;Georges Danton&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; tardi. Qualcuno abbandona la passeggiata perche&apos; siamo ormai zuppi d&apos;acqua fino all&apos;ultimo capello. Ma il resto della compagnia va avanti imperterrita, proseguendo su &lt;b&gt;boulevard Saint-Germain&lt;/b&gt;, fino ad arrivare all&apos;&lt;b&gt;Eglise Saint-Germain des Pres&lt;/b&gt;. Di fronte si trova &lt;b&gt;Les Deux Magots&lt;/b&gt;, che &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; cita nel racconto &lt;i&gt;La fame era un&apos;ottima disciplina&lt;/i&gt; di &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/festa_mobile&apos;&gt;Festa mobile&lt;/a&gt;, quando lo evita uscendo dal &lt;b&gt;Lipp&lt;/b&gt; per andare verso casa. &lt;b&gt;Les Deux Magots&lt;/b&gt;, assieme al &lt;b&gt;Cafe&apos; de Flore&lt;/b&gt; che si trova tutt&apos;oggi alle sue spalle, erano due locali a quell&apos;epoca molto frequentati dagli intellettuali.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Altri locali nei dintorni che abbiamo avuto piacere di &apos;scovare&apos; secondo le indicazioni della nostra guida, sono l&apos;&lt;b&gt;Hotel Saint-Germain des Pres&lt;/b&gt; (dove ha soggiornato negli anni trenta &lt;b&gt;Henry Miller&lt;/b&gt;, che a seguito di questa esperienza scrisse &lt;b&gt;Letters to Emil&lt;/b&gt;), &lt;b&gt;Bistrot Le Pre aux Clercs&lt;/b&gt; (frequentato da &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt;), il vecchio &lt;b&gt;Hotel d&apos;Alsace&lt;/b&gt; (dove mori&apos; &lt;b&gt;Oscar Wilde&lt;/b&gt; e soggiorno&apos; &lt;b&gt;Jorge Luis Borges&lt;/b&gt;), l&apos;&lt;b&gt;Hotel d&apos;Angleterre&lt;/b&gt; (dove &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; passo&apos; la sua prima notte quando arrivo&apos; a &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;), l&apos;&lt;b&gt;Hotel d&apos;York&lt;/b&gt; (dove nel 1783 fu firmato il trattato in cui veniva riconosciuta l&apos;indipendenza americana). La serie di locali lungo le viuzze che si intrecciano intorno all&apos;&lt;b&gt;Eglise Saint-Germain&lt;/b&gt; si conclude con l&apos;anonimo &lt;i&gt;cafe&apos;&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Le Comptoir des Saint-Peres&lt;/b&gt;, un tempo meglio noto come &lt;b&gt;Michaud&lt;/b&gt;, famoso perche&apos; era frequentato da &lt;b&gt;Joyce&lt;/b&gt;, come viene descritto anche da &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; in &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/festa_mobile&apos;&gt;Festa mobile&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La luce del giorno viene meno. Facciamo in tempo ad arrivare alla &lt;b&gt;Fointaine des Quate Eveques&lt;/b&gt;, davanti all&apos;&lt;b&gt;Eglise Saint-Sulpice&lt;/b&gt;, resa famosa dal romanzo &lt;a href=&apos;http://www.rocsca.it/blog/entry/il_codice_da_vinci&apos;&gt;Il Codice Da Vinci&lt;/a&gt; di &lt;b&gt;Dan Brown&lt;/b&gt;. Avrei voluto entrare per mettere quanto meno il piede sulla &lt;b&gt;Linea della Rosa&lt;/b&gt;, ma era gia&apos; chiuso. Ci sarebbe stato ancora tanto da vedere. E cosi&apos; ci immettiamo, felici ma con un velo di malinconia, sulla metro che ci porta a &lt;b&gt;Montmartre&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/0a8551b3-581b-4d3c-8192-ffe4ddf84b52&quot; title=&quot;Vista notturna della Tour Eiffel da place du Trocadero&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;155&quot;&gt;Una calda doccia, un po&apos; di &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt;, una cena calorica in uno dei tipici locali intorno all&apos;albergo, e siamo pronti a deliziarci alla vista della &lt;b&gt;Tour Eiffel&lt;/b&gt; in uno sfavillio di luci, da &lt;b&gt;place du Trocadero&lt;/b&gt;. Nulla a che vedere con la vista triste dello stesso monumento, con la luce naturale. Un piacevole momento della giornata che colma di soddisfazione e assopisce i nostri ultimi sogni a &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; l&apos;alba di un ultimo giorno che trascorriamo in questa splendida citta&apos;. La pioggerellina caratterizza ancora la nostra permanenza. Ma nulla influisce sul nostro programma. Un tranquillo giro per l&apos;&lt;b&gt;Ile de la Cite&apos;&lt;/b&gt;, o meglio per quella parte dell&apos;isola che ancora non abbiamo visto. Passiamo davanti al palazzo di giustizia, per arrivare all&apos;estremita&apos; occidentale dell&apos;isola, passando per &lt;b&gt;place Dauphine&lt;/b&gt;, per scattare qualche foto sotto la statua di &lt;b&gt;Enrico IV&lt;/b&gt; a cavallo e sulla attigua cuspide che divide il fiume in due.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/cbef7583-c883-4298-9dc2-d166b6a00899&quot; title=&quot;Passeggiata sul quai meridionale dell&apos;Ile dela Cite&apos;&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;220&quot;&gt;Proseguiamo sul &lt;i&gt;quai&lt;/i&gt; (&apos;&lt;i&gt;banchina&lt;/i&gt;&apos;) meridionale, passando sotto &lt;b&gt;pont Neuf&lt;/b&gt; che, nonostante l&apos;appellativo, e&apos; il ponte piu&apos; vecchio di &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. Bianco per il colore della pietra che lo costituisce, e sontuoso per le curve prorompenti delle sue arcate, scopriamo con immenso piacere l&apos;angolazione della locandina del &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Midnight in Paris&lt;/b&gt; che ritrae il ponte e ci immedesimiamo in una serie di foto con l&apos;illusione di essere per un attimo i protagonisti dell&apos;opera di &lt;b&gt;Woody Allen&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; bello anche ricordare il pranzo, in uno di quei locali tipici intorno a &lt;b&gt;place Saint-Michelle&lt;/b&gt;, a tavola vicino alla vetrata che si affaccia sulla strada di mattonelle di porfido costantemente innaffiate dalle gocce di pioggia che cadono placide e incessanti da un cielo grigio e da un&apos;aria gravida di umidita&apos; che inspiegabilmente rende felici alla vista. E in quel momento non vorresti nulla di diverso. Nemmeno da cio&apos; stai per mangiare. Una zuppa francese con pane raffermo e del &lt;i&gt;beuf du &lt;b&gt;Charolais&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; con caratteristica salsa verde. Avrei voluto anche riuscire a sorseggiare un buon vino rosso della &lt;b&gt;Bourgogne&lt;/b&gt;. Ma se ne riparlera&apos; in una &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt; di un&apos;altra vita.&lt;/p&gt;

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    <title>Estate in Sicilia</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Sat, 5 May 2012 14:33:36 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;Non ci avrei scommesso molto su questa vacanza, ma mi sono dovuto ricredere. Un biglietto aereo di andata con destinazione &lt;b&gt;Palermo&lt;/b&gt; e uno di ritorno con partenza dall&apos;aeroporto di &lt;b&gt;Trapani&lt;/b&gt; era quanto di sicuro c&apos;era ad una settimana dalla partenza. Mentre, per il resto, tanta riluttanza rafforzata anche da un morboso attaccamento ai pensieri che quotidianamente ci assalgono fino quasi ad affossarci.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In questo clima di scoramento, pochi erano stati i punti che mi ero prefissato come mete da visitare negli otto giorni di soggiorno siciliano. La &lt;b&gt;Riserva dello Zingaro&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt; erano i posti che nelle poche volte che avevo parlato in giro di questa vacanza, erano venuti fuori. E non riuscivo a rendermi conto del valore paesaggistico e culturale che queste poche mete potevano ricoprire. Tant&apos;e&apos; che mi sforzavo di pensare a come impiegare il tempo rimanente della mia vacanza. E mi convincevo che lo avrei riservato a oziare sulla prima spiaggia che mi sarebbe capitata a portata di mano o ovunque chi mi ha dato ospitalita&apos; mi avrebbe permesso di farlo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma la &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt; e&apos; terra di persone di cuore e di gente verace, con la preuccupazione di farti sentire di casa e con l&apos;orgoglio che prova per la propria terra che la spinge a suggerire sempre nuove mete e nuovi posti incantevoli da far vedere ai propri ospiti. Ma non solo. Nuovi piatti e sapori, usanze e tradizioni. E tanto altro. Insomma, la &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt; vista in quei giorni mi e&apos; parsa di essere come un nuovo mondo. L&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; che pensi che sia finita e non ha piu&apos; niente di nuovo da farti vedere dopo anni e anni che ci giri dentro, ti sbalordisce regalandoti ancora altre e piu&apos; grandi bellezze.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Cala Azzurra, Guidaloca e Baglio di Scopello&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/9bcd3ac2-e6a3-4b94-a9c6-950b4c6f3693&quot; title=&quot;Cala Azzurra di Scopello&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;In quel paradiso di posto dove sono stato ospite per alcuni giorni, bastava attraversare la strada e scendere giu&apos; per qualche centinaio di metri attraverso dei sentieri, per arrivare alla &lt;b&gt;Cala Azzurra&lt;/b&gt;. Per giungere sul fazzoletto di spiaggia che riserva la caletta, e&apos; poi necessario attraversare un tratto roccioso e mettere per qualche metro i piedi nell&apos;acqua poco profonda e cristallina di quel mare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un paradiso, dunque, sia al di la&apos; della strada che al di qua. Le piante che circondavano la casa in legno con pavimento in pietra grezza e la attigua cucina circondata da muri con decorazioni in pietra di pregevole gusto, con una copertura leggera e senza infissi per lasciar passare la piacevole brezza marina per tutto l&apos;arco della giornata, davano un senso di inconsistenza tra i confini sempre piu&apos; netti che oggi demarcano gli artefatti rifugi dell&apos;uomo, dalla natura.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E tutto si confondeva tra cio&apos; che era dentro e cio&apos; che era fuori. L&apos;amaca, le brecce che tracciavano il vialetto, la palma, i due cani che avresti voluto far scomparire con uno schiocco di dita, e il sontuoso pino illuminato per tutta la notte da un fascio di luce verde bottiglia. Le sdraio in legno venghe&apos;, abbinate al tavolino e alle sedie del giardino, avrei voluto che piu&apos; spesso fossero il mezzo per riconsegnarmi un pizzico del tanto agognato &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/67a05af4-a191-403a-97a5-9236a9da8b05&quot; title=&quot;Spiaggia di Guidaloca&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;E&apos; tardo pomeriggio e fare quattro passi a piedi piu&apos; in la&apos; fino alla spiaggia di &lt;b&gt;Guidaloca&lt;/b&gt; e&apos; un piacere raffinato. Non ha niente di speciale quella spiaggia. Ma ogni posto di mare in una sera di piena estate, quando e&apos; sicuro di non trovarci piu&apos; la calca e un piacevole alito di vento salato puo&apos; accarezare le pelli bruciate dal sole della giornata appena trascorsa, acquisisce un valore che non ha prezzo. E ce lo siamo goduti tutto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Piu&apos; tardi in macchina ci siamo spinti fin su al centro di &lt;b&gt;Scopello&lt;/b&gt;. Sulla collinetta dominata dall&apos;omonimo baglio (&lt;b&gt;Baglio di Scopello&lt;/b&gt;), antica residenza di caccia di &lt;b&gt;Ferdinando III di Borbone&lt;/b&gt;, a cui da poco e&apos; stato ridato il suo nome originario &apos;&lt;b&gt;Real Sito di Scopello di SM il Re Ferdinando III Re di Sicilia&lt;/b&gt;&apos;. Gia&apos; l&apos;aver ritrovato una simile struttura rievocativa dell&apos;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; divisa&lt;/i&gt;, e ancor di piu&apos; con il salto all&apos;indietro fatto con la rinominazione del sito borbonico, e&apos; stata come una conferma dentro me che i fanatismi separatisti non sono solo localizzati e attivi nel nord della penisola. E l&apos;averlo realizzato mi ha suscitato inquietudine.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma a parte questo, dentro al baglio e all&apos;esterno, sulla piazzetta lastricata in pietra e su cui irrompe un antico abbeveratorio, un considerevole numero di gruppi di giovani e turisti in generale, pronti a partire o reduci dalla traversata della vicina &lt;b&gt;Riserva dello Zingaro&lt;/b&gt;, rendevano ancora piu&apos; piacevole la gia&apos; gradevole permanenza in questo borgo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Riserva dello Zingaro, Castellammare del Golfo e &apos;&lt;i&gt;acqua caura&lt;/i&gt;&apos; di Alcamo&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/a07d3fa6-ea20-4c62-a39f-78876060453f&quot; title=&quot;Riserva Naturale Orientata dello Zingaro&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;173&quot;&gt;La nostra ispezione nella &lt;b&gt;Riserva Naturale Orientata dello Zingaro&lt;/b&gt; era partita con ben altri presupposti. I circa sette chilometri del sentiero costiero, non avrebbero dovuto portarci via molto tempo per attraversarlo, considerando anche le piacevoli soste in ciascuna delle quattro calette principali su cui e&apos; possibile soffermarsi e fare un bel bagno ricostituente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Perche&apos; portarci dell&apos;acqua quindi? &apos;Piu&apos; leggeri si e&apos; e meno fatica si fa&apos; pensavo io. E poi arrivati all&apos;&lt;b&gt;Ingresso Nord&lt;/b&gt; avremmo trovato un modo per arrivare a &lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt; per passare il resto della giornata in ozio. La sera si sarebbe potuto ritornare in &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; a &lt;b&gt;Castellammare del Golfo&lt;/b&gt;, prendendo una delle due corse  giornaliere che collegano i due centri, a seconda di quanto sarebbe stato di nostro gradimento rimanere a &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt;. Ma le cose non sono andate cosi&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ingresso lascia pensare ad una piacevole passeggiata attraverso dei comodi sentieri. Dopo la galleria che e&apos; simbolo della riserva, visto che segna il primo passo della costruzione della litoranea &lt;b&gt;Scopello-San Vito Lo Capo&lt;/b&gt; e anche la vittoria della volonta&apos; dei cittadini che hanno desiderato lasciare intatto questo magnifico tratto di costa, il sentiero diventa ben piu&apos; scosceso e faticoso da percorrere. La vegetazione diventa anche molto piu&apos; rada - salvo tratti che attraversano oasi in cui la vegetazione si rinvigorisce e si possono ammirare degli esemplari vegetali tipici e molto rari.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poco piu&apos; avanti si incontrano le prime discese a mare. La costa della riserva e&apos; frastagliata e accessibile per lunghi tratti solo via mare. Eccezion fatta per le quattro calette (&lt;b&gt;Cala Capreria&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Cala della Disa&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Cala dell&apos;Uzzo&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Cala Tonnarella&lt;/b&gt;) per cui esistono delle variazioni del percorso costiero che permettono l&apos;accesso ad esse.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E anche se gli operatori all&apos;ingresso ci hanno detto che tra tutte le calette la piu&apos; degna di un bagno era &lt;b&gt;Cala della Disa&lt;/b&gt;, non abbiamo resistito a soffermarci gia&apos; a &lt;b&gt;Cala Capreria&lt;/b&gt;. Uno spettacolo, e a giustificarlo era anche la quasi impossibilita&apos; di trovare un ritaglio di spiaggia ghiaiosa dove stendere i nostri teli. In acqua pero&apos; lo spazio c&apos;era. E la piacevolezza di stare ammollo ci ha fatto godere persino della folla che sovrastava quel piccolo paradiso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dura la risalita e duro riprendere il cammino, anche perche&apos; il sole si era alzato ancor piu&apos; e picchiava oramai perpendicolarmente su lunghi tratti di selciato. Era scontato quindi che ci saremmo fermati alla prossima occasione propizia. Che ci si e&apos; presentata qualche centinaio di metri piu&apos; avanti, con il &lt;b&gt;Museo della manna&lt;/b&gt;. La sosta, oltre ad essere salutare, e&apos; stata anche interessante da un punto di vista culturale. &lt;b&gt;Pino&lt;/b&gt;, il custode dei locali che ospitano questa esposizione, ci ha dato delle interesssanti delucidazioni su questa linfa che si estrae in un particolarissimo periodo dell&apos;anno dai frassini presenti in questo tratto di riserva. La sua arte e&apos; quella di praticare l&apos;intaglio nella corteccia dei frassini che permette alla manna di fuoriuscire ed essere cosi&apos; raccolta per essere lavorata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Eravamo gia&apos; consapevoli che non saremmo andati oltre la prossima caletta. E visto anche che  &lt;b&gt;Cala della Disa&lt;/b&gt; era veramente magica come ci avevano descritto, ci siamo rimasti a lungo prima di tornare tutto d&apos;un fiato verso l&apos;&lt;b&gt;Ingresso Sud&lt;/b&gt; della riserva.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/e0f26e6d-3fac-4b08-ab15-ed6369de7d4b&quot; title=&quot;Porto di Castellammare del Golfo&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;190&quot;&gt;Un pomeriggio d&apos;estate non e&apos; mai stato cosi&apos; corto, passato a non far nulla tra il lettino e l&apos;amaca all&apos;ombra di due piccoli ulivi sotto il pino secolare che impereggiava nell&apos;ampio giardino. E poi, la potatura della palma nana e&apos; un mestiere che ho sentito subito mio. Un giro in centro a &lt;b&gt;Castellammare del Golfo&lt;/b&gt; per prenotare una minicrociera per &lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt; del giorno dopo. Tanta vita e tanto fascino nei pressi del porto di questa citta&apos;, dominato dal &lt;b&gt;Castello Arabo-Normanno&lt;/b&gt; collocato sul promontorio che si sporge sul mare, quasi a metter paura a qualunque navigante un tempo osava avvicinarsi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Con le ultime luci del giorno, ci rechiamo verso la vicina &lt;b&gt;Alcamo&lt;/b&gt; per un salutare bagno all&apos;&apos;&lt;i&gt;acqua caura&lt;/i&gt;&apos; ovvero alle &lt;b&gt;Acque Calde di Alcamo&lt;/b&gt;. Si tratta di un rigagnolo di acque termali dove si formano delle pozze in mezzo alla natura, in cui molte persone vanno per immergersi e beneficiare degli effetti terapeutici di tali acque. In realta&apos;, &lt;b&gt;Andrea&lt;/b&gt; ci ha spiegato che questo corso d&apos;acqua e&apos; famoso in quanto, poco piu&apos; su, diventa un frequentatissimo ritrovo per &lt;i&gt;gay&lt;/i&gt;. Cosa che abbiamo appurato dopo la mezzoretta che abbiamo trascorso a bagno, andando via, spingendoci qualche centinaio di metri piu&apos; su lungo la strada che costeggia il ruscello per fare manovra con la macchina e tornare indietro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; sera inoltrata quando rientriamo e per cena optiamo per qualcosa di veloce e di tipico. &lt;b&gt;Pane con le panelle&lt;/b&gt;, le tipiche frittelle palermitane fatte farina di ceci, &lt;b&gt;&lt;i&gt;stigghiola&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (spiedino arrostito fatto con budella di agnello aromatizzate con prezzemolo e cipolla) e birra a volonta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Minicrociera da Castellammare del Golfo a San Vito Lo Capo&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;indomani la nostra giornata inizia ancora con qualcosa di tipico ovvero una ricca colazione con le &lt;b&gt;Iris&lt;/b&gt;, tipici dolci siciliani farciti di una squisita crema alla ricotta, con gocce di cioccolato. Poi direzione porto, dove la &lt;b&gt;Leonardo Da Vinci&lt;/b&gt; era oramai al limite della capienza per iniziare la minicrociera fino a &lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt;. Mancavamo solo noi e pochi altri, e il simpaticissimo &lt;b&gt;Capitano Sandro&lt;/b&gt; aveva gia&apos; la lista degli ospiti in mano pronto per chiamare l&apos;appello.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lasciando il porto e seguendo la costa verso &lt;b&gt;Ovest&lt;/b&gt;, si ha subito la possibilita&apos; di vedere questa bellissima cittadina da un punto di vista spettacolare che il capitano ci ha indicato come &lt;i&gt;porta di &lt;b&gt;Castellammare&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; e la motivazione di cio&apos; e&apos; antica. Infatti, quando gli stranieri arrivavano via mare, l&apos;attraversamento di questa scogliera dava l&apos;accesso alla vista del &lt;b&gt;Castello Arabo-Normanno&lt;/b&gt; e del porto, e di tutta la cittadina le cui costruzioni si arrampicavano tutt&apos;intorno fin su le pendici del &lt;b&gt;Monte Inici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguendo lungo la costa l&apos;imbarcazione si e&apos; fermata in piu&apos; punti caratteristici. Tra gli altri mi e&apos; rimasto impresso la &lt;b&gt;Grotta delle Colombe&lt;/b&gt;, non tanto per la bellezza ma per la capacita&apos; umana di ricamarci sopra delle leggende che hanno a dir poco del bizzarro. Si tramanda che le donne che riescono a contare dieci colombe dentro la grotta, entro l&apos;anno troveranno marito. Non c&apos;e&apos; dubbio che il racconto e&apos; simpatico, ma molto piu&apos; divertente e&apos; stato ammirare le persone che cercavano aggrapparsi a questo detto e contare le dieci colombe, anche se visibilmente non ce ne erano piu&apos; di quattro o cinque al massimo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il nostro viaggio in barca prosegue costeggiando tutta la costa dello &lt;b&gt;Zingaro&lt;/b&gt;. Dal mare e&apos; possibile ammirare il paesaggio unico della riserva e la vegetazione che quasi inspiegabilmente a sprazzi prende vigore nella cornice unica tracciata dal &lt;b&gt;Monte Speziale&lt;/b&gt;, desolatamente brullo e arido e spoglio, ma forse proprio per questo ancora piu&apos; carico di fascino e di una bellezza unica di questa terra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Passata la riserva, dopo la sosta davanti alla &lt;b&gt;Cala Leone&lt;/b&gt; e un meritato bagno con relativi tuffi dalla motonave (che mi sono costati consapevolmente la perdita di una lente corneale), il &lt;b&gt;Capitano Sandro&lt;/b&gt; ci avvisa che di fronte a noi c&apos;e&apos; la &lt;b&gt;Tonnara del Secco&lt;/b&gt;, posto reso famoso anche per essere stata teatro dell&apos;episodio &apos;&lt;b&gt;Il giro di boa&lt;/b&gt;&apos; della serie televisiva &apos;&lt;b&gt;Il commissario Montalbano&lt;/b&gt;&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/bfa7c343-271b-4de1-908f-6e3cdd9a6e6c&quot; title=&quot;San Vito Lo Capo&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;298&quot;&gt;Il sole alto, con i raggi che scendevano quasi dritti sulle nostre teste, la giornata particolarmente chiara e il paesaggio spoglio e arso di queste zone, acquisivano un fascino sempre piu&apos; irresistibile man mano che ci avvicinavamo alla nostra destinazione. E la vista della spiaggia di &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt; che si e&apos; aperta alla nostra sinistra dopo aver superato l&apos;enorme montagna i cui costoni rocciosi a strapiombo sul mare assumono la strana forma del profilo della testa di un gigantesco elefante, penso che a pochi non abbia suscitato desiderio. Desiderio di esser la&apos;, di sentire la sabbia e i raggi del sole. E di tanto in tanto immergersi in quelle acque chiare che, per opera della sabbia bianchissima dei bassi fondali, riflettevano un celeste incredibilmente intenso che trasmetteva una senzasione di piacevole calore e di candore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Da li&apos; a poco abbiamo attraccato nel porticciolo turistico. Una visita veloce nella chiesa di &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt;, con tanta fede e un pizzico di superstizione. Poi uno spuntino veloce in un &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; che da&apos; sulla piazza e una granita che in quel contesto di caldo secco e senza ombre, di case bianche assimilabili a parallelepipedi senza una piu&apos; specifica connotazione, se non fosse per i colori irrompenti dei loro infissi e per i vasi colmi di fiori colorati che soventemente le ornano, assumeva un fascino che mi sembrava di trovarmi in un &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; degli anni settanta, del genere di &lt;b&gt;La ragazza con la pistola&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le rimanenti ore trascorse in questo incantevole borgo di &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt; le abbiamo passate in spiaggia. Facendo difficolta&apos; a scegliere se stare in acqua o sulla sabbia, tanto che era invitante starci dall&apos;una o dall&apos;altra parte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il rientro me lo sarei immaginato monotono. Alla fine dovevamo ripercorrere la via dell&apos;andata, al contrario. Ma il diverso orientamento del sole ce l&apos;ha fatta sembrare come un tragitto nuovo, o forse semplicemente ce l&apos;ha resa piacevole da vedersi come se fosse la priva volta che l&apos;attraversavamo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/77055cdd-bdac-48f2-97f6-227018939fb0&quot; title=&quot;Tonnara di Scopello&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Questa volta ci siamo fermati di fronte alla &lt;b&gt;Tonnara di Scopello&lt;/b&gt; e ai &lt;b&gt;Faraglioni&lt;/b&gt; che quasi la ingabbiano. Il borgo e&apos; incantevole. Ed e&apos; incredibile il solo pensiero che sia proprieta&apos; privata e che l&apos;accesso al mare di un pezzo di costa della nostra &lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; che avrebbe dovuto essere pubblico demanio, debba essere regolamentato dallo scambio di denaro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Comunque, il &lt;b&gt;Capitano Sandro&lt;/b&gt; ci informava dalla voce d&apos;altri tempi che si diffondeva dal megafono che aveva in mano, un po&apos; a mo&apos; di indovinello e un po&apos; a mo&apos; di insegnante delle scuole elementari che porta in gita la sua scolaresca, che la vista che avevamo di fronte a noi era stato teatro di alcune scene di &lt;b&gt;Ocean Twelve&lt;/b&gt; che hanno visto impegnate &lt;i&gt;star&lt;/i&gt; del calibro di &lt;b&gt;Brad Pitt&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Catherine Zeta-Jones&lt;/b&gt;. Non vi descrivo la fierezza del capitano nel raccontarci questi &lt;i&gt;gossip&lt;/i&gt;. Nemmeno minimamente intaccata dall&apos;ironia a volte imbarazzante di alcuni turisti dall&apos;aria particolarmente leggiadra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;arrivo in porto non ha affatto cancellato la magia delle piacevoli sensazioni provate in questa giornata, perche&apos; &lt;b&gt;Castellammare&lt;/b&gt;, in un tipico tardo pomeriggio d&apos;estate, quando la gente comincia a girare per le vie adiacenti al porto e i tavoli dei locali tutt&apos;intorno cominciano a riempirsi, ha un&apos;aria davvero speciale che ti viene voglia di contiunuare a viver quei posti senza un attimo di pausa. Senza fermarti per una doccia che ti porta via il sale. Senza ritornare a casa e cenare. Senza farti mettere un abito che ti conforma agli altri e avere cosi&apos; il lasciapassare per tornare in centro e sentirti solo uno dei tanti. Ma poi cedi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/00327eb3-05de-4fa2-9cf9-aba5282f06df&quot; title=&quot;Spiaggia di San Vito Lo capo&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;151&quot;&gt;La notte fonda per le vie di &lt;b&gt;Castellammare&lt;/b&gt; mi ha regalato, contro tutti i pronostici, un risveglio dolce e desideroso di continuare, mantenendo quei ritmi frenetici, a vedere e vivere i momenti di questa vacanza istante per istante. E cosi&apos; sono tornato ancora a &lt;b&gt;San Vito Lo Capo&lt;/b&gt; con amici. Ma c&apos;e&apos; ancora qualcosa di nuovo. Dopo la riserva e dopo la crociera, la novita&apos; e&apos; l&apos;aver raggiunto &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt; attraverso la strada asfaltata. Se si pensa ai soli setti chilometri di costa che dividono &lt;b&gt;Scopello&lt;/b&gt; da &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt;, che possono diventare venti, ma non piu&apos;, quelli che separano i centri di &lt;b&gt;Castellammare&lt;/b&gt; e di &lt;b&gt;San Vito&lt;/b&gt;, diventano quaranta e rotti se percorsi lungo l&apos;unica striscia d&apos;asfalto che collega i due comuni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora una giornata chiara, soleggiata e un&apos;aria salina che non vorresti mai smettere di inalare. Sdraiarsi sulla distesa bianca e morbida, scottarsi al sole e poi andare ad idratarsi nel vicino specchio d&apos;acqua, e&apos; un piacere che il ripetersi sistematico a cicli regolari, non sminuisce. E prosegue fino a sera tarda. Quando l&apos;imbrunire accende i contorni che demarcano i confini che separano la volta celeste dalla terra e dal mare, di un rosso fuoco che si sfuma e si perde nell&apos;azzurro carico del cielo che si appresta ad assumere i colori della notte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; l&apos;ora giusta, per una partita a pallavolo o a calcio sulla sabbia. E poi un bagno e una doccia fresca. Un trancio di pizza e una coca diventano la pietanza piu&apos; gradita per cena, in tali contesti. Come piacevole e&apos; sedersi in cerchio e cominciare a parlare di argomenti disparati, che mettono a confronto persone con diverse origini e diverse tradizioni. Diversi stili di vita e punti di vista. A volte anche che si trovano di fronte per la prima volta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/e4111440-1fe5-42c7-82e7-d86511b81e7d&quot; title=&quot;Spiaggia di San Vito Lo Capo all&apos;imbrunire&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi si fece tardi. In macchina avevamo tutti il ricambio per la sera. In programma c&apos;era il &lt;b&gt;Summer Music Festival&lt;/b&gt;, un appuntamento con una partecipazione di nomi discretamente importanti sullo scenario musicale nazionale e internazionale. Lo spettacolo si svolgeva sull&apos;ampia spiaggia, ed e&apos; stata questa la cosa che per me rendeva un tantino eccitante parteciparvici. L&apos;eccitazione si impenno&apos; invece quando, finito il &lt;i&gt;festival&lt;/i&gt;, ebbe inizio l&apos;evento per me piu&apos; atteso del programma previsto per la &lt;b&gt;Notte Bianca&lt;/b&gt; che quella sera si stava tenendo. E come lo era per me, lo era per pochi altri. E in un battibaleno ci siamo trovati sotto il palco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/0fc8f8fa-2b20-47b8-85b3-81fc522b553a&quot; title=&quot;Pau Dones durante il concerto dei Jarabe de Palo alla Notte Bianca di San Vito&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;180&quot;&gt;Poco male, se si pensa che da li&apos; a poco ci saremmo trovati di fronte ai &lt;b&gt;Jarabe de Palo&lt;/b&gt;, trainati dal mitico &lt;b&gt;Pau Dones&lt;/b&gt;. E non lo dico perche&apos; adesso l&apos;ho visto. Ma perche&apos; al di la&apos; dell&apos;artista, e&apos; stata sempre una persona che a mio parere suscita trasparenza, spontaneita&apos; e originalita&apos; che nel mondo della musica, a certi livelli, non si trova. Che si tratta di personaggi particolari e&apos; chiaro, basti ricordare che dal 2008 hanno divorziato dalla propria casa discografica per forndarne una propria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il concerto e&apos; andato avanti fino a notte fonda, ma sempre piacevole per l&apos;ottima musica e i piacevoli intramezzi in un italiano piuttosto stentato - ma non per questo meno apprezzato - di &lt;b&gt;Pau Dones&lt;/b&gt;. Veramente memorabile la conclusione del concerto con &lt;b&gt;La flaca&lt;/b&gt;, il pezzo che li ha lanciati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Notte Bianca&lt;/b&gt; e&apos; proseguita con la discoteca in spiaggia. Fatto che potrebbe essere non meritevole di segnalazione, se non perche&apos; e&apos; stato un importante segnale di apertura, di creare un elemento di socializzazione, di prestare attenzione verso le giovani generazioni. E questo mi ha fatto ammirare chi si e&apos; impegnato a organizzare in tal modo l&apos;evento. Perche&apos; ha dimostrato di saper cogliere e di saper dare il giusto &lt;i&gt;focus&lt;/i&gt; a chi si appresta ad affacciarsi sul mondo, quando la maggior parte dei &apos;meno giovani&apos; tralascia irresponsabilmente aspetti come questo. E a conferma dell&apos;attenzione per i giovani da parte di chi ha permesso quest&apos;evento, c&apos;era una distesa di tende da campeggio che ricoprivano le spiagge su cui si affaccia il lungomare. In quel momento un forte desiderio di trovarmi tra loro con vent&apos;anni in meno, si e&apos; trasformato in una sottile e malinconica stretta al cuore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Palermo e Erice&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per andare a &lt;b&gt;Palermo&lt;/b&gt; abbiamo bisogno di essere accompagnati da una persona che ci si sa muovere dentro. Nulla di meglio della compagnia di &lt;b&gt;Ninuccio&lt;/b&gt;. Un uomo speciale nella sua semplicita&apos;. Un anticonformista dalla nascita, mi sembra di capire. Suona in un gruppo e costruisce delle bellissime collane con dei belissimi minerali sapientemente accostati. Segno della vena artististica che risiede in lui. E veste con delle lunghe camicie che ricordano un abbigliamento nordafricano. E&apos; un cittadino mediterraneo. E&apos; un individuo aperto, che favorisce l&apos;integrazione dei popoli ed e&apos; per lo scambio delle culture.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Seduti ad un &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt;, un pomeriggio torrido di una domenica, nei pressi della stazione dei treni, &lt;b&gt;Ninuccio&lt;/b&gt; parla, e questi aspetti vengono fuori e mi affascinano, come mi affascinano i discorsi dell&apos;essere umano che ha affrontato situazioni difficili e ha coltivato sogni. Tra tutti, &lt;b&gt;Lotta Continua&lt;/b&gt;. Oggi non si batte. Ma racconta serenamente e con una dignita&apos; ben al di sopra della media, a chi vuol ascoltare. A chi non ha pregiudizi e chi vuol farsi un&apos;opinione di come siamo il risultato del nostro passato prossimo. E un&apos;opinione per partecipare alla costruzione del nostro futuro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sulla via del rientro i discorsi si fanno piu&apos; leggeri ma, anche dopo essermi fatto sfuggire tutto di &lt;b&gt;Palermo&lt;/b&gt;, non passo indifferente davanti agli obelischi ai margini dell&apos;&lt;b&gt;Autostrada Palermo-Mazara del Vallo&lt;/b&gt;, nei pressi di &lt;b&gt;Capaci&lt;/b&gt;, che segnano il punto dove il giudice &lt;b&gt;Giovanni Falcone&lt;/b&gt; venne fatto saltare in aria insieme alla moglie e a due guardie del corpo. Nell&apos;indifferenza di migliaia di macchine che in un senso e nell&apos;altro sfrecciano ogni giorno, io ho provato un brivido al pensiero della trappola diabolica che e&apos; stata tesa per far tacere per sempre quell&apos;uomo che ad alta voce coltivava un sogno condiviso da gran parte degli uomini e che il piu&apos; delle volte codardamente segregano nella loro mente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/748b7d9d-c164-47b4-a8e1-75ffd269ae35&quot; title=&quot;Torretta Pepoli&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;304&quot;&gt;E&apos; pomeriggio tardo, e come spesso e&apos; accaduto in questi giorni, abbiamo lasciato spazio alla nostra schiettezza davanti ad un boccale appannato di freschissima birra bionda, prima di andare a visitare &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt;. Ci siamo quindi inerpicati sul monte omonimo che sovrasta &lt;b&gt;Valderice&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Est&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Trapani&lt;/b&gt; ad &lt;b&gt;Ovest&lt;/b&gt;, e sulla cui sommita&apos; si trova il borgo antico del paese. La prima vista davanti a noi ci ha presentato le &lt;b&gt;Torri del Balio&lt;/b&gt;, le imponenti torri edificate dai &lt;b&gt;Normanni&lt;/b&gt; e ricostruite dal &lt;b&gt;conte Pepoli&lt;/b&gt; alla fine del 1800. Tale conte fece costruire anche la torretta che da lui prende il nome (&lt;b&gt;Torretta Pepoli&lt;/b&gt;) che si erge su una piattaforma rocciosa sul costone ai piedi delle &lt;b&gt;Torri del Balio&lt;/b&gt;. Aggirando le &lt;b&gt;Torri del Balio&lt;/b&gt;, si percorre il &lt;b&gt;Giardino del Balio&lt;/b&gt;, anche questo voluto dal &lt;b&gt;conte Pepoli&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Era gia&apos; l&apos;imbrunire quando abbiamo finito di attraversare il &lt;b&gt;Giardino del Balio&lt;/b&gt; per trovarci sulla balconata antistante. Poco male visto il bellissimo tramonto che da lassu&apos; si ammira su &lt;b&gt;Trapani&lt;/b&gt; e sul mare di fronte a essa, con le sagome di &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Marettimo&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Levanzo&lt;/b&gt; che si delineano sullo sfondo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/97c23357-aaa3-4072-b22f-fe2de07c3b59&quot; title=&quot;Castello di Venere&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;187&quot;&gt;Allontanandosi dalla vista panoramica sulle &lt;b&gt;Egadi&lt;/b&gt; che volge a &lt;b&gt;Ovest&lt;/b&gt;, e percorrendo la balconata che rende l&apos;idea del perche&apos; nei secoli in molti furono a volersi insediare ad &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt;, si arriva alla scalinata che porta al &lt;b&gt;Castrum Montis Sanctis Juliani&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Castello di San Giuliano&lt;/i&gt;), nel cortile del quale all&apos;inizio del secolo scorso e&apos; stato rinvenuto il &lt;b&gt;Tempio della Venere Ericina&lt;/b&gt;. Il castello risale ai tempi dei &lt;b&gt;Normanni&lt;/b&gt; e occupa la sommita&apos; del paese. I &lt;b&gt;Normanni&lt;/b&gt; battezzarono l&apos;attuale &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt; con il nome &apos;&lt;b&gt;Monte San Giuliano&lt;/b&gt;&apos; (e tale rimase fino all&apos;inizio del secolo scorso), in onore del santo che la leggenda narra averli aiutati a vincere la battaglia che sanci&apos; l&apos;estromissione dei &lt;b&gt;Saraceni&lt;/b&gt;. Il castello prende il nome quindi dall&apos;antico nome della citta&apos;, anche se ci riferisce normalmente ad esso come al &lt;i&gt;Castello di Venere&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vista l&apos;ora, non e&apos; stato possibile accedere ai resti del tempio, ma le poche notizie che ho potuto raccogliere tanto mi hanno fatto immaginare sul fascino storico di &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima dei &lt;b&gt;Normanni&lt;/b&gt; e dei &lt;b&gt;Saraceni&lt;/b&gt; infatti, la citta&apos; era stata occupata dai &lt;b&gt;Bizantini&lt;/b&gt; e prima ancora dai &lt;b&gt;Romani&lt;/b&gt;. E proprio i &lt;b&gt;Romani&lt;/b&gt; erano gli adoratori della &lt;b&gt;Venere Eracina&lt;/b&gt; e fecero del &lt;b&gt;Tempio di Venere&lt;/b&gt; il loro luogo di culto. Secondo la mitologia, il tempio era stato eretto da &lt;b&gt;Eryx&lt;/b&gt;, figlio di &lt;b&gt;Afrodite&lt;/b&gt; e dell&apos;argonauta &lt;b&gt;Bute&lt;/b&gt; nonche&apos; fondatore della citta&apos;, in onore della madre. Tra l&apos;altro &lt;b&gt;Enea&lt;/b&gt; scelse i pressi del tempio per seppellire il padre &lt;b&gt;Anchise&lt;/b&gt; prima di dirigersi verso le coste laziali dove fondo&apos; &lt;b&gt;Roma&lt;/b&gt;. Tornando ancora piu&apos; indietro nel tempo, da alcuni studi e&apos; venuto fuori che il tempio era stato costruito dai &lt;b&gt;Fenici&lt;/b&gt; in onore di &lt;b&gt;Astarte&lt;/b&gt;. Quello che si pensa e&apos; che tutte queste divinita&apos; coincidono con la &lt;b&gt;Dea dell&apos;Amore e della Fertilita&apos;&lt;/b&gt; e che il &lt;i&gt;culto della Dea&lt;/i&gt; sia la religione che accomuna tutti questi popoli che si susseguirono ad &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo del castello, &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt; ci parla ancora della &lt;b&gt;Dea dell&apos;Amore e della Fertilita&apos;&lt;/b&gt; nella piazza che ospita la &lt;b&gt;Fontana di Venere&lt;/b&gt;. E&apos; affascinante l&apos;evocazione di un culto intenso forse ancor piu&apos; delle religioni che oggi si praticano sempre con minor fede. Ed e&apos; affascinante l&apos;ambiente intorno alla piazza, ricco di mura antiche fenicie e di piante che armonizzano il tutto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/96d5ac3e-1a78-4ad3-abe7-0901f8eb3467&quot; title=&quot;Chiesa matrice di Erice&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;255&quot;&gt;La nostra camminata prosegue per le vie dell&apos;accogliente centro storico, passando davanti al &lt;b&gt;Centro Ettore Majorana&lt;/b&gt;, istituto &lt;i&gt;post-universitario&lt;/i&gt; voluto da &lt;b&gt;Antonino Zichichi&lt;/b&gt;. Quindi ci soffermiamo davanti alla chiesa matrice che risale a XV secolo, il cui portale e&apos; caratterizzato da un annesso piccolo portico, detto &apos;&lt;i&gt;gibbena&lt;/i&gt;&apos;, e dall&apos;arco sovrastante in un particolare stile gotico caratteristico del posto (&apos;&lt;i&gt;gotico chiaramontano&lt;/i&gt;&apos;).  &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per chiudere l&apos;&apos;&lt;i&gt;esperienza ericina&lt;/i&gt;&apos;, ci fermiamo in una tipica forneria dove posso avere il gran piacere di assaggiare il tipico dolce di &lt;b&gt;Erice&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;Genovese&lt;/b&gt;. Si tratta di un medaglione di pastafrolla, ripeno di crema pasticcera e ricoperto di zucchero a velo, che, servito caldo, e&apos; un piacere del palato che e&apos; un peccato perdersi. La domanda che mi sono posto, trascorsa l&apos;estasi della degustazione, e&apos; perche&apos; si chiama &apos;&lt;b&gt;Genovese&lt;/b&gt;&apos;. Penso che rimarra&apos; un segreto nel cuore di quella donna che trascorse in convento la giovane eta&apos; e la&apos; apprese la ricetta che oggi rende piu&apos; dolce la vacanza di molti turisti che scelgono di visitare questo angolo di &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Segesta, Calatafimi e Custonaci&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A dire il vero &lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt; non era uno dei posti che mi ero prefissato di vedere. Qualcuno me lo aveva suggerito e, tutto sommato, il tempo c&apos;era per cui mi sono convinto che andarci non portava via del tempo che avrei dovuto dedicare a qualcosa che era nei piani di queste vacanze. La mattinata limpida e calda, e con essa il girovagare in macchina per le strade di provincia che si districano tra i colli e i monti aspri, tipici della natura siciliana, risultavano in una leggerezza che predisponeva a tutto. Giunti sul luogo archeologico, la prima cosa che non passa certo inosservata e&apos; il maestoso tempio dorico (&lt;b&gt;Tempio di Segesta&lt;/b&gt;) che sovrasta uno dei colli della zona e resiste intatto a secoli di storia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/c48adcc0-00d2-4515-b6cc-dc9921b9a847&quot; title=&quot;Tempio di Segesta&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;283&quot;&gt;Si sospetta che il &lt;b&gt;Tempio di Segesta&lt;/b&gt; non sia pero&apos; mai stato ultimato per la mancanza del tetto e della realizzazione della cella, apparentemente appena iniziata. Ma anche per la presenza delle imbragature che ancora oggi avvolgono le architravi. La motivazione dell&apos;incompletezza e&apos; da ricercarsi in leggende e testimonianze tramandate dall&apos;anichita&apos;, che risultano del tutto verosimili.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt; e&apos; stata fondata dagli &lt;b&gt;Elimi&lt;/b&gt;, il popolo costituito in parte da profughi di &lt;b&gt;Troia&lt;/b&gt; e in parte da &lt;b&gt;Liguri&lt;/b&gt;. L&apos;origine &apos;non greca&apos; e&apos; stata il motivo per cui &lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt; e&apos; stata sempre in contrasto con &lt;b&gt;Selinunte&lt;/b&gt; (citta&apos; greca della &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt; sud-occidentale anch&apos;essa all&apos;epoca molto fiorente). E da una di queste diatribe ne e&apos; derivata l&apos;invocazione dei &lt;b&gt;Greci&lt;/b&gt; da parte degli &lt;b&gt;Elimi&lt;/b&gt; in loro difesa. Per onorare tale presenza fu stabilita l&apos;edificazione di questo tempio greco. Tuttavia, l&apos;auspicato aiuto greco non arrivo&apos; nei tempi sperati. Fu cosi&apos; che gli &lt;b&gt;Elimi&lt;/b&gt; si rivolsero ai &lt;b&gt;Cartaginesi&lt;/b&gt;, altro popolo con cui mantenevano fervidi contatti commerciali. A seguito di questo aiuto, pero&apos;, ci fu la dominazione cartaginese e conseguentemente la sospensione dei lavori di edificazione del tempio, che non furono mai piu&apos; ripresi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo aver ammirato il &lt;b&gt;Tempio di Segesta&lt;/b&gt; in lungo (60 metri) e in largo (circa 20) girandoci tutt&apos;intorno, prendiamo il biglietto per andare a visitare l&apos;area archeologica principale che si trova pochi chilometri piu&apos; su, sulla cima del &lt;b&gt;Monte Barbaro&lt;/b&gt;, che sovrasta tutta la zona. Per salire su ci serviamo della navetta che fa da spola tra la biglietteria e il centro &apos;abitato&apos; dell&apos;antica &lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt;. Ogni cosa mi ha destato stupore e incredulita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E l&apos;incredibile sta sostanzialmente nell&apos;immaginare come le antiche civilta&apos; siano state capaci di costruire una citta&apos; lassu&apos;, viste le innegabili difficolta&apos; legate alla natura del territorio e la mancanza di tecnologie per affrontarle adeguatamente. A parte il castello, che comunque e&apos; stato costruito in tempi &apos;recenti&apos;, tutto il resto risale ai secoli prima dell&apos;avvento di &lt;b&gt;Cristo&lt;/b&gt;, e l&apos;anfiteatro ottimamente conservato, che puo&apos; ospitare diverse centinaia di spettatori (e che tuttora li ospita, durante le varie rappresentazioni che ancor&apos;oggi si organizzano di tanto in tanto) dimostra il fervore condiviso nell&apos;antichita&apos; da un&apos;ampia e folta comunita&apos;. Ma e&apos; incredibile anche l&apos;impreparazione generale per ospitare simili chicche di storia. E&apos; stato raccapricciante, per citarne una, osservare la scena in cui un turista con i suoi due figli, costretto a chiedere per avere una guida turistica (effettivamente piu&apos; che necessaria per districarsi tra i resti di &lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt;) e avere come unica risposta un&apos;alzata di spalle che dice tutto sul funzionamento del turismo da queste parti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/11c03239-00ca-4bee-9a10-ddb7e82c7af6&quot; title=&quot;Anfiteatro di Segesta&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Usciti da &lt;b&gt;Segesta&lt;/b&gt;, lungo la strada, &lt;b&gt;Calatafimi&lt;/b&gt; e&apos; la&apos;, su un colle che ti trovi davanti. L&apos;idea che la&apos; si e&apos; svolta la prima battaglia dei &lt;b&gt;Mille&lt;/b&gt; e che proprio questo e&apos; l&apos;anno del &lt;i&gt;150&#176; anniversario dell&apos;unita&apos; d&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, mi fa pensare che sarebbe vile passare nella piu&apos; completa indifferenza da questo posto. Chiedo ad &lt;b&gt;Antonio&lt;/b&gt; di fare una piccola digressione verso il &lt;b&gt;Sacrario di Pianto Romano&lt;/b&gt; - l&apos;ossario dentro cui sono custodite le reliquie dei valorosi combattenti che hanno dato la propria vita per vedere l&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; unita - le cui indicazioni le abbiamo incrociate piu&apos; volte lungo la strada. Arriviamo quindi alla sommita&apos; di questo colle fuori da &lt;b&gt;Calatafimi&lt;/b&gt; dove si erge questo mausoleo imponente, circondato da catene e miseramente vuoto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pensiamo che oltre a girarci intorno qualche minuto e scrutare tra i vetri della porta d&apos;accesso, null&apos;altro possiamo fare. E quando oramai eravamo pressocche&apos; convinti di cio&apos;, sentiamo le voci di un anziano signore. Si tratta del custode dell&apos;ossario che evidentemente si era allontanato per dedicarsi ai terreni vicini. Ci dice se siamo interessati ad entrare nell&apos;ossario. Non ho dubbi e non posso placare la crescente curiosita&apos;. Dentro troviamo dei reperti di quella che e&apos; stata la prima battaglia dopo lo sbarco in &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt; dei &lt;b&gt;Garibaldini&lt;/b&gt;. E&apos; evidente l&apos;eccitazione del custode un po&apos; causata dal poco afflusso di gente al sito storico, e un po&apos; da un fervore patriottico. E&apos; lui stesso ad affermare di essere un &lt;b&gt;Garibaldino&lt;/b&gt;, se non altro per aver partecipato al &lt;i&gt;film TV&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Garibaldi - Il generale&lt;/b&gt; del 1987 di &lt;b&gt;Luigi Magni&lt;/b&gt; e con &lt;b&gt;Franco Nero&lt;/b&gt;. Non esitiamo a fare una foto assieme a questa simpaticissima persona, in un atteggiamento degno del posto di memoria, davanti alle reliquie dentro l&apos;ossario.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/8d15bd47-d0cb-4158-8853-86f341f4e7c5&quot; title=&quot;Luogo della battaglia di Calatafimi&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;287&quot;&gt;Poi ci spostiamo in la&apos;, attraversando il viale lungo il quale giacciono i cippi che riportano i nomi dei caduti di quella cruenta battaglia, fino ad arrivare allo spiazzo dove la battaglia conobbe i momenti piu&apos; concitati. A ricordare quei momenti, la presenza di tre achi sovrastati dalla celebberrima frase di &lt;b&gt;Nino Bixio&lt;/b&gt;: &amp;lt;&amp;lt;Qui si fa l&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; o si muore&amp;gt;&amp;gt;. E sul fianco anche l&apos;asta con all&apos;estremita&apos; un misero tricolore malconcio e con un evidente sguarcio. Proprio nell&apos;anno del &lt;i&gt;150&#176; anniversario dell&apos;unita&apos; d&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Uno sguarcio al cuore anche a quella indecorosa visione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E con questo termina la nostra escursione d&apos;arte, almeno per oggi. Il sole a picco che batte forte sulle nostre teste e la vista del mare sullo sfondo sono richiami irresistibili. Ci dirigiamo cosi&apos; verso &lt;b&gt;Custonaci&lt;/b&gt;, e un po&apos; piu&apos; in la&apos; sulla strada che porta a &lt;b&gt;San Vito lo Capo&lt;/b&gt;, sempre lasciando davanti a noi la favolosa &lt;b&gt;Baia di Cornino&lt;/b&gt;, proprio sotto la vetta irrompente del &lt;b&gt;Monte Cofano&lt;/b&gt;. Una cosa molto particolare. La costa e&apos; rocciosa, ma bassa. E la roccia e&apos; acuminosa ma di media durezza, a tratti spugnosa. E cio&apos; e&apos; evidente anche dalla caratteristica corrosione che presenta incisioni anche profonde. Calcarea e apparentemente simile al tufo. E il colore scuro lascia presagire un&apos;origine vulcanica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/ff7700fd-fa2e-4a2a-8cbb-2d1148804d51&quot; title=&quot;Spiaggia di Cornino di Custonaci ai piedi del Monte Cofano&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;287&quot;&gt;Per rendere piu&apos; agevole la balneazione, sono presenti delle piattaforme in legno su cui e&apos; possibile stendere i teli e sdraiarsi su essi per prendere il sole. Poi quando il caldo si fa insopportabile allora ci si puo&apos; calare, non senza qualche difficolta&apos;, nelle antistanti acque trasparenti nonostante la presenza delle rocce di colori scuri che si affondano sotto l&apos;acqua del mare e percorrono i fondali fino a lasciare spazio alle folti alghe e alla sabbia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera regala una piacevole occasione per vivere ancora dal di dentro questo pezzo di &lt;b&gt;Sicilia&lt;/b&gt;. Siamo invitati ad un falo&apos; sulla spiaggia di &lt;b&gt;Custonaci&lt;/b&gt;. Un grande falo&apos; alimentato da tanta sterpaglia e con fiamme altiissime. Tanta birra fresca, carne di maiale e salsicce con i semi di finocchio arrostite a imbottire il tipico pane con il sesamo che e&apos; molto comune da queste parti. E poi ancora saporitissimi meloni e gustosissimi cocomeri. Anche la musica e i bagni di mezzanotte danno un&apos;ulteriore spinta a socializzare con gli altri ragazzi del posto e questo e&apos; sicuramente l&apos;aspetto piu&apos; interessante della serata. Quello che ti fa vivere una vacanza nell&apos;essenza del suo significato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; faticoso la mattina dopo alzarsi. Ma l&apos;idea che mi sarebbe toccato mettere piede sulle &lt;b&gt;Egadi&lt;/b&gt; e su &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt; in particolare, mi fa dimenticare ogni strascico di stanchezza e di sonno che vista la notte appena trascorsa, sarebbero giustificatissimi. La giornata pero&apos; non e&apos; delle piu&apos; chiare. Qualche nuvoletta portata a zonzo da un po&apos; di vento, mi fa presagire che non riusciro&apos; a vedere &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt; cosi&apos; come l&apos;ho vista in televisione, grondante di tanta naturale bellezza che affiora da un mare fermo, azzurro e trasparente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la colazione al &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt;, servita sempre con la stessa soprendente attenzione verso il cliente, ci dirigiamo verso &lt;b&gt;Trapani&lt;/b&gt; per prendere l&apos;aliscafo che ci portera&apos; a &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;. Prima pero&apos; passiamo da un chiosco a prendere un po&apos; di &apos;&lt;i&gt;pani cunzatu&lt;/i&gt;&apos; come nostro pranzo a sacco per questa nuova e ricca giornata in liberta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo il traversamento di questo splendido braccio di mare, giungiamo nel porto di &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;. Qualche foto si&apos;, ma ci proiettiamo subito a trovare il miglior offerente per uno &lt;i&gt;scooter&lt;/i&gt; da noleggiare per girare l&apos;isola dandoci la possibilita&apos; in un solo giorno di poter toccare molti dei suoi punti suggestivi. Ci e&apos; bastato poco per trovare un mezzo idoneo alle nostre aspirazioni e subito ci catapultiamo a girare l&apos;isola con la tipica forma di farfalla. Ci dirigiamo verso &lt;b&gt;Est&lt;/b&gt;, decidendo cosi&apos; di percorrere le coste dell&apos;isola in senso orario.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La prima meta dove ci soffermiamo per goderci il panorama e scattare qualche foto e&apos; &lt;b&gt;Scalo Cavallo&lt;/b&gt;. Dalla terrazza con spendida vista sulla costa di tufo intagliato per le estrazioni nei tempi passati, a cui si giunge senza difficolta&apos; lasciando la &lt;b&gt;Litoranea&lt;/b&gt;, si puo&apos; accedere ad un arco, anch&apos;esso scavato nella roccia, che permette di immettersi dentro dei cunicoli da cui si possono ammirare incantevoli panorami marittimi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/4405b726-dc83-468d-8904-ff08edddb479&quot; title=&quot;Cala Rossa a Favignana&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Riprendiamo il nostro cammino. Lungo le stradine sterrate, al di la&apos; dei muretti a secco che segnano il confine con gli appezzamenti di terra incolti, scorriamo degli asini in liberta&apos;. Placidi che sembrava quasi chiedessero l&apos;attenzione di qualche turista. Noi ci fermiamo per avvicinarci a loro e carezzarli. Come per avere da questo contatto un pizzico della loro serenita&apos; e portarcela con noi nella nostra quotidianita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giungiamo quindi alla prima delle famose calette di &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Cala Rossa&lt;/b&gt;, il cui nome e&apos; da attribuire al colore delle sue acque per il sangue in esse riversato dopo la prima guerra punica. Ineccepibile il fondo chiaro e il colore cristallino delle sue acque al riflesso dell&apos;azzurro del cielo, a testimonianza dei fondali chiari. Sarebbe stato uno scenario davvero mozzafiato se qualche nuvola e il &lt;b&gt;Maestrale&lt;/b&gt; non avessero accompagnato questa giornata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Decidiamo quindi di andare alla successiva cala, &lt;b&gt;Cala Azzurra&lt;/b&gt; che, trovandosi dalla parte opposta dell&apos;isola, e&apos; protetta dai venti e quel giorno e&apos; un posto buono per fare un bel bagno. Una marea umana pero&apos; occupa ogni angolo delle spiaggette e ogni centimetro quadro di posto utile anche solo per stare all&apos;impiedi. Ma noi non demordiamo e riusciamo a ricavare il nostro mezzo metro quadro di scoglio su ci stendere a meta&apos; uno dei nostri teli e a deporre i nostri zaini. Dopo un bel bagno nell&apos;antistante piscina cristallina, azzanniamo il nostro &lt;i&gt;pani cunzato&lt;/i&gt; e beviamo e ci rituffiamo nelle basse e calde acque che ci attirano come una polarita&apos; irrefrenabile e opposta alla nostra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/677f9786-da95-4ed9-a924-08808f95d05b&quot; title=&quot;Cala Azzurra a Favignana&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;287&quot;&gt;E&apos; solo il pensiero del poco tempo a disposizione che ci distoglie da quel posto incantevole. Ma fa caldo. Tanto caldo. E ci infiliamo nel &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; attiguo per farci un birra ghiacciata che aggiunge un gusto ancora piu&apos; giusto al momento che stiamo vivendo. Un ultimo tenue segno di resistenza dall&apos;andar via da &lt;b&gt;Cala Azzurra&lt;/b&gt; e&apos; l&apos;esserci spinti piu&apos; in la&apos;, verso una delle estremita&apos; della cala che e&apos; probabilmente anche l&apos;estremo sud di &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt;. Si tratta di &lt;b&gt;Punta Marsala&lt;/b&gt;, il promontorio caratterizzato dalla presenza di un faro e da cui si puo&apos; ammirare &lt;b&gt;Cala Azzurra&lt;/b&gt; in tutta la espansione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi di nuovo in moto a violentare l&apos;isola, con un fondo di mia consapevolezza. Come consapevole ero che l&apos;alternativa era abbandonare l&apos;idea preconcetta che avrei dovuto compiere il giro dell&apos;isola. Seguiamo la strada costiera in direzione dell&apos;ala ovest della &apos;farfalla&apos;. Questo lato dell&apos;isola presenta un costa generalmente bassa, per lunghi tratti rocciosa ma anche con ampie spiagge sabbiose, come quelle del &lt;b&gt;Lido Burrone&lt;/b&gt; e quelle della &lt;b&gt;Plaia&lt;/b&gt;. Facciamo anche una leggera digressione per spingerci su &lt;b&gt;Punta Longa&lt;/b&gt;, la tipica lingua di terra che si addentra per decine di metri dentro il mare, rappresentando cosi&apos; di fatto le antenne di questa ideale farfalla di cui l&apos;isola ha forma.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguiamo sapendo che l&apos;ala ovest dell&apos;isola e brulla e intatta e la&apos; troveremo solo degli splendidi paesaggi e niente piu&apos;. Neanche alla fine della strada asfaltata ci fermiamo. Ci spingiamo piu&apos; in la&apos; verso &lt;b&gt;Punta Faraglione&lt;/b&gt; e oltre, fino alla vista della &lt;b&gt;Cala Faraglione&lt;/b&gt;. Una caratteristica cala semicircolare all&apos;interno del quale l&apos;acqua e&apos; praticamente ferma, ma anche fresca e pulita. E ci invita a fare questo nuovo bagno nonostante i fondali non siano molto agevoli. Poi ci sdraiamo al sole ormai calante per asciugarci. E poi ripartiamo e lasciamo lo sterrato in &lt;i&gt;scooter&lt;/i&gt; e corriamo lungo la strada asfaltata e attraversata da folate di vento. Sulla mia destra alti cavalloni si abbattono sulle spiagge selvagge di questa parte di &lt;b&gt;Favignana&lt;/b&gt; e cupe nubi rade che infrangono l&apos;azzurro intenso del cielo vicino all&apos;orizzonte, rendono un po&apos; aspro il retrogusto che questa giornata si appresta a lasciarmi. Ma non mi dispiace e in questo velo di asprezza colgo un sottile piacere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di tagliare in due l&apos;isola passando da una costa all&apos;altra nel punto che divide le due ali della farfalla, ci fermiamo in un localino a ridosso della spiaggia. Seduti al tavolo sul terrazzo in legno, mentre beviamo un altro &lt;i&gt;drink&lt;/i&gt;, il sole oramai ci guarda in faccia e fa risplendere le nostre facce salate e le lenti dei nostri occhiali da sole. A noi non dispiace e ci godiamo fino in fondo questo momento che ci assopisce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il ritorno in traghetto, trascorso sui sedili del ponte ed esposti ai raggi di un oramai fievole sole, il cui calore e&apos; pressocche&apos; del tutto smorzato da una fresca brezza marina, e&apos; stato inconsapevolmente la giusta sigla di chiusura di questa gita che nella mia quasi incredulita&apos; mi ha regalato quello che solo dopo ho realizzato di aver desiderato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A coronamento di questa giornata che non ha mai finito di stupirmi, una splendida cena dove ho potuto ancora assaporare nuove prelibatezze culinarie siciliane. La &lt;b&gt;Busiata&lt;/b&gt; e&apos; una pasta all&apos;uovo fatta in casa, intagliata allo stesso modo delle pappardelle, ma piu&apos; corta e attorcigliata per assumere la forma di un ricciolo. Condita di un semplice sughetto al pomodoro, ma arricchito da &apos;mentuzza&apos; e semi di finocchio, mi ha fatto veramente ancora un po&apos; piu&apos; felice di aver vissuto quest&apos;esperienza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ho chiesto troppo quando pensavo di avere un filo di energia per andare anche alla &lt;b&gt;Sagra della Busiata e della Spincia&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Custonaci&lt;/b&gt;. Arrivati sul posto dove avrei potuto anche degustare anche questo dolce siciliano tipico della zona - la &lt;b&gt;Spincia&lt;/b&gt;, appunto - ci vediamo costretti ad alzare bandiera bianca e a battere ritirata, stremati dalle forze, oramai al minimo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Trapani e le Saline&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse ho snobbato questa ulteriore tappa, nonostante ad un certo punto mi era stata ripetutamente suggerita. Fino al punto di portarmi quasi per forza, prima di prendere il volo di ritorno, a visitare le &lt;b&gt;Saline di Trapani&lt;/b&gt;. Si tratta di grandi distese di acqua salata che ricoprono un ampio territorio del comune trapanese, dove a tutt&apos;oggi si produce il sale. E&apos; stato alquanto interessante e senz&apos;altro una visita avrebbe meritato anche il &lt;b&gt;Museo del Sale&lt;/b&gt; al suo interno, dove sono conservati parecchie testimonianze sulle tecniche usate presso questa struttura per estrarre il sale dalle acque che attraverso complicati meccanismi di instradamento vengono fatte convogliare sulla terra ferma.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non c&apos;e&apos; piu&apos; tempo. L&apos;aereo non attende. Oramai penso di averlo imparato bene. Ma quel &amp;lt;&amp;lt;non c&apos;e&apos; piu&apos; tempo&amp;gt;&amp;gt; suona quasi come un libro lasciato aperto con questa terra, e tante pagine ancora che bisognera&apos; continuare a leggere.  &lt;/p&gt;

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    <title>Sulla Via degli Dei</title>
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        <pubDate>Fri, 25 Nov 2011 00:59:05 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Non c&apos;e&apos; niente di originale nel decidere di fare un percorso di &lt;i&gt;soft trekking&lt;/i&gt; di un centinaio di chilometri. Oggi sembra una scelta del tutto comune fare un po&apos; di giorni fuori, unendosi completamente con la natura e mettendo da parte il tumulto della quotidianita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche questo percorso quindi potrebbe essere una scelta volta a perseguire obiettivi di tranquillita&apos; e di riscoperta delle radici della vita dell&apos;essere umano. Risulta invece del tutto originale che un tale percorso sia stato scelto per festeggiare l&apos;imminente matrimonio di uno di noi. Ma la bizzarra idea ci e&apos; sembrata a tutti subito una cosa molto piacevole da fare e un&apos;occasione per rafforzare quel gia&apos; forte vincolo di amicizia basata su un rispetto implicito che non fa uso di inutili formalita&apos; che appesantiscono i rapporti che non hanno nulla di spontaneo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse era una voglia di verificare questo rapporto, forse era la nostra inattaccabile convinzione di quello che il nostro rapporto era. Forse era piu&apos; semplicemente la nostra volonta&apos; di salutare con un bel ricordo un felice evento.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Cosi&apos;, sei amici legati da un vincolo sincero e profondo, e al contempo di rispetto delle proprie liberta&apos; che non sono mai state causa di limitazione dei rapporti umani, si sono riuniti per passare quattro giorni di cammino comune e festeggiare l&apos;addio al celibato di uno di loro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il cammino scelto e&apos; un itinerario classico ma - stando a quanto abbiamo potuto osservare strada facendo - non molto frequentato dagli appassionati di questo tipo di esperienze. Si tratta della &lt;b&gt;Via degli Dei&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Via degli Dei&lt;/b&gt; e&apos; un percorso escursionistico tra &lt;b&gt;Bologna&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Firenze&lt;/b&gt; che segue grossomodo la strada romana &lt;b&gt;Flaminia Militare&lt;/b&gt;, costruita dai &lt;b&gt;Romani&lt;/b&gt; nel II secolo a.C. per collegare &lt;b&gt;Rimini&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Arezzo&lt;/b&gt; e rendere al contempo piu&apos; sicuri quei terrirtori da poco conquistati ai danni dei &lt;b&gt;Celti&lt;/b&gt;. Il cammino e&apos; stato cosi&apos; chiamato per via dei nomi delle varie montagne che attraversa, che spesso sono quelli di divinita&apos; o fanno ad esse riferimento (&lt;b&gt;Adone&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Venere&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Giunone&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Lua&lt;/b&gt;). Il genere prettamente femminile delle divinita&apos; diventa poi un&apos;esortazione della bellezza dei posti attraversati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Primo giorno: Sasso Marconi - Madonna dei Fornelli&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La partenza del percorso e&apos; il &lt;b&gt;Santuario della Madonna di San Luca&lt;/b&gt; in &lt;b&gt;Bologna&lt;/b&gt;. Ma partendo da qua bisogna seguire un lungo tratto di strada asfaltata e densamente trafficata. Ecco perche&apos; anche noi abbiamo preferito raggiungere la stazione ferroviaria di &lt;b&gt;Sasso Marconi&lt;/b&gt; in treno da &lt;b&gt;Bologna&lt;/b&gt;, e da li&apos; iniziare la nostra splendida avventura.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/7634adf7-f3db-44a7-ae31-ac52689b0bcd&quot; title=&quot;Le indicazioni bianco-rosse del CAI&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;247&quot;&gt;Nella piazzetta retrostante la stazione (a cui si accede dal sottopassaggio), sono subito visibili le indicazioni &lt;i&gt;bianco-rosse&lt;/i&gt; del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt; con la dicitura &lt;i&gt;Bo-Fi&lt;/i&gt;, che ci accompagneranno per tutti e quattro i giorni fino a &lt;b&gt;Fiesole&lt;/b&gt;, la nostra destinazione finale. Anche per l&apos;arrivo, come per la partenza, scegliamo di evitare un inutile e noioso tratto di strada statale che da &lt;b&gt;Fiesole&lt;/b&gt; porta a &lt;b&gt;Firenze&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraversato il ponte sul fiume &lt;b&gt;Reno&lt;/b&gt;, comincia subito una salita abbastanza impegnativa, che gia&apos; ci fa pregustare l&apos;impegno richiesto ma anche la bellezza della natura in questo tratto dell&apos;&lt;b&gt;Appenino&lt;/b&gt;. Poco piu&apos; su, un altopiano con una gradevole vista a trecentosessanta gradi e una bellissima giornata di sole, ci bloccano per la prima delle nostre tante soste.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/a2101c84-8210-4556-af07-bdf7e19a6470&quot; title=&quot;I Castelloni&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;220&quot;&gt;Da li&apos; a poco cominciamo a renderci conto della segnaletica confusa del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt;, unita alla poca chiarezza della guida &lt;b&gt;La Via degli Dei&lt;/b&gt; edito da &lt;b&gt;Tamari Montagna Edizioni&lt;/b&gt;, che avrebbe dovuto essere il riferimento per ogni nostro spostamento. Il gruppo si spacca in due e noi, quando vediamo l&apos;insegna per il monte &lt;b&gt;Adone&lt;/b&gt;, non resistiamo alla tentazione di andarci sopra per trovare quanto di piacevole la guida suggeriva. D&apos;altronde, l&apos;immagine sulla copertina della guida ritrae proprio una bellissima vista dalla cima del monte. Sarebbe stato innaturale fare il cammino senza aver visto quel posto. Anche se ai piedi della salita, la gente del posto ci diceva che potevamo tranquillamente evitare di andarci e proseguire il percorso della tappa odierna.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In cima ci ha sorpreso non poco la vista mozzafiato sulla vallata che si apriva davanti a noi, purtroppo solcata dall&apos;autostrada &lt;b&gt;Bologna-Firenze&lt;/b&gt;, con il costante ronzio di motori di veicoli in sottofondo. Ma comunque incantevole per la presenza di fronte allo strapiompo davanti a noi, dei &lt;b&gt;Castelloni&lt;/b&gt; ovvero di alti torrioni di arenaria che risale al &lt;b&gt;Pliocene&lt;/b&gt;, cosi&apos; modellati da fenomeni erosivi caratteristici della &lt;b&gt;Riserva Naturale Contrafforte Pliocenico&lt;/b&gt; di cui il monte &lt;b&gt;Adone&lt;/b&gt; fa parte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguendo, l&apos;autostrada seguiva il nostro cammino alla nostra sinistra. Tuttavia, siamo rimasti attoniti quando leggendo la guida a voce alta, sentivamo dire che camminando ci lasciavamo l&apos;autostrada sulla nostra destra! Adesso coominciavo a realizzare perche&apos; lungo il cammino il cartellone con il messaggio di benvenuto sul monte &lt;b&gt;Adone&lt;/b&gt; lo si leggeva solo da dietro rispetto al senso di marcia che noi stavamo seguendo! Stavamo semplicemente seguendo il percorso al contrario. E continuando a seguire quel senso non avremmo fatto altro che ritornare al punto di partenza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; stato veramente frustrante dover tornare indietro risalendo le ripide e scoscese discese al di qua della vetta. Ma mantenere la calma in queste prime battute era doveroso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Piu&apos; avanti i nostri amici, che avevano saggiamente aggirato il monte piuttosto che scavalcarlo, erano placidamente seduti al &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; da un&apos;ora e piu&apos;. Riprendiamo assieme e poco piu&apos; avanti ci fermiamo in un grande prato al centro del quale vi era una &lt;i&gt;roulotte&lt;/i&gt; abbandonata che faceva molto pensare al &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Into the wild&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Sean Penn&lt;/b&gt; del 2007. E&apos; forse quest&apos;associazione, ancor piu&apos; del languorino che ognuno di noi cominciava a sentire, che ci ha spinti a fermarci per il ristoro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla ripartenza, nuvole minacciose si addensano davanti a noi. Ma non ci fanno paura. Forse e&apos; la noia di lunghi tratti asfaltati che ci deprime. Tra  noi pero&apos; c&apos;e&apos; chi riesce a trovare un modo e poi un altro per non pensarci e riderci su, anche in questi momenti di difficolta&apos;. Un pallone bucato, che abbiamo battezzato &apos;&lt;b&gt;Wilson&lt;/b&gt;&apos; con chiaro riferimento al &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Cast Away&lt;/b&gt; diretto da &lt;b&gt;Robert Zemeckis&lt;/b&gt;, con &lt;b&gt;Tom Hanks&lt;/b&gt;, del 2000, ci ha tenuto compagnia per parecchi chilometri fino ad avvicinarci a &lt;b&gt;Monzuno&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nei sentieri che lambiscono &lt;b&gt;Monzuno&lt;/b&gt;, invece, ci siamo imbattuti in una fattoria all&apos;interno del quale vi era un casale con dei cavalli e una radiolina che diffondeva musica, a far loro compagnia. In vano abbiamo bussato nelle porte la&apos; intorno, chiamato affinche&apos; qualcuno ci rispondesse e girato alla ricerca di qualcuno, per avere indicazioni sul nostro percorso o per riempire le nostre bottiglie d&apos;acqua. Abbiamo dovuto desistere e andare via. A noi si e&apos; aggreagato un simpatico cagnolino che ci ha fatto strada fino a &lt;b&gt;Trasasso&lt;/b&gt;, lungo i sentieri del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt; resi difficili dalla pioggia, e per la strada asfaltata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arrivati a &lt;b&gt;Trasasso&lt;/b&gt;, un esperto signore di percorsi del circondario, ci ha illustrato le due possibilita&apos;. Seguire la provinciale fino a &lt;b&gt;Madonna dei Fornelli&lt;/b&gt; oppure seguire il sentiero che sale fin su la vetta di monte &lt;b&gt;Venere&lt;/b&gt;, da cui e&apos; possibile vedere un bel panorama, e poi scendere fino alla nostra destinazione finale della giornata. Parte di noi l&apos;avrebbe fatto. Ma in effetti rischiavamo di trovarci con il buio in mezzo a sentieri in cui non eravamo sicuri di riuscire a districarci facilmente. La pioggia, poi, aveva probabilmente reso viscido e pesante il fondo. Infine tra noi cominciava ad affiorare un principio di esasperazione che non poteva effettivamente essere placato ancora a lungo, prima di esplodere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;425&quot; height=&quot;349&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/s4dcePQ4t0A?hl=it&amp;fs=1&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; risultato saggio seguire la strada piu&apos; facile e sicura. Dopo circa dieci chilometri e un ultimo tratto di salita che sembrava interminabile, quando oramai era quasi sera, raggiungiamo il nostro &lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt;, che avevamo saggiamente prenotato strada facendo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Difatti non e&apos; che c&apos;erano grandi folle di escursionisti o turisti in genere. E al risorante dirimpetto piu&apos; tardi ci siamo trovati con un gruzzolo di persone del posto o lavoratori dei vicini cantieri della variante del valico. Ma la magia del clima della prima sera insieme e di questo primo momento di tranquillita&apos; dove ci mettevamo alle spalle le fatiche di un intero lungo giorno, non l&apos;avremmo in quel momento scambiata con nient&apos;altro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Secondo giorno: Madonna dei Fornelli - Monte di Fo&apos;&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una notte si sereno riposo in un confortevole &lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt; di un grazioso paese misconosciuto dell&apos;&lt;b&gt;Appennino Tosco-Emiliano&lt;/b&gt;, e la giornata di sole e di un azzurro limpido, hanno stravolto quella che a tratti il giorno prima si preannunciava come una disfatta generale. Un&apos;allegria e una voglia di iniziare a camminare, ma allo stesso tempo di non bruciare nemmeno un solo secondo dei preparativi per la partenza che erano senz&apos;altro un piacevole momento, su cui nessuno di noi ci avrebbe mai scommesso una lira fino a quel momento.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E cosi&apos; abbiamo cominciato ad incamminarci lungo il sentiero che dolcemente porta sulla vetta del monte dei &lt;b&gt;Cucchi&lt;/b&gt;. Uno di noi si e&apos; perso alla ricerca di posti e punti da cui scattare le foto piu&apos; belle. Quelle che renderanno ancora piu&apos; piacevole il ricordo di questo viaggio. Non ce ne curiamo, ma solo fino a quando non giungiamo a un bivio dove non e&apos; cosi&apos; chiaro il tragitto da seguire. E ancora una volta non ci e&apos; molto d&apos;aiuto, esattamente come i segnali &lt;i&gt;bianco-rossi&lt;/i&gt; del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt;, la nostra guida. La fortuna pero&apos; ci ha fatto incrociare due signori del posto usciti per un&apos;escursione in &lt;b&gt;Jeep&lt;/b&gt; sul monte, che ci hanno dato preziose indicazioni sulla strada da seguire. Nel frattempo, le urla e i forti richiami non sono serviti a molto ma, dopo un po&apos;, il disperso e&apos; riuscito a ricongiungersi al gruppo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/f1ece8fc-b1c9-45a7-9c83-583da55f1279&quot; title=&quot;Cava di pietra lungo la Strada romana Flaminia Militare&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;489&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una breve discesa ci ha portati a &lt;b&gt;Pian di Balestra&lt;/b&gt;, dove troviamo degli interessanti siti archeologici tra cui ampi tratti di lastricato riportati alla luce negli ultimi decenni e magnificamente conservati, della cosidetta &lt;b&gt;Strada romana Flaminia Militare&lt;/b&gt;, e le cave da dove veniva estratta la pietra per pavimentare la strada in costruzione. Studi hanno evidenziato che il tracciato originale di tale via di comunicazione e&apos; stato segnato da &lt;b&gt;Annibale&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;Annibale&lt;/b&gt; si servi&apos; di tale tracciato per andare a combattere la &lt;b&gt;battaglia del Trasimeno&lt;/b&gt;, che vide soccombere i &lt;b&gt;Romani&lt;/b&gt; e perire il &lt;b&gt;Console Flaminio&lt;/b&gt;. Il figlio, &lt;b&gt;Caio Flaminio&lt;/b&gt;, fece costruire sul tracciato individuato da &lt;b&gt;Annibale&lt;/b&gt; la strada a cui i due ricercatori, &lt;b&gt;Cesare Agostini&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Franco Santi&lt;/b&gt;, che l&apos;hanno portata alla luce, hanno dato il nome che oggi porta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un po&apos; complice la bella giornata luminosa e limpida, ma anche grazie all&apos;assenza totale di centri abitati lungo questa tappa, i posti che abbiamo attraversato quest&apos;oggi li ricorderemo come quelli piu&apos; belli della &lt;b&gt;Via degli Dei&lt;/b&gt;. A meta&apos; tappa in particolare ci troviamo prima ad attraversare la &lt;b&gt;Faggeta&lt;/b&gt;, uno stupendo bosco di faggi il cui sottobosco e&apos; magicamente ricoperto, nonostante la fitta vegetazione che ne impedisce l&apos;attraversamento dei raggi del sole, di un manto di felci che gli danno uno spettacolare quanto incredibile tocco di colore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/2651e1b3-3a77-412b-b820-845d37132440&quot; title=&quot;L&apos;antica mulattiera tra Piana degli ossi e l&apos;incrocio del Passeggere&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;167&quot;&gt;Poi camminiamo su sentieri lungo la &lt;b&gt;Piana degli ossi&lt;/b&gt;, un tratto pianeggiante su un crinale, solcato da una mulattiera medievale, che e&apos; una delle piu&apos; antiche vie di comunicazione che permettono l&apos;accesso dalla &lt;b&gt;Pianura Padana&lt;/b&gt; alla &lt;b&gt;Toscana&lt;/b&gt;. I viandanti che l&apos;attraversavano nell&apos;antichita&apos;, scambiavano in buona parte il materiale bianco che soventemente trovavano per terra, con ossa, e diedero per questo il nome di &apos;&lt;b&gt;Piana degli ossi&lt;/b&gt;&apos; a questo piccolo spazio pianeggiante. Il materiale spesso trovato dai viandanti in realta&apos; invece altro non era che calce prodotta nei forni etruschi che sono affiorati da scavi archeologici del secolo scorso e ancora oggi conservati in buono stato. Un esemplare e&apos; visibile in questo posto ed e&apos; facilmente individuabile lungo il sentiero in quanto ricoperto da una tettoia posta a protezione dell&apos;antico reperto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguendo arriviamo nei pressi dell&apos;incrocio del &lt;b&gt;Passeggere&lt;/b&gt;, che e&apos; un punto dove la mulattiera si incrocia con la &lt;b&gt;Strada romana Flaminia Militare&lt;/b&gt;. Nei pressi dell&apos;incrocio del &lt;b&gt;Passeggere&lt;/b&gt; ci fermiamo entusiasti (e vi saliamo sopra per ammirare lo stupendo paesaggio) nei pressi di un punto di avvistamento del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt;. E&apos; anche l&apos;ora propizia per la pausa pranzo e per questo decidiamo di fermarci nei prati poco piu&apos; a valle, circondati da un verde e da armoniose forme ondeggianti dei colli tutt&apos;intorno a noi, che hanno avuto l&apos;effetto psicologico di contenere le fatiche di questa giornata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La ripresa ci pone davanti ad una salita, dapprima lieve. Proseguiamo e ci addentriamo nel bosco aggirando il recinto che ci teniamo sulla nostra destra, al cui interno c&apos;e&apos; un laghetto artificiale. Da li&apos; l&apos;ascesa diventa molto piu ripida e il percorso piu&apos; scosceso. Il sentiero ci porta fino alle &lt;b&gt;Banditacce&lt;/b&gt; (nei pressi dei quali avremmo dovuto trovare una sorgente) oltrepassando cosi&apos; i 1200 metri di altitudine.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/2624052f-64f7-40b4-a33a-ab1a5d2f4a07&quot; title=&quot;Un tratto della Strada romana Flaminia Militare&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;212&quot;&gt;Nei boschi seguiamo per lunghi tratti ancora la &lt;b&gt;Strada romana Flaminia Militare&lt;/b&gt;, in parte ancora ottimamente conservata. E alla fine del sentiero che attraversa il bosco ci troviamo di fronte al maestoso &lt;b&gt;Cimitero Militare Germanico della Futa&lt;/b&gt;. Si tratta del piu&apos; grande sacrario tedesco in &lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; e al suo interno riposano oltre trentamila vittime della seconda guerra mondiale. C&apos;e&apos; un insolito affollamento tutto intorno al cimitero. E un forsennato rombo di motori. Sono le macchine d&apos;epoca della &lt;b&gt;Mille Miglia&lt;/b&gt; che sfrecciano qualche centinaio di metri piu&apos; giu&apos;, sulla strada maestra. Tanti appassionati ai bordi delle strade, molti anche con le auto piu&apos; incredibili, e molti tra essi stranieri e in special modo &lt;b&gt;Tedeschi&lt;/b&gt;, che hanno unito la passione per i motori con l&apos;amor di patria che li ha voluti a rendere omaggio ai connazionali caduti in guerra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Scegliamo il sentiero del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt; a discapito dell&apos;asfalto, nonostante la maggiore distanza da coprire e il percorso piu&apos; difficile da compiere. Sono gli ultimi chilometri di cammino di oggi. Quelli che ci portano al &lt;i&gt;camping&lt;/i&gt; dove abbiamo deciso che passeremo la notte. Io ero un po&apos; contrariato, a dire il vero. Ma alla vista del &lt;i&gt;comfort&lt;/i&gt; dei due &lt;i&gt;bungalow&lt;/i&gt; dove avremmo pernottato, sono riuscito a placare la mia contrarieta&apos;. E forse non e&apos; stato solo un caso questo malumore, forse era anche una premonizione che qualcosa non sarebbe andata nel verso giusto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la cena, complice la stanchezza (ma, a mio dire, anche degli spazi stretti in cui ci siamo andati a rinchiudere), sono bastate  un po&apos; di avversita&apos; a scatenare una lite tra noi a seguito della quale tutti ci avremmo messo un firma sul fatto che il nostro cammino sarebbe finito li&apos;. La baraonda che si era generata non ha potuto non richiamare l&apos;attenzione del guardiano, che non ha potuto fare a meno di mandarci via quando abbiamo rotto alcuni vetri della portafinestra di un dei due &lt;i&gt;bungalow&lt;/i&gt; che avevamo preso in affitto. Solo una sapiente mediazione e una rassicurazione del fatto che avremmo pagato tutti i danni, ha convinto il guardiano a darci l&apos;ultima &lt;i&gt;chanche&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Terzo giorno: Monte di Fo&apos; - San Piero a Sieve&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/3939a1b5-06e3-4a50-9503-6a7be3b49f4b&quot; title=&quot;La croce in cima al monte Gazzaro&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;208&quot;&gt;Al &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt;, la mattina, durante la colazione, ancora perduravano strascichi della sera precedente. Anche il cielo grigio e l&apos;aria umida, non facevano ben sperare per un lieto prosieguo. Tuttavia, presto lasciamo il &lt;i&gt;camping&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Il Sergente&lt;/b&gt; e intraprendiamo il sentiero che ci porta sulla cima del monte &lt;b&gt;Gazzaro&lt;/b&gt;. Il percorso diventa sempre piu&apos; sconnesso. La salita piu&apos; ripida. La nebbia piu&apos; fitta. Avvolti da un alone di incredulita&apos; per la mutazione completa delle condizioni metereologiche da un giorno all&apos;altro, andiamo avanti, portando in qualche modo sulle nostre coscienze il peso della notte brava. Siamo stati abili a reprimere il malumore a seguito degli screzi, e anche se c&apos;era la speranza che questo sorvolare potesse essere il giusto lubrificatante per far ruotare di nuovo fluidamente i meccanismi dell&apos;amicizia, qualche stridio si e&apos; protratto fino alla fine.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sul finire della salita, dalla foschia fitta cominciava a delinearsi la grande croce conficcata nel punto piu&apos; alto del monte. La pioggia, ancora leggera, non ci ha impedito di fare una breve sosta e lasciare la testimonianza del nostro passaggio in quel posto, con una dedica immortalata nel libro degli ospiti che giaceva sullo scrittoio allestito ai piedi della croce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi la discesa. E piu&apos; si andava avanti e piu&apos; la pioggia aumentava. E&apos; una fortuna aver avuto in prestito un bellissimo &lt;i&gt;k-way&lt;/i&gt; rosso, che nella nebbia risaltava con l&apos;intensita&apos; di una deflagrazione visiva grazie al quale sarebbe stato pressocche&apos; impossibile sfuggire alla vista dei miei compagni. Forse anche forte di cio&apos;, ho assunto un passo deciso e mi sono avvalso di una solitudine voluta che mi ha permesso delle riflessioni di cui prima o poi, durante un&apos;esperienza di questo tipo, si desidera di poter fare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/61d361ff-5b70-4eb1-94de-d47d87a0a7e8&quot; title=&quot;Passo del&apos;Osteria Bruciata&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;208&quot;&gt;Tutti avevamo pensato di arrivare da qualche parte al chiuso e magari con un ambiente riscaldato, dove poter consumare qualcosa di caldo. Tutti avevamo pensato di sostare all&apos;&lt;b&gt;Osteria Bruciata&lt;/b&gt; che avrebbe dovuto trovarsi nei pressi dell&apos;omonimo passo di cui avevamo visto le indicazioni e si trovava a qualche chilometro di distanza dalla croce sul monte &lt;b&gt;Gazzaro&lt;/b&gt;, scendendo di qualche centinaio di metri di altitudine. Ad un certo punto, ci siamo trovati in un posto dove si incrociavano diversi sentieri. E su un lato si trovava una sorta di cippo dove, prestando un tantino di attenzione, si leggeva l&apos;indicazione che quello era il passo dell&apos;&lt;b&gt;Osteria Bruciata&lt;/b&gt;. Puo&apos; essere considerata una nuova sorpresa di questo viaggio il momento in cui, girandoci tutt&apos;intorno, abbiamo realizzato che un&apos;osteria nei pressi di quel posto non poteva esserci.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Solo dopo, documentandomi, ho scoperto che riguardo quel luogo si tramanda una macabra leggenda. Nei dintorni, in realta&apos;, esisteva un locanda che era un punto tanto sospirato - e non faccio difficolta&apos; a crederlo, visto con quanta ansia noi stessi aspettavamo di raggiungerlo - dai viandanti che attraversavano il valico per spostarsi tra la valle del &lt;b&gt;Santerno&lt;/b&gt; e la valle del &lt;b&gt;Sieve&lt;/b&gt;. Spesso capitava che oltre al ricercato ristoro e al letto caldo per riposare, nella notte gli ospiti venivano trucidati e le loro carni venivano usate per preparare le pietanze per gli ospiti del giorno dopo. Il locale a seguito di queste dicerie sarebbe stato preso di mira e dato alle fiamme. Il passo nei pressi del quale si trovava la locanda assunse il nome che oggi porta ovvero passo dell&apos;&lt;b&gt;Osteria Bruciata&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Riprendiamo sotto la pioggia lungo sentieri gia&apos; difficili di per se&apos;, ma resi assolutamente pericolosi dal fondo ricoperto da un sottile strato di argilla che, unito all&apos;acqua, ha preso la sembianza funzionale di una pista da &lt;i&gt;hockey&lt;/i&gt;. Diversi scivoloni quindi, alcuni dei quali ci hanno fatto prendere anche dei bei spaventi, ma fortunatamente nulla di grave da complicare ulteriormente la nostra giornata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguendo ancora verso valle, il fondo del terreno e&apos; cominciato a cambiare, diventando ghiaioso. Tuttavia, le abbondanti precipitazioni stavano per alimentare sempre piu&apos; i ruscelli d&apos;acqua che si costituivano dentro il sentiero che stavamo percorrendo. Al punto che il nostro cammino e&apos; diventato sempre piu&apos; problematico, e soventemente ci siamo trovati ad affondare i nostri piedi nell&apos;acqua che scendeva con noi giu&apos; dal monte. Ma oramai forse non sentivamo nemmeno questo. Era piu&apos; forte il desiderio di arrivare e dare una fine a quella giornata che nessuno si era mai augurato. O forse era piu&apos; forte il timore di chi mai ci avrebbe potuti accogliere, malconci com&apos;eravamo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora piu&apos; giu&apos; e il cielo comincia a schiarirsi dal grigio intenso dei nuvoloni che fino ad allora ci avevano fatto compagnia. E si intravede la vallata dipinta di una varieta&apos; di tonalita&apos; di verde che non era lo stesso di quello del versante emiliano. Un verde intenso, accesso anche nelle tonalita&apos; piu&apos; scure, in contrasto con il grigio perla dei nuvoloni bassi che oramai avevano smesso di generare precipitazioni. E davanti ai nostri piedi il percorso scosceso si era trasformato in una stradina di campagna ricoperta di ghiaia e pietrisco che ben aveva drenato l&apos;acqua delle forti piogge cadute e quella venuta giu&apos; dal monte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/c89c8c15-8012-4f4f-80a2-a1f0470c51a0&quot; title=&quot;Paesaggio della valle del Sieve&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per noi e&apos; stato un sospiro la fine della pioggia. Lo spiraglio in mezzo alla foschia e la conseguente magnifica vista della vallata e&apos; stata poi un&apos;infusione di una buona dose di serenita&apos; che ci ha permesso di concludere il nostro cammino nel migliore dei modi. Intanto, pero&apos;, la strada pianeggiante da fare per arrivare a &lt;b&gt;San Piero a Sieve&lt;/b&gt; non era poca. Un po&apos; di malinconia causata dall&apos;ora e dal giorno in cui attraversavamo quei posti, costeggiati da sporadici casali caldi e accoglienti all&apos;interno dei quali, pensavamo noi, le belle famiglie di quei luoghi erano riunite per il pranzo domenicale. Magari succulenti primi conditi con sughi della pregiata carne di manzo che sta alla base della cucina della valle del &lt;b&gt;Sieve&lt;/b&gt;, magari gustose bistecche alla fiorentina che sono anche tipiche di questa zona.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo aver attraversato una strada lunga, asfaltata e avvinghiata da alti ippocastani, ci addentriamo a &lt;b&gt;San Piero a Sieve&lt;/b&gt;, attravesando prima un ponte pedonale e ciclabile futuristico (in legno e metallo) che ci permette di attraversare il fiume &lt;b&gt;Sieve&lt;/b&gt; e di entrare di fatto nel centro abitato. Arrivati in centro, ci accorgiamo della estrema disponibilita&apos; dei cittadini. Ci indicano alcuni posti dove risistemarci e trascorrere la notte, al riparo del freddo che stranamente (nonostante eravamo passati al versante sud  dell&apos;&lt;b&gt;Appennino Tosco-Emiliano&lt;/b&gt;) si era fatto molto piu&apos; pungente, alimentato da un vento che ce lo faceva avvertire molto piu&apos; intensamente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il primo posto che ci soffermiamo a vedere e&apos; stato quello che abbiamo scelto senza indugio. Non tanto per la fretta di ripararci e ritrovarci dopo la lunga e difficile giornata di cammino, quanto per il calore umano che abbiamo trovato in questo posto. Si tratta dell&apos;albergo &lt;b&gt;La Felicina&lt;/b&gt;. Un antico albergo che prende il nome dalla donna che all&apos;inizio del secolo scorso aveva istituito questa pensione. Oggi e&apos; gestito dai nipoti, che hanno richiamato con molto gusto la memoria degli anni di attivita&apos; di questo esercizio, lasciandone essenzialmente intatto lo stile. L&apos;arredamento e&apos; sorprendentemente antico e ben tenuto, come anche la struttura. E tutte le pareti sono costellate di quadri e di foto antiche che ritraggono tempi passati e persone che non ci sono piu&apos; come, appunto la signora &lt;b&gt;Felicina&lt;/b&gt; e lo zio degli attuali conduttori dell&apos;albergo, prestigioso ciclista di decenni fa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Con molta umanita&apos;, che non aveva nulla di compassionevole, ci e&apos; stato subito dato il lasciapassare per andare a levarci di dosso gli indumenti intrisi di fango e acqua, per farci una lunga doccia calda e per vestirci di qualcosa di asciutto e pulito. Incuranti di quanto sporco avremmo potuto portargli dentro le stanze. Ci e&apos; stato messo a disposizione, poi, il locale che ospita il bruciatore dell&apos;impianto di riscaldamento dell&apos;albergo, per mettere i nostri panni dopo che li avremmo lavati, in modo da essere pronti, asciutti e puliti, il giorno dopo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/c4661464-a51b-4a41-8397-198314c60b02&quot; title=&quot;Un momento di relax nell&apos;albergo &apos;La Felicina&apos;&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;204&quot;&gt;Adesso la giornata aveva preso un&apos;altra piega. Eravamo tutti rinfrancati e lo saremo stati ancor di piu&apos; se avessimo avuto qualcosa di piu&apos; appropriato da mettere addosso quando siamo usciti per un giro di ricognizione per il paese. E se avessimo scelto un locale piu&apos; appropriato per cenare. Era il caso di puntare su un tipico locale del luogo, se non altro sarebbe stato qualcosa di piu&apos; attinente al tema di questi quattro giorni insieme.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera nella &lt;i&gt;hall&lt;/i&gt; dell&apos;albergo, comodamente seduti su delle antiche e comode poltrone, rilassati della luci soffuse delle lampade e allietati dalla musica del pianoforte, cancelliamo anche questi due nei che potevano intaccare una giornata che alla fine porteremo nel cuore perche&apos; ci ha ha fatto assaporare il gusto forte dello stare insieme.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Quarto giorno: San Piero a Sieve - Fiesole&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; incredibile come il nuovo giorno si presenti completamente diverso da quello appena trascorso. Una luce raggiante entra attraverso le fessure delle ante delle antiche finestre in legno della nostra camera d&apos;albergo. Ci mettiamo poco a farci trovare pronti per incamminarci verso la meta finale di questo viaggio. Prima pero&apos; ci facciamo preparare il nostro pranzo a sacco nella bottega sotto l&apos;albergo. Approfittiamo di questo momento di &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt; per osservare meglio il paesaggio tutto intorno a noi. Poi partiamo alla ricerca di un &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; dove fare una ricca colazione che ci permetta di affrontare al meglio questa ultima tappa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Usciamo dal paese attraversando il ponte sul torrente &lt;b&gt;Carza&lt;/b&gt;. Poi lasciamo la strada principale per intraprenderne una secondaria che sale su per il colle. Alla nostra destra ci lasciamo la &lt;b&gt;Fortezza di San Martino&lt;/b&gt;, in lontananza sulla collina. Mentre alle nostre spalle si delinea sempre meglio la bellissima vista sulla valle del &lt;b&gt;Sieve&lt;/b&gt;. In realta&apos;, il percorso prevedeva il passaggio per la &lt;b&gt;Fortezza di San Martino&lt;/b&gt;. Noi tuttavia abbiamo deciso deliberatamente di evitare un tratto seppure piu&apos; affascinante, ma troppo rischioso da affrontare e per le forti piogge del giorno precedente e per il poco tempo ancora a nostra disposizione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Presto ci troviamo disorientati a causa della &apos;scorciatoia&apos; che abbiamo scelto di prendere. Non essendoci i segnali &lt;i&gt;bianco-rossi&lt;/i&gt; ad indicarci la direzione da seguire, ogni bivio era una &lt;i&gt;roulette&lt;/i&gt; la cui scelta era quasi completamente arbitraria. Il piu&apos; &apos;arguto&apos; di noi, frettolosamente ribattezzato come l&apos;&apos;oracolo&apos;, era interpellato per darci un suo parere sulla strada da seguire. La sua scelta determinava la strada che effettivamente seguivamo, ovvero quella che non era stata scelta come strada da seguire dal nostro oracolo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/9013a0f0-3e33-4028-8bb3-1a226d18399f&quot; title=&quot;Badia del Buonsollazzo visto da via Tassaia&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;221&quot;&gt;I sentieri attraversano fitte boscaglie ma non sono molto difficili tranne qualche tratto dove ci sono delle salite ripide, prima di arrivare su un altopiano con davanti a noi una fantastica distesa verde. Come fantastica e&apos; la vista che si perde sulla valle del &lt;b&gt;Sieve&lt;/b&gt;. Ci illudiamo di essere arrivati sul monte &lt;b&gt;Senario&lt;/b&gt; e che la costruzione di fronte a noi e&apos; il convento. E ci fermiamo per una sosta meritata dopo l&apos;ascesa non semplice che abbiamo affrontato. Tuttavia, la nostra guida ci illumina e realizziamo che siamo nella localita&apos; &lt;b&gt;Tassaia&lt;/b&gt; del comune di &lt;b&gt;Borgo San Lorenzo&lt;/b&gt; e la costruzione di fronte a noi e&apos; il &lt;b&gt;Monastero di San Bartolomeo&lt;/b&gt;, meglio noto come  &lt;b&gt;Badia del Buonsollazzo&lt;/b&gt;, un complesso religioso abbandonato dai camaldolesi nel 1990, ma che ha una storia millenaria alle spalle. Infatti, l&apos;abbazia venne edificata attorno al XI secolo per volere del marchese &lt;b&gt;Ugo di Toscana&lt;/b&gt;. La leggenda narra che in quei posti il marchese si era perduto e aveva fatto il voto di erigere il monastero qualora si fosse salvato. A seguito del buon fine della vicenda, ci fu anche la sua conversione al cattolicesimo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/e8292c6b-5c9b-456f-9573-9746c7fb97d4&quot; title=&quot;Croce di Melago&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;167&quot;&gt;Proseguiamo su via &lt;b&gt;Tassaia&lt;/b&gt; per qualche centinaio di metri prima di immetterci nel sentiero che attraversa il bosco che ci conduce alla &lt;b&gt;Croce di Melago&lt;/b&gt;. Giusto il tempo di una foto di gruppo, quindi attraversiamo la barra che apre la strada sulla lunga e dritta salita asfaltata che porta all&apos;&lt;b&gt;Abbazia dei Servi di Maria&lt;/b&gt;, in cima al monte &lt;b&gt;Senario&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tutt&apos;intorno al convento si ergono dei parapetti che delineano il confine della tonda vetta del monte &lt;b&gt;Senario&lt;/b&gt;. E da ogni punto si puo&apos; ammirare una pregevole vista di tutto il circondario. Ma ancora piu&apos; interesse suscita l&apos;antico sito religioso in se&apos;. Risale al 1200 e prende il nome dall&apos;ordine dei frati che lo conducono. Difatti, il convento fu costruito da un gruppo di laici che come spesso avveniva nel medioevo si riunirono e fecero la scelta di vivere in penitenza e lontano dalla civilta&apos;. Da tale gruppo di laici ebbe origine l&apos;&lt;b&gt;Ordine dei Servi di Maria&lt;/b&gt;, la cui presenza oggi ha toccato tutti e cinque i continenti del globo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/fd81a1bb-c3d0-4cfd-8666-7d192058245d&quot; title=&quot;Abbazia dei Servi di Maria sul monte Senario&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;237&quot;&gt;Purtroppo non mi sono prodigato ad entrare dentro il convento, ma quelli del gruppo che sono stati sufficientemente curiosi, hanno visitato l&apos;interno del convento, salendo su per la lunga scalinata che conduce al porticato di ingresso sotto la torre dell&apos;orologio, e l&apos;hanno trovato davvero interessante. Io ho preferito godermi il panorama e gironzolare sulle ampie balconate, scattando foto qua e la&apos;. Finquando non abbiamo deciso che il prato antistante al plesso poteva essere un posto che ben si prestava a ospitare la nostra pausa di meta&apos; tappa. Abbiamo consumato il nostro pranzo a sacco e, soprattutto, ci siamo rilassati al sole piacevole di quella giornata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Intraprendiamo la discesa dal monte che dapprima risulta abbastanza agevole. Passiamo davanti anche all&apos;ingresso delle tre grotte (la &lt;b&gt;Grotta di San Filippo Benizi&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;Grotta di Sant&apos;Alessio Falconieri&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Grotta di San Manetto&lt;/b&gt;) per merito di cui questo posto e&apos; anche riconosciuto. Poi la discesa si fa piu&apos; ripida e i sentieri meno curati. Tra le erbacce che li invadono, il fondo sconnesso e i vari bivi privi di segnaletica, corriamo piu&apos; volte il rischio di sbagliare. Ma alla fine sentiamo il rumore delle macchine che transitano sulla &lt;b&gt;Strada Regionale Faentina&lt;/b&gt;. Siamo a &lt;b&gt;Vetta le Croci&lt;/b&gt;. Ci fermiamo in un &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; per un caffe&apos; e casualmente assistiamo al lancio dello &lt;b&gt;Shuttle&lt;/b&gt; in diretta TV. Poi riprendiamo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;asfalto e&apos; noioso. E in prossimita&apos; della localita&apos; &lt;b&gt;Olmo&lt;/b&gt; decidiamo di intraprendere il sentiero del &lt;b&gt;CAI&lt;/b&gt; che passa per la cima del monte &lt;b&gt;Pratone&lt;/b&gt; piuttosto che continuare sulla &lt;b&gt;Strada Regionale Faentina&lt;/b&gt;. Attraversiamo ampi sentieri prima di immetterci in un percorso avvolto dalla verde, fitta e rigogliosa radura che ci porta - non senza uno sforzo considerevole - sull&apos;ampio spiazzo in cima al monte &lt;b&gt;Pratone&lt;/b&gt;. Il panorama che si puo&apos; godere qua sopra merita tanto. Davanti a noi, guardando verso &lt;b&gt;Sud&lt;/b&gt;-&lt;b&gt;Ovest&lt;/b&gt; c&apos;e&apos; &lt;b&gt;Fiesole&lt;/b&gt;, e &lt;b&gt;Firenze&lt;/b&gt; subito dietro. In mezzo al prato sulla vetta del monte &lt;b&gt;Pratone&lt;/b&gt; (forse proprio da questa particolare conformazione della vetta che gli e&apos; stato attribuito il nome) c&apos;e&apos; un cippo in pietra in memoria dello scrittore &lt;b&gt;Bruno Cicognani&lt;/b&gt; che riporta la seguente frase tratta da una delle sue principali opere (&lt;b&gt;Il figurinaio&lt;/b&gt;):&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;small&gt;&lt;i&gt;..e in questa cerchia che e&apos; proprio il tuo cuore, o &lt;b&gt;Toscana&lt;/b&gt;, le cose piu&apos; care e piu&apos; belle del mondo, del mio mondo; i luoghi ch&apos;io conosco ad uno ad uno, la mia fanciullezza, la mia giovinezza, i miei sogni, i miei canti, l&apos;amor disperato di liberta&apos; randagia che voi soltanto siete riusciti, incantando, a quietare.&lt;br/&gt;
O come chiaro e&apos; a voi questo fanciullo antico, non stanco; o come e&apos; chiara ogni vostra voce: la stessa della prima volta e che si rinnova ad ogni primavera!..&lt;/i&gt;&lt;/small&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non siamo sicuri di aver imboccato il sentiero giusto per la discesa. La nostra impressione e&apos; che siamo scesi sulla strada asfaltata che abbiamo lasciato per salire sul poggio qualche ora prima, ma giusto qualche chilometro piu&apos; avanti, a dispetto di tutti i chilometri e gli sforzi che abbiamo fatto per andar su e e poi venir giu&apos;. Rabbia, poi, per gli otto chilometri di asfalto cha ancor abbiamo dovuto percorrere prima di arrivare a &lt;b&gt;Fiesole&lt;/b&gt;. Forse pero&apos; non abbiamo sbagliato. Chi lo sa? Un senso di frustrazione latente che c&apos;e&apos; rimasto a lungo fin quando l&apos;&lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; arancione dell&apos;&lt;b&gt;ATAF&lt;/b&gt; non ci ha portati fino a &lt;b&gt;Firenze&lt;/b&gt;, per un fugace saluto al duomo prima congedarci definitivamente dalla &lt;b&gt;Via degli Dei&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/870058d5-2e85-4711-92ed-68cc019b1d0e&quot; title=&quot;Foto di gruppo&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;

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    <title>Reportage del Cammino di Santiago</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Wed, 24 Aug 2011 01:46:39 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
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&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/dcee02d8-7b01-42de-954f-9527059a1983&quot; title=&quot;Freccia Gialla e Conchiglia: i simboli del Camino&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;217&quot;&gt;Raccontare un&apos;esperienza come il &lt;b&gt;Cammino di Santiago&lt;/b&gt; e&apos; possibile (*), ma trasmettere le emozioni che si possono provare percorrendolo, e&apos; una cosa ardua.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una delle belle cose che mi e&apos; capitata durante il &lt;i&gt;mio &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; e&apos; stata di imbattermi in una &lt;i&gt;troupe&lt;/i&gt; della TV di stato che stava girando un servizio su questo fenomeno di dimensioni mondiali. Attraverso l&apos;&lt;i&gt;email&lt;/i&gt; che riporto di seguito integralmente, ci e&apos; stato comunicato della messa in onda del &lt;i&gt;reportage&lt;/i&gt; intitolato &lt;b&gt;Il Cammino di Santiago&lt;/b&gt;, scritto e diretto da &lt;b&gt;Fabio Tricarico&lt;/b&gt; .&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote style=&quot;font-size: 13px; font-style: italic; font-family: &apos;Comic Sans MS&apos;;&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Cari pellegrini,&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;vi informiamo che il &lt;/i&gt;reportage&lt;i&gt; sul &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; andra&apos; in onda lunedi&apos; mattina intorno alle 10 su &lt;b&gt;Rai1&lt;/b&gt; all&apos;interno di &lt;b&gt;UnoMattina Estate&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vi alleghiamo anche il &lt;/i&gt;link&lt;i&gt; della diretta &lt;b&gt;Rai&lt;/b&gt; in &lt;/i&gt;streaming&lt;i&gt;, casomai non poteste guardare la tv.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;a href=&apos;http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html#cid=PublishingBlock-64203784-70f7-4b53-9d21-b14693850195&apos; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html#cid=PublishingBlock-64203784-70f7-4b53-9d21-b14693850195&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Vi ringraziamo per aver condiviso con noi le vostre esperienze, e aver arricchito con le vostre parole il nostro lavoro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Qualsiasi commento sara&apos; bene accetto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un saluto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Fabio Tricarico&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;
&lt;b&gt;Giada Forte&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Da allora, ho caricato il video sul mio canale di &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/user/rocsca?feature=mhee&quot;&gt;YouTube&lt;/a&gt; e mi e&apos; capitato di vederlo diverse volte. Ma non ho mai sentito che lo stavo facendo per rivivere le stesse emozioni che ho provato quando ho percorso il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. E sono sempre piu&apos; convinto di non averne bisogno, visto che le emozioni che ho provato le porto dentro al cuore come se le avessi vissute un secondo prima. Piuttosto, mi piacerebbe trasmetterle perche&apos; la mia esperienza crei condivisione, dando luce a nuove e altrettanto fantastiche simili esperienze. Ma questo non e&apos; facile, come ho gia&apos; detto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nel &lt;i&gt;reportage&lt;/i&gt; della &lt;b&gt;RAI&lt;/b&gt; invece ho potuto cogliere, in modo del tutto oggettivo, una splendida testimonianza dei molteplici aspetti del &lt;b&gt;Cammino di Santiago&lt;/b&gt;. Ed e&apos; per questo che lo ripropongo di seguito.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;&lt;small&gt;&amp;lt;&amp;lt;Maria, Madonna della strada, fa ch&apos;io cammini nella speranza, che io salga dalle vette verso di Te con tutta la mia vita, con tutti i miei fratelli. Attirami verso l&apos;alto, strappami all&apos;egoismo e alla comodita&apos;. Fa&apos; di me un pellegrino della montagna.&amp;gt;&amp;gt;.&lt;/small&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;420&quot; height=&quot;345&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/TX8-CSD-tBU&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;&lt;small&gt;&amp;lt;&amp;lt;Niente sara&apos; facile, ma niente sara&apos; impossibile. Una freccia gialla, una conchiglia, indicheranno la direzione. Non dimenticate che sarete voi a decidere il vostro cammino!&amp;gt;&amp;gt;.&lt;/small&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;420&quot; height=&quot;345&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/7993iy40HFM&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;&lt;small&gt;&amp;lt;&amp;lt;Lasciare una pietra e&apos; come liberarsi  di un peso, di un fardello che si porta nella vita. Siamo arrivati alla &lt;b&gt;Croce di Ferro&lt;/b&gt;, a duecento chilometri da &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. Forse si esprime un desiderio. Forse si chiede aiuto al &lt;b&gt;Signore&lt;/b&gt;. Forse si prega e basta. Forse in ogni pietra si nasconde la parte di se&apos; stessi che si vuole lasciare o la parte che si vuole coltivare.&amp;gt;&amp;gt;.&lt;/small&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;&lt;small&gt;&amp;lt;&amp;lt;Il &lt;b&gt;Cammino&lt;/b&gt; - dicono i pellegrini - e&apos; come la vita. Con i suoi pesi, i momenti di riflessione, fede. Qui potrete trovare speranza e pace. Dipende da ognuno di voi!&amp;gt;&amp;gt;.&lt;/small&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;420&quot; height=&quot;345&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/ak9xx7uPbCc&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;&lt;small&gt;&amp;lt;&amp;lt;Una volta arrivati qui, capirete che una parte del vostro cammino e&apos; finita. A piedi oltre non si puo&apos; andare. Il vostro spirito, la vostra l&apos;anima, la vostra fede continueranno a camminare dentro di voi.&amp;gt;&amp;gt;.&lt;/small&gt;&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;

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    <title>Ritorno a Barcellona</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Sat, 30 Jul 2011 14:33:27 +0200</pubDate>
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            <description>
&lt;p&gt;A distanza di parecchi anni dalla mia prima visita a &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; sono riuscito a convincermi che non sarebbe stata una brutta cosa ritornarci. La gita delle superiori, che ricordo in ogni momento come una di quelle esperienze di spensieratezza e allegria che meglio non si possono associare alla mia adolescenza, infatti, non aveva potuto regalarmi il tipo di emozioni che in un&apos;eta&apos; piu&apos; matura si ricercano. E questo e&apos; stato sufficiente a superare il pregiudizio che se dei giorni devono essere dedicati ad un viaggio, questo deve essere necessariamente una novita&apos; in tutto e per tutto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/d956f43e-8af9-4471-8125-deb693715a8c&quot; title=&quot;Monument a Colom&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;117&quot;&gt;D&apos;altronde, di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; ben poco avevo visto. &lt;b&gt;Placa de Catalunya&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;Rambla&lt;/b&gt;, il &lt;b&gt;Monument a Colom&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Statua di Colombo&lt;/i&gt;) e il &lt;b&gt;Camp Nou&lt;/b&gt; non sono che una parte infinitesima di quanto la citta&apos; offre ad un visitatore. In gita, d&apos;altronde, tutto era nei nostri pensieri tranne che assaporare una citta&apos; nei suoi particolari e nelle sue sfaccettature che ti accrescono dentro e ti fanno estrapolare le differenze sostanziali con il posto dove in quel momento vivi. Ma non rimpiango nulla di quello che in quel momento non ho sentito di fare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; ci sono arrivato nel giorno di &lt;b&gt;Sant Jordi&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;San Giorgio&lt;/i&gt;), santo patrono della &lt;b&gt;Catalunya&lt;/b&gt;. E me ne sono accorto perche&apos; ho chiesto al nostro tassista del perche&apos; un numero sconsiderato di persone avevano un libro in mano, una rosa rossa o una spiga di grano. Mi e&apos; stato quindi spiegato che quel giorno ricorre il &lt;b&gt;Dia del Llibre&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Giornata del Libro&lt;/i&gt;&apos;). Gli uomini regalano una rossa alle donne e, viceversa, le donne regalano un libro agli uomini. Inoltre, ci si scambia una spiga di grano, che e&apos; simbolo di fertilita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Dia del Llibre&lt;/b&gt; lo si e&apos; fatto cadere nel giorno di &lt;b&gt;Sant Jordi&lt;/b&gt;. Il giorno in cui ci siamo trovati la&apos; per di piu&apos; coincideva con il sabato santo ed ecco che &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; era un&apos;inimmaginabile pullare di vita e di colori (&lt;a href=&apos;http://www.hallotravel.com/en/barcellona/sabato-santo-ma-anche-sant-jordi.html&apos;&gt;Sabato santo ma anche&#8230; Sant Jordi!&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arriviamo al nostro albergo a ridosso della &lt;b&gt;Sagrada Familia&lt;/b&gt;. Giusto il tempo di sistemarci in breve nella nostra stanza che, dotati di cartine e guide, ci catapultiamo in un battibaleno per le strade della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Davanti a noi si ergevano le guglie della &lt;b&gt;Sagrada Familia&lt;/b&gt;. E&apos; il primo dei segni lasciati da &lt;b&gt;Antoni Gaudi&apos;&lt;/b&gt; in questa citta&apos;. Ma e&apos; riduttivo parlare di segni perche&apos; a lui oggi si deve gran parte del fascino di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;. Partire dal &lt;b&gt;Temple Expiatori de la Sagrada Familia&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Tempio d&apos;Espiazione della Sacra Famiglia&lt;/i&gt;) - questo e&apos; il nome completo di questa cattedrale - equivale ad una partenza a ritroso nella degustazione della vita di questo genio dell&apos;architettura. Quest&apos;opera di colossali dimensioni, iniziata da piu&apos; di cento anni, quando era ancora in vita, e tuttora in costruzione, e&apos; infatti il modo in cui &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; ha voluto coronare la sua esistenza concepita come una missione sacra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/301a4242-70bd-4a93-97b2-4500c69fb88e&quot; title=&quot;Sagrada Familia - Facciata della Nativita&apos;&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;223&quot;&gt;Delle due facciate attualmente completate, la &lt;b&gt;facciata della Nativita&apos;&lt;/b&gt; e&apos; sicuramente quella che lascia incantato chiunque si trovi di fronte. E suscita una curiosita&apos; che spinge ad addentrarsi e capire il senso di ciascuna delle rappresentazioni riportate. Noi ci siamo semplificati la vita facendo lavorare un po&apos; meno i nostri sensi e leggendo la nostra &lt;b&gt;Lonely Planet&lt;/b&gt; che mai come in questi casi permette di riporre l&apos;attenzione su dettagli che difficilmente possono altrimenti essere colti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Girando attorno al santuario in senso antiorario scorriamo l&apos;abside e arriviamo alla &lt;b&gt;facciata della Passione&lt;/b&gt;. La suggestione si trasforma in qualcosa di molto piu&apos; leggero. L&apos;armonia delle curve tanto care a &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; e che in parte da lui stesso presero forma, lasciano spazio alle forme piu&apos; spigolose delle opere disegnate dallo scultore &lt;b&gt;Josep Subirachs&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Continuando il nostro giro attorno al monumento scorgiamo le impalcature che celano quella che sara&apos; la facciata principale della &lt;b&gt;Sagrada Familia&lt;/b&gt; ovvero la &lt;b&gt;facciata della Gloria&lt;/b&gt;. Le quattro guglie di questa facciata si aggiungeranno alle otto delle altre due facciate per rappresentare i dodici apostoli. La meticolosita&apos; e il completo cimentarsi di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; in questa opera ha voluto la massima cura anche sull&apos;estremita&apos; delle guglie dove e&apos; stata riposta la dicitura: &apos;&lt;i&gt;Sanctus, Sanctus, Sanctus, Hosanna in Excelsis, Amen, Alleluia&lt;/i&gt;&apos; con la giusticazione che sebbene nessun essere umano sarebbe riuscito a scorgere questi dettagli, gli angeli li avrebbero visti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Altre quattro guglie si ergeranno sopra il transetto, ciascuna rappresentante i quattro evangelisti, attorno alla torre centrale che sara&apos; altra una volta e mezza le guglie che ornano le facciate, e rappresentera&apos; la &lt;b&gt;Vergine Maria&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Secondo la nostra errata comprensione, alle 22 e 30 sarebbe iniziato uno spettacolo molto suggestivo con coreografie d&apos;acqua, luci e musica, alla &lt;b&gt;Font Magica&lt;/b&gt;, ai piedi della collina del &lt;b&gt;Montjuic&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; stata una gran delusione quando, arrivati in &lt;b&gt;Placa d&apos;Espanya&lt;/b&gt;, ci siamo resi conto che tutto era invece gia&apos; finito. In effetti, l&apos;orario letto sulla nostra guida a cui abbiamo fatto riferimento era l&apos;orario estivo. E in un attimo di particolare eccitazione ci siamo quasi convinti che fosse estate. Ci siamo comunque incamminati fino in fondo all&apos;&lt;b&gt;Avinguda de la Reina Maria Cristina&lt;/b&gt;, dove si trova la &lt;b&gt;Font Magica&lt;/b&gt;, ed e&apos; stato emozionante solo pensare che qui l&apos;8 ottobre del 1997 c&apos;e&apos; stata l&apos;ultima e memorabile esibizione pubblica di &lt;b&gt;Freddie Mercury&lt;/b&gt; in coppia con il soprano barcellonese &lt;b&gt;Monserrat Caballe&apos;&lt;/b&gt; (&lt;a href=&apos;http://capitatoabarcellona.wordpress.com/2009/03/23/la-magia-e-nellaria/&apos;&gt;La magia e&apos; nell&apos;aria&lt;/a&gt;). Non ci siamo quindi tirati indietro dallo scalare la collina che sovrasta la zona e lascia cadere lo sguardo su un magnifico panorama notturno della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In tarda serata rientriamo nella nostra zona. Per festeggiare il primo giorno di questa gita spagnola, non potevamo che ricorrere su una ricca paella di pesce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il nostro primo mattino a &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; inizia con una ricca colazione in un locale vicino all&apos;albergo. E&apos; un momento bellissimo di una vacanza e ce lo godiamo tutto. Anche se quello che ci aspetta e&apos; molto eccitante. Con calma ci incamminiamo verso il &lt;i&gt;barri&lt;/i&gt;  (&apos;&lt;i&gt;quartiere&lt;/i&gt;&apos;) dell&apos;&lt;b&gt;Eixample&lt;/b&gt;. Lungo &lt;b&gt;Passeig de Gracia&lt;/b&gt; si incontrano le massime espressioni dell&apos;architettura modernista.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La prima opera architettonica che scorriamo e che ci fermiamo ad ammirare e&apos; &lt;b&gt;Casa Mila&apos;&lt;/b&gt;, meglio nota come &lt;b&gt;La Pedrera&lt;/b&gt;. E&apos; un capolavoro di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; commissionato da &lt;b&gt;Pere Mila&apos;&lt;/b&gt;. L&apos;inequivocabile stile di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; si coglie a primo acchito dalle sinuose curve avvolte da un fine rivestimento in pietra. Quel che piu&apos; sorprende oggi e&apos; sapere che un tempo in molti non concordavano con i contorni ondulati che dal genio di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; presero forma, sia all&apos;esterno dell&apos;abitazione che al suo interno. Un aneddoto che la dice tutta su queste avversita&apos;, vede protagonista un&apos;inquilina che lamentava che a causa delle curve trovava difficolta&apos; a posizionare il suo pianoforte. Si narra che a tale provocazione il maestro rispose invitando la signora a imparare a suonare il flauto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/61dcc39a-f587-464b-8016-61a40e48a2fc&quot; title=&quot;Casa Battlo&apos;&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;230&quot;&gt;Continuando su &lt;b&gt;Passeig de Gracia&lt;/b&gt;, sull&apos;altro lato della strada, costeggiamo &lt;b&gt;Casa Batllo&apos;&lt;/b&gt;, altra celeberrima abitazione generata dall&apos;inventiva di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt;. Anche qui davanti una fila impressionante di persone in attesa di entrare dentro questo monumento all&apos;architettura modernista. Il tocco di colore dato dai frammenti di ceramica variopinti e&apos; sicuramente uno dei fattori che a molti la fa preferire rispetto a &lt;b&gt;La Pedrera&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di giungere in &lt;b&gt;Placa de Catalunya&lt;/b&gt;, gironzoliamo ancora nei paraggi per ammirare un&apos;altra opera di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt;. Si tratta di &lt;b&gt;Casa Calvet&lt;/b&gt;. Un po&apos; abbandonata a se&apos; stessa, senza le grandi folle delle opere prominenti dell&apos;&apos;&lt;b&gt;Architetto di Dio&lt;/b&gt;&apos; (cosi&apos; ha fatto riferimento il rettore della &lt;b&gt;Sagrada Familia&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Lluis Bonet Armengol&lt;/b&gt;, a &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; nella campagna per la sua beatificazione), ma comunque un altro notevole esempio di raffinato stile architettonico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Placa de Catalunya&lt;/b&gt; per noi rappresenta una piacevole pausa. Qui ammiriamo gli immancabili artisti di strada, che animano ogni angolo di questa piazza come tanti altri punti della citta&apos;, e sono realmente in gamba e capaci di trascinare folle considerevoli.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo un pranzo veloce, che comunque ha inciso sul tempo di risposta dei nostri riflessi al punto da costringerci a ripiegare su un prato giusto per il tempo di ricaricarsi, ci addentriamo nel &lt;b&gt;Barri Gotic&lt;/b&gt;. Visto che la cattedrale era chiusa, attraversiamo rapidamente &lt;b&gt;Avinguda de la Catedral&lt;/b&gt; dopo averne ammirato velocemente la facciata (che tra l&apos;altro era in ristrutturazione), per spingerci verso il &lt;b&gt;Museu d&apos;Historia de la Ciutat&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le origini di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; risalgono all&apos;epoca dell&apos;impero romano. Non vi e&apos; modo piu&apos; suggestivo per convincersi delle origini romane, che non visitando questo museo sotterraneo dove e&apos; mantenuta intatta una parte di &lt;b&gt;Barcino&lt;/b&gt; (il nome di &apos;&lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; romana&apos;) nella sua struttura urbanistica, e in un ragguardevole numero di dettagli che danno molte opportunita&apos; di farsi un&apos;idea sull&apos;organizzazione delle attivita&apos; commerciali e della vita sociale agli arbori di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Uscendo dal percorso sotterraneo, sempre da dentro il museo prima di affacciarsi su &lt;b&gt;Placa de Rei&lt;/b&gt;, sulla sinistra, si accede alla &lt;b&gt;Capella Reial de Santa Agata&lt;/b&gt;, un bellissimo esempio di stile gotico. La chiesa e&apos; la cappella del &lt;b&gt;Palau Reial Major&lt;/b&gt; che e&apos; parte del &lt;b&gt;Museu d&apos;Historia de la Ciutat&lt;/b&gt;. L&apos;ho trovata molto sensazionale per l&apos;interno completamente spoglio e perfettamente tenuto, per l&apos;incantevole &lt;i&gt;techumbre&lt;/i&gt;, per i magnifici mosaici in vetro colorato e, non ultimo, per l&apos;altare in legno realizzato da &lt;b&gt;Jaume Huguet&lt;/b&gt;, intatto a centinaia di anni di distanza dalla sua realizzazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All&apos;uscita, scendendo dalla scala a ventaglio che da&apos; sulla piazza, c&apos;erano ad aspettarmi i miei amici che quasi avevano perso la speranza di ritrovarmi. Proseguiamo un po&apos; alla cieca per le vie di &lt;i&gt;&lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; vecchia&lt;/i&gt; fino a quando arriviamo sulla &lt;b&gt;Via Laietana&lt;/b&gt;. Qui vediamo i cartelli che indicano la direzione per il &lt;b&gt;Museu Picasso&lt;/b&gt;. Un&apos;occasione unica che nessuno si vuole perdere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraversiamo il viale e entriamo cosi&apos; ufficialmente nel barri &lt;b&gt;La Ribera&lt;/b&gt;. Ci districhiamo per ii vicoletti seguendo le molte persone che presumibilmente sono dirette al &lt;b&gt;Museu Picasso&lt;/b&gt; fino a quando scorgiamo una fila immane di gente che avanza lentamente per entrare nella pinacoteca. Un po&apos; contrariati si&apos;, ma nessuno ha messo in dubbio la visita interna del museo. E nessuno se ne e&apos; pentito di quello che ha visto. Io per primo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/cb7c932e-8134-4e2d-8cc4-0342d839907c&quot; title=&quot;Museu Picasso&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le esposizioni permanenti mostrano per la quasi totalita&apos; dipinti della sua gioventu&apos;. &lt;b&gt;Ritratto di zia Pepa&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Scienza e carita&apos;&lt;/b&gt; sono sicuramente tra quelli che rimangono piu&apos; impressi. La piena maturita&apos; cubista di &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; e&apos; invece ammirabile attraverso l&apos;interpretazione di dipinti dei pittori a cui e&apos; dovuto il suo amore per l&apos;arte, primo fra tutti &lt;b&gt;Velasquez&lt;/b&gt;. A lungo mi sono fermato nelle stanze 13 e 14 ad ammirare gli schizzi, le bozze e le varie versioni de &lt;b&gt;Las Meninas&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Siamo stati tutti rinfrancati da questa visita. E in un certo, senso piu&apos; sereni. Visto che il &lt;b&gt;Museu Picasso&lt;/b&gt; e&apos; uno dei posti di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt; piu&apos; gettonati dai turisti, e che, a causa della giornata particolare, abbiamo sicuramente rischiato di non poterlo visitare. Ma con un po&apos; di audacia e un po&apos; di fortuna siamo riusciti a centrare un bel colpo!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/37e3d206-8f5a-49b9-9a98-a9719cd6cb0e&quot; title=&quot;Esglesia de Santa Maria del Mar&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;172&quot;&gt;Prosegue il nostro giro per &lt;b&gt;La Ribera&lt;/b&gt;. Sbuchiamo quasi inconsapevolmente su &lt;b&gt;Passeig del Born&lt;/b&gt; su cui si affaccia l&apos;abside della &lt;b&gt;Esglesia de Santa Maria del Mar&lt;/b&gt;. Non so perche&apos;, ma qualcosa mi ha trascinato fin qua. Sentivo ripetersi di continuo dentro di me il nome di questa chiesa. E l&apos;averla trovata mi ha dato un&apos;ulteriore serenita&apos;. E con quella serenita&apos; sono entrato dentro ed ho potuto ammirare lo splendore di questo gioiello dagli archi gotici piu&apos; schiacciati rispetto al tradizionale slancio che hanno gli archi che si rifanno a questo stile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Facilmente ci immettiamo su &lt;b&gt;Passaig de Colom&lt;/b&gt;, la strada che costeggia il mare fino ad arrivare al &lt;b&gt;Monument a Colom&lt;/b&gt;. La vista del mare e la dolce brezza marina del tardo pomeriggio non ci aiutano a trattenerci dallo spingerci piu&apos; in la&apos; e fare quattro passi sul molo. E poi a sederci su una panchina a cercar di fermare una giornata che fluisce via, destinata ai nostri bei ricordi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Risaliamo la &lt;b&gt;Rambla&lt;/b&gt; in un pullulare di vita che dice tanto su quanto sia mentalmente aperta questa citta&apos;. Passando davanti a &lt;b&gt;Casa Cuadros&lt;/b&gt; dai &lt;b&gt;Barcellonesi&lt;/b&gt; anche chiamata &lt;b&gt;Casa dels Paraigues&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Casa degli ombrelli&lt;/i&gt;), fino a giungere alla &lt;b&gt;Font de Canaletes&lt;/b&gt; per un lungo sorso di acqua che ci dovrebbe garantire un sicuro ritorno a &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la cena preferiamo ancora una volta avvicinarci nella zona dell&apos;&lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt;, nel &lt;i&gt;barri&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Gracia&lt;/b&gt;. Non sappiamo che piega prendera&apos; la serata, ma non vogliamo avere vincoli per tornare nella nostra dimora e un localino su &lt;b&gt;Avinguda Gaudi&apos;&lt;/b&gt; ci sembra un posto appropriato per trascorre la nostra serata con questi presupposti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/4ac61b06-ddf1-48e5-8618-8d9546c3087f&quot; title=&quot;Parc Guell&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;263&quot;&gt;In vacanza la colazione merita ampio spazio. Si parla di ore per la colazione di questa nuova giornata. Ma tutti d&apos;accordo anche su questo rituale. Poi si parte, a piedi, risalendo la collina fino ad arrivare al &lt;b&gt;Parc Guell&lt;/b&gt;. E&apos; inutile dire che lo zampino di &lt;b&gt;Gaudi&apos;&lt;/b&gt; lo noterebbe anche un cieco, ma come tutto cio&apos; che dal genio di quest&apos;uomo abbiamo visto finora, anche il &lt;b&gt;Parc Guell&lt;/b&gt; e&apos; avvolto in un&apos;armonia di curve e di mosaici di mattonelle colorate accostate tra loro con un gusto che in tal senso non ha paragoni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci affacciamo alla balconata del lastrico contorniata di sedili rivestiti di frammenti di laterizio per ammirare le sottostanti costruzioni che hanno l&apos;aria delle case delle favole che ci raccontavano da bambini. Poi proseguiamo per passare sotto i portici della discesa che ci porta all&apos;ingresso dalla parte della zona popolata della collina. Le foto si sprecano e nessuno si vuole perdere un ricordo abbracciati ai lucertoloni che ornano le scale che portano sotto il selciato da dove poco prima ammiravamo la vista del parco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sosta nei pressi della casa-museo e la crescente voglia di sapere un po&apos; di storia di questa struttura, materializzata dalla mia lettura dei contenuti estrapolati della sempre preziosa &lt;b&gt;Lonely Planet&lt;/b&gt;, viene funestamente interrotta da un&apos;improvvisa pioggia di sterco di volatile. Ma siamo predisposti ad accettare con superiorita&apos;, e tutto si risolve in un nuovo pretesto per ridere di noi e al pensiero che anche per questo la nostra gita sara&apos; indimenticabile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/42917f29-e61c-4df4-9c75-1d7710eb1cbc&quot; title=&quot;Lucertolone&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;277&quot;&gt;La discesa dalla collina ai cui fianchi e&apos; incastonato il &lt;b&gt;Parc Guell&lt;/b&gt;, ci vede cedere allo stomaco che reclama per la vuotezza. Un anonimo baretto del &lt;i&gt;barri&lt;/i&gt; ci ha fatto rinascere a suon di &lt;i&gt;bocadillos&lt;/i&gt; e di &lt;i&gt;cerveza&lt;/i&gt;. Alla fine della lunga sosta, a dire il vero, eravamo pure un po&apos; brilli e i canti a squarciagola &apos;intonati&apos; per le vie pressocche&apos; vuote di questa zona della citta&apos;, non sono passati inosservati tra la poca gente intorno a noi. Ma non siamo stati molesti e qualcuno ha condiviso la nostra allegria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la delusione del &lt;b&gt;Camp Nou&lt;/b&gt;, inaccessibile al pubblico (sebbene ci sia capitato di vedere sfilare davanti a noi i due nazionali campioni del mondo &lt;b&gt;Villa&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Puyol&lt;/b&gt;), ci ributtiamo per le vie della &lt;b&gt;Ciutat Vella&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Citta&apos; Vecchia&lt;/i&gt;) ovvero la parte antica di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;, che include i &lt;i&gt;barri&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Raval&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Barri Gotic&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Ribera&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Barceloneta&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Come suggerito dalla guida, sulla &lt;b&gt;Rambla&lt;/b&gt;, provenendo da &lt;b&gt;Placa de Catalunya&lt;/b&gt;, a un certo punto ci buttiamo su &lt;b&gt;Carrer de Ferran&lt;/b&gt;. Attraversiamo &lt;b&gt;Placa de Sant Jaume&lt;/b&gt;, dove si affacciano l&apos;&lt;b&gt;Ajuntament&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Municipio&lt;/i&gt;) e il &lt;b&gt;Palau de la Generalitat&lt;/b&gt;. Non ci soffermiamo piu&apos; di tanto in questa piazza e, non appagati dalla vista esterna del giorno precedente, proseguiamo invece verso la cattedrale, che desideriamo ammirare al suo interno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche questo e&apos; un bell&apos;esempio di stile gotico catalano con notevoli tracce di stile romanico. Lungo le pareti esterne delle navate laterali e&apos; possibile ammirare un certo numero di cappelle, tutte decorate con affreschi e sculture originali. Nella navata centrale invece mi sono soffermato sul coro in legno di quercia minuziosamente scolpito, e decorato con pregevoli finiture in oro. In fondo alla navata centrale c&apos;e&apos; la scalinata che porta sotto l&apos;altare centrale dove c&apos;e&apos; la tomba in alabastro di &lt;b&gt;Santa Eulalia&lt;/b&gt; che, insieme a &lt;b&gt;Santa Maria de la Merced&lt;/b&gt;, e&apos; il santo patrono di &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la lunga visita nella cattedrale, ci sediamo ai bordi della piazza antistante dove assistiamo ad un affollatissimo spettacolo acrobatico di &lt;i&gt;busker&lt;/i&gt; brasiliani, prima di spostarci - come da mio forte desiderio - verso il quartiere del &lt;b&gt;Raval&lt;/b&gt;, dal lato opposto della &lt;b&gt;Rambla&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;intento era quello di prendere qualcosa da bere al &lt;b&gt;Bar Marsella&lt;/b&gt;, l&apos;antico locale dove &lt;b&gt;Hemingway&lt;/b&gt; usava andare a bere l&apos;assenzio durante la sua permanenza spagnola. La cosa mi eccitava tantissimo. E la mia eccitazione ha perfino contaminato il resto del gruppo. E piu&apos; mi addentravo nello squallore del &lt;b&gt;Raval&lt;/b&gt;, piu&apos; diventavo irrequieto dentro. Fino al punto in cui siamo arrivati all&apos;angolo del &lt;i&gt;numero 65&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Carrer de Sant Pau&lt;/b&gt;, dove la via si incrocia con &lt;b&gt;Carrer di Sant Ramon&lt;/b&gt;, e sono rimasto deluso dalle saracinesche abbassate del locale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/e1733278-5f4c-4675-9bce-2f86768b2a66&quot; title=&quot;Bar Marsella&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;509&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora euforico, non ho rinunciato a scattare qualche foto, sebbene attorno a me una varieta&apos; di gente losca e inaffidabile mi fissava in modo strano, al limite dello sconcerto. Addirittura vengo avvicinato da una giovane puttana di colore che mi domanda - dopo avermi chiesto la fotocamera in regalo, perche&apos; mai stavo scattando delle foto a quel posto sudicio. Rapidamente la lascio con un&apos;espressione che mi e&apos; sembrata la piu&apos; opportuna ad accendere un barlume di curiosita&apos; in essa, nella speranza che un giorno possa crescere fino a trovare una risposta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora una visita a qualche negozio sulla &lt;b&gt;Rambla&lt;/b&gt;, ma e&apos; piu&apos; per ripararsi da una sporadica pioggia che non ci infastidisce ma semmai ci consola facendoci immaginare che non siamo i soli a rimpiangere queste giornate volate vie troppo in fretta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La cena e&apos; stata una degna conclusione della nostra vacanza. Nel locale turco, dopo una piacevole degustazione di pietanze etniche, siamo riusciti a coinvolgere il giovane proprietario e la mamma in uno scambio culturale italo-turco di danza e di musica. La baldoria si e&apos; protratta anche fuori, quasi come inconscia opposizione a qualunque cosa da li&apos; a breve ci avrebbe divisi.&lt;/p&gt;

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    <title>West End di Londra e dintorni</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Sat, 25 Jun 2011 13:20:12 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
    <category>westminster</category>
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&lt;p&gt;Ho appena assaporato la vita di questa magnifica metropoli e mi e&apos; bastato per innamorarmene. Tutto e&apos; iniziato per scherzo, acquistando senza pensarci dei biglietti a prezzo stracciato di una compagnia &lt;i&gt;low cost&lt;/i&gt;. Me ne ero quasi dimenticato, quando siamo arrivati quasi sotto la data di partenza e c&apos;era da organizzare totalmente questa breve visita a &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; c&apos;e&apos; stata sempre nei pensieri riguardo le mete da visitare. Ma sono pressocche&apos; sicuro che c&apos;e&apos; una logica inconscia che mi ha spinto ad accettare, pianificare e gustare una gita in questa metropoli. Alla fine sono sempre piu&apos; convinto che tutto cio&apos; che ci succede e&apos; collegato da un anello ad una o piu&apos; cose che ci sono successe o che ci succederanno. Il romanzo &lt;b&gt;1984&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;George Orwell&lt;/b&gt;, ambientato in una &lt;i&gt;&lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; immaginaria&lt;/i&gt; del 1984 e che ho finito di leggere non molto tempo fa, puo&apos; essere l&apos;elemento direttamente collegato a questo viaggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ed e&apos; per questo che durante gli ultimi giorni prima della partenza sentivo una eccitazione particolare che e&apos; sfociata in un abbraccio totale con questa citta&apos;. E alla luce di cio&apos; che e&apos; stato, una sensazione di fascino si trascina e tuttora mi pervade.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Gia&apos; l&apos;arrivo notturno dentro &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; con il &lt;i&gt;coach&lt;/i&gt; della &lt;b&gt;Terravision&lt;/b&gt; che dall&apos;aeroporto di &lt;b&gt;Stansted&lt;/b&gt; porta a &lt;b&gt;Victoria Station&lt;/b&gt;, ha regalato non poche emozioni e stupore per le diversita&apos; che immediatamente si colgono. I &lt;i&gt;blackcab&lt;/i&gt;, i &lt;i&gt;doubledecker&lt;/i&gt; e la guida del tutto simmetrica rispetto alla nostra. Il &lt;b&gt;Thames&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Tamigi&lt;/i&gt;) lungo i cui margini si possono ammirare sotto un&apos;esplosione di luci il &lt;b&gt;London Eye&lt;/b&gt;, l&apos;ex &lt;b&gt;Millennium Dome&lt;/b&gt; e il &lt;b&gt;Gherkin&lt;/b&gt;. Gia&apos; veniva la voglia di non trovare la via dell&apos;albergo e stare a zonzo dentro &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; nonostante la tarda ora.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/ac56e3a1-acff-45b6-879c-9ae331577540&quot; title=&quot;London Eye&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;487&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Purtroppo e&apos; stato fin troppo facile trovare l&apos;albergo e a questa delusione si e&apos; sommata quella di una camera che poi abbiamo capito essere pienamente nei canoni di un qualsiasi &lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt; tra le due e le quattro stelle a &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All&apos;indomani, dopo una ricca colazione all&apos;inglese, ci siamo apprestati ad andare in tutta fretta alla vicina fermata della metro dove dovevamo incontrare l&apos;amica con cui avremmo condiviso la nostra giornata londinese. Peccato che solo sul posto abbiamo scoperto che il nostro leggero ritardo era in realta&apos; un largo anticipo visto che il fuso orario britannico e&apos; un&apos;ora indietro rispetto a quello dell&apos;occidente europeo e i nostri orologi avevano ancora il fuso orario italiano impostato. Poco male visto che avremmo avuto un&apos;ora in piu&apos; da dedicare al nostro &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/f6403a56-9c68-4e22-b6aa-ab49e46eeb96&quot; title=&quot;Buckingham Palace&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;489&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima meta &lt;b&gt;Green Park&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Buckingham Palace&lt;/b&gt;. La guardia con il cappello pennuto e la bella facciata del palazzo reale, ma nulla piu&apos;. Non essendoci sembrato il caso di aspettare le 11 e 30 per assistere il cambio della guardia, il &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; e&apos; proseguito tutti assieme attraverso &lt;b&gt;St James Park&lt;/b&gt; costeggiando il grazioso laghetto dove di possono fare piacevoli incontri, quali tenerissimi scoiattoli e sontuosi pellicani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/f47b722d-d102-40be-8038-85c40339519d&quot; title=&quot;Big Ben&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;108&quot;&gt;Alla fine di &lt;b&gt;King Charles St&lt;/b&gt;, dopo esser passati davanti alla statua di &lt;b&gt;Winston Chuchill&lt;/b&gt;, ci siamo trovati sulla nostra destra lo spettacolo del &lt;b&gt;Big Ben&lt;/b&gt;, che e&apos; piu&apos; formalmente chiamata &lt;b&gt;Clock Tower&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Torre dell&apos;Orologio&lt;/i&gt;). La torre fa parte dell&apos;imponente &lt;b&gt;Palace of Westminster&lt;/b&gt;, noto anche come &lt;b&gt;Houses of Parliament&lt;/b&gt;, visto che al loro interno si trovano le due &lt;b&gt;Camere del Parlamento&lt;/b&gt; del &lt;b&gt;Regno Unito&lt;/b&gt;, ovvero la &lt;b&gt;Camera dei Lord&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Camera dei Comuni&lt;/b&gt;. Sarebbe stato possibile fare una visita all&apos;interno e magari assistere a una seduta di ciascuna delle due &lt;b&gt;Camere&lt;/b&gt;, ma ci sarebbe servito un po&apos; di tempo in piu&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Come un po&apos; di tempo in piu&apos; ci sarebbe servito per visitare l&apos;interno della &lt;b&gt;Westminster Abbey&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Abbazia di Westminster&lt;/i&gt;) che si trova dal lato della strada opposto alla &lt;b&gt;St Stephen Entrance&lt;/b&gt; della &lt;b&gt;Camera dei Comuni&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Cosi&apos; la nostra visita e&apos; proseguita verso &lt;b&gt;Trafalgar Square&lt;/b&gt;, attraversando &lt;b&gt;Parliament St&lt;/b&gt; e l&apos;ampio viale di &lt;b&gt;Whitehall&lt;/b&gt; dove hanno sede numerosi palazzi governativi e luoghi passati alla storia. &lt;b&gt;Trafalgar Sqare&lt;/b&gt; e&apos; quella che viene riconosciuta come la piazza centrale di &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;. La piazza e&apos; stata ristrutturata nell&apos;ultimo decennio e le e&apos; stato restituito il prestigio che si merita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Questa piazza prende il nome dalla battaglia al largo del &lt;b&gt;Capo di Trafalgar&lt;/b&gt;, in &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt;, dove gli &lt;b&gt;Inglesi&lt;/b&gt; sconfissero &lt;b&gt;Napoleone&lt;/b&gt;. I &lt;b&gt;Britannici&lt;/b&gt; erano allora guidati dall&apos;&lt;b&gt;Ammiraglio Horatio Nelson&lt;/b&gt;, ed e&apos; per questo che al centro della piazza e&apos; posizionata la &lt;b&gt;Nelson&apos;s Column&lt;/b&gt;. Nella piazza sono anche posizionati anche quattro plinti, tre dei quali sormontati da statue di personalita&apos; di spicco. L&apos;ultimo plinto e&apos; destinato al &lt;b&gt;Fourth Plinth Project&lt;/b&gt;. In pratica, viene destinato a opere d&apos;arte contemporanea che anno dopo anno si susseguono. Quest&apos;anno sul plinto abbiamo trovato un&apos;enorme bottiglia di vetro trasparente al cui interno c&apos;era la nave di &lt;b&gt;Nelson&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/a354b6cc-f762-4584-b8b4-1ebc6256a367&quot; title=&quot;National Gallery&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;135&quot;&gt;Ma &lt;b&gt;Trafalguar Square&lt;/b&gt; e&apos; una tappa importante soprattutto perche&apos; su di essa si affaccia la sede della celeberrima &lt;b&gt;National Gallery&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tutto il tempo che abbiamo risparmiato finora era per investirlo in questa splendida galleria dal valore inestimabile per le migliaia di dipinti appartenenti ad artisti che hanno dato lustro a secoli e secoli di storia. Il museo risale agli inizi del 1800. Ma solo nel 1838 fu trasferito nell&apos;attuale sede di &lt;b&gt;Trafalgar Square&lt;/b&gt;. Conta decine di sale, raggruppate in quattro aree in base all&apos;epoca a cui risalgono i dipinti:&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;ul&gt;&lt;br/&gt;
&lt;li&gt;&lt;b&gt;Dal XIII al XV secolo&lt;/b&gt;. In questa area (&lt;b&gt;Sainsbury Wing&lt;/b&gt;) sono esposti i dipinti a olio appartenenti a grandi artisti del medioevo come &lt;b&gt;Duccio&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Mantegna&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Uccello&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Botticelli&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Bellini&lt;/b&gt;.&lt;/li&gt;&lt;br/&gt;
&lt;li&gt;&lt;b&gt;XVI secolo&lt;/b&gt;. Qui sono raggruppati opere di grandi artisti del &lt;b&gt;Rinascimento&lt;/b&gt; come &lt;b&gt;Leonardo Da Vinci&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Tiziano&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Raffaello&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Michelangelo&lt;/b&gt;.&lt;/li&gt;&lt;br/&gt;
&lt;li&gt;&lt;b&gt;XVII secolo&lt;/b&gt;. Le opere di questa epoca presenti nel museo contano dipinti di &lt;b&gt;Rembrandt&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Caravaggio&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Vermeer&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Velasquez&lt;/b&gt;.&lt;/li&gt;&lt;br/&gt;
&lt;li&gt;&lt;b&gt;Dal XVIII all&apos;inizio del XX secolo&lt;/b&gt;. Nelle sale riservate a questa epoca si possono ammirare opere di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Gauguin&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Goya&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Turner&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Degas&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Cezanne&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Van Gogh&lt;/b&gt;.&lt;/li&gt;&lt;br/&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Naturalmente c&apos;e&apos; stato solo da scegliere le aree da visitare. E di comune accordo ci siamo focalizzati sui dipinti piu&apos; recenti, dal XVII secolo in poi (&lt;b&gt;North Wing&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;East Wing&lt;/b&gt;). Non e&apos; possibile trasmettere l&apos;emozione che si prova davanti al &lt;b&gt;Sunflowers&lt;/b&gt; e alla &lt;b&gt;Sedia di Vincent&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Van Gogh&lt;/b&gt;. E&apos; stato anche molto sensazionale ammirare le opere dei sommi esponenti dell&apos;impressionismo, come &lt;b&gt;Bathers at La Grenouillere&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Lo stagno delle ninfee&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Monet&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;An old woman with a rosary&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Cezanne&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Gli ombrelli&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Renoir&lt;/b&gt;. Ripercorrendo le varie epoche artistiche a ritroso negli anni, ci siamo soffermati parecchio ad osservare &lt;b&gt;Une baignade a Asnieres&lt;/b&gt;, fantastico esempio puntinista di &lt;b&gt;Seurat&lt;/b&gt;, e lo stile paesaggista del &lt;b&gt;La valorosa Temeraire&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Turner&lt;/b&gt;, risalente al periodo romantico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Del XVII secolo i quadri che meglio mi sono rimasti in mente sono stati &lt;b&gt;Cena in Emmaus&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Caravaggio&lt;/b&gt;, e le opere dei massimi esponenti della pittura olandese di quest&apos;epoca, ovvero i dipinti di &lt;b&gt;Rembrandt&lt;/b&gt; - la visita del cui museo mi sono colpevolmente perso durante il mio viaggio ad &lt;b&gt;Amsterdam&lt;/b&gt;, e &lt;b&gt;A young woman standing at a virginal&lt;/b&gt; e la sua variante seduta, di &lt;b&gt;Vermeer&lt;/b&gt;. Ma, forse influenzato dalla mia recente visita al museo di &lt;b&gt;Picasso&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Barcellona&lt;/b&gt;, l&apos;opera che in assoluto ha completamente rubato la mia ragionevolezza e&apos; stata &lt;b&gt;The Rokeby Venus&lt;/b&gt; (nota anche come &lt;b&gt;Venere e Cupido&lt;/b&gt;) di &lt;b&gt;Velasquez&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il pensiero che non ci sarebbe stato un altro giorno alla &lt;b&gt;National Gallery&lt;/b&gt; nel futuro immediato, mi spingeva a rimanere a girare per le stanze del museo. Ma effettivamente ha poco senso ripercorrere un cosi&apos; elevato numero di opere tutte insieme. Sarebbe un inutile tentativo di incamerare sensazioni che si sedimentano. Dove un&apos;emozione piu&apos; nuova sbiadisce quelle piu&apos; vecchie. Con rischio molto probabile di arrivare al punto di saziare il cuore e renderlo incapace di apprezzare il messaggio dell&apos;arte insita nei dipinti, e cosi&apos; facendo di trasmettere le emozioni che il visitatore predisposto normalmente percepisce. E cosi&apos; decido che e&apos; piu&apos; saggio proseguire il nostro viaggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All&apos;uscita della &lt;b&gt;National Gallery&lt;/b&gt; ci siamo trovati sulla nostra sinistra la chiesa di &lt;b&gt;St Martin-in-the-Fields&lt;/b&gt;. Mi e&apos; venuta cosi&apos; in mente la famosa filastrocca inglese per bambini che cita le campane di &lt;b&gt;San Martino&lt;/b&gt;:&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/3317e4db-403b-4d34-bbb5-32820c3be34e&quot; title=&quot;Chiesa di St Martin-in-the-Fields&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;117&quot;&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;small&gt;&lt;i&gt;Oranges and lemons,&lt;br/&gt;
Say the bells of St. Clement&apos;s.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
You owe me five farthings,&lt;br/&gt;
Say the bells of St. Martin&apos;s.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
When will you pay me?&lt;br/&gt;
Say the bells of Old Bailey.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
When I grow rich,&lt;br/&gt;
Say the bells of Shoreditch.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
When will that be?&lt;br/&gt;
Say the bells of Stepney.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
I do not know,&lt;br/&gt;
Says the great bell of Bow.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;
Here comes a candle to light you to bed,&lt;br/&gt;
And here comes a chopper to chop off your head.&lt;/i&gt;&lt;/small&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tale filastrocca e&apos; richiamata nel romanzo &lt;b&gt;1984&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Orwell&lt;/b&gt;. Sono riuscito, quindi, a ricostruire con notevole soddisfazione personale che, nel romanzo, la pinacoteca accanto alla chiesa di &lt;b&gt;St Martin-in-the-Fields&lt;/b&gt; altro non e&apos; che la &lt;b&gt;National Gallery&lt;/b&gt; e che &lt;b&gt;Piazza Vittoria&lt;/b&gt; e&apos; in realta&apos; &lt;b&gt;Trafalgar Square&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Continuando su &lt;b&gt;St Martin&apos;s St&lt;/b&gt; arriviamo nei pressi di &lt;b&gt;Leicester Square&lt;/b&gt;, dove siamo riusciti a combinare un incontro insperato con un mio carissimo amico argentino, &lt;b&gt;Juan Stoppa&lt;/b&gt;. Visti i tempi ristretti e l&apos;ora di pranzo incombente, non c&apos;e&apos; stato nulla di meglio che dialogare attorno ad un tavolo di un &lt;b&gt;Pret&lt;/b&gt;, gustando dei &lt;i&gt;sandwich&lt;/i&gt; e una bibita, come molti lavoratori londinesi usualmente fanno durante la loro pausa pranzo. Anche incontrarsi solo un&apos;ora, e&apos; stato semplicemente bello e mi ha fatto riflettere che per mantenere un&apos;amicizia basta poco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/0b6ff497-9f8d-447c-9bb6-5a2c1a29aa01&quot; title=&quot;Piccadilly Circus - Angelo della Carita&apos;&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;149&quot;&gt;Dopo questo spuntino, decidiamo di andare a &lt;b&gt;Piccadilly Circus&lt;/b&gt;. Mi vergogno un po&apos; a dirlo, ma per giungervi abbiamo ancora una volta ricorso alla nostra &lt;b&gt;Oyster Card&lt;/b&gt; e alla metropolitana. Da questa piazza circolare (da cui &apos;&lt;b&gt;Circus&lt;/b&gt;&apos;) non sono rimasto molto impressionato dalla statua in bronzo dell&apos;&lt;b&gt;Angelo della Carita&apos;&lt;/b&gt;, che vige al centro. Difatti, sono forse le luci dei &lt;i&gt;display&lt;/i&gt; elettronici sui palazzi ai bordi della piazza che rendono particolare questo angolo di &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;. E proprio per questo che, vista l&apos;ora, oltre al groviglio di giovani persone, nulla ci ha particolarmente toccato di questo posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Risalendo &lt;b&gt;Regent St&lt;/b&gt;, arriviamo in un posto tanto sospirato dalle mie compagne di viaggio. Si tratta di &lt;b&gt;Carnaby St&lt;/b&gt;, per delle giuste e rilassanti visite nei negozi che costellano questa via. E non mi e&apos; dispiaciuto affatto immergermi un po&apos; dentro le tendenze del costume londinese. Non solo evincendole dalle vetrine e dagli scaffali di negozi come &lt;b&gt;David e Goliath&lt;/b&gt; che vendono l&apos;&lt;i&gt;humor&lt;/i&gt; inglese stampato sulle &lt;i&gt;t-shirt&lt;/i&gt; da far indossare a quella gente che si vede bene a comunicare la propria simpatia anche attraverso il proprio modo di vestire. Ma anche osservando fenomeni che inizialmente sono stati proposti come rivoluzionari per questa metropoli e che oggi magari sono gia&apos; ben assimilati nella vita di tutti i giorni. Per noi visitatori di un giorno, invece, e&apos; tutto sorprendente. E un vago presentimento lascia immaginare la diffusione di queste tendenze in tante altre parti del mondo, non senza provare un brivido al solo pensiero.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci addentriamo quindi nel &lt;b&gt;Soho&lt;/b&gt;, il quartiere di &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; il cui nome deriva dal verso con cui i cani venivano incitati quando questa zona era la tenuta da caccia prediletta dei &lt;b&gt;Tudor&lt;/b&gt;. Oggi e&apos; la zona simbolo dell&apos;omosessualita&apos; a &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;, e la strada principale che abbiamo attraversato e&apos; ricca di locali a luci rosse. Ecco che ci siamo scatenati in una serie di foto divertenti a testimonianza della notevole curiosita&apos; che questo posto suscita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alternando queste piacevoli passeggiate con delle altrettanto piacevoli pause caffe&apos;, attraversiamo &lt;b&gt;Chinatown&lt;/b&gt; che e&apos; sostanzialmente un ritaglio di cultura cinese dentro &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;, con i suoi colori e il suo rigoglio commerciale, in questo periodo ulteriormente imbandita di bandierine e gigantografie a riconoscimento del recente matrimonio del principe &lt;b&gt;William&lt;/b&gt; e della principessa &lt;b&gt;Kate&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; la volta di &lt;b&gt;Covent Garden&lt;/b&gt;. La zona che, a dispetto della vitalita&apos; che oggi contraddistingue le sue vie e l&apos;omonima piazza dentro cui e&apos; collocato il &lt;b&gt;Covent Garden Market&lt;/b&gt;, si chiama cosi&apos; proprio perche&apos; era la sede di un convento. Dalla stazione della metro, percorrendo &lt;b&gt;James St&lt;/b&gt; per un breve tratto, si arriva nella piazza al cui interno c&apos;e&apos; il mercato coperto. Arrivare in piazza in orari critici, come il tardo pomeriggio, puo&apos; essere problematico. Infatti, si finisce per essere risucchiati dall&apos;attenzione delle varie &lt;i&gt;boutique&lt;/i&gt;, dalle bancarelle e soprattutto dai &lt;i&gt;busker&lt;/i&gt; che eseguono le &lt;i&gt;performance&lt;/i&gt; piu&apos; impensabili. Intorno alla piazza c&apos;e&apos; la &lt;b&gt;St Paul&apos;s Church&lt;/b&gt; che non siamo entrati a vedere all&apos;interno ma il cui spazio antistante e&apos; teatro di spettacoli di strada che attraggono spesso folle inaspettate.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dalla fermata della metro di &lt;b&gt;Covent Garden&lt;/b&gt; ci spostiamo per un&apos;altra tappa di &lt;i&gt;shopping&lt;/i&gt; ai negozi &lt;b&gt;Harrods&lt;/b&gt; di proprieta&apos; di &lt;b&gt;Mohamed Al Fayed&lt;/b&gt;, famoso per essere il padre di &lt;b&gt;Dodi&lt;/b&gt;, compagno della principessa &lt;b&gt;Diana&lt;/b&gt;, entrambi morti in un incidente automobilistico a &lt;b&gt;Parigi&lt;/b&gt;. I magazzini &lt;b&gt;Harrods&lt;/b&gt; sono oramai diventati uno dei luogi di &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt; da vedere. Io ne avrei personalmente fatto a meno, ma poi alla fine anche uscendo da questo posto mi sono potuto portare dietro dei ricordi - alcuni carini, altri che mi hanno lasciato un po&apos; costernato - di questa giornata.  Ad esempio, l&apos;impressionante la fila di &lt;i&gt;blackcab&lt;/i&gt; che accompagnano le signore della ricca borghesia londinese per un pomeriggio di &lt;i&gt;shopping&lt;/i&gt; e il maggiordomo dentro ai bagni del centro commerciale che presta attenzione a quando il cliente vuole lavarsi le mani ed ha cura di versandogli il sapone.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/e3b8cf6d-ffff-4e09-a23a-b8fe8d09ccc3&quot; title=&quot;Tower of London&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci spostiamo quindi nella &lt;b&gt;City&lt;/b&gt;, detto anche &lt;b&gt;Mile Square&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Miglio Quadrato&lt;/i&gt;), che e&apos; l&apos;area che i romani delimitarono da mura quando fondarono questa citta&apos;. Nella &lt;b&gt;City&lt;/b&gt; era nostra intenzione visitare &lt;b&gt;Tower of London&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Torre di Londra&lt;/i&gt;), che altro non e&apos; che un castello che sorge lungo il &lt;b&gt;Thames&lt;/b&gt;. E&apos; gia&apos; sera e, a nostro malincuore, le visite sono gia&apos; chiuse. Ma sara&apos; sicuramente tra i primi posti da visitare quando ritornero&apos; a &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;. Tutto cio&apos; che abbiamo potuto fare e&apos; girare intorno alle mura e leggere quanto la nostra &lt;b&gt;Lonely Planet&lt;/b&gt; riporta su questo posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la magnifica vista del &lt;b&gt;Tower Bridge&lt;/b&gt; dal lato della &lt;b&gt;Bank&lt;/b&gt;, attraversiamo il ponte per spostarci nel quartiere &lt;b&gt;Southbank&lt;/b&gt;. Una bella passeggiata lungo la &lt;b&gt;Queen&apos;s Walk&lt;/b&gt;, attraverso le modernissime costruzioni, da una parte, e la splendida vista sul &lt;b&gt;Thames&lt;/b&gt;, dall&apos;altra. In particolare, lungo il fiume abbiamo potuto ammirare l&apos;incrociatore &lt;b&gt;HMS Belfast&lt;/b&gt;, oramai da lungo tempo attraccata in questa zona del fiume e oramai dedicata soltanto alle visite turistiche. L&apos;incrociatore ha fatto parte della &lt;b&gt;Royal Navy&lt;/b&gt; ed ha preso parte a numerose e gloriose battaglie della seconda guerra mondiale, come lo sbarco in &lt;b&gt;Normandia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prendiamo la metro alla stazione &lt;b&gt;London Bridge&lt;/b&gt; per ritornare nel &lt;b&gt;Covent Garden&lt;/b&gt;, il posto prescelto per la nostra cena a base di carne in un locale molto carino, pieno di londinesi che chiudono la giornata lavorativa in un ambiente anche a noi sembrato molto socievole e disinvolto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; l&apos;ora dei saluti. Ci separiamo mestamente dalla nostra guida londinese, non senza un pizzico di malinconia, ma con tanta gioia per aver vissuto una gita veramente speciale. Decidiamo per questo di farci un&apos;altra &lt;b&gt;Tennent&apos;s&lt;/b&gt; in un tipico &lt;i&gt;pub&lt;/i&gt; nei pressi del &lt;b&gt;Piccadilly Circus&lt;/b&gt;. E&apos; un&apos;atmosfera bellissima e la nostra birra da&apos; un sapore di avventura ai freschi ricordi della giornata appena trascorsa. Un ultimo sprazzo di opposizione al tempo che ci porta via da &lt;b&gt;Londra&lt;/b&gt;, ci permette di assistere &lt;b&gt;Piccadilly Circus&lt;/b&gt; nella luminosita&apos; dei suoi storici &lt;i&gt;display&lt;/i&gt; elettronici. Qualche foto. Ma l&apos;&lt;i&gt;underground&lt;/i&gt; sta per chiudere e non abbiamo altra scelta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/mediaresource/34d30e57-7c23-46f1-8d19-cd22ff92a329&quot; title=&quot;Tower Bridge&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;

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    <title>Da Leon a Santiago (Parte I)</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Thu, 7 Oct 2010 23:50:11 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
    <category>credenziale_del_pellegrino</category>
    <category>pellegrino</category>
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    <category>pellegrinaggio</category>
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    <category>santiago_de_compostella</category>
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&lt;p&gt;Cosa sia stato a indurmi a intraprendere la via di &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt; non lo so. So che e&apos; affiorato in me qualcosa che subito e&apos; diventato pressante e incessante. E presto mi ha fatto capire che quello che era un pensiero che prima o poi avrei dovuto materializzare nella mia vita, era giunto al punto di avere una connotazione fisica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mai niente mi era venuto piu&apos; facile da pianificare, e mai tanto entusiasmo mi aveva catturato al pensiero di come sarebbero potuti essere i giorni di una lunga estate che normalmente dedico a rilassarmi, a rincontrare gente e intrecciare appaganti rapporti con nuove conoscenze. E che questa volta avevo, invece, deciso di trascorrere in un modo singolare, solcando la rotta che da secoli i pellegrini seguono per una causa o un obiettivo che mi toccava scoprire giorno dopo giorno sul sentiero tra &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Santiago de Compostela&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Santiago di Campostella&lt;/i&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/cammino_di_santiago.jpg&quot; title=&quot;Cammino Francese&quot; width=&quot;490&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Gia&apos;, il mio spirito non mi aveva mai dato spiegazione del perche&apos; andare in pellegrinaggio a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. Forse per seguire una moda o forse affinche&apos; un desiderio che qualcosa che portavo nel cuore si realizzasse. Forse per il gusto di affrontare una sfida. Forse rappresentava la conquista di un trofeo da esporre a braccia levate al cielo, ogni qual volta ci fosse modo di parlarne. O, piu&apos; semplicemente, la voglia di sacrificio e di riflessione che aprissero nuove porte mai oltrepassate nella mia interiorita&apos; e che mi facessero trovare piu&apos; preparato alle digressioni della quotidianita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; questo che io intendo &apos;essere pellegrino&apos;. E fa parte della natura umana sentire la necessita&apos; di pellegrinare. Assecondare questo desiderio recondito e&apos; poi solo una questione di casualita&apos; di eventi che ci si trova a vivere. La via del pellegrinaggio e&apos; un aspetto secondario, che non riveste importanza in quello che si sente di intraprendere. &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt; e&apos; solo un compromesso. Una via di mezzo che ti permette di faticare e di avere una appagamento garantito.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il &lt;i&gt;pellegrino errante&lt;/i&gt; - che e&apos; l&apos;accezione piu&apos; inerente al termine &apos;pellegrino&apos; usato correntemente - rimane ancora, quindi, un pensiero segregato dentro me che continuera&apos; ad affascinarmi e regalarmi desiderio di fuga, e che forse mai si realizzera&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;br/&gt;
Siamo arrivati a &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt; con un treno proveniente da &lt;b&gt;Valladolid&lt;/b&gt;. Un pomeriggio di caldo estenuante. Prima meta il &lt;b&gt;Monastero delle Benedettine&lt;/b&gt; per apporre sulla mia &lt;b&gt;Charta Peregrini&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Credenziale del Pellegrino&lt;/i&gt;&apos;) il timbro della partenza del &lt;i&gt;mio &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Credenziale del Pellegrino&lt;/b&gt; l&apos;ho richiesta prima di partire sul sito della &lt;a href=&apos;http://www.confraternitadisanjacopo.it/&apos;&gt;Confraternita di San Jacopo di Campostella&lt;/a&gt;, facendo riferimento al priore (nel mio caso si trattava di una dolcissima consorella) piu&apos; vicino al luogo in cui vivo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il caldo, il pomeriggio inoltrato e il fascino di &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt; ci hanno spinti a rinviare la partenza all&apos;indomani. Intanto, abbiamo dedicato le poche ore del tardo pomeriggio a visitare la citta&apos;, ma solo dopo qualche agognata &lt;i&gt;cana&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/leon.jpg&quot; title=&quot;Cattedrale di Santa Maria la Regla&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Il simbolo della citta&apos; e&apos; la &lt;b&gt;Cattedrale di Santa Maria la Regla&lt;/b&gt;, l&apos;opera gotica piu&apos; rilevante nella storia della &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt;, che non ci siamo potuti perdere. Il nostro giro per la citta&apos; e&apos; poi continuato fino alla &lt;b&gt;Basilica di San Isidoro&lt;/b&gt;, altro monumento religioso di rilievo di &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Data la stanchezza della lunga e calda giornata, e un po&apos; anche per entrare nella dimensione di pellegrini, gia&apos; nel tardo pomeriggio ci siamo appropinquati ad un ristorante per consumare il nostro primo &lt;i&gt;menu del pellegrino&lt;/i&gt;. E&apos; frequente trovare locali lungo il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; che propongono un tale menu. Si tratta di un pasto che consiste di un primo e un secondo piatto, e di un dolce (ciascuno a scelta tra quattro o cinque possibilita&apos;), piu&apos; la bevanda. Il tutto per cifre variabili che si aggirano attorno ai &lt;i&gt;10 euro&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Erano le venti quando mi sono appena messo dentro il mio sacco-lenzuolo, che sono crollato letteralmente dal sonno, perdendomi cosi&apos; la celebrazione eucaristica vespertina dedicata ai pellegrini che caratterizza questo monastero. I miei compagni di viaggio me l&apos;hanno descritta come un evento pregno di significato in sintonia con quello che si prospettava essere il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Hospital de Orbigo&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(37 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo una notte abbastastanza movimentata, tra i rumori piu&apos; variegati che si possono udire in uno stanzone con sessanta persone che dormono tutte insieme, e quelli piu&apos; inaspettati (come la sveglia di un cellulare scattata alle quattro per sbaglio), ci alziamo alle cinque, e c&apos;e&apos; gia&apos; un brusio costante di pellegrini che si mobilita per prepararsi ad una nuova giornata di duro e sacrificante cammino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poco dopo, giusto il tempo di bere un caffe&apos; in fretta, presso il distributore automatico presente nel chiostro del monastero, ci troviamo a seguire gli altri pellegrini in direzione di &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;, senza peraltro sapere quale era la meta che avremmo dovuto raggiungere in giornata. Abbiamo cosi&apos; iniziato a distinguere le fatidiche &lt;i&gt;frecce gialle&lt;/i&gt; che indicano la &apos;giusta direzione&apos; da seguire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non siamo nemmeno usciti da &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt;, che siamo passati davanti all&apos;ultimo dei tre posti che meritano veramente di essere visitati in questa bellissima citta&apos;, ovvero il &lt;b&gt;Monastero di San Marcos&lt;/b&gt;. Si tratta di una &lt;i&gt;posada&lt;/i&gt;, ovvero una di quelle costruzioni storiche convertite in lussuosi &lt;i&gt;hostal&lt;/i&gt; gestiti da privati. Questa politica e&apos; adottata dagli &lt;b&gt;Spagnoli&lt;/b&gt; per consentire di conservare il vasto patrimonio culturale che risulta altrimenti poco gestibile dalle istituzioni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Era ancora buio, ma il personale dell&apos;&lt;i&gt;hostal&lt;/i&gt; mi ha fatto entrare nella &lt;i&gt;hall&lt;/i&gt; molto gentilmente. Anzi mi ha pure invitato a visitare il chiostro. Ho potuto notare, nonostante il buio, che questa scelta di amministrare i beni culturali si e&apos; rivelata vincente, visto che i monumenti sono aperti al pubblico e allo stesso tempo, sebbene adibiti ad alloggi, preservano comunque bene i tratti artistici e storici che li contraddistinguono.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Monastero di San Marcos&lt;/b&gt; e&apos; una delle piu&apos; grandi opere del &lt;b&gt;Rinascimento&lt;/b&gt; spagnolo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Riprendo il cammino solitario, seguendo e precedendo di tanto in tanto una cospicua comunita&apos; di pellegrini. E qui che comincano le prime riflessioni. Inizia ad affiorare l&apos;ansia. Quasi come un senso di colpa, la necessita&apos; di accellerare per finire era diventata qualcosa di soffocante e insopportabile. Forse era solo il malessere della vita di tutti i giorni che ancora naturalmente mi portavo dietro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A &lt;b&gt;Virgen del Camino&lt;/b&gt; mi ricongiungo con i miei due compagni, e questo mi ha aiutato a soffocare la mia ansia. Scambiare due chiacchiere anche con i pellegrini che si affiancano temporaneamente mi ha fatto bene a cominciare a capire la causa delle mie fibrillazioni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la ragazza belga, mi capita di stare a fianco all&apos;uomo svizzero. E la conversazione naturale con queste persone mi estranea dai miei pensieri e mi fa prendere coscienza di come siamo vincolati nella nostra quotidianita&apos;, e di quanta liberta&apos; ti da&apos; un giusto cammino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo &lt;b&gt;Virgen del Camino&lt;/b&gt;, ci sono due possibilita&apos;. O seguire il percorso che costeggia la strada &lt;b&gt;N120&lt;/b&gt; oppure seguire un sentiero che imbocca un percorso che passa per &lt;b&gt;Villar de Mazarife&lt;/b&gt;. Il libro &lt;b&gt;Guida al Cammino di Santiago de Compostela&lt;/b&gt; (di &lt;b&gt;Alfonso Curatolo&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Miriam Giovanzana&lt;/b&gt;, editore &lt;b&gt;Terre di Mezzo&lt;/b&gt;) suggerisce di seguire il secondo percorso se si preferisce attraversare un paesaggio piu&apos; autentico quale quello del &lt;b&gt;Paramo&lt;/b&gt; leonense.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Noi abbiamo seguito il percorso che costeggia la &lt;b&gt;N120&lt;/b&gt;, se non altro perche&apos; siamo stati tratti in inganno dalle scarse indicazioni verso il percorso alternativo. Difatti, lungo questa via non c&apos;e&apos; nulla di piacevole, primo fra tutti il continuo rombo dei motori delle macchine che si spostano lungo la &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo sostato per mangiare un panino e un frutto a &lt;b&gt;Villadangos del Paramo&lt;/b&gt; e poi abbiamo continuato attraversando &lt;b&gt;San Martin del Camino&lt;/b&gt;, un piccolo paese dove c&apos;era una festa e un gruppo &lt;i&gt;folkloristico&lt;/i&gt; del posto si stava esibendo ballando al suono delle nacchere e di musiche tipiche.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/puente_de_lorbigo.jpg&quot; title=&quot;Paso Honroso&quot; align=&quot;left&quot; height=&quot;155&quot; width=&quot;230&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;L&apos;ultimo tratto del cammino, prima di arrivare a &lt;b&gt;Puente y Hospital de Orbigo&lt;/b&gt; lascia la &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt; e si immerge nelle campagne per un breve tratto. Poi si entra nel paese. Attendo i miei amici prima del famoso &lt;b&gt;Puente de Orbigo&lt;/b&gt;. Si tratta di un ponte, fatto in pietra, a 19 arcate che attraversa il &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Orbigo&lt;/b&gt; e che risale all&apos;epoca romana. Al ponte e&apos; legata una leggenda, per cui gli si attribuisce anche il nome di &lt;b&gt;Paso Honroso&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Passaggio d&apos;Onore&lt;/i&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;amore non corrisposto di una bella dama, spinse un tale cavaliere &lt;b&gt;Don Suero de Quinones&lt;/b&gt; - al fine di mostrare alla sua amata quanto egli fosse forte e coraggioso - a lanciare una sfida in cui si proponeva di impedire per un mese intero a chiunque di attraversare il ponte sull&apos;&lt;b&gt;Orbigo&lt;/b&gt;. Nessuno riusci&apos; ad attraversare il ponte. Il cavaliere si reco&apos; a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt; in segno di gratitudine e fece dono di un collare d&apos;oro che ancora oggi adorna il busto della statua di &lt;b&gt;San Giacomo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci dirigiamo cosi&apos; verso l&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; parrocchiale gestito da una confraternita tedesca, dove non ci sono problemi di posti e veniamo accettati. L&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; presenta una corticella per accogliere i pellegrini. Ci viene servita subito dell&apos;acqua per ristorarci. Un gesto che ci ha rincuorato tanto. Poi passiamo alla corte attigua. Piu&apos; grande, su cui si affacciano le stanze dove pernottano i pellegrini.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di tutto, una lunga e salutare doccia. Poi il bucato. Quindi un po&apos; di riposo, una sigaretta nel soleggiato cortile su cui si affacciano i dormitori oppure un po&apos; di &lt;i&gt;public relation&lt;/i&gt; attorno al tavolo della &lt;i&gt;hall&lt;/i&gt;. O magari qualche minuto dedicato alle letture delle guide per contemplare sui posti che sono stati attraversati durante la tappa appena portata a termine, o sui posti e sulla meta della tappa che aspetta all&apos;indomani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; pomeriggio inoltrato. Veniamo invitati a seguire la &lt;b&gt;Santa Messa&lt;/b&gt; in italiano in una chiesetta la&apos; vicino. L&apos;emozione forte della mia &apos;impresa&apos; appena compiuta, mi ha guidato nel luogo religioso quasi come un esigenza inconscia di attribuire un senso a quello che stavo attraversando. E realmente qui ho cominciato a capire che la mia scelta - di percorrere il &lt;b&gt;Cammino&lt;/b&gt; - non era stata banale, perche&apos; era dettata dalla voglia di seguire una direzione precisa nella mia vita. E allo stesso tempo di lasciare una traccia che le persone a me vicine, potessero seguire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giunge cosi&apos; il momento piu&apos; rilassante della giornata. L&apos;ora della &lt;i&gt;cena del pellegrino&lt;/i&gt;, un momento che e&apos;, oltre che piacere per lo stomaco, anche di gran &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt; e socializzazione con gli altri pellegrini. Si ha tempo per raccontarsi le proprie esperienze e le proprie sensazioni. Ma anche semplicemente di conoscersi. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Hospital de Orbigo&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Rabanal del Camino&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(38 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nemmeno una macchinetta del caffe&apos; nell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;. Ne&apos; tantomeno avevo comprato un po&apos; di colazione in qualche &lt;i&gt;bodega&lt;/i&gt; il giorno prima. Allora solo tanta acqua fresca e sono partito per una nuova tappa. Anche questa senza una meta precisa. Un po&apos; perche&apos; ancora non avevamo calibrato bene le nostre capacita&apos;. Ma anche, per quello che riguardava me, per via dei dolori sotto la pianta del piede sinistro che cominciavano ad acutizzarsi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;I tanti chilometri del giorno prima, peraltro ad un passo relativamente sostenuto e usando i sandali che dovevano essere usati per i tragitti agevoli, stavano per dare i loro segni di vendetta. Ma anche questo fa parte dell&apos;esperienza che si deve fare lungo il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Come nella vita. Trovare il giusto passo e imparare a dosare le energie per i momenti che servono.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Era ancora buio e dopo poche centinaia di metri ci troviamo davanti ad un bivio dove sostava un gruppo di pellegrini spagnoli in attesa di qualcuno che decidesse anche per loro. Il percorso a sinistra seguiva la &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt;, quello di destra si buttava su un sentiero buio di campagna.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Memori dell&apos;esperienza del giorno prima, abbiamo scelto quest&apos;ultimo, incuranti di cosa ci poteva attendere. Nessun segnale per centinaia di metri. Nessuna abitazione. Nessuna persona. Solo campi a destra e a sinistra. E anche la minaccia della pioggia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arriviamo, dopo un&apos;oretta di cammino, a &lt;b&gt;Villares de Orbigo&lt;/b&gt;. Ricominciamo a vedere le &lt;i&gt;frecce gialle&lt;/i&gt; e ci sentiamo piu&apos; tranquilli.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al prossimo villaggio ci fermiamo per la colazione, in un baretto d&apos;altri tempi, con un barista d&apos;altri tempi. Forse perdiamo troppo tempo, o meglio, perdiamo il ritmo. Quello che serve per non perdere di vista l&apos;obiettivo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Riprendiamo il nostro cammino. Scaliamo la collina, mentre l&apos;alba prende piede. Lungo la via, ci soffermiamo ad osservare le stalle e i recinti con animali. A coccolare splendidi cani di ragguardevoli dimensioni che girano per la campagna e che chiedono l&apos;attenzione dei passanti. Poi i paesaggi stupendi, resi tali ancor di piu&apos; dai colori rosei di un nuovo giorno che stava per nascere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ad attendere i pellegrini, lungo la via, anche un curioso oriundo che poltriva su un vecchio divano dentro una stalla diroccata. Fuori dalla stalla, un carretto con delle bevande e della frutta raccolta la&apos; intorno. Una cassetta per le offerte, un diario dove lasciare un pensiero e un simpatico timbro a forma di cuore rosso con una curiosa scritta &apos;&lt;i&gt;La Casa de los Dioses&lt;/i&gt;&apos;, che non abbiamo potuto fare a meno di apporre sulla nostra &lt;b&gt;Credenziale&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arriviamo cosi&apos; sulla cima della collina, il &lt;b&gt;Crucerio de Santo Toribio&lt;/b&gt;, luogo in cui il vescovo &lt;b&gt;Toribio&lt;/b&gt; si inginocchio&apos; per un ultimo saluto ad &lt;b&gt;Astorga&lt;/b&gt;. Ci fermiamo ancora per fare pipi&apos; dietro un cespuglio e cambiare calzini e scarpe. Ritorno cosi&apos; ai miei sandali. Ma penso di aver fatto uno sbaglio clamoroso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraversato &lt;b&gt;San Justo de la Vega&lt;/b&gt;, arriviamo dopo qualche chilometro ad &lt;b&gt;Astorga&lt;/b&gt;. Entriamo nella cittadina e notiamo subito i segni dell&apos;importanza che ricopri&apos; questo centro nei tempi passati. Dopo aver attraversato la piazza dove si trova l&apos;&lt;i&gt;ayuntamiento&lt;/i&gt; (&apos;&lt;i&gt;municipio&lt;/i&gt;&apos;), arriviamo in &lt;b&gt;Plaza de Eduardo de Castro&lt;/b&gt;, famosa perche&apos; su di essa si affaccia il &lt;b&gt;Palacio Episcopal&lt;/b&gt;, che ospita il &lt;b&gt;Museo de los caminos&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Museo dei Cammini&lt;/i&gt;&apos;) ma ancor di piu&apos; per essere un&apos;opera di &lt;b&gt;Antoni Gaudi&apos;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/astorga.jpg&quot; title=&quot;Cattedrale di Santa Maria&quot; align=&quot;right&quot; height=&quot;236&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Sulla piazza attigua, invece, si affaccia un altro monumento importante per &lt;b&gt;Astorga&lt;/b&gt; ovvero la &lt;b&gt;Cattedrale di Santa Maria&lt;/b&gt;, bellissimo esempio di architettura gotica e barocca, che purtroppo non abbiamo potuto visitare, perche&apos; chiusa al pubblico all&apos;ora in cui ci siamo trovati a passarvi davanti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci fermiamo cosi&apos; ancora qualche piazza piu&apos; in la&apos;. Per consumare il nostro solito pranzo e riprenderci un po&apos; dalla stanchezza e dal gran caldo. Rimetto le scarpe da escursione, con la suola piu&apos; grossa. E questo e&apos; un segno della sofferenza che cresce. Un bel po&apos; di pellegrini ci passano davanti. Anche le conoscenze coreane del giorno prima. E sembrano pure abbastanza fresche di forze.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sotto i raggi del sole perpendicolari al suolo, ci incamminiamo lungo la &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt;, ancora senza sapere la nostra destinazione precisa. Mi fermo al prossimo paese, &lt;b&gt;Murias de Rechivaldo&lt;/b&gt;. Cerco un posto dove bere qualcosa di dolce, che mi dia energia. Mi cambio ancora una volta i calzini, per paura delle &lt;i&gt;ampollas&lt;/i&gt; (&apos;&lt;i&gt;vesciche&lt;/i&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proseguo per il prossimo paese, &lt;b&gt;Santa Catalina de Somoza&lt;/b&gt;. Attendo gli altri. C&apos;e&apos; da prendere una decisione importante. Fermarsi o proseguire fino a &lt;b&gt;Rabanal del Camino&lt;/b&gt;. In mezzo ci sono solo centri semiabbandonati e senza alcuna possibilita&apos; di trovare un posto per dormire. Ma a me il posto dove ci troviamo non piace proprio. Eppure non ho tanta forza per andare avanti. Quindi insisto per proseguire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi fermo ancora a &lt;b&gt;El Ganso&lt;/b&gt; per l&apos;ennesimo cambio di calzini. Dopo ci sarebbe solo da tirar dritti fino alla meta. Senza piu&apos; fermarsi, ed evitare cosi&apos; il rischio di non ripartire. La tensione e l&apos;ansia riaffiorano. E&apos; pomeriggio inoltrato e noi ancora abbiamo della strada da fare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lungo il sentiero in lieve salita, si comincia a notare il cambio di vegetazione che, sebbene non molto rigoglioso, tende a diventare una radura tipica di montagna. Boschi di abeti e felci. E poi un vento costante, forte e contrario. Che solleva la polvere argillosa seccata dai raggi del sole, e ce la sbatte in faccia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giungiamo all&apos;ultimo tratto. Un percorso molto aspro e in pendenza nel sottobosco. Quindi arriviamo a &lt;b&gt;Rabanal del Camino&lt;/b&gt;, quando sono quasi le sei del pomeriggio. Ma c&apos;e&apos; ancora da fare la lunga e ripida salita sulla strada in pietra che attraversa il paese e ci porta al &lt;b&gt;Refugio Gaucelmo&lt;/b&gt;, gestito da una confraternita britannica (&lt;a href=&quot;http://www.csj.org.uk/&quot;&gt;The Confraternity of Saint James&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono sfinito. Perdo di vista i miei due compagni e rimango a recuperare fiato davanti alla chiesetta. Poi qualcuno esce sulla strada e mi fa segno di entrare. Nonostante siano le sei circa, troviamo posto nell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;. In realta&apos;, un posto ce lo recuperano le simpaticissime consorelle, facendomi dormire su un materasso a terra, in una stanza che normalmente e&apos; adibita a biblioteca.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma io sono contento. La mia stanza e&apos; singola (per l&apos;unica volta in tutto il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;) ed e&apos; inoltre un passaggio obbligato per la consorella della stanza a fianco.. E poi, c&apos;e&apos; lo stereo con dell&apos;ottima musica. Da &lt;b&gt;Morrissey&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Simon &amp; Garfunkel&lt;/b&gt;. Riesco cosi&apos; a pensare meno ai dolori di chilometri e chilometri che abbiamo macinato e che sono stati resi molto pesanti dalle numerose soste e dal gran caldo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In serata, i nostri amici italiani (con cui abbiamo socializzato e proseguito insieme fino alla fine) hanno preparato un pentolone di pasta per una ventina di persone. Abbiamo cenato nel gazebo nel giardino dell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;. In un clima di spensieratezza ed autenticita&apos; che d&apos;ora in poi avrebbe caratterizzato le nostre serate fino a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A lavare la montagna di piatti mi sono offerto io, come gesto di solidarieta&apos; verso il sesso femminile. Io ho insaponato e la simpaticissima suora bresciana, che faceva capo ad un gruppo di ragazzi italiani, ha sciacquato le stoviglie. Le battute e il buonumore ci hanno sopraffatti. E questa si e&apos; rivelata una buona medicina contro tutti i malesseri fin la&apos; accumulati. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Rabanal del Camino&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Molinaseca&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(26 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un risveglio meno frenetico del solito. Finalmente ho potuto accendere la luce e prepararmi con relativa serenita&apos; ad un nuovo giorno di sacrificio. Una buona e abbondante colazione (caffe&apos; americano e due &apos;&lt;i&gt;tostadas&lt;/i&gt;&apos; con &apos;&lt;i&gt;mantequilla&lt;/i&gt;&apos; e marmellata) consumata attorno al tavolo della cucina dell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;, in compagnia degli altri pellegrini, sono una buona carica per ripartire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/cruiz_de_hierro.jpg&quot; title=&quot;Cruz de Hierro&quot; align=&quot;right&quot; height=&quot;451&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;In realta&apos; mi ero illuso che, arrivato ai 1150 metri di altitudine, di piu&apos; non si sarebbe potuto salire. E invece mi sbagliavo. Ci toccava durante quella tappa raggiungere il punto piu&apos; alto del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Avremmo superato &lt;b&gt;Foncebadon&lt;/b&gt; e raggiunto la &lt;b&gt;Cruz de Hierro&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Croce di Ferro&lt;/i&gt;&apos;). Fino superare i 1500 metri. Mai pensando che il peggio sarebbe stato scendere giu&apos; fino a soli 600 metri, in pochi chilometri in linea d&apos;aria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;I primi chilometri - quelli che ci hanno portati alla &lt;b&gt;Cruz de Hierro&lt;/b&gt; - sono stati abbastanza tranquilli. Forse sono riuscito a cogliere anche la bellezza di quei posti. Il fascino della desolazione e dell&apos;abbandono di &lt;b&gt;Foncebadon&lt;/b&gt;. La vista molto profonda che da lassu&apos; ho potuto ammirare. La mancanza di orizzonti nella perdizione dello sguardo dei miei occhi. Illuminati tra l&apos;altro dai riflessi di un&apos;alba di colori e di freschezza che pian piano si consumava.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E poi l&apos;emozione dell&apos;arrivo alla &lt;b&gt;Cruz de Hierro&lt;/b&gt;. La montagnola di sassi che sorreggono un palo di legno alla cui sommita&apos; prevale una croce di ferro, trasmette tanto. Forse non ci si sa spiegare perche&apos;, e pochi se lo chiedono. Ma la sua vista suscita molte emozioni. Gli uomini che hanno lasciato un sasso hanno una storia personale, una speranza, un motivo o, semplicemente, si conformano ad un&apos;usanza. Magari vogliono dare solo un segno di liberarsi di un peso che grava sulla propria vita o affidare un ricordo alla montagna e alla sua capacita&apos; di renderlo eterno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Io avevo una missione. Trovare le scarpine del nipotino di un mio amico che l&apos;anno prima le aveva legate alla croce. Anche non sapendo nulla sul significato di quel gesto, ero contento di averne trovato un paio. Le ho fotografate. Gli ho mandato un &lt;i&gt;sms&lt;/i&gt;. Pensavo che ritrovarle la&apos; e dare questa notizia avrebbe dato un forte messaggio di speranza e di fede, e allora mi sono sentito bene pure io. E il messaggio e&apos; giunto anche a me.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/manjarin.jpg&quot; title=&quot;Albergue a Manjarin&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Dopo una lunga sosta, ripartire non e&apos; stato semplice. Un po&apos; di saliscendi e mi sono ritrovato in sentieri duri e scoscesi. E anche ripidi. Non sapere come affrontare la discesa rendeva tutto piu&apos; complicato. Lasciarsi andare alla velocita&apos; portava via tanto fiato, faceva sudare tanto e il pericolo vesciche era dietro l&apos;angolo. Frenare il proprio moto significava sollecitare molto gli arti inferiori e anche questo era un pericolo grosso per il prosieguo del viaggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse e&apos; stata la frenesia di finire prima possibile quel percorso in discesa che mi ha giocato un brutto scherzo. Spingendomi ad abbandonare il mio corpo alla pendenza del terreno. Saltellando da un sasso all&apos;altro e selezionando meticolosamente, seguendo una logica convulsiva, i punti meno scomodi dove poggiare i piedi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma i saltelli, appesantiti dai piu&apos; di dieci chili di zaino che portavo sulle spalle, erano pesanti e talvolta le caviglie sbattevano cosi&apos; violentemente sul piano duro, da causare un riverbero che si propagava in alto verso tutto il resto del corpo e raggiungeva le sommita&apos; celebrali, turbando la quiete e la serenita&apos; che sono invece necessarie in quei momenti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi sono fermato a cambarmi i calzini. Seduto ad un sasso, terrorizzato per le vesciche al punto che sul mio viso in parecchi hanno letto la sofferenza. In molti, anche, mi hanno chiesto come stavo. Ma sono ripartito. E quel &apos;come stai&apos; mi rimbombava nella mente quasi a dirmi &apos;stai male&apos; e a signicare di fermarmi e non proseguire piu&apos;. Mugugnavo e chiedevo al cielo il perche&apos; di ogni dolore acuto che mi consumava lentamente tutte le poche energie che oramai avevo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pensavo anche, tra me e me, che forse era il mio fisico che non era adatto al &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. E cedevo sempre piu&apos;. Ad &lt;b&gt;El Acebo&lt;/b&gt; mi fermo di nuovo sul bordo di una fontana. Bevo e mi rimetto le scarpe. Do&apos; un occhio alla guida. Perdo tempo per non ripartire. Ma poi parto controvoglia. Ancora concentrandomi sul dolore, quasi a volermi giustificare se casomai mi fossi fermato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Con questa testa non sarei potuto andare tanto piu&apos; lontano. Arrivo al prossimo paese, &lt;b&gt;Riego de Ambros&lt;/b&gt;, molto sofferente. Vedo una chiesetta (&lt;b&gt;Ermita de San Sebastian&lt;/b&gt;) e istintivamente mi trovo in ginocchio con la testa fra le mani a pregare la &lt;b&gt;Vergine&lt;/b&gt; affinche&apos; mi dia la serenita&apos; per compiere questo viaggio. Non ho altre parole per descrivere questo momento.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma uscendo dall&apos;eremo percepivo che avevo riacquisito un po&apos; di convinzione. Per ripartire o fermarmi del tutto, o forse per una decisione intermedia. Chi lo sa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Subito mi trovo di fronte una ragazza con cui ho iniziato a parlare dicendo egoisticamente che non ce la facevo piu&apos; e che il dolore fisico era troppo forte, mostrando le mie caviglie che sembravano due cotechini pronti per essere lessati. Probabilmente - e serenamente, a quel punto - mi sarei fermato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma lei si alza il pantalone e mi mostra le sue fasciature. E poi, in una lingua che non era la mia, mi dice che ogni pellegrino che incrocio, porta dentro una sofferenza fisica. Chi piu&apos; e chi meno. Ma pochi la esternano, e nessuno dovrebbe. E&apos; stato la&apos; che la serenita&apos; acquisita poco prima in chiesa, mi ha fatto pensare all&apos;errore che stavo commettendo a pubblicizzare le mie sofferenze. E non importa se erano tutti pellegrini o semplicemente gente che probabilmente non avrei incontrato per tutto il resto della mia vita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi aggiunse anche che non dovevo pensare al dolore. E invece io fino a quel momento non avevo fatto altro che focalizzarmi su di esso, probabilmente enfatizzandolo. La saluto e riparto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nessuna implorarazione al cielo. Mi ero ripromesso anche questo nell&apos;ultimo tratto di questa tappa. Il sole picchiava forte, ma io scendevo adesso piu&apos; rinfrancato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al termine del sentiero, sulla &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt; poco prima di entrare a &lt;b&gt;Molinaseca&lt;/b&gt;, mi giro e ritrovo il mio &apos;angelo&apos;. L&apos;aspetto e proseguiamo insieme fino al paese. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Molinaseca&lt;/b&gt; sembrava proprio un paese in festa. Io mi sarei fermato li&apos;, come eravamo d&apos;accordo con i miei amici. &lt;b&gt;Petra&lt;/b&gt; (cosi&apos; si chiama il mio &apos;angelo&apos;), &lt;b&gt;Svizzera&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Zurigo&lt;/b&gt;, avrebbe proseguito fino a &lt;b&gt;Ponferrada&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/molinaseca.jpg&quot; title=&quot;Puente de Peregrinos&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Alla vista del fiume (&lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Meruelo&lt;/b&gt;) da sopra il caratteristico &lt;b&gt;Puente de Peregrinos&lt;/b&gt;, non ho potuto fare a meno di invitarla a fermarsi e mettere i piedi in quella meravigliosa acqua fresca e trasparente, insieme a me. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Avrei proseguito, ma tra noi c&apos;e&apos; chi stava peggio. E ci siamo fermati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Quella sera avrei gradito intensamente una &lt;i&gt;cena del pellegrino&lt;/i&gt;. Ero affamato, visto che avevo saltato il pranzo. Sicuramente i dolori mi avevano fatto scordare di aver fame. Ma l&apos;aver ritrovato me stesso, aveva comportato di ritrovare anche il mio appetito.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la compagnia, pero&apos; siamo rimasti a mangiare all&apos;&lt;i&gt;albergue municipal&lt;/i&gt;, dove pernottavano i nostri amici, dormendo su dei letti a castello sistemati all&apos;aria aperta. Dopo la cena, giu&apos; di nuovo sul muretto che lambisce il &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; per un altro &apos;impacco&apos; di acqua fresca. Dall&apos;altra parte c&apos;era una comunita&apos; di bambini e di giovani che alla sola vista si riflettevano in me, trasmettendomi la serenita&apos; che sembrava mancarmi da una vita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mentre testardamente mi sono impuntato a non portare nulla dall&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; perche&apos; di nulla pensavo che avrei avuto bisogno, quella sera mi ero portato dietro mezza farmacia di &lt;b&gt;Molinaseca&lt;/b&gt;. Antidolorifici, antinfiammatori, pomate e fasce elastiche. Ma in fin dei conti, anche se la mia testardaggine era stata balordamente sconfitta, ero contento di quello che mi era successo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Molinaseca&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Villafranca del Bierzo&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(36 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sara&apos; l&apos;aria piu&apos; salubre che si respira negli &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; privati, ma quella mattina mi sono svegliato bene. Ho fatto un&apos;ottima colazione (al solito caffe&apos; americano e al pane tostato con burro e marmellata, ho aggiunto dei &lt;i&gt;croissant&lt;/i&gt; e un bicchiere di succo d&apos;arancia) e sono partito insieme ai compagni alla volta di &lt;b&gt;Villafranca del Bierzo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giornata chiara e limpida, come si notava dal cielo stellato sopra noi, gia&apos; dai primi chilometri di cammino. Da subito abbiamo trovato il passo giusto. Sostenuto ma non forzato. Con uno dei miei compagni di viaggio abbiamo anche trovato la parola giusta. E, come se il tempo non fosse mai passato, come se i dolori non fossero mai esistiti, ci siamo ritrovati a meta&apos; della tappa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non erano ancora le otto quando siamo arrivati a &lt;b&gt;Ponferrada&lt;/b&gt;. La temperatura era fresca (sui 15 gradi). Siamo passati davanti al &lt;b&gt;Castello dei Templari&lt;/b&gt;. E la&apos; ci siamo fermati un po&apos;. Per guardarlo da vicino. Farci qualche foto. Era forte anche la tentazione di entrarci. Ma a quell&apos;ora il castello era chiuso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/ponferrada.jpg&quot; title=&quot;Castello dei Templari&quot; width=&quot;384&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Ponferrada&lt;/b&gt;, capoluogo della &lt;i&gt;comarca&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;el&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Bierzo&lt;/b&gt;, ha una storia ricca alle spalle, e molte leggende sono legate a questa cittadina. Innanzitutto, l&apos;&lt;b&gt;Ordine dei Templari&lt;/b&gt; la scelse come loro sede per mettere in sicurezza i pellegrini lungo il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Furono loro a costruire il ponte di granito rinforzato da barre di ferro, che permetteva di attraversare il &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Sil&lt;/b&gt; lungo la rotta del pellegrinaggio e che da&apos; il nome a questo posto (ma di cui oggi non c&apos;e&apos; traccia). &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per quanto riguarda le leggende, si racconta che una statua della &lt;b&gt;Vergine&lt;/b&gt; fu trovata da un &lt;b&gt;Templare&lt;/b&gt; dentro una quercia che stava per essere abbattuta per recuperare del legno che serviva per la costruzione del castello. Sempre secondo la leggenda, la statua era stata nascosta secoli prima da &lt;b&gt;San Genadio&lt;/b&gt; nella quercia per proteggerla dai musulmani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La statua della &lt;b&gt;Virgen de la Encina&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Vergine della Quercia&lt;/i&gt;&apos;) e&apos; conservata nella &lt;b&gt;Basilica de Encina&lt;/b&gt; e si fa riferimento ad essa con il nome &lt;i&gt;la morenita&lt;/i&gt; in quanto e&apos; considerata una delle madonne nere di &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il viaggio continua in totale tranquillita&apos;. E&apos; una splendida giornata per me, e non sento di fermarmi. Dopo &lt;b&gt;Culumbrianos&lt;/b&gt; procedo da solo. Attraverso colline ricoperte di vigneti, la cui vista regala un inaspettato stato di pace con il mio corpo e con la mia mente. Che persiste per chilometri e chilometri. Fin quando il sole si alza a picco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi trovo sulle ultime colline - un po&apos; piu&apos; aspre - prima di entrare a &lt;b&gt;Villafranca del Bierzo&lt;/b&gt;. Davanti a me oramai da un po&apos; di tempo, una coppia di giovani australiani che spingono ciascuno un passeggino con un &lt;i&gt;bebe&apos;&lt;/i&gt; dentro. E&apos; un&apos;emozione che non posso trasmettere. E le domande dentro me si moltiplicano. E mai hanno una risposta. Ma solo ipotesi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Solo quando mi avvicino alla giovane madre, in prossimita&apos; di un&apos;altra salita sul percorso sterrato, e mi offro per poter spingere un po&apos; la carrozzina e farla cosi&apos; riposare (ricevendo un cortese rifiuto), percepisco che il cammino di quella famiglia e&apos; un dono d&apos;amore della coppia verso i propri figli e, forse, un segno di gratitudine che lo si e&apos; voluto manifestare nella maniera piu&apos; profonda che una coppia possa condividere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/ingresso_villafranca.jpg&quot; title=&quot;Alle porte di Villafranca del Bierzo&quot; height=&quot;250&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mai ho raggiunto la mia meta cosi&apos; in anticipo. Mai stando cosi&apos; bene. Ma l&apos;&lt;i&gt;albergue municipal&lt;/i&gt; era pieno. Il prossimo &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; e&apos; dall&apos;altra parte della strada. A ridosso di una chiesa. Quella chiesa e&apos; un altro simbolo del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/puerta_del_perdon.jpg&quot; title=&quot;Puerta del Perdon&quot; align=&quot;left&quot; height=&quot;280&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Si tratta della &lt;b&gt;Chiesa di Santiago&lt;/b&gt;. La peculiarita&apos; di questa chiesa sta in uno dei suoi portali. In particolare, in quello settentrionale, &lt;b&gt;Puerta del Perdon&lt;/b&gt;, il cui attraversamento rappresenta per i pellegrini che arrivano fin qua e non riescono piu&apos; a proseguire, un gesto che consente loro di ottenere l&apos;indulgenza pur non riuscendo a raggiungere la &lt;b&gt;Cattedrale di Santiago&lt;/b&gt; e abbracciare la statua del &lt;b&gt;Santo&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi addentro nel rifugio. Scappandomi naturalmente qualche parola in italiano, l&apos;&lt;i&gt;hospitalero&lt;/i&gt; spagnolo mi dice di chiedere informazioni al collega italiano, con cui ci saremmo capiti senz&apos;altro meglio. Un giovane che mi ha ispirato subito familiarita&apos;. E che l&apos;accento inconfondibile lo ha ricondotto subito alle mie origini. E&apos; inutile dire che mi ha dato tanta gioia e mi ha fatto sentire immediatamente in un ambiente familiare. Anche per via della grande persona che dopo si e&apos; rivelato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma ancora non avevo realizzato che c&apos;era qualcosa di piu&apos; misterioso che mi provocava quella strana sensazione. Mi trovavo all&apos;&lt;b&gt;Ave Fenix&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Araba Fenice&lt;/i&gt;&apos;), il rifugio che ha segnato la rinascita (l&apos;araba fenice e&apos; l&apos;uccello mitologico simbolo della rinascita) di &lt;b&gt;Jesus Jato&lt;/b&gt; dopo che, essendo ritenuto uno stregone dalle persone del posto, gli fu bruciato il primo punto d&apos;accoglienza che creo&apos; per i pellegrini.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Jesus Jato&lt;/b&gt; e&apos; un personaggio mistico che e&apos; oramai un emblema del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Ancora oggi guida questo locale con entusiasmo, supportato dai pellegrini che di tanto in tanto si concedono dei giorni di pausa da un &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; estenuante e decidono di fermarsi qua a dare il loro contributo. E&apos; famoso anche per i sui metodi rituali con cui si propone di curare i malesseri dei pellegrini. Ma anche per la preparazione della &lt;i&gt;&lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Queimada_%28drink%29&quot;&gt;queimada&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; e per la celebrazione del rito celtico per allontanare lo spirito cattivo dalle persone, nel corso del quale questa bevanda e&apos; ingerita. E, infine, per essere amico di &lt;b&gt;Paulo Coelho&lt;/b&gt;, che lo cita nella sua pubblicazione &lt;a href=&quot;http://warriorofthelight.com/ital/index.html&quot;&gt;Il Guerriero della Luce Online&lt;/a&gt;, nell&apos;&lt;a href=&quot;http://warriorofthelight.com/ital/edi224_vinte.shtml&quot;&gt;Edizione n&#176;224&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Essendo arrivato in anticipo alla mia meta odierna, anche per aver saltato il pranzo, decido di andare a comprare qualcosa per pranzo e mangiarlo in riva al &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Burbia&lt;/b&gt;, alla &lt;b&gt;Playa Fluvial&lt;/b&gt;. E magari, dopo, riposarmi e prendere un po&apos; di sole. Per far diminuire il gonfiore delle mie caviglie, poi, sara&apos; bene anche tenere i piedi &apos;a mollo&apos;, nell&apos;acqua del &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt;, il piu&apos; a lungo possibile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Va tutto cosi&apos;. Forse anche meglio, visto che il posto che trovo dove esaudire i miei desideri e&apos; veramente bello. E nulla ha da invidiare a un bel lido di mare. La &lt;b&gt;Playa Fluvial&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Villafranca del Bierzo&lt;/b&gt; e&apos; veramente un posto molto piacevole dove trascorrere ore di &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt; dopo diverse ore di cammino. Cosi&apos; piacevole che, pur non avendo il costume, non ho saputo resistere alla tentazione di farmi un bel bagno in mutande.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la sera, decidiamo di rimanere tutti insieme a cenare all&apos;&lt;b&gt;Ave Fenix&lt;/b&gt;. Il mio corregionale &lt;b&gt;Roberto&lt;/b&gt;, nonche&apos; grande cuoco di &lt;b&gt;Bratislava&lt;/b&gt;, imbandisce una &lt;i&gt;mega-spaghettata&lt;/i&gt; per circa sessanta persone. Ma prima di cominciare a cenare, ci stringiamo tutti insieme, in una lunghissima catena umana chiusa da &lt;b&gt;Jato&lt;/b&gt;, che si pronuncia in uno dei suoi riti ancestrali con cui benedice il nostro cammino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera scorre in un&apos;allegria e una spensieratezza che non pensavo potessero appartenere al &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Si canta, si scherza e si ride oltre al limite dell&apos;orario che ci garantisce le ore necessarie di riposo in vista di una nuova giornata di sacrificio. Anche sconfinare fa parte del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Villafranca del Bierzo&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(30 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; buio. Facciamo una ricca colazione. Salutiamo &lt;b&gt;Jato&lt;/b&gt; e, a malincuore, lascio l&apos;&lt;b&gt;Ave Fenix&lt;/b&gt;. Inizia cosi&apos; l&apos;ultima tappa in &lt;b&gt;Castilla&lt;/b&gt;. Percorriamo lunghi tratti sull&apos;asfalto della &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt;. Ma oramai sapevo come affrontare le mie tappe. Passo costante, velocita&apos; moderata e niente soste.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proprio in virtu&apos; di quanto appreso, mi sono ritrovato a percorrere gran parte della tappa da solo. Immerso nel silenzio rotto solo dal rombo del motore di qualche auto che sfrecciava al di la&apos; dello spartitraffico, dal fruscio delle fronde degli alberi della fitta boscaglia che mi avvolgeva e dal gorgogliare delle acque del &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Burbia&lt;/b&gt; che scorreva a fianco a me.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo lunghi chilometri, raggiungo la mia amica irlandese &lt;b&gt;Mary&lt;/b&gt; e insieme portiamo avanti piacevolmente il nostro &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Lunghe ore di dialogo non sono state semplicemente una buona lezione di inglese. Anzi forse quest&apos;aspetto e&apos; stato quanto di piu&apos; banale la nostra amicizia abbia maturato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nel lento discorrere dei piu&apos; disparati argomenti, presto ci siamo trovati a lasciare l&apos;asfalto per intraprendere la montagna e i suoi sentieri. Le ultime esperienze in montagna non mi hanno intimorito per nulla. Oramai ero sicuro di saper governare la mia ingenuita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A &lt;b&gt;La Faba&lt;/b&gt;, mi fermo per aspettare i miei compagni di viaggio. Gia&apos; intenzionato a non pernottare in questo posto per nessuna ragione al mondo. Troppa desolazione. E di solitudine basta quella dei lunghi tratti di ciascuna tappa, che si finisce per - o si vuole - percorrere da soli.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nell&apos;attesa approfitto per il solito &lt;i&gt;bocadillo&lt;/i&gt;, l&apos;aranciata amara e un buon frutto. Dopo vari battibecchi, partiamo alla volta di &lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt;. Davanti a noi presto la pendenza della strada comincia ad aumentare, lasciando dietro alle nostre spalle delle viste di paesaggi di rara bellezza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma fortunatamente i chilometri non sono poi tanti e in qualche ora ci troviamo sulla sommita&apos; del monte, a &lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt;. Sento la brezza che comincia a pungere. Il clima e&apos; gia&apos; cambiato. Ma anche la vegetazione. Davanti a noi il verde della &lt;b&gt;Galizia&lt;/b&gt; e il dolce ondeggiare delle sue terre che si perde nell&apos;orizzonte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci incamminiamo nel villaggio che pullula di pellegrini, a piedi e in bicicletta. Qualcuno pure a cavallo. Era gia&apos; chiaro che sarebbe stato difficile trovare posto in qualche &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;. Dopo le prime ricerche fallite, maturiamo la saggia idea di prendere un posto piu&apos; accogliente per trascorrere la notte. Avrebbe giovato al nostro &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una confortevole stanza in un appartamento di un&apos;anziana signora galiziana, distaccata e dall&apos;aria molto &apos;affarista&apos;, e&apos; stato il risultato della nostra ricerca.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo una lunga doccia calda e aver indossato il vestiario piu&apos; pesante che avevamo, usciamo a fare un giro per il villaggio insieme al nostro amico torinese, &lt;b&gt;Federico&lt;/b&gt;. E&apos; lui che ci guida per le vie di &lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt;, portandoci a visitare le &lt;i&gt;pallozas&lt;/i&gt; ovvero le caratteristiche costruzioni celtiche, con pianta tonda e tetto in paglia, dove alloggiavano i pastori del posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/iglesia_santa_maria_la_real.jpg&quot; title=&quot;Iglesia di Santa Maria la Real&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Abbiamo anche visitato la &lt;b&gt;Iglesia di Santa Maria la Real&lt;/b&gt;. Un luogo topico, dove e&apos; ambientato uno dei miracoli piu&apos; suggestivi che il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; abbia mai conosciuto. Nella chiesa e&apos; conservato il &lt;b&gt;Caliz del Milagro&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Calice del Contadino&lt;/i&gt;&apos;), che mi ha subito fatto venire in mente la descrizione del miracolo che avevo letto nel libro &lt;b&gt;Il Cammino di Santiago&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Paulo Coelho&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un contadino di un villaggio vicino, nonostante la neve che imperversava sul &lt;b&gt;Cebreiro&lt;/b&gt;, volle a tutti i costi raggiungere la &lt;b&gt;Iglesia di Santa Maria la Real&lt;/b&gt; per assistere alla celebrazione eucaristica. Ma arrivo&apos; in ritardo. E di questo era molto dispiaciuto. Il prete che celebrava la messa (a manifestazione di minor fede) rise dentro se&apos; del sincero dispiacere del contadino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il miracolo si compi&apos; al momento della consacrazione dell&apos;ostia, allorquando il &lt;b&gt;Corpo di Cristo&lt;/b&gt; divenne carne tra le mani del parroco e il vino dentro il calice si traformo&apos; in sangue. Il prete e il contadino sono stati fatti riposare in eterno in questa chiesa, l&apos;uno in fianco all&apos;altro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;atmosfera avvolgente e molto pregna che si respirava dentro la chiesetta romanica, ci ha spinto senza indugio ad apporre un timbro sulla nostra &lt;b&gt;Credenziale&lt;/b&gt;. Idealmente, penso che quel timbro sia stato apposto anche dentro di me, perche&apos; difficilmente dimentichero&apos; questo posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; sera, ma il sole ancora illumina la vetta del &lt;b&gt;Cebreiro&lt;/b&gt;. Possiamo ancora stare all&apos;aperto per farci una &lt;b&gt;pinta&lt;/b&gt; prima di andare a cena. Salutiamo l&apos;arrivo in &lt;b&gt;Galizia&lt;/b&gt; rinunciando al &lt;i&gt;menu del pellegrino&lt;/i&gt; per un&apos;alternativa tipica di questa &lt;i&gt;Xunta&lt;/i&gt; (&apos;&lt;i&gt;regione&lt;/i&gt;&apos;) ovvero il &lt;b&gt;Pulpo a la Galega&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Polipo alla Galiziana&lt;/i&gt;&apos;). E&apos; una serata ancora una volta di piacevoli compagnie, nel pieno spirito di un sano &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Mentre fuori le nebbie calano.&lt;/p&gt;

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    <title>Da Leon a Santiago (Parte II)</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Thu, 7 Oct 2010 23:50:10 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(28 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la colazione nel &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; di fronte al nostro alloggio, di buon mattino ci inoltriamo nel buio e nella nebbia, tra i sentieri che scendono giu&apos; dal &lt;b&gt;Cebreiro&lt;/b&gt;. E&apos; un&apos;atmosfera surreale. Con le nostre torce andiamo avanti senza esitazione. E lungo la via incontriamo pellegrini solitari incerti della rotta che stanno seguendo. Addirittura troviamo anche gente che ha dimenticato qualcosa in &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; e torna indietro a recuperare gli oggetti dimenticati. Anche questo fa parte del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Forse e&apos; un indice di uno zaino troppo pieno. Oppure semplicemente che ancora non si e&apos; trovato il giusto passo. In ogni caso, pensavo a quanto disastroso poteva essere se fosse successo a me. E mi dispiacevo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/da_leon_a_santiago.jpg&quot; title=&quot;Da Leon a Santiago&quot; width=&quot;490&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo qualche chilometro di discesa, riprende una lieve salita che ci porta ai quasi 1300 metri dell&apos;&lt;b&gt;Alto do San Roque&lt;/b&gt;. Qui e&apos; d&apos;obbligo la foto con il &lt;i&gt;mio santo&lt;/i&gt;. Poi giu&apos; lungo sentieri per nulla difficili e con un panorama che si apre sempre di piu&apos; man mano che le nebbie di diradano e il sole viene su da dietro la montagna.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora un lungo tratto insieme alla signora irlandese. E&apos; piacevole parlare con lei. Sento che lo stesso piacere lo prova lei con me. E mi domando come e&apos; possibile. O il mio inglese non fa proprio cosi&apos; schifo o c&apos;e&apos; un segreto nel comunicare che va oltre la capacita&apos; espressiva del linguaggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo una piacevole sosta ad un grazioso baretto lungo il sentiero, per un caffe&apos; e un pezzo di &lt;i&gt;torta di Santiago&lt;/i&gt;, arriviamo a &lt;b&gt;Triacastela&lt;/b&gt;. Un borgo abbastanza anonimo, che lascia una duplice scelta per la prosecuzione del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. O seguire il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; classico, che passa per &lt;b&gt;San Xil&lt;/b&gt;. Oppure seguire il &lt;b&gt;Cammino&lt;/b&gt; alternativo, un po&apos; piu&apos; lungo, che passa per &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Noi optiamo per quest&apos;ultima, perche&apos; &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; e&apos; la destinazione del giorno. Sebbene questa rotta sia la &apos;rotta alternativa&apos;, &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; e&apos; legato da secoli al &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; per via della presenza del &lt;b&gt;Monasterio de los Benedectinos&lt;/b&gt;, risalente al VI secolo e punto di riferimento per molti pellegrini. Ed e&apos; proprio nell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; del monastero che abbiamo come obiettivo di trascorrere la notte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Da &lt;b&gt;Triacastella&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; si attraversano, tramite sentieri agevoli e ben tenuti, solo boschi solcati dal &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Ouribio&lt;/b&gt;. Lievi saliscendi e una natura rigogliosa che lascia parecchi momenti per la mia contemplazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;arrivo a &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; e&apos; anticipato da una bellissima vista sul paese e, in particolare, sul monastero che domina il panorama.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/monasterio_de_los_benedectinos.jpg&quot; title=&quot;Monasterio de los Benedectinos&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Quando giungo davanti al monastero, l&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; e&apos; ancora chiuso. Assisto cosi&apos; ad una scena che mi era stata descritta come usuale di questa esperienza. In pratica, metto il mio zaino a terra in coda agli altri dei pellegrini giunti a destinazione prima di me. Tale ordine determina l&apos;ordine di ingresso nell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;, fino all&apos;esaurimento dei posti letto. E vado a mangiare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; una giornata fresca. Anzi comincio ad avvertire un po&apos; di freddo. Oltretutto, visto che il giorno prima avevamo usato tutto il vestiario per ripararci del freddo del &lt;b&gt;Cebreiro&lt;/b&gt;, ero sprovvisto di indumenti per coprirmi. Non solo, il centro d&apos;accoglienza del monastero e&apos; una delusione totale. Strutture fatiscienti. Poca acqua e fredda. Lavatoi nei lavabi usati per l&apos;igiene personale. Letti vecchi e persino non c&apos;era posto per stendere i panni bagnati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma dopo diversi giorni di &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; i pellegrini sono oramai preparati e non si abbattono cosi&apos; facilmente. E, un po&apos; complice la previdenza di qualche pellegrino che ha portato con se&apos; del filo per stendere i panni, un po&apos; per la mia spregiudicatezza nel tendere fili attaccati nei posti piu&apos; impensabili, che siamo riusciti a trovare ampi spazi per appendere la biancheria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Restava per me il problema di coprirmi. Ricordero&apos; la mia permanenza a &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; principalmente per questo. Al punto che non sono riuscito nemmeno a trovare la forza di andare a visitare la chiesa del monastero. Gli amici mi hanno detto che invece ne valeva proprio la pena.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Portomarin&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(28 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ho imparato che il mattino ti dice parecchio su come sara&apos; la tua tappa. La partenza da &lt;b&gt;Samos&lt;/b&gt; mi aveva rivelato tanto e solo con il senno di poi ho capito che i segnali non dovevano lasciare dubbi a quanto dura sarebbe stata la tappa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci avviciniamo a &lt;b&gt;Sarria&lt;/b&gt;. Una tappa cruciale del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Nello spirito piu&apos; tradizionale del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;, per ricevere la &lt;b&gt;Compostela&lt;/b&gt; ovvero l&apos;attestazione ufficiale di &lt;b&gt;Pellegrino&lt;/b&gt;, bisogna percorrere cento chilometri del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; a piedi o duecento in bici o a cavallo. Il tutto naturalmente documentato attraverso i timbri sulla &lt;b&gt;Credenziale&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ecco che &lt;b&gt;Sarria&lt;/b&gt;, che dista poco piu&apos; di cento chilometri da &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;, diventa l&apos;ultimo paese valido come partenza del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; per i pellegrini &apos;a piedi&apos; che vogliono conseguire la &lt;b&gt;Compostela&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E questo fatto viene subito all&apos;occhio. Il traffico dei pellegrini sui sentieri era cresciuto in modo spropositato. Anche la varieta&apos; di pellegrini era mutata. Molti piu&apos; giovani e molti piu&apos; anziani, naturalmente. E la presenza di questo gran numero di persone non poteva lasciare indifferenti. Forse e&apos; subentrata una certa delusione di quello che il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; era fin qui apparso.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;I lunghi tratti in solitudine. Le grandi difficolta&apos;. Il profondo senso di solidarieta&apos; tra i pellegrini. Il rispetto della gente dei posti attraversati verso i pellegrini. Tutto cio&apos; e altro ancora, a partire da &lt;b&gt;Sarria&lt;/b&gt; cominciavano a perdersi velocemente. E proporzionalmente aumentava la tensione e diminuiva la serenita&apos;. Erano rare le volte in cui incrociavi un pellegrino e pronunciavi il fatidico &apos;&lt;i&gt;Buen &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;!&lt;/i&gt;&apos;, quando fino allora era un augurio che sgorgava da dentro il cuore ogni volta che te ne trovavi uno in fianco.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ansia diventava spesso nervosismo. Incapacita&apos; di sopportare che il tuo sacrificio poteva non essere riconosciuto a fine giornata, perche&apos; centinaia di &apos;&lt;i&gt;domingueros&lt;/i&gt;&apos; avrebbero gia&apos; occupato gran parte dei posti dove alloggiare, mentre tu avresti dovuto ancora girare e trovare un posto per dormire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma sicuramente c&apos;era dell&apos;altro. Un partenza mattutina con temperature eccessivamente fresche, una colazione consumata al volo e senza un caldo caffe&apos;, un malessere intestinale. Le molteplici soste e lo &lt;i&gt;stress&lt;/i&gt; di dover ripartire e recuperare il terreno perduto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per fortuna riusciamo a raccogliere anche qualche soddisfazione in questa tappa. Per esempio, l&apos;aver raggiunto il cippo che indica che mancano cento chilometri per &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. Da quel punto in poi ogni chilometro in meno sara&apos; segnalato da un cippo in pietra recante il simbolo del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; ovvero la &lt;i&gt;concha&lt;/i&gt; (&apos;conchiglia&apos;) gialla su sfondo blu e il numero di chilometri che mancano per arrivare alle reliquie di &lt;b&gt;San Giacomo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la foto di rito, io e il mio compagno di viaggio ripartiamo. Ma subito dopo decidiamo di fare l&apos;ultima pausa per mangiare qualcosa prima di lanciarci verso l&apos;obiettivo di questa giornata. La sosta ci pesera&apos; parecchio. Difficile ripartire, complice anche il caldo di meta&apos; giornata. E poi le chiamate degli altri amici che ci incitano a fare in fretta perche&apos; gli ostelli si stavano pian piano riempendo. La variazione del passo e&apos; quasi fatale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/portomarin.jpg&quot; title=&quot;Portomarin&quot; align=&quot;left&quot; height=&quot;180&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Quando &lt;b&gt;Portomarin&lt;/b&gt; era la&apos; sullo sfondo e tutto sembrava fatto, mi accorgo che c&apos;e&apos; un lungo tratto di ripidi saliscendi, tutti da percorrere su un asfalto rovente. Per la prima volta ho cominciato a sentire le vesciche sotto i piedi. Ma non pensavo che fosse il caso di fermarmi a cambiare i calzini. Ne&apos; di fermarmi per prendere un po&apos; di fiato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ultima discesa e&apos; durissima. I dolori irrompono e non riesco a non pensarli. Arrivo comunque sul lungo ponte che passa sul bacino artificiale del &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Mino&lt;/b&gt; su cui un tempo sorgeva &lt;b&gt;Portomarin&lt;/b&gt;, e porta sulla sponda su cui, poco piu&apos; su, sorge il nuovo centro della citta&apos;, spostato per intero dall&apos;argine del fiume.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La vista aperta mi da un po&apos; di respiro. Ma e&apos; li&apos; che arriva un flusso di pellegrini in bicicletta che occupera&apos; i posti per dormire che dovrebbero per giusto essere assegnati a noi pellegrini a piedi. Ripiombo nello sconforto. Passo lento e arrivo su in paese con la sensazione, poi confermata, che gli &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; dove i nostri amici avevano preso posto, erano esauriti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi fermo. Non ho fiato. Non ho forza. E&apos; stata un&apos;altra di quelle tappe che difficilmente dimentichero&apos;. Sono i miei colleghi a trovare un posto dove pernottare. Mortificato per la mia apatia e ansioso di trovare un posto dove buttare il mio zaino e cominciare a ritrovare me stesso, sembra passare un&apos;eternita&apos; prima di essere accompagnato presso l&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; dove passeremo la notte. Ma alla fine riconosco che si tratta di un bel posto che tanto ha contribuito per ritrovare il conforto perso durante una giornata no.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Qui capisco quanto viaggiare insieme a una buona compagnia puo&apos; essere un vantaggio indiscutibile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera usciamo. Entriamo nella &lt;i&gt;chiesa-fortezza&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;San Nicolas&lt;/b&gt; che spicca in questo paesino. Cerchiamo un timbro, ma e&apos; tardi. Il vespro era terminato da un pezzo e la folla intorno a noi era solo la gente del paese, e i pellegrini di passaggio, che si aggiravano per la piazza perche&apos;, tutto sommato, &lt;b&gt;Portomarin&lt;/b&gt; e&apos; un paese accogliente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La serata in compagnia per una tanto desiderata cena al riparo dal venticello pungente che spira fuori mi ha ristorato alla grande. In &lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; ho tutto il tempo e la serenita&apos; per prepararmi nel migliore dei modi per una nuova tappa che ci avvicinera&apos; ulteriormente a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Portomarin&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Palais de Rey&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(24 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Partiamo di buon mattino. Al solito, luci rigorosamente spente. E vengo svegliato dal brusio dell&apos;andirivieni di pellegrini che gironzolano tra gli stanzoni e i bagni per prepararsi a ripartire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Colazione veloce e povera. Ma c&apos;e&apos; tutta la convinzione che bisogna avviarsi con la giusta andatura e non fermarsi. E&apos; stato scongiurato il pericolo molto probabile fino alla sera prima, che uno dei miei compagni non ripartisse. Tra le varie ipotesi c&apos;era quella di seguirci in &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt;. Oppure di affidare lo zaino ad una di quelle ditte che fanno il servizio di trasporto bagagli.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma alla fine abbiamo lasciato tutti l&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;, imboccando il sentiero segnato dalle &lt;i&gt;frecce gialle&lt;/i&gt;. Chiaramente, il nostro amico e&apos; rimasto parecchio indietro. Ma non e&apos; questo il problema grosso. L&apos;importante e&apos; riuscire a spostarsi con il giusto passo. La velocita&apos; e&apos; un problema relativo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/alba.jpg&quot; title=&quot;Alba&quot; align=&quot;right&quot; height=&quot;250&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Si, non posso certo dire che la velocita&apos; non possa essere talvolta un fattore cruciale in queste ultime tappe. Pero&apos; mi sento tranquillamente di consigliare di far tappe piu&apos; brevi, con partenze piu&apos; anticipate, che non fare delle corse inutili che deterioranno solo il fisico e la mente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Infatti, cosi&apos; abbiamo fatto per questa tappa. Arrivando a &lt;b&gt;Palais de Rey&lt;/b&gt;, prima di entrare nel centro abitato, ci accorgiamo che ci sono due belle strutture per accogliere i pellegrini. D&apos;altronde, sebbene era appena mezzogiorno, avevamo percorso piu&apos; di venti chilometri. &lt;b&gt;Melide&lt;/b&gt;, poi, era parecchio distante. Considerando anche che a &lt;b&gt;Melide&lt;/b&gt; confluisce un altra rotta molto trafficata di questi tempi (&lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;: il &lt;b&gt;Camino del Nord&lt;/b&gt;) e che la tarda ora in cui saremmo arrivati non ci assicurava affatto di riuscire a trovare agevolmente un posto dove pernottare, decidiamo di fermarci qui.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In realta&apos;, non c&apos;e&apos; stato alcun problema per trovare il posto. Ma il netto ritardo del nostro compagno ci ha fatti stare un po&apos; in ansia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo le solite attivita&apos; di &lt;i&gt;routine&lt;/i&gt; per un pellegrino, un sano riposino - visto che c&apos;era il tempo per farselo - ci sta tutto. Poi giu&apos;, all&apos;aperto a ricercare un posto al sole dove usufruire di un piacevole calore e scambiare un po&apos; di chiacchiere con gli altri pellegrini. Esperienze, senzazioni, aspettative. Ed e&apos; tutto molto coinvolgente, anche perche&apos; ben si possono dosare leggerezza e argomentazioni interessanti, seppure davanti a te si trovano persone con altre culture e altre lingue.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; tardo pomeriggio. Scendiamo nel centro del paese per andare ad assistere al vespro. In lingua spagnola, ma va bene lo stesso. La destinazione finale e&apos; ormai vicina. E ognuno di noi vuole ringraziare il &lt;b&gt;Signore&lt;/b&gt; per averci protetto nel nostro &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Non solo. Ma anche per quello che pian piano, nella serenita&apos; sempre piu&apos; grande che stiamo acquisendo, ci rendiamo conto che stiamo vivendo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In paese incontriamo anche due amici che accettano di cenare con noi. &lt;b&gt;Miguel&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Anna&lt;/b&gt; sono due ragazzi (spagnolo lui e francese lei) che si sono incontrati ad &lt;b&gt;Astorga&lt;/b&gt; e da li&apos; hanno deciso di proseguire insieme. Ancora faccio fatica a capire come facevano a superare la loro difficolta&apos; di comunicare. Lui non parlava francese, lei non parlava spagnolo. Entrambi parlavano poco e male l&apos;inglese. Ma, dopotutto, camminavano insieme. In fin dei conti, dopo che tutti insieme abbiamo passato una bella serata, pur non parlando noi ne&apos; francese e ne&apos; spagnolo, e anche poco e male l&apos;inglese, mi e&apos; venuto piu&apos; facile darmi una risposta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Palais de Rey&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Arzua&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(30 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In attesa che gli altri fossero pronti, ho trovato utile fare un po&apos; di massaggi e un po&apos; di riscaldamento per i miei muscoli, giusto davanti all&apos;ingresso dell&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt;. E mi chiedevo cosa mai ci facesse una telecamera a quell&apos;ora del mattino. Pensavo che magari qualcuno voleva portarsi un ricordo del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; che gli facesse rivivere qualunque momento della sua parentesi da pellegrino, anche quella del risveglio e delle partenze al buio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Camminando insieme e discutendo, invece, viene fuori che in realta&apos; quella telecamera era di operatori della &lt;b&gt;RAI&lt;/b&gt;, e che questi stavano realizzando un &lt;i&gt;reportage&lt;/i&gt; sul &lt;b&gt;Cammino di Santiago&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; ancora buio quando ci stiamo addentrando in un bosco. Dai cespugli appare ancora la telecamera. E poi ancora piu&apos; avanti, a &lt;b&gt;Leboreiro&lt;/b&gt;, quando la luce del sole comincia a prendere il sopravvento, i nostri amici della televisione italiana sono ancora la&apos;, con il loro &apos;arnese da lavoro&apos; puntato verso il &lt;b&gt;Puente de Magdalena&lt;/b&gt; sul &lt;i&gt;rio&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Seco&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Questa volta ci facciamo avanti a chiedere informazioni. E&apos; un servizio per la trasmissione &lt;b&gt;Uno Mattina&lt;/b&gt; e verra&apos; mandato in onda entro due o tre settimane. Lasciamo i nostri indirizzi per essere contattati quando il video andra&apos; in onda e chiediamo una ripresa. Quando a meta&apos; del ponte il &lt;i&gt;cameramen&lt;/i&gt; ci manda un segnale noi ci giriamo e salutiamo con il pollice alto. Ognuno di noi pensa che sara&apos; un bellissimo ricordo del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. Chissa&apos; se faremo parte di questo servizio televisivo.. (&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/images/smileys/thinker.gif&quot; class=&quot;smiley&quot; alt=&quot;:-?&quot; title=&quot;:-?&quot; /&gt;)&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/fotogramma.jpg&quot; title=&quot;Ripresa della RAI sul Puente de Magdalena&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arriviamo a &lt;b&gt;Melide&lt;/b&gt;. Un paesotto che a me non ha trasmesso niente. Sapevo che e&apos; il paese dove e&apos; piu&apos; popolare il &lt;b&gt;Pulpo a la Galega&lt;/b&gt;, ma ne sarei accorto anche senza saperlo. Erano appena le nove e mezza, e gia&apos; i ristoratori ci richiamavano dentro i loro locali a mangiare questa prelibata pietanza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi lunghi chilometri in un caratteristico paesaggio galiziano. Boschi, prati e ponticelli per attraversare ruscelli. A volte affascinato, ma a tratti anche stanco di un paesaggio che oramai si ripeteva da giorni. Forse il clima piu&apos; mite pero&apos; mi ha fatto sopportare meglio questi attimi di voglia di cambiamento.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ultimo tratto e&apos; sull&apos;asfalto, gia&apos; da un po&apos; prima dell&apos;entrata ad &lt;b&gt;Arzua&lt;/b&gt;. Penso che questo paese si sviluppi lungo una strada principale. Infatti, abbiamo fatto lunghi chilometri camminando sulla strada statale che arriva alla piazzetta principale del paese. Da li&apos;, poco distante, c&apos;e l&apos;&lt;i&gt;albergue municipal&lt;/i&gt;. Era da poco passato mezzogiorno. Ma ancora una volta abbiamo fallito. L&apos;&lt;i&gt;albergue&lt;/i&gt; era pieno. Decidiamo di metterci alla ricerca di un posto per pernottare e, per aumentare la probabilita&apos; di trovarlo, ci dividiamo. Ognuno va per una via diversa a cercare un alloggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Io mi fermo desolato e mi tolgo scarpe e calzini. Poi raggiungo gli altri che gia&apos; stavano trattando per essere accompagnati da qualche parte dove poter trascorre la notte. Si trattava di un locale a pian terreno, adibito a rifugio. Che aveva tutta l&apos;aria di aver avuto un trascorso da autorimessa. Ma va bene. E&apos; pur sempre uno dei posti piu&apos; confortevoli dove abbiamo dormito, se si esclude la musica che nei dintorni impazzava. E ha continuato a farlo fino alla tarda ora della mattina successiva.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Era il giorno di &lt;b&gt;San Roque&lt;/b&gt;. Festa del paese. Oltretutto era un giorno di festa anche perche&apos; la festa dell&apos;&lt;b&gt;Asuncion de la Virgen&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Assunzione della Vergine&lt;/i&gt;&apos;) era caduta la domenica. E in &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt; se un giorno festivo cade di domenica allora il giorno successivo e&apos; ancora un giorno festivo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/cena_arzua.jpg&quot; title=&quot;Cena ad Arzua&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un giro per il paese in serata. Facciamo spesa per la colazione dell&apos;indomani, e cominciamo a trovare un bel numero di pellegrini che lungo questo percorso abbiamo conosciuto. Si respira gioia. Anche a cena siamo in tanti. Ma in parte ci eravamo gia&apos; organizzati. Avevamo due compleanni da festeggiare e, perche&apos; no, anche un onomastico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Arzua&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Monte do Gozo&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(32 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la tarda ora della sera precedente, il risveglio del mattino non e&apos; stato affatto semplice. Ma ci incamminiamo forti dell&apos;idea del traguardo che oramai e&apos; ad un passo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un po&apos; il buio, un po&apos; la foschia e un po&apos; perche&apos; ci siamo abbandonati forse un tantino troppo appresso ad un gruppo di spagnoli sprovveduti, ci siamo trovati a seguire un sentiero ai cui bordi c&apos;erano si&apos; i cippi, ma i chilometri che riportavano aumentavano man mano che andavamo avanti, piuttosto che diminuire.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al cospetto della loro indecisione, abbiamo subito invertito la rotta per ritornare sul giusto percorso. E&apos; stato un po&apos; frustrante. E sicuramente non di buon auspicio per il resto della giornata. Pero&apos; c&apos;era ottimismo, anche se misto a un po&apos; di delusione. Piu&apos; ci avvicinavamo alla meta, piu&apos; sentivamo che il senso del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; stava venendo meno. E a far perderne il senso e&apos; la sempre piu&apos; cospicua folla di pellegrini che incontravamo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Questa tappa e&apos; stata una passeggiata blanda. A riprova di cio&apos;, c&apos;e&apos; il fatto che mai c&apos;eravamo trovati tutti insieme per un cosi&apos; lungo tratto. E&apos; capitato anche di fare lunghe chiacchierate. Ma l&apos;entusiasmo non decollava.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In fretta e&apos; passata la mattinata e ci siamo trovati a scalare la prima delle colline al di la&apos; del quale si trova &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. Proprio sulla prima di queste c&apos;e&apos; un tabellone e una statua che indica che siamo a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. Ma realmente mancano diciotto lunghi chilometri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Era nostro obiettivo farceli tutti. Intanto ognuno, quasi per dovere di dare un senso a questo pellegrinaggio, comincia la sua marcia solitaria.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Io, desidero che questo momento sia il momento di fare delle conclusioni. Ma anche il momento di pensare ognuna delle persone a me care. Quelle in vita e quelle che mi guardano da lassu&apos;. A pensare ciascuna persona che mi sono portata nello zaino, perche&apos; non ha avuto la fortuna di avvicinarsi e capire che staccarsi dall&apos;abitudine di trascorrere una vacanza banale, e mettersi in cammino, puo&apos; lasciare un marchio di qualita&apos; nella propria personalita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla fine la mia deduzione e&apos; stata che non era il momento di trarre conclusioni. Ma era solo il caso di ricercare nella propria memoria quelle situazioni che piu&apos; mi sono rimaste impresse e ad esse attribuire un significato. Quello che il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; lascia alla fine e&apos; questo. E non e&apos; nemmeno giusto sforzarsi di individuare delle situazioni. E&apos; il tempo che le fara&apos; riaffiorare. E ciascuna di queste situazioni riaffiorira&apos; con un significato profondo dentro di me.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi sento piu&apos; tranquillo e penso che alleggerire la mia mente e&apos; tutto cio&apos; che il &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt; mi chiede in queste ultime fasi. E comincio a sfogliare il mio &apos;&lt;i&gt;facebook&lt;/i&gt;&apos;, a donare un mio pensiero a ciascuna delle persone che non mi sono state indifferenti. E&apos; stato bello trovare questo momento ma sarebbe ancora piu&apos; bello capire questa mia necessita&apos;. Forse io non sono altro che la risultante di ciascuno di loro. E in questo senso voleva essere un &apos;grazie a tutti&apos;. O forse e&apos; solo un desiderio di rafforzare la mia sincerita&apos; e la mia trasparenza perche&apos; in esse vedo le qualita&apos; che preservano l&apos;essere umano al di la&apos; di ogni confine fisico.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi commuoveva il pensiero che da li&apos; a breve sarei arrivato sulla tomba di &lt;b&gt;San Giacomo Apostolo&lt;/b&gt;. E lo ero ancora di piu&apos; pensando che ci sarei giunto sofferente se non altro per il gran caldo che faceva. Ma ancora c&apos;era una collina. E poi un&apos;altra. E un&apos;altra ancora.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ero sfinito. Mi fermo ad un chiosco in un centro abitato. Poi mi guardo intorno. Una grande statua dedicata a &lt;b&gt;Giovanni Paolo II&lt;/b&gt; si ergeva sulla sommita&apos; della collina e piu&apos; giu&apos; delle strutture che si estendevano su un&apos;ampia superficie, che non riuscivo a realizzare cosa fossero.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi trovavo a &lt;b&gt;Monte do Gozo&lt;/b&gt;. E mancavano solo cinque chilometri alla cattedrale. Avevo fame e ho mangiato. Mi sono tolto le scarpe. Erano chiare manifestazioni che non volevo ripartire. Incontriamo altri amici che ci dicono che si sarebbero fermati a pernottare in quella struttura che altro non era che il &apos;megarifugio&apos; che era stato costruito per la visita del papa. Troppi elementi che ci hanno convinto che partire all&apos;indomani di buon mattino e arrivare entro un&apos;oretta e mezza a &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;, era sicuramente la scelta piu&apos; saggia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo esserci sistemati nella nostra camera e trascorso un pomeriggio in &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt;, nel tardo pomeriggio facciamo un giretto piu&apos; in la&apos; nel paesino, a brindare con della buona birra insieme ad altri pellegrini. Intanto, arrivano altri amici che, chissa&apos;, se la sono presa con piu&apos; comodo o forse hanno accusato la stanchezza delle centinaia di chilometri percorse.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/pic-nic_monte_de_gozo.jpg&quot; title=&quot;Pic-nic a Monte do gozo&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la sera, imbandiamo la &apos;tavola&apos; su un prato. Siamo in tanti. Chi cucina, chi fa la spesa, chi apparecchia, chi fa le foto, chi chiacchiera, chi schernisce qualche malcapitato. Ma e&apos; veramente un&apos;atmosfera unica. Ognuno si sente di aver oramai compiuto l&apos;impresa e dentro anche una piccola opera di bene per l&apos;umanita&apos;. Ma lascia trapelare solo la leggerezza che solo la soddisfazione interiore riesce a far trasmettere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;C&apos;e&apos; ancora tempo per riunirci nel bar centrale della struttura. &lt;b&gt;Matteo&lt;/b&gt;, il nostro amico bergamasco, in preda ancora all&apos;euforia di un compleanno oramai trascorso, paga &lt;b&gt;Chivas Regal&lt;/b&gt; per tutti. In qualche modo riusciamo a trovare le nostre stanze per farci qualche ora di sonno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Monte do Gozo&lt;/b&gt; - &lt;b&gt;Santiago de Compostela&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(5 chilometri)&lt;/i&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nonostante manchino solo cinque chilometri al traguardo, partiamo di buon&apos;ora. C&apos;e&apos; da fare la fila per ritirare la meritata attestazione di &lt;b&gt;Pellegrino&lt;/b&gt;. In breve arriviamo sulla &lt;i&gt;carrettera&lt;/i&gt;. Da qui si nota che &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt; e&apos; un centro di grandezza rispettabile. Il traffico comincia a pullulare gia&apos; dalle prime ore del mattino.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La vista del cartellone che indica l&apos;inizio del centro abitato ci attrae da subito e ognuno si fionda per farsi immortalare in una foto vicino a quell&apos;insegna. Poi ancora a camminare lungo i marciapiedi che portano nel cuore della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non sento quell&apos;emozione che in molti momenti avrei pensato di provare quando percorrevo le prime tappe del mio &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;. E forse e&apos; questo il senso della frase che spesso mi e&apos; capitato di leggere sui muri &apos;&lt;i&gt;Non e&apos; importante la meta, ma il cammino&lt;/i&gt;&apos;, e che avevo gia&apos; letto nel libro di &lt;b&gt;Coelho&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraverso la porta di accesso alla citta&apos; vecchia (&apos;&lt;b&gt;Puerta do Camino&lt;/b&gt;&apos;) insieme a &lt;b&gt;Bruno&lt;/b&gt;, pellegrino di &lt;b&gt;Tradate&lt;/b&gt; giunto alla meta il giorno prima e che ho incontrato inaspettatamente poco prima all&apos;uscita di un &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt;, passiamo davanti alla cattedrale. Un banale segno della croce mentre continuiamo i nostri discorsi. E ci uniamo agli altri che sono gia&apos; in fila davanti all&apos;&lt;b&gt;Oficina del Peregrino&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Qui scoppiano abbracci ed esclamazioni di felicita&apos;. Poi foto e la ricerca intorno a me di persone con cui ho condiviso gioie e dolori da vicino. Quindi realizzo che e&apos; il caso di mettere lo zaino a terra, in coda agli altri che attendevano gia&apos; l&apos;apertura dell&apos;&lt;b&gt;Oficina del Peregrino&lt;/b&gt; per ritirare la &lt;b&gt;Compostela&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/santiago/cattedrale_santiago_de_compostela.jpg&quot; title=&quot;Cattedrale Santiago de Compostela&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Finalmente, comincio a sentirmi piu&apos; leggero e non solo per essermi tolto lo zaino da sopra le spalle. Ma perche&apos; comincio a comprendere che un cammino della mia vita e&apos; terminato. Sicuramente il cammino che ha delineato ulteriormente il mio modo di vedere il mio futuro. Come una serie di cammini. Ognuno duro e pieno di insidie, molte delle quali imprevedibili. Ma con una consapevolezza acquisita che ciascuno prepara ad affrontare il nuovo cammino con uno spirito diverso e pronto ad accettare di vivere ogni momento di esso. Perche&apos; cio&apos; rende consapevoli che le scelte che si faranno sono quelle che daranno un diverso sapore alla propria vita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un sapore che si avra&apos; tempo di gustare alla fine di ogni cammino. E proprio quello che stavo facendo. Seduto su uno scalino assaporavo pacatamente la mia serenita&apos;, comunicando il mio stato di piacere alle persone a me piu&apos; care. Avendo ben chiaro in mente che ci sarebbero stati nuovi e piu&apos; impegnativi cammini da percorrere. Come ci saranno nuovi momenti per provare soddisfazione piena per i percorsi compiuti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ritirata la pergamena e lasciati nella corticella interna i bastoni che ci hanno sorretto nei nostri tragitti, ci spostiamo sulla &lt;b&gt;praza Obradorio&lt;/b&gt; su cui si erge la stupenda facciata principale della cattedrale. Dominata da due sontuose torri. Quella di sinistra, &lt;b&gt;Torre de la Carraca&lt;/b&gt;, e quella di destra, &lt;b&gt;Torre de las Campanas&lt;/b&gt;. In mezzo alle due torri si eleva il &lt;b&gt;Retablo de Piedra&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una fila umana impressionante di devoti attende sotto una pioggia leggera, che da&apos; alla piazza un aspetto piu&apos; malinconico e al contempo la carica di fascino, per entrare ad abbracciare la statua del &lt;b&gt;Santo&lt;/b&gt; e a scendere nella cripta per omaggiarne le spoglie. E&apos; questo un rito che compiono i pellegrini di fede religiosa. Ma io non ho consapevolmente fatto. Come pure non ho ricevuto il &lt;b&gt;Sacramento della Riconciliazione&lt;/b&gt;. Forse cosi&apos; vanificando i sacrifici fatti per ottenere l&apos;indulgenza che spetta a tutti i pellegrini, che addirittura quest&apos;anno, &lt;i&gt;Anno Jacobeo&lt;/i&gt;, sarebbe valsa come &lt;i&gt;Indulgenza Plenaria&lt;/i&gt; ovvero purificazione completa di tutti i peccati. Forse pero&apos; tutto vale anche senza i riti a contorno a cui mi sono colpevolmente sottratto. Sicuramente il senso di colpa che mi pervade dopo questa disobbedienza pero&apos; mi fa&apos; sentire ancora un tantino in debito con il &lt;b&gt;Cielo&lt;/b&gt; e cio&apos; mi motivera&apos; ancor di piu&apos; a scoprire ancora nuovi aspetti della mia interiorita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraverso il &lt;b&gt;Portico da Gloria&lt;/b&gt;. Gia&apos; era tutto pieno in ogni ordine di posto e, quindi, sebbene era la nostra celebrazione e sebbene stavamo arrivando da un viaggio di centinaia di chilometri, siamo rimasti ancora in piedi a seguire la &lt;b&gt;Messa del Pellegrino&lt;/b&gt;. Un&apos;atmosfera ricca di emozione che e&apos; cominciata con la proclamazione dei &lt;b&gt;Pellegrini&lt;/b&gt; da parte del &lt;b&gt;Vescovo&lt;/b&gt;. Poi la celebrazione e&apos; diventata molto piu&apos; intensa. Al punto che, durante l&apos;omelia, sebbene veniva pronunciata in spagnolo, sono riuscito a captare una frase quasi come se venisse detta nella mia lingua. Il &lt;b&gt;Vescovo&lt;/b&gt; ci ha posto la domanda che noi ci saremmo dovuto a quel punto chiedere (e magari qualcuno si era gia&apos; posto) ovvero del perche&apos; ci trovavamo in quel posto a seguire la &lt;b&gt;Santa Messa&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse non me lo ero mai chiesto fino a quel momento. Forse si, ma non mi sono mai soffermato a darmi una risposta esaudiente. E sono rimasto quasi folgorato quando il &lt;b&gt;Vescovo&lt;/b&gt; ha detto che si trattava di una &lt;b&gt;Chiamata Vocazionale&lt;/b&gt;. Difatti, ho sempre pensato a quanto strano fosse stato tutto cio&apos; che mi era successo da quella mattina di luglio che mi svegliai con un&apos;idea fissa in testa di immettermi sulla via di &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt;. E forse il concetto di &lt;b&gt;Chiamata Vocazionale&lt;/b&gt; riassume sinteticamente cio&apos; che non so&apos; spiegare altrimenti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;unico rammarico (anche se tutte le emozioni provate non me lo hanno fatto realmente sentire) e&apos; stato che il &lt;b&gt;Botafumeiro&lt;/b&gt; (ovvero l&apos;incensiere caratteristico delle celebrazioni importanti della &lt;b&gt;Santa Messa&lt;/b&gt; nella &lt;b&gt;Cattedrale di Santiago&lt;/b&gt;, che viene fatto oscillare spettacolarmente nel senso della navata centrale fino a raggiungere l&apos;altezza di oltre dieci metri da terra) era in manutenzione quella mattina. Per cui non abbiamo potuto assistere a questo rituale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Usciti fuori per la porta che si affaccia su &lt;b&gt;Praza da Immaculada&lt;/b&gt; nell&apos;ora di punta &lt;b&gt;Santiago&lt;/b&gt; e&apos; un continuo pullulare di gente, al punto che si fa difficolta&apos; a muoversi per le vie. Aspettiamo un po&apos; a salutarci con altri visi conosciuti che abbiamo incontrato in cammino e con cui magari non abbiamo avuto modo di scambiare una parola. Ma oggi e&apos; un giorno di festa ed e&apos; quasi un&apos;esigenza quella di circondarsi di persone, specie di quelle con cui puoi maggiormente condividere le sensazioni che si stanno provando.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; festa appunto. Un pranzo in compagnia e&apos; un&apos;altra occasione di condivisione che nessuno vuol lasciarsi scappare. Poi un po&apos; la stanchezza e un po&apos; pure la stanza confortevole che avevamo preso per passarci la notte, ci ha spinti a rientrare per una pennichella meritatissima, dopo una bella doccia calda e rilassante che non ricordavo cosi&apos; da &lt;b&gt;O&apos; Cebreiro&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pomeriggio inoltrato. Domani si rientra. Un&apos;oretta dedicata ai &lt;i&gt;souvenir&lt;/i&gt;. Tra un&apos;entrata e un&apos;uscita dai negozi di ricordini, preso esclusivamente dal desiderio di comprare qualcosa alle piccole persone a me care, che in futuro possa dare spunto per una riflessione sull&apos;esistenza di questo posto e magari a scoprirlo dal vero, sento chiamarmi alle spalle da una voce con un accento decisamente straniero. Poi un abbraccio alle mie spalle.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ero felicissimo di aver incontrato inaspettatamente &lt;b&gt;Mary&lt;/b&gt;. Solo qualche minuto per salutarci. Ma in quei pochi minuti solo parole che mi hanno lasciato veramente tanto compiacimento per come una persona abbia potuto vedermi. Fortunatamente, anch&apos;io sono riuscito a rompere la campana di egocentrismo che talvolta mi racchiude e sono cosi&apos; riuscito ad esternare i miei apprezzamenti per la bella persona che ho avuto la fortuna di incontrare. C&apos;era sincerita&apos;. Penso che continuero&apos; a inseguirla e ricercarla negli altri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Riprendo la mia corsa, forse piu&apos; carico che mai. Sono in ritardo con gli altri per un nuovo momento di condivisione culinaria e non solo. &lt;b&gt;Federico&lt;/b&gt; ha gia&apos; pensato dove portarci per il nostro ultimo &lt;b&gt;Pulpo a la Galega&lt;/b&gt; di questa avventura. Dentro me penso se ci ritornero&apos; sui passi del &lt;b&gt;Camino&lt;/b&gt;, ma ho paura di deteriorare cio&apos; che ho gia&apos; vissuto. Al punto che facilmente mi convinco che non capitera&apos;. O forse sono solo stanco di pensarci.&lt;/p&gt;

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    <title>Weekend in Andalusia</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Wed, 1 Sep 2010 23:13:46 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;Il fascino che questa terra mi solleva probabilmente ha origine nella lettura del libro di &lt;b&gt;Paulo Coelho&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;L&apos;alchimista&lt;/b&gt;. L&apos;essere una terra di confine tra continenti e la ricca storia che si porta alle spalle, ne hanno fatto per me un desiderio che prima o poi avrebbe dovuto realizzarsi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse ancora per molti aspetti e&apos; rimasto incompiuto. Ma il lungo &lt;i&gt;weekend&lt;/i&gt; che ho trascorso a &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt; e nei paraggi, e&apos; stato molto intenso e rimarra&apos; annoverato tra le esperienze di viaggio piu&apos; belle che ho vissuto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dall&apos;aereo si notava sorprendentemente il grigiore cupo delle nubi basse che attanagliavano &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt; nelle prime ore di un mattino - per noi - inoltrato di fine luglio. Ma per &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt; erano ancora le prime luci dell&apos;alba.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;aria calda e il progressivo dissolversi della foschia, ci ha ridato quello che ci aspettavamo da &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;. Luce e colori vivi e nitidi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giusto il tempo di giungere in tram in &lt;b&gt;Plaza Nueva&lt;/b&gt; e ci sediamo per un meritato caffe&apos; sui tavolini di un bar del centro. Ma lo stomaco reclamava di piu&apos;, visto le gia&apos; diverse ore che eravamo in piedi. Nulla di meglio di un &lt;i&gt;bocadillo&lt;/i&gt; con &lt;i&gt;jamon serrano&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo aver raggiunto l&apos;appartamento centrale di amici che ci hanno ospitato, e mollato &lt;i&gt;las mochilas&lt;/i&gt;, ci dirigiamo subito verso &lt;b&gt;Plaza Virgen de los Reyes&lt;/b&gt;, su cui si affaccia la maestosa &lt;b&gt;Cattedrale di Santa Maria&lt;/b&gt; da cui si erge l&apos;imponente torre (&lt;b&gt;Giralda&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Chiaramente non abbiamo resistito alla tentazione di salire subito sulla &lt;b&gt;Giralda&lt;/b&gt; e di visitare uno dei monumenti religiosi piu&apos; grandi al mondo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/giralda.jpg&quot; title=&quot;Giralda&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;140&quot;&gt;In origine, all&apos;epoca in cui la penisola iberica era dominata dagli &lt;b&gt;Almohadi&lt;/b&gt;, laddove oggi e&apos; locata la cattedrale, era stata costruita una moschea. La &lt;b&gt;Giralda&lt;/b&gt; altro non era che la torre annessa al luogo di culto &lt;i&gt;almohade&lt;/i&gt;. Adiacente alla moschea si estendeva il &lt;b&gt;Patio de los Naranjos&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A seguito della &lt;b&gt;Reconquista&lt;/b&gt;, si volle dare un segnale forte della cristianita&apos; e nel XV secolo la moschea fu abbattuta per erigere la cattedrale. Il progetto, in stile gotico, fu realizzato quasi totalmente in 75 anni. E, del vecchio monumento moresco, e&apos; stato conservato solo la &lt;b&gt;Giralda&lt;/b&gt; e il &lt;b&gt;Patio de los Naranjos&lt;/b&gt;. Tutto il complesso riporta, quindi, tra gli altri, oltre lo stile gotico predominante, segni dell&apos;epoca &lt;i&gt;almohade&lt;/i&gt;, dello stile &lt;i&gt;mudejar&lt;/i&gt; e interventi in stile neoclassico che risalgono a tempi piu&apos; recenti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il progetto della &lt;b&gt;Giralda&lt;/b&gt;, elaborato da &lt;b&gt;Ahmed Ben Baso&lt;/b&gt;, si rifa&apos; chiaramente a quello della &lt;b&gt;Koutubia&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;. E&apos; stato particolare salire sul minareto in quanto non vi e&apos; presenza di scale, ma solo di rampe, visto che un tempo i &lt;i&gt;muezzin&lt;/i&gt;, incaricati di chiamare a preghiera i fedeli, usavano salire sulla torre anche a cavallo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dall&apos;alto una vista spettacolare di &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;, sotto le numerose campane che ci sovrastavano imponenti. In cima al minareto, invece, si erge il &lt;b&gt;Girardillo&lt;/b&gt;, un monumento dorato che segna la direzione del vento. A questa statua metallica sono legate numerose leggende per lo piu&apos; inerenti al meteo. Una copia del &lt;b&gt;Girardillo&lt;/b&gt; puo&apos; essere comunque ammirata nel cortiletto interno della cattedrale che si affaccia su &lt;b&gt;Plaza del Triunfo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ritornando giu&apos; dalla torre, ci si ritrova di nuovo all&apos;interno della cattedrale. Immensa. Abbiamo fatto fatica a trovare il giusto modo di fare un giro completo. Ma immediatamente abbiamo potuto scorgere sulla sinistra la &lt;b&gt;Capilla Real&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cappella Reale&lt;/i&gt;&apos;) al centro del cui altare si trova la statua in legno di &lt;b&gt;Santa Maria de los Reyes&lt;/b&gt;. Tale statua era appartenuta a &lt;b&gt;Ferdinando III il Santo&lt;/b&gt;, il cui corpo giace a piedi della statua. Ai lati della &lt;b&gt;Vergine&lt;/b&gt; invece si trovano le tombe di &lt;b&gt;Alfonso X&lt;/b&gt; e della madre.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La posizione in cui si trova la &lt;b&gt;Capilla Real&lt;/b&gt; e&apos; l&apos;estremo opposto alla porta principale della cattedrale, la &lt;b&gt;Portada de la Asuncion&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Porta dell&apos;Assunzione&lt;/i&gt;&apos;). In mezzo, lungo la navata centrale c&apos;e&apos; invece l&apos;altra cappella importante, la &lt;b&gt;Capilla Mayor&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cappella Maggiore&lt;/i&gt;&apos;) in cui si trova un imponente altare di cui fanno parte un elevato numero di sculture.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Su una delle navate laterali si nota anche il mausoleo con le spoglie di &lt;b&gt;Cristoforo Colombo&lt;/b&gt;. Si tratta di quattro araldi che portano a spalla la tomba del grande navigatore, ciascuno rappresentante i quattro regni cristiani che all&apos;epoca contava la corona spagnola (&lt;b&gt;Castiglia&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Leon&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Aragona&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Navarra&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Uscendo dalla cattedrale ci siamo ritrovati nel &lt;b&gt;Patio de los Naranjos&lt;/b&gt;, che e&apos; il chiostro  della cattedrale caratterizzato dalla presenza di aranci.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il biglietto di ingresso per la cattedrale prevedeva anche la visita della vicina chiesa di &lt;b&gt;San Salvador&lt;/b&gt;, che si affaccia sull&apos;omonima piazza. La&apos; abbiamo potuto ammirare il favoloso altare maggiore che descrive la &lt;b&gt;Trasfigurazione di Gesu&apos;&lt;/b&gt;, e un altrettanto bell&apos;affresco nell&apos;altare di &lt;b&gt;Santa Justa y Santa Rufina&lt;/b&gt;, patrone della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di proseguire il nostro &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt;, avendo adocchiato un localino molto carino con molta gente intorno, che proponeva le famose &lt;i&gt;tapas&lt;/i&gt;, ci siamo fermati per mangiare qualcosina e farsi qualche &lt;i&gt;ca&#241;a&lt;/i&gt;, ovvero l&apos;equivalente italiano di una bionda piccola alla spina (con la differenza che a &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;, in centro, costa solo &lt;i&gt;1 euro&lt;/i&gt;!).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/guadalquivir.jpg&quot; title=&quot;Guadalquivir&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;314&quot;&gt;Seguendo le strette vie del centro, ci siamo ritrovati su &lt;b&gt;Avenida de la Constitucion&lt;/b&gt; e da li&apos; abbiamo proseguito verso il fiume che attraversa la citta&apos;, il &lt;b&gt;Guadalquivir&lt;/b&gt;. Una passeggiata &apos;defaticante&apos; prima di rientrare a casa. Lungo la sponda del &lt;b&gt;Guadalquivir&lt;/b&gt; abbiamo potuto ammirare, oltre la bellissima visuale, anche la &lt;b&gt;Torre del Oro&lt;/b&gt; e, piu&apos; avanti, sempre proseguendo sulla sponda di sinistra del fiume, il &lt;b&gt;Teatro de la Maestranza&lt;/b&gt;, meglio noto come &lt;b&gt;Plaza de Toros&lt;/b&gt;, che e&apos; la piu&apos; grande arena della Spagna.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera e&apos; stata particolarmente piacevole, avendo potuto appurare la vita condotta da un cospicuo numero di ragazzi che hanno deciso di fare un&apos;esperienza di vita e di lavoro all&apos;estero, trasferendosi in &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt;. Un grande momento di condivisione che ci ha dato anche graditi approfondimenti sulla vita che si conduce a &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All&apos;indomani, sveglia di buon&apos;ora: prevista una giornata al mare in compagnia. Direzione &lt;b&gt;Cadiz&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cadice&lt;/i&gt;&apos;). Sfortunatamente non abbiamo fatto bene i conti con i tempi necessari per raggiungere la &lt;i&gt;playa&lt;/i&gt;. Infatti, era il sabato dell&apos;ultimo fine settimana di luglio. Una giornata di grande esodo, come si puo&apos; facilmente immaginare. Oltretutto, non abbiamo considerato che il ritardo poteva aggravarsi, dovendo aspettare due amici colombiani, con il loro proverbiali &apos;tempi latini&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In tarda mattinata, comunque, abbiamo finalmente raggiunto la spiaggia di &lt;b&gt;Cyclana&lt;/b&gt;, sull&apos;&lt;b&gt;Oceano Atlantico&lt;/b&gt;. Bella e non molto affollata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo cosi&apos; trascorso una bella giornata di bagni e sole intervallata, di tanto in tanto, da una sosta all&apos;attiguo &lt;i&gt;chiringuito&lt;/i&gt;, visto il gran caldo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la sera, ci e&apos; stato regalato un altro bel giro sempre sulla costa atlantica. In effetti, ci siamo fermati a &lt;b&gt;Cadiz&lt;/b&gt; dove abbiamo potuto ammirarne la modernita&apos; e il fascino del centro storico arabeggiante, a ridosso del mare. A coronamento della piacevole giornata non poteva mancare una bella scorpacciata di pesce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Domenica pigra a &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;. Con tranquillita&apos; siamo usciti di casa per fare un giro per le strade del centro. Spoglie all&apos;inverosimile ancora quando era quasi mezzogiorno. A quell&apos;ora iniziavamo la nostra colazione ai tavolini di uno dei rari &lt;i&gt;bar&lt;/i&gt; aperti del centro, e qualche turista cominciava a farsi avanti. Solo turisti pero&apos;, e qualche &lt;i&gt;busker&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Uno di questi ci ha colpito tanto con le sue intonazioni e la sua musica gitana, che non abbiamo avuto esitazioni a lasciare la meritata offerta. Ogni tanto irrompeva con delle canzoni emozionanti la calma di un mattino andaluso, rimarcato da una una costante melodia flamenca di sottofondo che da dentro il locale si levava.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Caldo e stanchezza della giornata trascorsa in spiaggia, ci hanno spinto a saltare il tour a &lt;b&gt;Cordoba&lt;/b&gt;. Poi, avevamo ancora tanto da vedere in citta&apos;. Siamo cosi&apos; usciti per raggiungere &lt;b&gt;Plaza de Espana&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Piazza di Spagna&lt;/i&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/plaza_de_espana.jpg&quot; title=&quot;Plaza de Espana&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;&lt;b&gt;Plaza de Espana&lt;/b&gt; si sviluppa dentro un semicerchio, lungo la cui porzione perimetrale si leva il &lt;b&gt;Palacio Espanol&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Palazzo Spagnolo&lt;/i&gt;&apos;). Il complesso e&apos; stato costruito in occasione dell&apos;&lt;b&gt;Esposizione Universale&lt;/b&gt; del 1929.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La piazza e&apos; solcata da un canale attraversato da ponticelli ed e&apos; decorata lungo il perimetro circolare, da 58 panchine che rappresentano ciascuna una diversa provincia spagnola. Ogni panchina e&apos; decorata con tipici &lt;i&gt;azulejo&lt;/i&gt; che danno un&apos;idea geografica &apos;enfatizzata&apos; di una particolare provincia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Usciti dalla piazza ci addentriamo nel verde rigoglioso del &lt;b&gt;Parque de Maria Luisa&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Giardini di Maria Luisa&lt;/i&gt;&apos;). Laghetti e fontane immersi tra cedri, platani, aranci e magnolie. Alla fine dei giardini, ci siamo trovati nella &lt;b&gt;Plaza de America&lt;/b&gt;, anch&apos;essa facente parte del progetto delle opere realizzate in occasione dell&apos;&lt;b&gt;Esposizione Universale&lt;/b&gt; del 1929.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In un contesto molto equilibrato tra vegetazione e decorazioni architettoniche varie, ci siamo ritrovati di fronte il &lt;b&gt;Museo Arqueologico Provincial&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Museo Archeologico Provinciale&lt;/i&gt;&apos;) e alle nostre spalle il &lt;b&gt;Pavillon Mudejar&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Padiglione Mudejar&lt;/i&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La nostra passeggiata si e&apos; conclusa attraversando &lt;b&gt;Calle San Fernando&lt;/b&gt;, su cui si affaccia la &lt;b&gt;Reale Fabrica de Tabacos&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Fabbrica di Tabacchi&lt;/i&gt;&apos;), famosa per essere stato il posto dove sono state ambientate le scene della celebre opera lirica &lt;b&gt;Carmen&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Georges Bizet&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/flamenco.jpg&quot; title=&quot;Flamenco&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;97&quot;&gt;Per l&apos;ultima sera andalusa ci e&apos; stato riservato qualcosa di veramente speciale. Siamo stati accompagnati in un locale, &lt;a href=&quot;http://maps.google.it/places/es/sevilla/calle-levies/18/-la-carboneria?gl=it&quot;&gt;La Carboneria&lt;/a&gt;, veramente particolare, dove assistere ed emozionarsi per la veracita&apos; del contesto e degli spettacoli di musica flamenca a cui si puo&apos; assistere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Appena entrati, il locale non era ancora pieno, ma l&apos;aria era gia&apos; pesante per l&apos;umidita&apos; causata dal gran caldo e dalla copertura veramente rudimentale. Ma poi ci siamo accorti di quello che stavamo per vivere e ci siamo abbandonati felicemente a sudare senza piu&apos; pensarci. Nessun condizionatore, ma solo ventilatori che a poco servivano se non a creare un&apos;atmosfera ancora piu&apos; particolare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un bancone diritto, a cui ci siamo recati subito per prendere qualcosa da bere, si scorge sulla sinistra subito dopo essere entrati. Mentre, nell&apos;ampia sala sono disposti ordinatamente dei tavoli come spesso si incontrano sotto i padiglioni delle sagre dei posti nostri, e delle panche per sedersi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In fondo alla sala c&apos;e&apos; un piccolo palchetto dove, da li&apos; a breve sarebbero saliti su i tre artisti gitani. Il chitarrista e il cantante, che indossava un tipico stivaletto basso da flamenco, erano gia&apos; pronti. Nel camerino, invece, la ballerina-cantante era intenta a prepararsi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Si respirava eccitazione tra il pubblico, molto variegato, che si e&apos; trasformata in grande attenzione e approvazione al protrarsi dello spettacolo. Impressionanti ritmi scanditi con il solo battito delle mani e dei tacchi delle calzature degli artisti. Passione pura trasmessa dalle voci melodiche dei cantanti e dalle danze tese della ballerina. Un vero piacere esserci stati e un ulteriore apprezzamento della cultura di questa regione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ero gia&apos; soddisfatto del &lt;i&gt;weekend&lt;/i&gt; appena trascorso, ma c&apos;era ancora qualche ora a mia disposizione prima di ripartire per l&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt;. Giusto il tempo di andare a visitare l&apos;altra delle principali attrazioni di &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;, i &lt;b&gt;Reales Alcazares&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Palazzi Reali&lt;/i&gt;&apos;) - uno dei migliori esempi di stile &lt;i&gt;mudejar&lt;/i&gt; mai riconosciuto, che si affacciano su &lt;b&gt;Plaza del Triunfo&lt;/b&gt;, dalla parte opposta alla cattedrale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Entrando dalla &lt;b&gt;Puerta del Leon&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Porta del Leone&lt;/i&gt;&apos;, cosidetta per gli &lt;i&gt;azulejo&lt;/i&gt; affissi sopra la porta, che raffigurano un leone) si arriva, passando per il &lt;b&gt;Patio del Yeso&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile del Gesso&lt;/i&gt;&apos;), nel &lt;b&gt;Patio del Leon&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile del Leone&lt;/i&gt;&apos;). Tre archi separano quest&apos;ultimo dal &lt;b&gt;Patio de la Monteria&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile della Caccia&lt;/i&gt;&apos;). Cosi&apos; chiamato perche&apos; in questo cortile si radunavano i cacciatori che accompagnavano il re nelle battute di caccia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sul lato destro del &lt;b&gt;Patio de la Monteria&lt;/b&gt;, si trova la &lt;b&gt;Casa de Contratacion&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Casa del Commercio&lt;/i&gt;&apos;), usata per gestire gli scambi commerciali con le &lt;b&gt;Americhe&lt;/b&gt;. La &lt;b&gt;Casa de Contratacion&lt;/b&gt; include anche il &lt;b&gt;Cuarto de Almirante&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Appartamento dell&apos;Ammiraglio&lt;/i&gt;&apos;) e la &lt;b&gt;Sala de Audiencias&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Sala delle Udienze&lt;/i&gt;&apos;), che nella parte posteriore e&apos; stata trasformata in una cappella dove e&apos; presente un affresco che raffigura la &lt;b&gt;Virgen de los Mareantes&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Madonna dei Navigatori&lt;/i&gt;&apos;), protrettrice dei naviganti che si imbarcavano verso il nuovo mondo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Preseguendo sullo stesso lato del &lt;b&gt;Patio de la Monteria&lt;/b&gt; si entra nel &lt;b&gt;Palacio de Pedro I&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Palazzo di Pedro I&lt;/i&gt;&apos;). Non sono salito ai piani superiori del palazzo, dove si trovano gli appartamenti reali, ma mi sono limitato ad ammirare il pian terreno. Il pian terreno era stato pensato in modo che attorno al &lt;b&gt;Patio de las Doncellas&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile delle Fanciulle&lt;/i&gt;&apos;) si sviluppavano le funzioni pubbliche del re, mentre il &lt;b&gt;Patio des las Munecas&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Cortile delle Bambole&lt;/i&gt;&apos;) era dedicato alla vita privata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La vista dei due cortili e le stanze ad essi attigue non possono lasciare indifferente il visitatore. Gli archi in gesso, le colonne e i capitelli, le ceramiche colorate. Tutti tratti di uno stile &lt;i&gt;mudejar&lt;/i&gt; che si ripete in tutto il resto dei &lt;b&gt;Reales Alcazares&lt;/b&gt;, che a me in particolare mi ha trasportato indietro di un anno, quando passeggiavo dentro le antiche corti di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Altro palazzo famoso dentro i &lt;b&gt;Reales Alcazares&lt;/b&gt; e&apos; il &lt;b&gt;Palacio Gotico&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Palazzo Gotico&lt;/i&gt;&apos;). Ho potuto ammirare al suo interno il &lt;b&gt;Salon de los Tapices&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Salone dei Tappeti&lt;/i&gt;&apos;), che e&apos; una grande sala decorata con arazzi raffiguranti le conquiste spagnole in &lt;b&gt;Africa&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/jardin_de_mercurio.jpg&quot; title=&quot;Jardin de Mercurio&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Poi sono passato a visitare i giardini. Un miscuglio armonioso di colori e di profumi. Intervallati da fontane e giochi d&apos;acqua, freschi e sobri. E ancora archi, viottoli e muretti in un perfetto stile &lt;i&gt;mudejar&lt;/i&gt; che spicca con colori forti e geometrie bizzarre, ma lega paradossalmente il tutto in un quadro che rasserena e riempie chiunque vi si trovi dentro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il giardino che mi e&apos; rimasto piu&apos; impresso, oltre ai &lt;b&gt;Jardines de Mercurio&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Giardini di Mercurio&lt;/i&gt;&apos;), in cui domina una grande vasca, situata all&apos;altezza del palazzo e quindi superiore rispetto al resto dei giardini, al centro del quale si trova la statua che rappresenta il dio &lt;b&gt;Mercurio&lt;/b&gt;, e&apos; il &lt;b&gt;Jardin de la Danza&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Giardino della Danza&lt;/i&gt;&apos;) e, in particolare, il &lt;b&gt;Bano de Dona Maria de Padilla&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Terme della Signora Maria di Padilla&lt;/i&gt;&apos;) che e&apos; il giardino sotterraneo che &lt;b&gt;Pedro I&lt;/b&gt;, detto &lt;b&gt;el Cruel&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;il Crudele&lt;/i&gt;&apos;), fece costruire per la sua amante, &lt;b&gt;Dona Maria di Padilla&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/bano_de_dona_maria_de_padilla.jpg&quot; title=&quot;Bano de Dona Maria de Padilla&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;160&quot;&gt;La storia narra che &lt;b&gt;Pedro I&lt;/b&gt; uccise il marito di &lt;b&gt;Dona Maria di Padilla&lt;/b&gt;, per averla. Lei, pur di non cedere, si verso dell&apos;olio bollente in faccia e si sfiguro&apos;. In seguito, divento&apos; suora e ando&apos; in convento. &lt;b&gt;Dona Maria di Padilla&lt;/b&gt; e&apos; considerata un simbolo di purezza nella cultura di &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono quindi scadute le mie ore ancora a disposizione. Serenamente prendo l&apos;autobus che mi porta in aeroporto, senza sapere a cosa fosse dovuta la mia inusuale serenita&apos;. Era l&apos;appagatezza del cuore sublimato dalle emozioni che &lt;b&gt;Siviglia&lt;/b&gt; mi ha regalato.&lt;/p&gt;

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    <title>Cinque giorni a Cracovia</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 21:44:07 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
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&lt;p&gt;Il mio primo viaggio in un paese dell&apos;&lt;b&gt;Est&lt;/b&gt;. E penso che sia stato sufficiente per degustare con piena soddisfazione tutto il fascino di una miscela di contrasti che nel corso della sua storia - e, per molti aspetti, anche tuttora - hanno attanagliato la &lt;b&gt;Polonia&lt;/b&gt;, e in special modo &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il nazismo e il comunismo, gli ebrei e i polacchi, l&apos;occidentalizzazione e le architetture gotica, rinascimentale e barocca del centro storico, o l&apos;architettura realista del secondo dopoguerra. E ancora il profondo cattolicesimo e la vita mondana che si scorge palpabile tra le vie del centro. Per finire con la cultura e l&apos;arte dei musei e dei teatri che sembra scontrarsi con uno stile di vita &lt;i&gt;bohemien&lt;/i&gt; molto diffuso anche tra i giovani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sicuramente il saper far coesistere tutte queste cose insieme e&apos; un segnale di apertura, un segnale di accettare il vecchio e il nuovo senza pregiudizi e archetipi che altrimenti affosserebbero il dinamismo che trasforma questa citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Primo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/zubrowka.jpg&quot; title=&quot;Zubrowka&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;227&quot;&gt;All&apos;aeroporto &lt;b&gt;Giovanni Paolo II&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;Balice&lt;/b&gt;), nel primo pomeriggio, ad aspettarmi c&apos;era il mio amico di infanzia, &lt;b&gt;Cesare Candido&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;alias&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Polacco&lt;/b&gt;). Un lungo abbraccio e poi via verso il centro di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;. Siamo scesi ad una fermata a ridosso delle mura che circondano il centro di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;, vicino a &lt;b&gt;ulica Krupnicza&lt;/b&gt;, dove al &lt;i&gt;numero 6&lt;/i&gt; e&apos; locata la trattoria &apos;&lt;a href=&apos;http://dacesare.eu/&apos;&gt;da Cesare&lt;/a&gt;&apos; di cui &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; e&apos; proprietario e gestore.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un giro per il locale, prima di tutto. Mi congratulo con &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; per quello che e&apos; riuscito a metter su. Veramente emozionante trovare un angolo di &lt;b&gt;Calabria&lt;/b&gt; in una zona cosi&apos; centrale di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;. Le pareti in tinta &apos;oliva&apos;, alternata da un giallino per spezzare l&apos;intensita&apos; del verde, sono un richiamo forte agli uliveti calabresi. A rimarcare questo richiamo, i setacci e i vasi terra cotta con ramoscelli di ulivo, che ornano i ripiani nelle pareti tutto intorno al locale. E poi tanti quadretti di foto che ritraggono la nostra bella e amata terra, in ogni suo aspetto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il servizio impeccabile e sempre prontamente e cortesemente disponibile, fanno di questa trattoria un locale da non perdere, durante un soggiorno a &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giusto il tempo di un pranzo veloce, e via. Siamo andati nella &lt;b&gt;Stare miasto&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Citta&apos; vecchia&lt;/i&gt;) a continuare la nostra conversazione. Spostandoci di locale in locale. Tutti tipicamente poco illuminati, ancor meno per la giornata un po&apos; cupa. Come c&apos;era da aspettarselo, ho potuto bere dell&apos;ottima &lt;i&gt;vodka&lt;/i&gt;. Tra quelle che mi sono rimaste in mente, c&apos;e&apos; la &lt;b&gt;Zubrowka&lt;/b&gt;, caratteristica in quanto e&apos; aromatizzata con le erbe pascolate dai bisonti europei che si trovano principalmente in &lt;b&gt;Polonia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tra una chiacchiera e l&apos;altra, un &lt;i&gt;drink&lt;/i&gt; e l&apos;altro, si e&apos; fatta sera. Un appuntamento importante che non mi sono voluto perdere affatto e&apos; stata il gala di apertura del &lt;a href=&apos;http://www.kff.com.pl/&apos;&gt;50th Krakow Film Festival&lt;/a&gt; e alla susseguente proiezione del &lt;i&gt;film&lt;/i&gt; documentario polacco-tedesco &apos;&lt;b&gt;Dwa Rembrandty w ogrodzie&lt;/b&gt;&apos; (&apos;&lt;b&gt;Two Rembrandts in the garden&lt;/b&gt;&apos;) al &lt;b&gt;Kijow.Centrum Cinema&lt;/b&gt;. Chiaramente il film e&apos; stato proiettato in lingua inglese con i sottotitoli polacchi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche se non ho apprezzato tanto il film (in tanti hanno riso per diverse volte, ma senza un&apos;apparente motivazione a mio avviso, sintomo di una diversa concezione dell&apos;ironia che i Polacchi hanno rispetto a noi Italiani), come pure la trama e la qualita&apos; degli attori e della scenografia, l&apos;ho trovata comunque una gran bella esperienza che mi ha portato a vivere ancor piu&apos; dal di dentro la cultura polacca.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla fine della proiezione, l&apos;amica polacca di &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Evelina&lt;/b&gt; - giornalista della &lt;a href=&apos;http://www.tvn.pl/&apos;&gt;TVN&lt;/a&gt;, la maggiore emittente televisiva privata polacca, ci ha portati al banchetto offerto dal sindaco di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; e tenuto per celebrare il cinquantenario del &lt;i&gt;festival&lt;/i&gt;, al &lt;b&gt;Palac Wielopolskich&lt;/b&gt;. Al rinfresco abbiamo potuto incontrare tanti amici di &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; ed &lt;b&gt;Evelina&lt;/b&gt;, con cui abbiamo passato una piacevolissima serata, in un ambiente che non metteva nessuno a disagio nonostante la sontuosita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Secondo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/mariacki.jpg&quot; title=&quot;Mariacki&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;135&quot;&gt;Il secondo giorno e&apos; stato il giorno del giro per la citta&apos;. In mattinata, mi sono mosso da solo, addentrandomi ancora nella &lt;b&gt;Stare miasto&lt;/b&gt;. Ho giravagato un po&apos; per &lt;b&gt;Rynek Glowny&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Piazza centrale&lt;/i&gt;&apos;, la piu&apos; grande piazza medievale d&apos;&lt;b&gt;Europa&lt;/b&gt;), visitando la &lt;b&gt;Torre del Municipio&lt;/b&gt;, dove adesso e&apos; locato il &lt;b&gt;Museo Storico di Cracovia&lt;/b&gt;. Quindi mi sono spostato dentro il &lt;b&gt;Sukiennice&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Mercato dei tessuti&lt;/i&gt;&apos;), che era solo in parte agibile per via di lavori di ristrutturazione in corso, sia interni che esterni. Alle spalle del &lt;b&gt;Sukiennice&lt;/b&gt;, si erge maestosa la &lt;b&gt;Mariacki&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Basilica di Santa Maria&lt;/i&gt;&apos;), caratteristica per le due torri asimmetriche che dominano su &lt;b&gt;Rynek Glowny&lt;/b&gt;. All&apos;interno di &lt;b&gt;Mariacki&lt;/b&gt; ho potuto scorgere e apprezzare lo stile gotico predominante, se non altro per il piu&apos; grande altare gotico d&apos;&lt;b&gt;Europa&lt;/b&gt;: l&apos;&lt;b&gt;Altare ligneo&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Veit Stoss&lt;/b&gt;. I numerosi affreschi e opere d&apos;arte attribuiscono alla basilica anche un marcato stile barocco e rinascimentale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attraversando &lt;b&gt;Rynek Glowny&lt;/b&gt;, mi sono diretto alla &lt;b&gt;Porta di San Floriano&lt;/b&gt; proseguendo per &lt;b&gt;ulica Florianska&lt;/b&gt;. Tale porta era uno dei punti di accesso alla citta&apos; fortificata ed e&apos; magnificamente conservata, insieme ad uno dei tratti di mura ad essa contingui, che tutt&apos;oggi ancora resistono. Al di la&apos; della porta, immerso nella striscia di verde del &lt;b&gt;Planty&lt;/b&gt; che accerchia la &lt;b&gt;Stare miasto&lt;/b&gt;, si trova il &lt;b&gt;Barbakan krakowski&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;Barbican di Cracovia&lt;/i&gt;&apos;). Una fortezza a 7 torrette e 130 feritoie disposte a multipli di sette, in onore all&apos;astronomia che, quando e&apos; stata costruita (durante il &apos;500 o poco prima), andava molto di moda (all&apos;epoca si conoscevano solo 7 pianeti).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tornando indietro e seguendo le mura mi sono trovato davanti al &lt;b&gt;museo Czartoryski&lt;/b&gt;, che mi sarebbe piaciuto tantissimo visitare, visto che all&apos;interno si trova uno dei rarissimi dipinti a olio di &lt;b&gt;Leonardo da Vinci&lt;/b&gt; esposti al pubblico, ovvero &apos;&lt;b&gt;La dama con l&apos;ermellino&lt;/b&gt;&apos;. Purtroppo il museo era chiuso per ristrutturazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Mi dirigo, quindi, sommessamente verso la trattoria &apos;&lt;a href=&apos;http://dacesare.eu/&apos;&gt;da Cesare&lt;/a&gt;&apos;. &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; e&apos; alle prese con la gestione della sua attivita&apos;. Prima di uscire per un giro in citta&apos;, lo accompagno allo studio commercialistico dove si serve per sbrigare le faccende fiscali e burocratiche. Lungo il tragitto, passiamo per lo stadio dove gioca la &lt;b&gt;Wisla Cracovia&lt;/b&gt;, che insieme al &lt;b&gt;Klub Sportowy Cracovia&lt;/b&gt;, sono le due squadre di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; che militano nella massima serie polacca (&apos;&lt;b&gt;Ekstraklasa&lt;/b&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In seguito, ci avviamo verso &lt;b&gt;Kazimierz&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;quartiere ebraico&lt;/i&gt;&apos;) costeggiando la &lt;b&gt;Wisla&lt;/b&gt; (&apos;&lt;b&gt;Vistola&lt;/b&gt;&apos;), il fiume che si insinua dentro &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; e come un serpente si contorce creando delle affascinanti insenature che esaltano determinati punti della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non sono rimasto molto colpito da questo quartiere. Parecchio trasandato, anche se e&apos; evidente che c&apos;e&apos; una ripresa in atto delle attivita&apos; commerciali. Parlando con &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt;, sono venuto a sapere che in realta&apos; sono gli &lt;b&gt;Ebrei&lt;/b&gt; che si stanno riappropriando di questo angolo di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;. E dalle sue parole traboccava la rabbia per l&apos;atteggiamento deplorevole di questo popolo. Per carita&apos;, nessuno vuole dimenticare le umiliazioni subite dagli ebrei nel corso della storia, ma non e&apos; giustificabile questo isolamento che creano. Questo ghettizzarsi non e&apos; assolutamente un modo civile di vivere. E&apos; contrario ad ogni tendenza che il futuro prevede per i rapporti umani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Facendosi l&apos;ora di pranzo, abbiamo sostato in &lt;b&gt;Plac Nowy&lt;/b&gt;, il mercato centrale del quartiere ebraico che oggi ospita dei miseri localini dove si puo&apos; mangiare economicamente, seduti fuori, ai tavoli molto spartani che vengono messi a disposizione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La pioggia poi ci ha bloccati a &lt;b&gt;Plac Nowy&lt;/b&gt;. Siamo entrati quindi in un bar per consumare una birra. Quando il tempo ce l&apos;ha permesso abbiamo ripreso a girare per &lt;b&gt;Kazimierz&lt;/b&gt;, passando davanti alle sinagoghe piu&apos; famose e senza mai entrarci, un po&apos; disgustato dal clima che respiravo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/castello_del_wawel.jpg&quot; title=&quot;Castello del Wawel&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci siamo quindi diretti verso la &lt;b&gt;Collina del Wawel&lt;/b&gt;. Forse il posto piu&apos; bello di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;. E anche quello piu&apos; emblematico. Percorrendo la salita che porta sulla cima del colle dove si erge il magnifico castello, si scorge il bellissimo panorama della &lt;b&gt;Wisla&lt;/b&gt; che solca la citta&apos;. E, abbassando lo sguardo, giu&apos; lungo il costone della collina, si intravede la statua bronzea del &lt;b&gt;drago del Wawel&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il drago e&apos; una curiosa leggenda che rende la citta&apos; piu&apos; radicata nella sua storia, e lascia un ricordo piu&apos; impresso nel cuore del turista che si predispone per essere incantato dalle meraviglie che si ritrova intorno. Si narra che un tempo un drago, &lt;b&gt;Smok Wawelski&lt;/b&gt;, dimorava in una caverna sotto la &lt;b&gt;Collina del Wawel&lt;/b&gt;. Il drago soleva mangiare le pecore e terrorizzare le vergini. Fino a quando un giovane astuto e coraggioso, &lt;b&gt;Krak&lt;/b&gt;, passato alla storia poi come fondatore di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;, non ebbe la felice idea di farcire una pecora di zolfo e catrame e di sottoporla al palato di &lt;b&gt;Smok&lt;/b&gt;, che la mangio&apos;. La digestione fu esplosiva e il drago fu sconfitto per sempre.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Arrivando in cima al colle, ci troviamo subito sulla destra, gli scavi i cui reperti sono conservati nel &lt;b&gt;Lost Wawel&lt;/b&gt;. Di fronte si erge maestoso il &lt;b&gt;Castello del Wawel&lt;/b&gt;. Proseguendo ci addentriamo nel cortile al cui angolo si associa un&apos;altra affascinante leggenda di questa citta&apos;. Una delle sette pietre sacre che il dio indiano &lt;b&gt;Shiva&lt;/b&gt; lancio&apos; sulla &lt;b&gt;Terra&lt;/b&gt;, si troverebbe in quell&apos;angolo. E avvininandosi si puo&apos; beneficiare, purche&apos; si abbia la necessaria fede, dell&apos;energia emanata dalla pietra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tornando indietro, lungo la discesa dall&apos;altro versante della collina, sulla nostra destra ci troviamo la &lt;b&gt;Cattedrale del Wawel&lt;/b&gt;. Non posso desistere dall&apos;entrare, e ammirarne il suo incredibile fascino che non sta tanto nell&apos;impatto visivo, quanto nell&apos;atmosfera surreale che vi si respira dentro. Il luogo e&apos; comunque ricco di fastosi altari e di opere d&apos;arte varie che lo rendono molto interessante da visitare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Uscendo dalla cattedrale di fronte a me si scorge una statua dedicata a &lt;b&gt;Karol Wojtyla&lt;/b&gt;, che da queste parti ha, tra i tanti meriti, anche quello di aver fatto riaprire, prima di diventare papa, il &lt;b&gt;Museo della Cattedrale&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci incamminiamo quindi verso la &lt;b&gt;Stare miasto&lt;/b&gt;. Attraversiamo &lt;b&gt;ulica Kanonicza&lt;/b&gt;, passando davanti al &lt;b&gt;Museo Arcidiocesano&lt;/b&gt;, residenza un tempo di &lt;b&gt;Karol Wojtyla&lt;/b&gt;, e al &lt;b&gt;Museo Wyspiansky&lt;/b&gt;, dove vengono esposte delle preziosissime opere del famoso artista polacco. Quindi ci immettiamo su &lt;b&gt;ulica Grodzka&lt;/b&gt; trovandoci subito di fronte a noi la &lt;b&gt;Chiesa dei SS. Pietro e Paolo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attratto dalle statue dei dodici apostoli che sembra facciano la guardia al retrostante luogo sacro, mi sono infilato dentro e&apos; ho potuto ammirare lo splendore celato nella chiesa. La chiesa risale al &apos;600 e lo stile barocco ne e&apos; una testimonianza. Le statue oggi sono delle copie delle originali settecentesche, e sono state messe la&apos; dopo l&apos;affronto che e&apos; stato fatto durante la breve vita della &lt;b&gt;Repubblica di Cracovia&lt;/b&gt;, quando la chiesa e&apos; stata ceduta alla &lt;b&gt;Chiesa Greco-Ortodossa&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/okocim.jpg&quot; title=&quot;Okocim&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;213&quot;&gt;Continuando su &lt;b&gt;ulica Grodzka&lt;/b&gt;, verso il centro, incrociamo &lt;b&gt;ulica Francizckanska&lt;/b&gt;, cosi&apos; chiamata perche&apos; passa davanti alla &lt;b&gt;Basilica di Francesco&lt;/b&gt;, che noi ammiriamo sulla nostra sinistra. E ammiriamo vividamente le altissime vetrate &lt;i&gt;art nouveau&lt;/i&gt; di &lt;b&gt;Wyspiansky&lt;/b&gt;. E&apos; stato un vero peccato non averle potuto vedere da vicino, ma data l&apos;ora tarda, la basilica non era accessibile.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ha quindi inizio la serata mondana. Prima consueto incontro con gli amici di &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; in un locale all&apos;interno di una corte di cui francamente non ricordo il nome. La mia guida mi ha suggerito a chiare lettere di evitare la birra polacca, in quanto colpevole di forti mal di testa. A dispetto di questo consiglio, ho bevuto un&apos;ottima &lt;b&gt;Okocim&lt;/b&gt;, che insieme alla &lt;b&gt;Zywiec&lt;/b&gt;, sono le piu&apos; famose birre polacche, a un prezzo che rende ancora piu&apos; piacevole berla: solo 7 &lt;i&gt;zloti&lt;/i&gt; (1 &lt;i&gt;zloto&lt;/i&gt; e&apos; circa un quarto di euro) per una birra alla spina da mezzo litro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Al ristorante ci aspettava un bel gruppo eterogeneo e variegato di persone, per una cena in compagnia e che ci ha regalato una esperienza di scambio culturale davvero unico. Al tavolo si e&apos; parlato italiano, polacco, francese e ovviamente inglese, come lingua che consente di comunicare a coloro che non avevano altra alternativa per comunicare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Terzo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/porta_di_san_floriano.jpg&quot; title=&quot;Porta di San Floriano&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;280&quot;&gt;Per tutta la notte la pioggia ha imperversato, e alle prime luci dell&apos;alba del terzo giorno in me si prospettava un rinvio per la visita al &lt;b&gt;Campo di concentramento di Oswiecim (Auschwitz)&lt;/b&gt;. In tarda mattinata, pero&apos; ha spiovuto e, essendo l&apos;appuntamento per la gita alle &lt;b&gt;Miniere del sale di Wieliczka&lt;/b&gt; fissato per le quattro del pomeriggio, ho pensato &apos;male&apos; di intraprendere una corsa fino alla stazione di &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; e salire sul primo &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; per &lt;b&gt;Auschwitz&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Circa settanta chilometri di &lt;i&gt;autobus&lt;/i&gt; al costo di &lt;i&gt;9 zloti&lt;/i&gt;. Incredibile. Arrivo verso l&apos;una al &lt;b&gt;Museo di Auschwitz&lt;/b&gt;, che e&apos; il campo principale del complesso nazista di &lt;b&gt;Auschwitz&lt;/b&gt;. A quell&apos;ora, e fino alle 15, e&apos; previsto l&apos;ingresso al museo solo se accompagnati da una guida a pagamento. L&apos;atmosfera indescrivibile che si respira, mi ha spinto sempre piu&apos; a dare la giusta importanza per questo posto segnato da una delle cicatrici piu&apos; profonde inferte all&apos;umanita&apos;, e quindi a visitarlo con il dovuto rispetto e i tempi necessari per rifletterci sopra. Ho visto sempre piu&apos; nitidamente saltare il mio appuntamento del pomeriggio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ho preso quindi la navetta per il campo 2 di &lt;b&gt;Auschwitz&lt;/b&gt;, ovvero &lt;b&gt;Auschwitz II - Brzezinka (Birkenau)&lt;/b&gt;, cosi&apos; chiamato per la localita&apos; in cui e&apos; situato. Questo e&apos; stato il campo di sterminio vero e proprio. L&apos;arrivo ti lascia senza respiro. La torretta al di sotto del quale si infilano i binari che non escono da nessun&apos;altra parte, sono un&apos;immagine che rimane impressa a vita. Perche&apos; sai che ha rappresentato il capolinea comune per piu&apos; di un milione di persone e allo stesso tempo il capolinea della follia umana.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Salgo sulla torretta in un&apos;atmosfera surreale. Non si dovrebbe fotografare, come tante altre azioni da non intraprendere, nel rispetto di cio&apos; che il luogo rappresenta. Ma questa e&apos; l&apos;unica mancanza di rispetto che i visitatori si concedono. Anche se devo ammettere che la forma di rispetto fondamentale legata allo scatto di fotografie che mi sembra di aver notato chiaramente mantenuta, e&apos; che nessuno mi e&apos; capitato davanti mentre si faceva immortalare in una foto dentro il campo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La vista dall&apos;alto lascia senza fiato. Tante baracche di legno dislocate ordinatamente a destra e a sinistra, e conservate perfettamente. Due binari al centro che si biforcano a un certo punto, prima di esaurirsi in fondo al campo, davanti alle lapidi che i vari stati hanno erto, in memoria del genocidio consumato. E, tutto intorno, chilometri di filo spinato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la pioggia abbondante della notte, i viali dentro il campo son pregni d&apos;acqua. E specie davanti all&apos;ingresso delle baracche, il passaggio ripetuto di centinaia di turisti, e&apos; causa della formazione di un fango che da&apos; un&apos;idea di quelle che potevano essere le condizioni dei prigionieri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dentro si fa in fretta a realizzare che il fango era l&apos;ultimo dei disagi. Si tratta di stalle, originariamente destinate ad ospitare 52 cavalli, e in seguito usate per contenere centinaia di esseri umani. Al centro, delle stufe per riscaldare l&apos;ambiente, anche se non oso immaginare come con il calore emesso potevano mai combattere le decine di gradi sotto zero che attanagliano l&apos;aperta campagna polacca nei mesi piu&apos; freddi dell&apos;anno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;altra baracca che ho visto e&apos; quella destinata ai servizi. Constavano di un muretto cavo centrale con dei fori circolari sovrastanti del diametro di circa 20 centimetri, dentro cui i prigionieri facevano i bisogni. Il liquame veniva quindi disperso nel terreno attiguo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ho quindi seguito i binari. A meta&apos; della linea ferroviaria che attraversa il campo, c&apos;e&apos; una postazione nei pressi del quale veniva effettuata la selezione. Le persone non idonee ai lavori forzati venivano da la&apos; fatte proseguire, come rimarcano le targhe (che sono diffusamente impiantate in tutto il campo) attraverso descrizioni o, piu&apos; esplicitamente, attraverso foto dell&apos;epoca, fino alla fine dei binari dove, sia sul lato destro che su quello sinistro, si trovavano le camere a gas.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le camere a gas erano sotterranee e vi si scendeva attraverso delle scale. In un&apos;anticamera, le persone venivano spogliate; poi, in modo del tutto ingannevole, venivano condotte nelle docce che altro non erano che le camere a gas. Strumenti di morte efficentissimi che riuscivano ad ammazzare anche 1500 persone in mezz&apos;ora. Annessi alle camere a gas, c&apos;erano i forni crematori che consentivano ai nazisti di liberarsi dei cadaveri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Difatti, oggi di questi ultimi impianti rimangono solo le rovine. I tedeschi, infatti, vedendosi incapaci di fermare l&apos;avanzata dell&apos;&lt;b&gt;Armata Rossa&lt;/b&gt; alla fine del 1944, cercarono maldestramente di nascondere i propri delitti, distruggendo per prime le camere a gas.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono le ore tre del pomeriggio, e non intendo perdermi la visita ad &lt;b&gt;Auschwitz I&lt;/b&gt;. In breve mi trovo davanti al cancello con la scritta piu&apos; ipocrita che la storia conosca: &apos;&lt;i&gt;Arbeit macht frei&lt;/i&gt;&apos; (&apos;&lt;i&gt;Il lavoro rende liberi&lt;/i&gt;&apos;). E da li&apos; comincio a seguire al contrario il percorso indicato, che attraversa la griglia di vie che definisce il campo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/auschwitz.jpg&quot; title=&quot;Auschwitz&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;358&quot;&gt;L&apos;intreccio di quattro vie, ciascuna perfettamente perpendicolare alle altre due attigue, definisce i limiti di un blocco. Ovvero di una unita&apos; abitativa dove alloggiavano i detenuti, ma anche dove avevano sede i vari presidi nazisti e gli uffici politici e amministrativi. Oggi, ogni blocco e&apos; un padiglione che descrive una testimonianza dell&apos;orrore nazista. Parecchi blocchi sono destinati a singoli stati - quelli maggiormente colpiti da questa tragedia, che al loro interno hanno realizzato delle installazioni, protese a ridare ai propri concittadini la dignita&apos; che gli appartiene.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non ho dubbi che l&apos;installazione che mi ha colpito di piu&apos; e&apos; quella francese. Sono entrato da solo nel &lt;b&gt;blocco 20&lt;/b&gt;. Non c&apos;era nessuno. Solo l&apos;audio dei treni che arrivavano ad &lt;b&gt;Auschwitz&lt;/b&gt;. Stanchi e lamentosi. E sui muri delle stanze buie proiezioni di filo spinato, di uomini in ginocchio, di scritte minacciose di stampo nazista che si susseguivano in un&apos;atmosfera di angoscia senza fine. E poi, seguendo il percorso guidato, si arrivava in stanze dove la storia echeggiava cosi&apos; realisticamente che avvertivo un nodo alla gola, un vuoto allo stomaco e un battito del cuore che difficilmente ho provato in altre situazioni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche il &lt;b&gt;blocco 21&lt;/b&gt; mi ha colpito, non tanto per l&apos;installazione dell&apos;&lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt;, quanto per quella dell&apos;&lt;b&gt;Olanda&lt;/b&gt;. Pareti piene di nomi di martiri della follia nazista. E poi stanze con foto e lettere che fanno riflettere sull&apos;umanita&apos; di quell&apos;incredibile ammasso di carne e di ossa senza vita che il nazismo e&apos; riuscito a mettere insieme.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi c&apos;e&apos; tanto altro da riportare, ma per quanto si possa scrivere, non si riesce a rendere nemmeno lontanamente l&apos;idea di quanto diverso possa essere trovarsi la&apos;, e in una ricercata solitudine, ascoltare ogni sensazione che ogni millimetro quadrato di quel posto, suscita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Come il &lt;b&gt;blocco 11&lt;/b&gt;, detto anche &apos;&lt;i&gt;death block&lt;/i&gt;&apos;, con le sue tre &apos;&lt;i&gt;standing cell&lt;/i&gt;&apos; ovvero delle celle crudelissime dove gli sfortunati condannati erano costretti a stare per tutto il tempo in piedi. Si usciva solo di giorno, per andare a svolgere le solite 11 ore di lavori forzati. Ogni condannato, in queste condizioni, non resisteva piu&apos; di tre giorni, prima di spegnersi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E poi le esposizioni di raccolte di oggetti delle vittime del nazismo. Gli occhiali, le spazzole, gli spazzolini da denti, le valigie e - la raccolta piu&apos; macabra - le protesi delle persone menomate che sicuramente sono state subito destinate alle camere a gas.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;uscita da &lt;b&gt;Auschwitz I&lt;/b&gt; e&apos; stata una sensazione di leggerezza riacquisita, ma con una forte consapevolezza di una voglia straripante di dare un senso diverso ad ogni attimo della vita e la forte rabbia interiore che anche se il tempo affievolira&apos;, sapra&apos; rinascere per opporsi ad ogni forma di azione mirato a portar via la dignita&apos; di un popolo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; mi attendeva la prima sera veramente asciutta, una temperatura gradevole e uno spiraglio di sole che ha cambiato veramente il volto di questa splendida citta&apos;. Ho approfittato per girare un po&apos; per le vie del centro che, dalle vetrine, sembrano le vie delle nostre citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi la solita &apos;puntatina&apos; in uno dei locali frequentati da &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; e dai suoi amici, prima di rientrare in trattoria per cenare. Una pizza consumata in una beata solitudine, con delle azzeccatissime canzoni italiane e circondato da tavoli di coppiette, che ho guardato con discrezione e l&apos;occhio della loro felicita&apos;, ma senza provare alcuna invidia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi dei clienti &apos;di spessore&apos; di &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt;, proprietari del &apos;&lt;b&gt;Tram bar&lt;/b&gt;&apos;, ci hanno invitato a seguirli nel loro locale. Ho apprezzato tanto la loro compagnia e quella delle loro mogli. Tra una chiacchiera e l&apos;altra, un &lt;i&gt;drink&lt;/i&gt; e l&apos;altro, la serata e&apos; scivolata via. E le signore sono rientrate. Noi, invece, abbiamo iniziato il nostro &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; notturno che si e&apos; dissolto nelle prime luci dell&apos;alba.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Quarto giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In malo modo direi. Sono andato a letto alle 8 e 30 dopo avere aspettato sotto casa di &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; per qualche ora. Ma due ore di sonno mi sono bastate. La voglia di godermi ogni attimo di questa vacanza era piu&apos; forte della stanchezza e del maltempo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/wieliczka.jpg&quot; title=&quot;Miniere del sale di Wieliczka&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pranziamo facendo colazione in un &lt;i&gt;pub&lt;/i&gt; irlandese. Dopodiche&apos; ci sediamo come da rituale ai tavoli di un locale del centro dove si beve, si chiacchiera e si continua a bere. Fino al punto in cui arriva l&apos;ora di andare dall&apos;agenzia che organizza le gite alle &lt;b&gt;Miniere del sale di Wieliczka&lt;/b&gt; per tentare di riciclare la prenotazione del giorno prima.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abilmente faccio finta di aver sbagliato giorno, e tutto mi va bene.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nella mia tirchieria senza limiti, prenoto la gita con la guida in lingua inglese. Per lo piu&apos; le persone del gruppo sono signori piu&apos; grandi di me, ma molto giovanili, almeno nella voglia di visitare, conoscere e scoprire novita&apos;. &lt;b&gt;Wieliczka&lt;/b&gt; dista circa trenta chilometri da &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Attrezzato come un turista stereotipato, con marsupio a tracolla, guida e fotocamera digitale alla mano, salgo cosi&apos; sul &lt;i&gt;minibus&lt;/i&gt; che ci porta a destinazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Le &lt;b&gt;Miniere del sale di Wieliczka&lt;/b&gt; sono state proclamate nel 1978 &lt;i&gt;patrimonio dell&apos;umanita&apos;&lt;/i&gt; dall&apos;&lt;b&gt;UNESCO&lt;/b&gt;. E se non ci fossi andato a visitarle non sarei mai riuscito a spiegarmi del perche&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ingresso alle miniere per i turisti si trova dentro una struttura che ha le sembianze di un albergo. Attraverso un ascensore andiamo giu&apos; fino a diverse decine di metri sottoterra. E la&apos; comincia la visita vera e propria delle miniere. Accompagnati da una graziosa e quanto mai professionale guida polacca.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche se il tutto e&apos; oltremodo preparato per scopi turistici, non mi sarei mai immaginato che l&apos;uomo sarebbe riuscito a creare questa metropoli sotterranea nelle viscere della terra. E non penso che si tratti solo della necessita&apos; di estrarre una materia prima che - ricordiamolo - per secoli e secoli e&apos; stata di fondamentale importanza se non altro perche&apos; permetteva la conservazione dei cibi. C&apos;e&apos; un rapporto intimo con madre &lt;b&gt;Terra&lt;/b&gt; e la voglia di essere un tutt&apos;uno con essa. Un rapporto che arriva ai limiti dell&apos;adorazione.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma poi proseguendo viene fuori una smentita forte, dettata dal richiamo continuo alla religione e alla cristianita&apos; che sono principi intrinseci della cultura polacca. Ma via via che proseguiamo nei &lt;i&gt;tunnel&lt;/i&gt; mi accorgo che anche il sacrificio dell&apos;uomo sottoterra e&apos; venerato con un rispetto che le moltepli installazioni e le rappresentazioni della vita in miniera, descrivono. E rimarcano la nobilta&apos; dell&apos;animo di chi ha trascorsoo la propria vita dedita al lavoro in miniera.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Proprio parlando con la guida, ho avuto modo di consolidare il messaggio che coglievo man mano che ci spingevamo fino ai 150 metri sotto il livello del suolo. La nobilta&apos; del lavoro dei minatori e la lotta per la democrazia hanno trovato qui la loro vittoria grazie a &lt;b&gt;Lech Walesa&lt;/b&gt;, fondatore di &lt;b&gt;Solidarnosc&lt;/b&gt;, primo movimento sindacale dell&apos;&lt;b&gt;Est&lt;/b&gt;, e di radici cattoliche.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/weimar.jpg&quot; title=&quot;Ingresso &apos;Sala Weimar&apos;&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;343&quot;&gt;Ma sono altri i nomi che danno lustro a questo luogo, da &lt;b&gt;Nicolo&apos; Copernico&lt;/b&gt; a &lt;b&gt;Johann Wolfgang von Goethe&lt;/b&gt;. Anche &lt;b&gt;Wolfgang Amadeus Mozart&lt;/b&gt; ha una traccia dentro le miniere, almeno per quello che mi riguarda. Uno dei momenti piu&apos; emozionanti e&apos; stato sicuramente l&apos;ascolto della &lt;b&gt;Sinfonia numero 25&lt;/b&gt; nella &lt;b&gt;Sala Weimar&lt;/b&gt;. La &lt;b&gt;Sala Weimar&lt;/b&gt; e&apos; una grotta alta e con un laghetto al cui interno si puo&apos; percepire l&apos;emozione della musica in un&apos;atmosfera fatata.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche se poi la sala per cui queste miniere sono principalmente note e&apos; quella annessa alla &apos;&lt;b&gt;Cappella di Santa Kinga (Cappella della Santa Croce)&lt;/b&gt;&apos;. Seguendo il percorso turistico, ci si arriva dall&apos;alto e, tramite le scale, si scende nella sala che si rivela essere una vera e propria chiesa di dimensioni enormi, ricca di sculture e di bassorilievi fatti di sale. Tra le opere scolpite nella roccia salina che colpiscono di piu&apos;, c&apos;e&apos; sicuramente &lt;/b&gt;L&apos;ultima cena&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Leonardo da Vinci&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo piu&apos; di due ore di piacevoli passeggiate nelle miniere, giungiamo all&apos;ascensore che ci riporta alla luce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A &lt;b&gt;Cracovia&lt;/b&gt; raggiungo &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt; laddove l&apos;avevo lasciato, ma con una compagnia nuova. Insieme passiamo un po&apos; di ore prima di decidere che andare a riposare per recuperare l&apos;energie perdute, poteva essere una scelta moderatamente saggia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/l_ultima_cena.jpg&quot; title=&quot;&apos;L&apos;ultima cena&apos; scolpita sulla roccia salina.&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Ultimo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Di buon mattino preparo tutto e, senza svegliare &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt;, mi incammino verso il centro.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Come da rituale l&apos;ultimo giorno e&apos; dedicato allo &apos;&lt;i&gt;shopping&lt;/i&gt;&apos; e ad altre faccendine, come ad esempio la spedizione delle cartoline. Poi faccio una sana e necessaria colazione, prelevo al &lt;i&gt;bancomat&lt;/i&gt; non senza qualche problema e infine, respiro profondo. Ho un&apos;ora a disposizione per comprare dei pensierini per le persone piu&apos; care, tenendo anche conto che &lt;b&gt;Ryanair&lt;/b&gt; al &lt;i&gt;gate&lt;/i&gt; non lascia scampo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Madonna nera di Czestochowa&lt;/b&gt; che non sono andato a visitare, nonostante il gran desiderio di pregare rivolgendomi a lei davanti alla sua effige, mi ha perdonato. Riesco miracolosamente a concludere il mio giro e a raggiungere l&apos;aeroporto con gran tranquillita&apos; accompagnato dal gran vecchio amico caro, &lt;b&gt;Cesare&lt;/b&gt;, a cui sono veramente grato di questi indimenticabili giorni.&lt;/p&gt;

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    <title>L&apos;avventura del Marocco</title>
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        <pubDate>Mon, 30 Nov 2009 02:20:04 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;Man mano che l&apos;aereo si spingeva giu&apos; vero un parallelo piu&apos; prossimo all&apos;equatore, dall&apos;alto si scorgeva un terreno piu&apos; brullo e arido. Poi ci si immergeva in nuvole di sabbia. Quando ad un tratto cominciammo a sorvolare una grande oasi e da li&apos; comincio&apos; l&apos;atterraggio a &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; incredibile vedere prima la natura che pian piano si arrende al deserto e poi, d&apos;un tratto, come possa avere un rigurgito e rifiorire rigogliosa piu&apos; che mai, per un lungo attimo, prima di cedere il proprio scettro defitivamente, facendosi ingoiare dal &lt;b&gt;Sahara&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lo scalo di &lt;b&gt;Manara&lt;/b&gt;, una sera di meta&apos; settembre, quando si celebra il &lt;b&gt;Ramadan&lt;/b&gt;, ha un&apos;aria strana. Semivuota di persone e di cose, e quelle persone che incontri, le osservi e le invidi, anche solo per un attimo. Per la loro disinvoltura, la loro naturalezza, la loro apparente illogicita&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma non tutte. Alcune anche le odi, come la morte! Come &lt;b&gt;Najib&lt;/b&gt;, il dipendente della societa&apos; di noleggio di auto che ci doveva consegnare le chiavi della &lt;i&gt;Pegeout 207&lt;/i&gt; che abbiamo affittato per girare per il &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;. Dopo varie tiritere, si e&apos; presentato con tre ore di ritardo e un&apos;aria sarcastica che non lasciava trapelare il minimo dispiacere per il disguido, anzi faceva presagire che in fondo era tutto nella norma!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Finalmente saliamo in macchina e ci dirigiamo verso &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;. Era buio, ma la grande strada che porta dall&apos;aeroporto al centro della citta&apos; era un tripudio di gente a piedi, in motorino o in macchina. Un disordine che mi eccitava, perche&apos; dava un senso di liberta&apos; che in &lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; si e&apos; perduto da parecchio.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tenendo come riferimento fisso il minareto, siamo presto arrivati all&apos;&lt;b&gt;Hotel de Foucauld&lt;/b&gt;, che era una delle possibili mete dove poter prender camera, secondo la preziosissima guida turistica &lt;b&gt;Lonely planet&lt;/b&gt;, che ci ha accompagnato per tutto il viaggio. La posizione - tra &lt;b&gt;Djemaa El Fnaa&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Koutubia&lt;/b&gt;, l&apos;atmosfera africana di qualche decennio fa&apos; che si respirava e il prezzo di tutto rispetto, ci hanno levato via ogni tentennamento e abbiamo confermato la camera per tre notti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/djemaaelfna+koutubia.jpg&quot; title=&quot;Djemaa El Fnaa e la Koutubia sullo sfondo&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;553&quot;&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci siamo subito precipitati nel caos del centro di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;. E in un attimo ci siamo ritrovati nel bel mezzo di &lt;b&gt;Djemaa El Fnaa&lt;/b&gt;. A parte il pullulare di mezzi e di persone, quello che puo&apos; colpire sono gli odori forti che a primo acchito possono dare anche fastidio. Un odore speziato misto ai fumi di scarico dei motori e ai quadrupedi (asini e cavalli) che soventemente si incrociano nel centro della citta&apos;. Sebbene mal vestiti (un po&apos; per il nostro scarno guardaroba, un po&apos; per strategia), la gente del posto non ha fatto fatica a identificarci, e venivamo chiamati da ogni direzione. Per comprare una spremuta d&apos;arancia, per farci leggere le carte, per farci la foto con la scimmia o con il serpente, per sederci a mangiare il &lt;i&gt;cuscus&lt;/i&gt;, per assistere alle esibizioni degli artisti di strada e via dicendo. Tutte queste attenzioni possono disorientare il turista e traumatizzarlo, in qualche modo, per cui sarebbe buona norma per chi si appresta ad assistere per la prima volta ad un tale spettacolo, prepararsi psicologicamente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Superata brillantemente questa autentica (e comunque molto caratteristica) muraglia umana, ci siamo addentrati nel labirinto del mercato coperto di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; (&apos;&lt;i&gt;souq&lt;/i&gt;&apos;). La civilta&apos; a cui noi siamo abituati si allontana sempre piu&apos;. Se non fosse per il formicolio di ciclomotori che sfrecciano in quelle vie strette colme di gente, e per le vecchie auto moderne, sembrava proprio di vivere in un&apos;altra epoca. Frutta esposta sui carretti. Botteghe artigiane dotate di macchine da cucire a pedale. Carni sui banchi di marmo delle macellerie dove non vi e&apos; traccia di frighi. Qui gli odori forti si moltiplicano e si mischiano. Il commercio anima la comunita&apos; in un modo che noi abbiamo dimenticato. E qui ci si rende conto. Oggi nella nostra societa&apos; occidentale siamo diventati degli attori passivi del commercio. E&apos; la merce al centro di tutto. In queste vie di &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; e&apos; ancora l&apos;uomo che da&apos; valore agli oggetti di compravendita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dalle viscere della citta&apos; antica sbuchiamo nella zona est e, vista la tarda ora, pensiamo che sia meglio rientrare. Per il ritorno chiediamo informazioni alla gente del posto per la piazza principale, che si offre con entusiasmo. Anche i ragazzini che giocano per i vicoletti si offrono spontaneamente a fornire aiuto, ma non assecondarli troppo potrebbe essere giusto, visto che spesso prendono in giro i turisti, conducendoli in vicoli ciechi. Noi, dalle esperienze delle prime ore trascorse in &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;, abbiamo avuto anche modo di evitare un simile disavventura in cui stavamo per imbatterci.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Primo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;All&apos;alba inoltrata del primo giorno a &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; ci rituffiamo nel &lt;i&gt;caos&lt;/i&gt; verso il centro e ci fermiamo subito per una ricca colazione tipica in un locale su &lt;b&gt;Avenue Mohammed V&lt;/b&gt;. La fanno da padrona &lt;i&gt;crepe&lt;/i&gt; e frittelle varie, tra cui le piu&apos; tipiche sono le &apos;&lt;i&gt;m&apos;semmen&lt;/i&gt;&apos;, ricche di burro, che vanno cosparse di miele. Ma poi mi sono buttato anche sul salato, facendo la colazione piu&apos; strana della mia vita: due uova cotte all&apos;occhio di bue in recipiente di terracotta tipica (&apos;&lt;i&gt;tagine&lt;/i&gt;&apos;), cotti insieme a dei cipollotti. Chiaramente, dopo questa carica di energia, eravamo pronti ad affrontare il resto della giornata senza pranzare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Visto che la &lt;b&gt;Koutubia&lt;/b&gt; e&apos; accessibile solo ai musulmani, ci siamo accontentati di guardare i giardini attigui, cosparsi da aranci, banani, ulivi e palme che con le loro tonalita&apos; forti di verde creano un acceso contrasto con i colori sbiaditi e il rosso dell&apos;argilla che dominano tutto intorno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci siamo spinti fin giu&apos; alle mura della medina. Una puntata per vedere cosa si poteva ammirare camminandoci sopra. Per poi rientrare in centro attravesando un lussuoso quartiere residenziale in costruzione secondo i canoni dell&apos;architettura araba. Qua abbiamo cominciato a capire che &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; non e&apos; solo la poverta&apos; e la miseria della citta&apos; antica. Una conferma della sensazione percepita e&apos; quindi venuta dalla visita del &lt;b&gt;Cyperpark&lt;/b&gt;. Un modernissimo parco dove ancora piu&apos; ricca e dal verde piu&apos; intenso e&apos; la vegetazione e ancora piu&apos; forte e&apos; il contrasto dei colori con i viali segnati da distese di pietrisco rosso di argilla. Ma non e&apos; solo una contrapposizione di colori ma anche tra la natura e la tecnologia: ogni angolo del parco e&apos; dotato di una postazione per poter accedere a &lt;i&gt;Internet&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Con grande sorpresa il rientro serale in albergo e&apos; stato segnato da un temporale che a mio parere non e&apos; tanto comune da quelle parti. Se non altro perche&apos; in giro, nonostante la pioggia abbondante, non ho visto alcun ombrello.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In serata, dopo una rispettosa cena tra le bancarelle di &lt;b&gt;Djemaa El Fnaa&lt;/b&gt;, dove abbiamo potuto degustare il caretteristico &lt;i&gt;cuscus&lt;/i&gt; vegetale, ci siamo dati alla mondanita&apos; spingendoci verso il centro nuovo della citta&apos; (&lt;b&gt;Ville Nouvelle&lt;/b&gt;), alla ricerca del &lt;b&gt;Comptoir&lt;/b&gt;, un locale dove avremmo potuto ammirare la danza del ventre.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/danzadelventre.jpg&quot; title=&quot;Danza del ventre&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;230&quot;&gt;Qua le nostre sensazioni diventano certezze. In questo locale ci siamo convinti che la &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; degli asini e della povera gente e&apos; un&apos;altra citta&apos;. Il locale e&apos; frequentato da arabi e occidentali, uomini e donne emancipate. Possiamo ascoltare una piacevolissima musica araba suonata dal vivo ma anche musiche &lt;i&gt;hip hop&lt;/i&gt; occidentali &lt;i&gt;mixate&lt;/i&gt;. A differenza degli altri posti che avevamo in precedenza frequentato, dove non abbiamo trovato mai alcolici in vendita visto il periodo particolare per tutto il mondo arabo, in questo locale abbiamo potutto bere della birra e fumare anche il narghile&apos;. La serata e&apos; stata coronata da due bellissime oltre che bravissime ballerine di danza del ventre che mi hanno incantato a parte che per l&apos;altissima frequenza del battito bacinale, anche per i loro contorsionismi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ancora un giretto per &lt;b&gt;Ville Nouvelle&lt;/b&gt; per ammirare residenze, fontane, la modernissima stazione ferroviaria e il casino&apos;. Poi siamo ritornati ad immergerci nella medina per disintossicarci di quello sfarzo che quasi ci rifiutavamo di accettare. Un po&apos; d&apos;uva e qualche banana. L&apos;immancabile acqua in bottiglia. E via sull&apos;attico con vista sulla citta&apos; di notte per una rilassante fumata di tabacco marocchino e qualche racconto entusiasta della giornata appena trascorsa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Secondo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il giorno seguente, memori della mattina, siamo stati puntuali per la ricca colazione che l&apos;&lt;i&gt;hotel&lt;/i&gt; offriva. Poi partenza per un giro a piedi attreverso altre mete della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo cosi&apos; raggiunto il quartiere ebraico (&apos;&lt;i&gt;mellah&lt;/i&gt;&apos;). Addentrandoci tra le stradine che ospitano il mercato. Atmosfera unica per noi che eravamo gli unici occidentali, contraddistinti dalle nostre macchine digitali. Intenti a fotografare scorci di mercato e attenti a non fotografare volti in particolare. E per questo distratto a tal punto che non riuscivo a sentire le grida di un oriundo che urlava per attirare la mia attenzione e farmi il segno della decapitazione. Ho cosi&apos; avuto subito modo di capire che nemmeno le foto panoramiche erano ben volute in questo quartiere.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/tombedeisaaditi.jpg&quot; title=&quot;Tombe dei Saaditi&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;205&quot;&gt;Dopo una lunga sosta per bere del te&apos; alla menta (quando il sole era sopra di noi e la temperatura si aggirava intorno ai 30 gradi), ci siamo avviati verso le &lt;b&gt;tombe dei Saaditi&lt;/b&gt; (l&apos;antica popolazione marocchina con discendenze berbere) e da qui ad ammirare le affascinanti decorazioni di &lt;b&gt;Palais de Bahia&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per la sera - vista l&apos;estenuante giornata di cammini - non si poteva programmare nulla di meglio di un salutare &apos;&lt;i&gt;hammam&lt;/i&gt;&apos;. Ma complice la stanchezza e la buona compagnia, abbiamo optato per una rilassante serata sull&apos;attico di un accoglientissimo &apos;&lt;i&gt;riad&lt;/i&gt;&apos; dove tra un te&apos; alla menta e una chiacchiera si e&apos; scivolati piacevolmente verso le prime ore del nuovo giorno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Terzo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Finalmente arriva il giorno in cui la macchina diventa un elemento attivo della nostra vacanza. Si parte appena pronti e senza fretta, verso l&apos;entroterra del &lt;b&gt;Marocco centrale&lt;/b&gt;. Direzione &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt;, valicando l&apos;&lt;b&gt;Alto Atlante&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Subito fuori dala citta&apos; la vacanza comincia ad arricchirsi di un gusto piu&apos; forte. Forse perche&apos; ognuno dentro se associa la vacanza con la liberta&apos;, e gli spazi immensi che cominciavano ad aprirsi davano tremendamente l&apos;idea di liberta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;center&gt;&lt;object width=&quot;480&quot; height=&quot;385&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/4B3oH3uOkOA?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0xe1600f&amp;amp;color2=0xfebd01&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowscriptaccess&quot; value=&quot;always&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/4B3oH3uOkOA?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0xe1600f&amp;amp;color2=0xfebd01&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowscriptaccess=&quot;always&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;385&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/center&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Strade diritte e semivuote che si inoltrano nella savana. Si incontra qualche camion caricato all&apos;inverosimile e i &apos;&lt;i&gt;grand taxi&lt;/i&gt;&apos; che fanno da spola tra &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt;. Spesso si incontrano persone sulla groppa degli asini, oppure a piedi o solamente riuniti in gruppi ai margini delle strade. Risalendo l&apos;&lt;b&gt;Alto Atlante&lt;/b&gt; invece e&apos; sempre piu&apos; frequente incrociare ai margini delle strade vendiori di minerali di cui questa catena montuosa e&apos; veramente ricca.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E non solo! Incontri anche automobilisti con il motore in avaria ai margini della strada. In un caso di questi ci siamo imbattuti noi. E in totale armonia abbiamo deciso di fermarci a prestare soccorso. L&apos;automobilista non ci ha chiesto niente di piu&apos; che portare un messaggio che ci ha scritto su un foglietto, da consegnare alla prima casa sulla destra con le tapparelle azzurre che si incontra appena entrati a &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt;. Devo ammettere che stavamo sentendo veramente di vivere una vera e&apos; propria avventura.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo trovato facilmente la casa, davanti alla quale c&apos;erano dei signori distinti in abiti tipici arabi. E, sempre davanti casa, un fuoristrada che faceva presagire che si trattava di una famiglia facoltosa. In effetti, il giovane che ci ha accolti calorosamente era un commerciante di tappeti con un discreto &lt;i&gt;business&lt;/i&gt; in tutta l&apos;area del &lt;b&gt;Marocco centrale&lt;/b&gt;. Ci ha subito fatti accomodare in una stanza interamente rivestita di pregiatissimi tappeti, in cui siamo entrati tutti essendoci levati preventivamente le scarpe. E quindi ci siamo seduti attorno a questo grande tavolo di cristallo tutto sfarzosamente decorato da minerali.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/noradine.jpg&quot; title=&quot;Commerciante di tappeti&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Con due battiti di mani veloci, &lt;b&gt;Noradine&lt;/b&gt; chiese al fratello di portare del te&apos; alla menta. I nostri sguardi si incrociarono sbalorditi. E in essi si leggeva chiaramente una domanda chiara su cosa stessimo vivendo in quegli attimi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dalle nostre chiacchiere venne fuori che eravamo orientati a raggiungere il deserto per passarci una notte. &lt;b&gt;Noradine&lt;/b&gt; ci propose un piano per i giorni che intendevamo trascorre in quei posti. Ci avrebbe fatto accompagnare dal fratello per visitare &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt; nel pomeriggio, ci avrebbe ospitato la notte in casa sua e il giorno dopo si sarebbe partiti verso l&apos;&lt;b&gt;Erg Chigaga&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma in quel momento abbiamo cominciato a svegliarci dal sogno e abbiamo cominciato seriamente a pensare che realmente ci poteva essere una truffa e che, in fin dei conti, non c&apos;era stato nulla di casuale in quello che stavamo vivendo. Preso coscienza di cio&apos;, abbiamo salutato calorosamente e siamo andati via.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In colpa per il ritardo accumulato, ci siamo involati verso il deserto, decisi a saltare la bellissima &lt;b&gt;Gola del Dades&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;la Gola del Todra&lt;/b&gt;. Ma dopo qualche decina di chilometri i dubbi hanno cominciato a tirarci per i piedi. Decidiamo cosi di fermarci. Una dovuta pausa sigaretta per rilassare i nervi che cominciavano a tendersi oltre il livello di guardia, per poi affidare il seguito del nostro viaggio ad una moneta di &lt;i&gt;10 Dirham&lt;/i&gt;. Gole o deserto? La moneta rispose per la prima possibilita&apos;. E cosi&apos; siamo tornati indietro a &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt; per poi proseguire verso le gole.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La sera incombeva, per cui la nostra prossima meta diventava l&apos;albergo &lt;b&gt;Talout&lt;/b&gt; che ci era stato segnalato dal gruppo di amici della sera prima e di cui eravamo rimasti colpiti dalle foto che ritraevano la piscina con un sole tondo e rosso all&apos;orizzonte, e il deserto tra essi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Complice la fretta (ma non solo...), superiamo un &lt;i&gt;grand taxi&lt;/i&gt; all&apos;uscita di una curva in prossimita&apos; di un viadotto, incuranti delle gesticolazioni del tassista che ci precedeva e che evidentemente conosceva bene i posti. Da lontano una segnalazione di fermarci. Erano due gendarmi della &apos;&lt;i&gt;surette&lt;/i&gt;&apos; marocchina. Sono stati stesso loro a chiamare uno di noi in disparte e ad offrici di pagare una sola infrazione &lt;i&gt;aumma aumma&lt;/i&gt;, piuttosto che due con la ricevuta. Offerta che chiaramente abbiamo accettato senza tentennamenti. Abbiamo rovistato nelle nostre cianfrusaglie e abbiamo tirato fuori &lt;i&gt;200&lt;/i&gt; preziosissimi &lt;i&gt;Dirham&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Rabbia e risate si ripetevano senza senno. Mitigate dall&apos;impellenza di trovare l&apos;indicazione lungo il tragitto per lasciare la strada maestra e proseguire verso la &apos;&lt;i&gt;palmeraie&lt;/i&gt;&apos; (palmeto) in cui si ergeva l&apos;albergo. Cocente e&apos; stata la delusione per lo scenario desolante trovato e per il trattamento poco professionale ricevuto (che in condizioni normali avremmo trascurato) al punto che dopo una lite furibonda ci siamo allontanati dalla struttura, sotto lo sguardo impietrito e incredulo degli albergatori.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci siamo quindi addrentati nella &lt;b&gt;Valle del Dades&lt;/b&gt;, alla volta di &lt;b&gt;Skoura&lt;/b&gt;. Arrivati in citta&apos; e&apos; subito incominciato l&apos;inseguimento di personaggi in motorino, che non ci e&apos; risultato affatto difficile individuare. Due-tre manovre strane in giro per il centro, per confermare il nostro sospetto che un tipo con un vecchio &lt;i&gt;Peugeot&lt;/i&gt; (quelli a due tempi, con la corona piccola e il pignone grande, con l&apos;accensione a pedale, che in Italia sono spariti nei primi anni ottanta) ci stava seguendo. Accostiamo e gli diciamo di farsi avanti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sapevamo gia&apos; che avrebbe voluto darci indicazioni per qualche &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; dove trascorrere la notte. E&apos; bastato dirci &apos;&lt;i&gt;100 Dirham pour dormir&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;90 Dirham pour manger&lt;/i&gt;&apos;, che abbiamo accettato di andare a vedere questo posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Percorrendo una strada polverosa e non asfaltata, siamo arrivati in una casa di campagna. Ad aprirci il cancello e&apos; stato un signore berbero di mezz&apos;eta&apos; snello, slanciato e baffuto. L&apos;ambiente era accogliente che abbiamo deciso che ci potevamo passare la notte.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una volta che ci siamo sistemati in camera, &lt;b&gt;Aziz&lt;/b&gt; non impiego&apos; molto a mostrare la sua ospitalita&apos;, portandoci dei prelibati datteri e rassicurandoci che la moglie stava gia&apos; preparando la &lt;i&gt;tagine&lt;/i&gt; berbera per noi.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una gustosissima cena e la stanchezza di una giornata a dir poco avventurosa, ci hanno fatto meritare a pieno la dormita piu&apos; conciliante di tutto il viaggio. Tant&apos;e&apos; che la mattina dopo, abbiamo lucidamente concepito che il tragitto che ci eravamo prefissati poteva portarci via molto tempo e, cosi&apos;, ci avrebbe impedito di andare sulla &lt;b&gt;Costa Atlantica&lt;/b&gt;. Per questo abbiamo deciso di tornare ancora una volta a &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt; e riprendere di nuovo il nostro cammino verso il deserto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/ouarzazate.jpg&quot; title=&quot;La medina di Ouarzazate&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;545&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Quarto giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La strada che per un lungo tratto avevamo percorso anche il giorno prima, sembrava essere l&apos;anticamera del deserto. In realta&apos;, superata qualche asperita&apos;, va a finire nella &lt;b&gt;Valle del Draa&lt;/b&gt;. La valle e&apos; solcata da un rigagnolo d&apos;acqua che nasce nell&apos;&lt;b&gt;Alto Atlante&lt;/b&gt; e che subito si infila sottoterra, per emergere e dare vita ad un&apos;oasi lussureggiante che si stende lungo la valle per decine di chilometri, e&apos; una zona che non lascia indifferente chi l&apos;attraversa. E poi le vecchie &apos;&lt;i&gt;kasbah&lt;/i&gt;&apos; e le case al loro interno costruite in argilla e paglia, la gente per strada che saluta lo straniero al suo passaggio, gli asini che portano i ragazzini, le donne che recano in testa fasci di foglie di palma che hanno raccolto. Uno spettacolo che riempie e fa rimpiangere la semplicita&apos; a cui non si e&apos; piu&apos; abiutuati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/valdidraa.jpg&quot; title=&quot;Valle del Draa&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;551&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per l&apos;ora di pranzo siamo arrivati a &lt;b&gt;Zagora&lt;/b&gt;, fino a poco tempo fa&apos; l&apos;ultima citta&apos; collegata da una strada al resto del &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;, prima del deserto. (E comunque, tutt&apos;oggi, rimane l&apos;ultima citta&apos; che e&apos; consigliato raggiungere in macchina. Dopo e&apos; fortemente consigliabile proseguire in fuoristrada.) Come gia&apos; successo a &lt;b&gt;Skoura&lt;/b&gt;, vieniamo pedinati da un individuo del posto, in motorino. Dopo vari tentennamenti, ci facciamo portare nell&apos;agenzia con cui ci &apos;aggiustiamo&apos; per un &lt;i&gt;tour&lt;/i&gt; veloce nel deserto. La fame pero&apos; fa la voce alta. Niente di meglio che sedersi ad un tavolino di un bar al centro della citta&apos; e consumare un&apos;&lt;i&gt;omelette&lt;/i&gt; e un piatto di &lt;i&gt;cuscus&lt;/i&gt; berbero, bere una coca e nel frattempo osservare tutt&apos;intorno per farsi un&apos;idea di come si svolge la vita in questi centri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alle 14 e 30, come d&apos;accordo con &lt;b&gt;Abdelkader&lt;/b&gt;, ci siamo fatti trovare davanti all&apos;agenzia. La&apos; ci stava gia&apos; aspettando un &lt;a href=&quot;http://www.mondofuoristrada.it/it/defender_60_anni_di_un_mito.html&quot;&gt;Land Rover Defender&lt;/a&gt; e l&apos;autista che ci avrebbero portati nel &lt;i&gt;bivouac&lt;/i&gt; dove avremmo passato la notte. I nostri occhi diventarono lucidi alla vista del mito dei fuoristrada e al pensiero che a bordo di esso avremmo cavalcato le dune.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Giusto il tempo di dare un sbirciata veloce al negozio di &lt;b&gt;Abdelkader&lt;/b&gt;, il quale non hai mai abbassato la guardia che lo vedeva impegnato a venderci dei &lt;i&gt;souvenir&lt;/i&gt; a tutti i costi (per tranquillizzarlo ho promesso che avremmo fatto un po&apos; di &lt;i&gt;shopping&lt;/i&gt; al rientro del deserto), che abbiamo messo tutti bagagli sul &lt;b&gt;Defender&lt;/b&gt; e siamo partiti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Oltre &lt;b&gt;Zagora&lt;/b&gt; cambia tutto. La strada si riduce ad una corsia e, quando incroci un altro fuoristrada, devi uscire dalla sede stradale per permettere il transito di entrambi i mezzi. Cominciano a intravedersi i primi cumuli di sabbia e le paratie costruite con gli arbusti delle palme per fermare l&apos;avanzamento del deserto. Le tempeste di sabbia cominciano ad essere piu&apos; probabili.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Noi, infatti, ci siamo trovati in una condizione climatica che non era delle migliori. Dapprima solo vento e sabbia. Siamo cosi&apos; arrivati a &lt;b&gt;M&apos;Hamid&lt;/b&gt;. Un centro dove gli aspetti che avevamo fin li&apos; colto, erano estremizzati. Presto ci e&apos; venuto a mancare l&apos;asfalto sotto le gomme e ci siamo addentrati nella savana. Quindi sono arrivati fulmini e acqua. Tanto piu&apos; ci si spingeva dentro e tanta piu&apos; acqua cadeva dal cielo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo decine di chilometri abbiamo cominciato ad avvistare le dune e presto ci siamo addentrati nell&apos;&lt;b&gt;Erg Chigaga&lt;/b&gt;. In breve siamo arrivati a destinazione. Una serie di tende disposte a cerchio in uno spiazzo di sabbia tra le dune. La pioggia comunque era ancora dirompente, e il guardiano dell&apos;accampamento ci ha accompagnato nella tenda piu&apos; grande, dove vengono accolti i turisti e dove si consuma la cena.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Molto accogliente. Tappezzata da tappeti tutt&apos;intorno. Comodi divani e cuscini. Lampade alimentate a gas. Prima di abbandonarci completamente a un po&apos; di &lt;i&gt;relax&lt;/i&gt; tra le fastose tappezzerie che adornavano la tenda, ci siamo concessi un giro veloce sulle dune circostanti, non curanti della pioggia che incessante scendeva giu&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Visto che in tutto il &lt;i&gt;bivouac&lt;/i&gt; eravamo solo noi, chiediamo a &lt;b&gt;Youssef&lt;/b&gt; di non scomodarsi a portarci la cena nella tenda grande, perche&apos; ci saremmo spostati noi per mangiare stesso nella tenda dove si cucinava. E questo e&apos; stato sicuramente una delle cosa piu&apos; interessanti di questa gita nel deserto. Infatti, abbiamo avuto modo di constatare che belle persone si possono incontrare in giro per il mondo. E quanto diverse possono essere le vite degli esseri umani.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/tenda.jpg&quot; title=&quot;In tenda&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;553&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Youssef&lt;/b&gt; e&apos; stato soldato per decine di anni e ha combattuto la guerra al confine con l&apos;&lt;b&gt;Algeria&lt;/b&gt; (che dista appena 40 chilometri da dove ci trovavamo noi). Quando la guerra fini&apos;, inizio&apos; a fare il guardiano del &lt;i&gt;bivouac&lt;/i&gt; per poter vivere e mantenere la propria famiglia. E questo mi ha fatto chiedere a me stesso se quel lavoro e&apos; stato un caso o se c&apos;e&apos; una certa continuita&apos; con la precedente vita da soldato. Mi e&apos; sembrato come se la necessita&apos; di vivere lontano dalle persone civili dettata dalla guerra fosse diventata un bisogno di vivere in disparte. Una incrostazione che non e&apos; stato piu&apos; possibile levar via.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Mohammed&lt;/b&gt; - il nostro autista - invece e&apos; un giovane berbero molto riservato. Ed e&apos; forse questo che ci ha colpito. Inoltre, ci ha incuriosito il fatto che a 26 anni ancora non fosse sposato. L&apos;unica cosa che ci ha detto e&apos; stato &apos;&lt;i&gt;Masha&apos;Allah&lt;/i&gt;&apos; (&apos;Come Dio vuole&apos;). Ci ha infine mostrato alcuni modi di portare il turbante, e le differenze tra i vari abiti tradizionali che si portano in &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A fine serata &lt;b&gt;Youssef&lt;/b&gt; ci ha accompagnato nella nostra tenda, dandoci istruzioni su come usare la tenda dove c&apos;erano i servizi e su come usare la lampada a olio che era l&apos;unica fonte di illuminazione in dotazione. Ancora una volta c&apos;e&apos; venuto da chiederci cosa stessimo vivendo. A riprova che nessuno di noi si era mai immaginato di vivere situazioni simili allorquando ha deciso di fare questo viaggio in &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;. Ma poi gli scrosci del temporale, la paura degli scorpioni e il gran caldo umido che si avvertiva sotto la tenda, ci hanno distolto, facendoci desiderare che il sonno ci potesse cogliere per allontanare i nostri cattivi pensieri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Quinto giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/deserto.jpg&quot; title=&quot;Le dune dell&apos;Erg Chigaga&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;Non erano ancora le 6 e si avvertiva l&apos;acqua che incessante scendeva giu&apos;. Poi sono cominciate a penetrare le prime luci dentro la tenda e pian piano la pioggia e&apos; diminuita di intensita&apos;. Uscito fuori nello spiazzo, sono rimasto sorpreso quando ho visto l&apos;azzurro del cielo. Ecco che abbiamo comiciato a camminare sulle dune per raggiungere la vetta piu&apos; alta, e da li&apos; osservare al meglio l&apos;aurora boreale. E tutto sommato l&apos;acqua caduta in nottata non ha fatto altro che rendere ancora piu&apos; magico quello scenario, accendendo il rosso della sabbia.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo la colazione eravamo sul punto di partire quando da dietro una duna spunta un fuoristrada che presto e&apos; rimasto affossato nella sabbia. Allora giu&apos; a prestare aiuto, scavando e spingendo quel bestione per farlo ripartire. E&apos; stato allora che abbiamo capito che siamo stati anche fortunati ad avere incappato una guida esperta nonostante la giovane eta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di rientare a &lt;b&gt;Zagora&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Mohammed&lt;/b&gt; ci ha portati in un altro &lt;i&gt;bivouac&lt;/i&gt; per il doveroso giro sui dromedari. Due bestie mansuete allevate da un giovanissimo ragazzo, &lt;b&gt;Hamid&lt;/b&gt;. E forse non era un caso che quelle due bestie erano cosi&apos; docili. Il loro padrone era veramente una cara persona, umile e aperta. E in lui abbiamo letto la freschezza di una nuova generazione quando ci ha raccontato che anche il padre e&apos; un pastore. Ma a differenza sua, il padre ha un gregge di capre. &lt;b&gt;Hamid&lt;/b&gt; invece ha i dromedari che lo proiettano verso un futuro piu&apos; redditizio basato sullo sfruttamento del turismo.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/dromedari.jpg&quot; title=&quot;Hamid e i suoi dromedari&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;553&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sulla strada del ritorno ci siamo fermati in una bellissima oasi dove abbiamo potuto rinfrescarci e ripulirci da tutta qulla sabbia rossa umida che ci si era attaccata alle gambe. E&apos; stato la&apos; che abbiamo cominciato a contemplare che, se volevamo raggiungere &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt; per la sera, non potevamo assolutamente perder tempo a &lt;b&gt;Zagora&lt;/b&gt;. Putroppo, non potevamo fermarci al negozio di &lt;b&gt;Abdelkader&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ci e&apos; venuto tutto piu&apos; facile arrivando in citta&apos; verso l&apos;ora di pranzo. Abbiamo detto ad &lt;b&gt;Abdelkader&lt;/b&gt; che saremmo andati in centro per pranzare e che dopo saremmo rientrati per fare visita al suo negozio. Ma saliti in macchina, non ci abbiamo messo tanto a convenire esplicitamente che dovevamo mangiare qualcosa e dirigerci verso la &lt;b&gt;Costa Atlantica&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In realta&apos;, ci e&apos; risultato cosi&apos; difficile trovare un punto di ristoro che ci siamo fermati solo ad &lt;b&gt;Agdz&lt;/b&gt; da un fornaio, a comprare un po&apos; di pane appena sfornato. Da &lt;b&gt;Agdz&lt;/b&gt; e&apos; possibile prendere una strada secondaria che consente di arrivare direttamente ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt; senza passare per &lt;b&gt;Ouarzazate&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;, percorrendo circa 400 chilometri.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Chilometri e chilometri di strada dritta e senza traccia di motori. L&apos;unica cosa che ci frenava (oltre la multa dei giorni addietro) erano gli &lt;i&gt;oued&lt;/i&gt; (letti dei fiumi, asciutti in buona parte dei casi) che attraversavano la strada di tanto in tanto. In tali punti la strada forma degli avvallamenti, per facilitarne il deflusso delle acque del guado.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per superare l&apos;&lt;b&gt;Alto Atlante&lt;/b&gt; siamo arrivati fino a 3000 metri di altitudine per poi scendere. L&apos;unica sosta e&apos; stata nel tardo pomeriggio a &lt;b&gt;Taliouine&lt;/b&gt;, paese rinomato per il &lt;i&gt;safran&lt;/i&gt; (zafferano). Chiaramente, non potevamo non sederci al tavolino del bar del paese e bere del te&apos; allo zafferano. Una sbirciatina su &lt;i&gt;Internet&lt;/i&gt; per trovare l&apos;albergo dove passare la notte ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;. Una telefonata in &lt;b&gt;Italia&lt;/b&gt; alle nostre famiglie. Qualche &lt;i&gt;croissant&lt;/i&gt; (anche questi dolci ricchissimi di burro). Un po&apos; di frutta dal fruttivendolo del paese. E via, giu&apos; verso la costa.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In serata ci siamo immessi sulla autostrada (completata ancora solo nel tratto finale, penso) che da &lt;b&gt;Marrakeck&lt;/b&gt; porta ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;. Ancora desolazione. E francamente non capisco se perche&apos; era il mese del &lt;i&gt;ramadan&lt;/i&gt; o perche&apos; era bassa stagione. Poi l&apos;ingresso ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;. Non sembrava di essere in &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;. Tutto ultragrande e ultramoderno. Una tipica grande citta&apos; dell&apos;occidente.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Senza troppe indecisioni - a causa anche della stanchezza - abbiamo bloccato il primo albergo che siamo andati a vedere. Da li&apos;, a piedi, siamo scesi sul lungomare. Forse qua abbiamo fatto la cena piu&apos; triste di tutta la vacanza. In un &lt;i&gt;McDonald&lt;/i&gt; con una giovane inesperta intrattenitrice che cantava accompagnata da una tastiera elettronica e da basi musicali. Questa esperienza ci ha un po&apos; rovinato la serata, anche se ce l&apos;abbiamo messa tutta per avere un bel ricordo di &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo un lungo girovagare per la &lt;i&gt;plage&lt;/i&gt; (spiaggia) e l&apos;aver constatato quanto l&apos;occidentalizzazione possa aver deturpato e reso inverosimile questa parte di &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;, ci siamo rinchiusi in un bar a giocare a scala 40. E poi, ancora ostinati a dare un senso alla nostra notte ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;, abbiamo preso la macchina e abbiamo cominciato a vagare per la citta&apos;. Fin quando siamo andati a finire in un locale conturbante. Questo non e&apos; &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Sesto giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La mattina abbiamo voluto goderci un po&apos; la piscina dell&apos;albergo. Ma non potevavo perderci il bagno nell&apos;&lt;b&gt;Oceano Atlantico&lt;/b&gt;. Siamo cosi&apos; scesi in spiaggia. Spiaggia immensa e sabbia finissima giallastra. E il colore della sabbia da&apos; un tono scuro all&apos;acqua. In realta&apos; se ci si avvicina si nota che l&apos;acqua e&apos; limpidissima e i fondali bassissimi del bagnasciuga lasciano intravedere spesso e volentieri banchi di pesci che sguazzano tra i piedi dei bagnanti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di andare via abbiamo voluto dare un senso piu&apos; profondo a questa sosta ad &lt;b&gt;Agadir&lt;/b&gt;. Ci siamo cosi fermati in un ristorante per fare una bella scorpacciata di pesce. Molto buono e a prezzi accessibili. Anche il personale e&apos; stata una piacevole sorpresa. In particolare, ci siamo fermati a lungo a parlare con &lt;b&gt;Rachid&lt;/b&gt;, un giovane cameriere marocchino, con cui siamo riusciti a dialogare in lingua inglese su un argomento molto sentito nel mondo arabo. L&apos;islamismo e la religione cristiana. Siamo rimasti colpiti del contrasto tra l&apos;apertura della conoscenza delle lingue e al contempo la rigidita&apos; del modo di pensare inerente alla religione. Abbiamo cominciato a capire che l&apos;islamismo e&apos; qualcosa di pilotato da gente reazionaria che riesce benissimo a tenere all&apos;oscuro la gente dall&apos;andamento oggettivo dei tempi. E che questo oscurantismo ha tra i suoi effetti la visione di nemici in tutte quelle persone che non sono musulmane. Va da se&apos; che poi queste inimicizie sfociano spesso nella contrapposizione fisica.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In &lt;b&gt;Rachid&lt;/b&gt; abbiamo letto un pizzico di insofferenza nella mancanza di contrapposizione da parte nostra. Un senso di delusione, di inappagamento. E io mi auguro che questo abbia potuto trasmettere un po&apos; di piu&apos; il senso della religione nella sua essenza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Forse e&apos; stato cio&apos; a dare un pizzico valore in piu&apos; a questa parentesi di &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;. Anche se ci siamo resi conto quanto lunga ancora sara&apos; la strada per gli islamici prima che afferrino il succo della religione, quando a guidare le coscenze ci sono persone che hanno interesse a nutrirsi della liberta&apos; altrui.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; tardi. In tutta fretta si parte verso &lt;b&gt;Essaouira&lt;/b&gt;, risalendo la &lt;b&gt;Costa Atlantica&lt;/b&gt; per circa un centinaio di chilometri. Ma spesso ci fermiamo, incuranti del ritardo, catturati dai bellissimi paesaggi e dal fascino del mare increspato di onde lunghissime che si esauriscono in una esplosione di schiuma sulla scogliera.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/essaouira.jpg&quot; title=&quot;Vista panoramica&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; quasi buio quando arriviamo sul lungomare che precede l&apos;ingresso nella citta&apos; fortificata di &lt;b&gt;Essaouira&lt;/b&gt;. Ci accorgiamo di essere &apos;rientrati&apos; in &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt; quando si accosta un giovane per proporci un posto dove trascorrere la notte. Noi avevamo gia&apos; dei &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; da andare a vedere che ci erano stati segnalati dalla &lt;b&gt;Lonely planet&lt;/b&gt;. Cosi&apos; abbiamo deciso di guardare l&apos;uno e gli altri &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; e scegliere il piu&apos; appropriato.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La prima cosa che colpisce attraversando uno dei portoni che permettono di accedere alla medina, e&apos; il commercio fiorente che si manifesta in ogni angolo. Che ha tra i suoi effetti un livello di scambi umani che si avverte e si trasfoma in un piacere che cattura come un vortice chiunque si avvicina.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla fine la nostra scelta e&apos; caduta sul &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; che ci ha segnalato &lt;b&gt;Amhed&lt;/b&gt;. Molto accogliente e su una via principale del labirinto di stradine che si sviluppa dentro il centro antico della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La stanchezza e&apos; sempre un dettaglio trascurabile, quando ci sono delle valide attrattive. Sicuramente la voglia di uscire ed essere convogliati dentro il fiume umano che scorreva per i vicoli e perdercisi dentro, era un valido richiamo. E poi c&apos;era da trovare un posto dove andare a cenare. &lt;b&gt;Essaouira&lt;/b&gt; vive di pesca, oltre che di turismo (*), ed e&apos; caratteristica per le fritture di pesce. Tuttavia, nel posto che abbiamo scelto, siamo rimasti un po&apos; delusi sia per la frittura che per il &lt;i&gt;cuscus&lt;/i&gt; di pesce.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Settimo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Solo dopo la colazione nella &apos;&lt;i&gt;hall&lt;/i&gt;&apos; del &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; ci siamo accorti che avremmo potuto consumarla su nell&apos;attico. Da li&apos; si poteva ammirare una bellissima vista sulla citta&apos;, far colazione seduti al tavolo e prendere un po&apos; di sole comodamente sdraiati sui lettini di vimini.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi doccia e partenza per visitare la citta&apos;. Una parte molto caratteristica di questa meta e&apos; sicuramente la passeggiata sui bastioni che danno sulla scogliera (&lt;b&gt;Skala de la Ville&lt;/b&gt;). Dal punto di vista strategico l&apos;importanza di questa parte delle citta&apos; e&apos; sottolineata dalla presenza di una fila di antichissimi cannoni in ottone che puntano verso il mare, perche&apos; da la&apos; arrivavano le incursioni degli invasori, attratti dalle ricchezze di questi posti.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/skaladelaville.jpg&quot; title=&quot;Skala de la Ville&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;277&quot;&gt;Quindi siamo usciti e ci siamo diretti verso il porto, passando per lo &lt;b&gt;Skala du port&lt;/b&gt; dove attracca una cospicua flotta di pescherecci che rifornisce quotidianamente il retrostante mercato ittico. Anche qui siamo rimasti affascinati dal fervore e dalla passione generata dall&apos;incontro di cosi&apos; tante persone che anima l&apos;asta del pesce. Uscendo dalle mura siamo arrivati sul porto commerciale che domina la protuberanza che rappresenta l&apos;estremita&apos; di una ampia insenatura che si perde sul lungomare.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Siamo rientrati per consumare qualcosa seduti piacevolmente ai tavolini di un ristorante che si affaccia sull&apos;ampia &lt;b&gt;place Moulay Hassan&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo mangiato, prima di andare in spiaggia, abbiamo avuto il tempo per guardare una mostra di pittura di artisti del luogo, che si e&apos; rivelata molto interessante per l&apos;espressivita&apos; delle opere presenti, specie nel descrivere la condizione delle persone e, in particolare, delle donne, in questa parte dell&apos;&lt;b&gt;Africa&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La discesa in spiaggia ha finito di incantarci completamente. Ampi, ampissimi spazi da dare il modo a tanti giovani - turisti e, soprattutto, oriundi - per esprimere cio&apos; che si ha dentro in totale liberta&apos;. Tanti da dare l&apos;impressione di non poterne ospitare ancora molti altri, se questo afflusso non si interrompesse. Partite a calcio, giochi acrobatici, cerchi di persone, bagni in acqua e tanto altro. Nemmeno un ombrellone o un lido. Tutto completamente in liberta&apos;. Un posto dove la comunicativita&apos; e la socializzazione, nel loro senso piu&apos; puro, possono raggiungere livelli estremamente elevati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/tramonto.jpg&quot; title=&quot;Tramonto ad Essaouira&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;307&quot;&gt;A fatica siamo tornati in noi e abbiamo compreso che dovevamo partire per chiudere l&apos;itinerario del nostro viaggio marocchino, rientrando a &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;. Controvoglia ci siamo rivestiti e siamo saliti in macchina. Risalendo lungo la strada che esce dalla citta&apos;, siamo rimasti affascinati dal bellissimo tramonto d&apos;un rosso che colora e avvolge tutta &lt;b&gt;Essaouira&lt;/b&gt; e l&apos;isolotto che sta di fronte. Tant&apos;e&apos; che non abbiamo avuto molte esitazioni a fermarci e salutare per l&apos;ultima volta questo posto.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo cosi&apos; lasciato la costa e ci siamo immersi nelle distese ondulate ricoperte di alberi di &lt;i&gt;argan&lt;/i&gt; (la bacca da cui si estraggono degli oli molto pregiati usati sia nella cosmetica che nella gastronomia), che separano &lt;b&gt;Essaouira&lt;/b&gt; da &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Pian piano siamo arrivati a &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt;. E ancora abbiamo trovato la forza di vivere un altro po&apos; di &lt;b&gt;Marocco&lt;/b&gt;, fermandoci in un centro commerciale. La curiosita&apos; era forte. E anche questo puo&apos; starci in una vacanza. Non e&apos; proprio come i nostri centri commerciali, ma la direzione e&apos; quella.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In serata inoltrata siamo arrivati al &lt;i&gt;riad&lt;/i&gt; &lt;b&gt;Koutubia&lt;/b&gt; dove eravamo attesi, per trascorrere la nostra ultima notte. Il ritorno a &lt;b&gt;Marrakech&lt;/b&gt; non e&apos; stato affatto come il primo giorno. Non eravamo piu&apos; straniti da quello che vedevamo intorno a noi. Anzi sembrava quasi che era qualcosa di nostro e che ci era mancato in tutti quei giorni che ci siamo allontanati dalla citta&apos;. Penso che sia stato soprattutto questo a portarci, stremati com&apos;eravamo, ancora una volta per le vie della medina.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;u&gt;&lt;b&gt;Ultimo giorno&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per le undici &lt;b&gt;Najib&lt;/b&gt; ci aspettava (e questa volta non avremmo avuto dubbi sulla sua puntualita&apos;.. &lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/images/smileys/smile.gif&quot; class=&quot;smiley&quot; alt=&quot;:-)&quot; title=&quot;:-)&quot; /&gt; ) in aeroporto per la consegna dell&apos;auto. Anche per non farci prendere dalla malinconia di dover lasciare un posto stupendo per tornare alla &lt;i&gt;routine&lt;/i&gt; quotidiana, abbiamo dedicato le poche ore ancora a disposizione, all&apos;affannoso giro dei negozietti per acquistare insignificanti &lt;i&gt;souvenir&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ultima lite con &lt;b&gt;Najib&lt;/b&gt; poi, e&apos; stata forse solo una strenua manifestazione di ostilita&apos; nei confronti della fine di un&apos;avventura magnifica e irripetibile che da li&apos; a poco si sarebbe perpretata.&lt;/p&gt;

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    <title>Un&apos;altra Spagna</title>
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        <pubDate>Mon, 5 Oct 2009 01:47:25 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
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&lt;p&gt;L&apos;altra settimana a &lt;strong&gt;Firenze&lt;/strong&gt; ho conosciuto &lt;strong&gt;Nacho&lt;/strong&gt;, uno studente barcellonese venuto in &lt;strong&gt;Italia&lt;/strong&gt; per completare i suoi studi. Ho colto al volo l&apos;occasione per dirgli che avevo da poco fatto una bellissima esperienza di qualche ora a &lt;strong&gt;Bilbao&lt;/strong&gt;. Ha mostrato subito entusiasmo per questo e, quasi che ancora non l&apos;avessi vista, ha cominciato a spiegarmi che il fascino di &lt;strong&gt;Bilbao&lt;/strong&gt; e&apos; la sua completa diversita&apos; dalle altre citta&apos; spagnole.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bilbao&lt;/strong&gt; sorge tra i piedi dei &lt;strong&gt;Pirenei&lt;/strong&gt; e il golfo di &lt;strong&gt;Biscaglia&lt;/strong&gt;, l&apos;omonima provincia della &lt;strong&gt;Spagna&lt;/strong&gt; di cui e&apos; capoluogo. La vicinanza dell&apos;&lt;strong&gt;Atlantico&lt;/strong&gt; e&apos; la causa di un clima spesso piovoso e comunque umido in generale. Ed e&apos; anche la causa della principale diversita&apos; del territorio intorno a &lt;strong&gt;Bilbao&lt;/strong&gt; con il resto della &lt;strong&gt;Spagna&lt;/strong&gt;, tipicamente arso e scarno di vegetazione(*). &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Noi, fortunatamente, arrivati con un volo da &lt;strong&gt;Madrid&lt;/strong&gt; in un orario centrale della giornata, abbiamo trovato un clima poco nuvoloso che era comunque invitante per una breve escursione nella citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A venti chilometri dall&apos;aeroporto, ben collegata con il centro da numerosi ed economici(**) autobus, c&apos;e&apos; il centro della citta&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il biglietto di ingresso e&apos; il ponte sul &lt;strong&gt;Nervion&lt;/strong&gt;. Da cui e&apos; possibile scorgere sulla destra, il &lt;strong&gt;Guggenheim&lt;/strong&gt;. Ecco che in un battibaleno ci siamo precipitati fuori dal&apos;autobus per andarlo a vedere da vicino. Una struttura ultramoderna (rivestita interamente in titanio) e faraonica, che tuttavia non deturpa visivamente il paesaggio fluviale, anzi ne evidenzia i contorni, rendendo un tutt&apos;uno che difficilmente si puo&apos; tralasciare dal soffermarsi almeno qualche minuto (anche per chi ha i minuti contati, come noi! &lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/images/smileys/tongue.gif&quot; class=&quot;smiley&quot; alt=&quot;:-P&quot; title=&quot;:-P&quot; /&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/guggenheim.jpg&quot; title=&quot;Guggenheim di Bilbao&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;512&quot;&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Per quanto si tratti di arte contemporanea, il museo offre una quantita&apos; di opere ragguardevole. E poi, soffermandosi in giro per le varie stanze, non puo&apos; non essere percepito il messaggio che trasmettono anche opere che all&apos;apparenza potrebbero sembrare &apos;cose senza senso&apos;. Magari il messaggio e&apos; circoscritto ai nostri tempi, ma e&apos; non meno importante di gallerie che sfoggiano opere di personaggi storici affermati visto che, anche se non lo sentiamo del tutto, la nostra epoca e&apos; ricca di eventi che scriveranno la storia per chi verra&apos; dopo di noi. &lt;em&gt;Il muro di &lt;strong&gt;Berlino&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;la bomba atomica&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;il comunismo in &lt;strong&gt;Cina&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;l&apos;&lt;strong&gt;America&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;CIA&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;: c&apos;e&apos; molto a riguardo e penso che ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di ricercare, capire ed essere critico a riguardo. Lo dico perche&apos; purtroppo sono argomenti pesanti - di cui spesso si evita di parlare - e, naturalmente, poco chiari per poter esprimere un giudizio. Ma avere un giudizio anche su questi eventi significa avere una storia dietro le spalle. Condizione necessaria per dare un senso alla propria esistenza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/inopportune.jpg&quot; title=&quot;Innoportune: stage one&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;300&quot;&gt;Un altro aspetto che e&apos; affiorato da questo &lt;em&gt;tour&lt;/em&gt; e&apos; il tema della condizione umana ai giorni nostri. Sono rimasto particolarmente colpito a tal proposito da alcune delle opere della collezione &apos;&lt;strong&gt;I want to believe&lt;/strong&gt;&apos; di &lt;strong&gt;Cai Guo-Qiang&lt;/strong&gt; (che, in sostanza, e&apos; stato l&apos;artista, insieme a &lt;strong&gt;Takashi Murakami&lt;/strong&gt;, sulle cui opere si e&apos; incentrata la stagione artistica del museo). Due su tutte: &apos;&lt;strong&gt;Head on&lt;/strong&gt;&apos; e &apos;&lt;strong&gt;Reflection - A Gift from Iwaki&lt;/strong&gt;&apos;. Ma altrettanto suggestiva e&apos; &apos;&lt;strong&gt;Innoportune: stage one&lt;/strong&gt;&apos;, che illustra la sequenza di una piroletta di un&apos;auto da ciascuna delle quali sprizzano fuori dei raggi che stanno ad indicare una esplosione. I critici dicono che il riferimento e&apos; una chiara allusione all&apos;attentato dell&apos;&lt;strong&gt;11 settembre&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche nel caso delle prime due opere citate si tratta di installazioni. La prima e&apos; un branco di lupi in cui ciascuno dopo una lunga rincorsa e un lungo salto si va a schiantare contro un muro invisibile. Qualcuno ci rimane secco. Gli altri tornano indietro e fanno un nuovo salto e un nuovo schianto. E ogni belva sbatte al &apos;muro&apos; con una posizione diversa. Non so cosa possa volesse rappresentare l&apos;artista con una simile scena, ma io sono rimasto &lt;em&gt;shockato&lt;/em&gt; dalla visione e mi e&apos; venuto in mente subito l&apos;uomo e i suoi limiti insuperabili. Ma sicuramente molto altro si potrebbe aggiungere. La seconda e&apos; il reperto di una gigantesca nave in legno cosparsa di ceramiche, per lo piu&apos; piatti bianchi rotti. Quello che mi ha trasmesso quest&apos;opera e&apos; molto piu&apos; vago. Ma estremamente sensazionale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tra le altre opere che ho ammirato con immenso piacere ci sono senz&apos;altro &apos;&lt;strong&gt;Nude&lt;/strong&gt;&apos; di &lt;strong&gt;Amedeo Modigliani&lt;/strong&gt; e &apos;&lt;strong&gt;Landscape with snow&lt;/strong&gt;&apos; di &lt;strong&gt;Vincent Van Gogh&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Finita la visita veloce a questo &apos;tempio dell&apos;arte&apos;, abbiamo sfruttato le due ore che ci erano rimaste per un&apos;altrettanta rapida visita della citta&apos;. &lt;strong&gt;Bilbao&lt;/strong&gt; e&apos; una cittadina sobria che riesce a far convivere bene l&apos;antico (palazzi ed edifici religiosi) e il moderno (Il &lt;strong&gt;Guggenheim&lt;/strong&gt; ed una modernissima tramvia che attraversa le principali arterie della rete viaria cittadina). A coronamento di cio&apos;, c&apos;e&apos; uno spiccato senso del turismo (Ia valorizzazione del fiume, lungo il quale si sviluppano delle attraenti realta&apos; urbane, e la presenza di punti di informazione lungo le vie della citta&apos; su cui si puo&apos; contare in qualsasi momento, in caso di necessita&apos; per il turista).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dato il poco tempo a disposizione, la &apos;&lt;em&gt;tortilla de patatas&lt;/em&gt;&apos; ce la siamo fatti mettere in mezzo ad uno sfilatino (ci e&apos; entrata con molta difficolta&apos;, a dire il vero! :-O) e l&apos;abbiamo mangiata lungo la strada per la fermata dell&apos;autobus! E anche questa e&apos; andata!&lt;/p&gt;

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    <title>Escursione a Roghudi</title>
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        <pubDate>Wed, 2 Sep 2009 02:11:39 +0200</pubDate>
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&lt;p&gt;Fino a poco tempo fa non avrei mai potuto pensare che la &lt;b&gt;Calabria&lt;/b&gt; e, ancor di piu&apos;, la provincia di &lt;b&gt;Reggio&lt;/b&gt;, potesse offrire cosi&apos; tante occasioni per comprendere le radici di chi vive in questi posti. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Sono convinto che non sia tuttora facile venire a sapere che realmente ci sono molte possibilita&apos; per conoscere la storia di questo lembo di terra del &lt;b&gt;Sud&lt;/b&gt;. Ma dopo l&apos;esperienza che mi accingo a descrivere in questo articolo, penso che &apos;&lt;i&gt;chi sa&apos; deve parlare!&lt;/i&gt;&apos;. Perche&apos; cio&apos; e&apos; necessario per svegliare l&apos;interesse popolare verso questo passato sotterrato, e quindi per tracciare la linea di partenza per il riscatto di un popolo troppo spesso depradato della sua dignita&apos;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;E&apos; stato il &lt;b&gt;Paleariza&lt;/b&gt; a spingerci verso un viaggio di cui abbiamo ignorato il fascino fino a quando non l&apos;abbiamo realmente cominciato a vivere. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Paleariza&lt;/b&gt; e&apos; un appuntamento annuale che si ripete nell&apos;&lt;b&gt;area grecanica&lt;/b&gt; della provincia di &lt;b&gt;Reggio Calabria&lt;/b&gt; per promuovere le origini, la cultura e le tradizioni della popolazione del luogo. L&apos;&lt;b&gt;area grecanica&lt;/b&gt; e&apos; individuata dai comuni in cui si parla (o, per lo meno, si e&apos; parlato fino a non molto tempo fa) il &lt;b&gt;grecanico&lt;/b&gt;, che e&apos; un dialetto greco-calabro diffusosi in tali zone per via dell&apos;insediamento in tempi antichi di colonie di nobili famiglie greche. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt; e&apos; uno dei paesi dove si e&apos; svolta una tappa del &lt;b&gt;Paleariza&lt;/b&gt;. Sorgeva su un cucuzzolo in corrispondenza del punto in cui il torrente &lt;b&gt;Furria&lt;/b&gt; si getta nell&apos;&lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt;, dandogli la sembianza tipica della &lt;i&gt;prua di una nave&lt;/i&gt;. La particolarita&apos; di questo paese e&apos; che e&apos; stato dichiarato inagibile nei primi anni settanta a seguito di due alluvioni. La gente e&apos; stata quindi coattivamente spostata in un area ricavata sul mare, nel comune di &lt;b&gt;Melito Porto Salvo&lt;/b&gt;, dove attualmente sorge il centro abitato di &lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/Escursione.jpg&quot; title=&quot;Escursione&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;235&quot;&gt;La nostra escursione e&apos; partita in un pomeriggio torrido d&apos;estate, da &lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt;. Da li&apos; abbiamo intrapreso un sentiero che ci ha portati nel larghissimo letto dell&apos;omomima fiumara. Un paesaggio per certi aspetti lunare e per altri da &lt;i&gt;far west&lt;/i&gt;. E comunque carico di fascino ed esente dall&apos;impronta umana, se non per un sontuoso muro di contenimento delle acque, che abbiamo scorso presto lungo la risalita del letto della fiumara. Il ragguardevole spessore del muro che puo&apos; essere osservato e la mancanza di gran parte di esso, puo&apos; far rendere conto di quanto violenta possa essere la furia delle acque che talvolta scende dall&apos;&lt;b&gt;Aspromonte&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il letto dell&apos;&lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt; e&apos; una distesa di massi enormi di pietra e di roccia che vengono portati sempre piu&apos; a valle dalle piene della fiumara. Ci e&apos; stato spiegato a tal proposito come questo fondo costituito da grossi ammassi rende la fiumara in piena una trappola mortale, visto l&apos;impossibilita&apos; di rimanere in piedi durante la piena, non tanto per la furia delle acque, quanto per l&apos;assenza di un fondo stabile. I torrenti che scendono dall&apos;&lt;b&gt;Aspromonte&lt;/b&gt; hanno spesso questa peculiarita&apos; (e per questo sono chiamate &apos;fiumare&apos;) e la causa di questa caratterististica che li distingue risale ai tempi dei &lt;b&gt;Romani&lt;/b&gt; quando buona parte del territorio calabrese fu dichiarato &apos;&lt;i&gt;ager publicus&lt;/i&gt;&apos;. Grazie a cio&apos; molte pendici delle montagne calabresi furono disboscate selvaggiamente. Venendo meno l&apos;azione delle radici degli alberi - che inibiscono il distacco di massi dalle pendici delle montagne, i letti dei torrenti cominciarono a riempirsi di detriti che, con il tempo, furono trasportati al mare dai corsi d&apos;acqua. Questo continuo trasporto di detriti ha permesso anche la formazione di pianure costiere e il lento ritiro del mare, che un tempo si insediava tra le montagne. La stessa valle dell&apos;&lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt; era navigabile fino al punto dove un tempo dei coloni greci si stabilirono sul sovrastante colle, per dare vita a &lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Risalendo il letto dell&apos;&lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt; abbiamo potuto notare i resti del &lt;b&gt;Castello dell&apos;Amendolea&lt;/b&gt; sulla nostra destra, e le impervie pendici dei colli che racchiudono la valle, che mostrano delle insperate tracce della mano dell&apos;uomo che a tratti le ha anche sfruttate, costruendo delle terrazze. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La prima tappa, dopo qualche ora di cammino sotto un sole cocente, si e&apos; conclusa all&apos;ombra di qualche albero di fico che si erge ai margini del letto della fiumara. Qualcuno ne ha approfittato per fare una scorpacciata. Io ne ho assaggiato qualcuno. Gli zuccheri contenuti nei fichi ci hanno dato la giusta energia per ripartire. L&apos;acqua fresca e pura del rigagnolo che scorreva nel letto della fiumara ci ha permesso di rinfrescarci (e lavarci le mani appiccicose per aver mangiato i fichi! &lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/images/smileys/grin.gif&quot; class=&quot;smiley&quot; alt=&quot;:-D&quot; title=&quot;:-D&quot; /&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Piu&apos; su l&apos;&lt;b&gt;Amendolea&lt;/b&gt; forma una doppia esse che ha solo potuto farci immaginare l&apos;impeto delle acque quando la fiumara in piena attraversa quel tratto. Sulla cima del colle sovrastante, a circa 950 metri di altitudine, si scorge &lt;b&gt;Roccaforte del Greco&lt;/b&gt;, unico paese a cui &lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt; era stato collegato con vie di comunicazione moderne, poco prima di essere evacuato. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/Roghudi.jpg&quot; title=&quot;La prua della nave&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;314&quot;&gt;Infine, ancora qualche tornante, quando finalmente, dopo circa una decina di chilometri di cammino, riusciamo a vedere la &lt;i&gt;prua della nave&lt;/i&gt;. Qualcuno cerca di spezzare il silenzio con delle grida che ricevono risposta solo dagli echi delle pareti circostanti. E gia&apos; si avverte la sensazione di sofferenza dell&apos;abbandono improvviso e senza alternativa. Quindi ci inerpichiamo su per lo scivolo che ci accompagna al paese antico. Erbacce e terrapieni crollati rendono particolarmente impervia a tratti la risalita.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lungo la via incontriamo un nostalgico abitante roghudese, venuto in occasione del &lt;b&gt;Paleariza&lt;/b&gt;, a sfogliare l&apos;album dei suoi ricordi. In pochi siamo rimasti la&apos; ad ascoltarlo, quasi senza fare domande. Ma lui era la fiumara d&apos;inverno. E faceva scorrere i suio ricordi con violenza e rassegnazione verso il mare della dimenticanza. E io ho provato dentro me che non ci puo&apos; essere nulla di piu&apos; ignobile che far cadere nell&apos;oblio la storia delle persone. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Qualche respiro profondo e poi ancora su fino alla piazzetta dove era stato allestito un accoglientissimo banchetto dove tutti, come un&apos;unica famiglia, abbiamo potuto assaggiare le prelibatezze che la semplicita&apos; della gente di &lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt; riesce a regalare. Frittole, olive speziate sott&apos;olio, capicollo, formaggi di capra, salsicce, buon vino e tanto altro ancora. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;A fine serata uno spettacolo musicale veramente pregevole. Qualcuno ha mai visto il film &lt;b&gt;Underground&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;Kusturica&lt;/b&gt;? La musica dei &lt;b&gt;Fanfara Populara&lt;/b&gt; - ospiti della serata - si rifa&apos; in linea di massima alla colonna sonora di &lt;b&gt;Underground&lt;/b&gt;, ovvero alle musiche balcaniche di &lt;b&gt;Goran Bregovic&lt;/b&gt;. Una giostra trascinante di percussioni e fiati, tra cui il suono stridente della zampogna che a &lt;b&gt;Roghudi&lt;/b&gt; era uno strumento musicale popolare, visto che la pastorizia era la principale attivita di questo centro. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Muniti di pile e di torce abbiamo concluso questa fantastica giornata per le vie di quel paese che in una notte d&apos;estate e&apos; tornato a vivere. E l&apos;auspicio nel profondo di ognuno e&apos; che possa essere un piccolo contributo per far si&apos; che questo centro possa ritornare per sempre nella memoria. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una curiosita&apos;, per tornare al punto dove l&apos;escursione e&apos; iniziata, e&apos; stato messo a disposizione un &lt;i&gt;pullman&lt;/i&gt;. L&apos;unica particolarita&apos; e&apos; che, essendo &lt;b&gt;Roghudi Vecchio&lt;/b&gt; evacuato da 40 anni or sono, la strada che porta all&apos;unico centro abitato (&lt;b&gt;Roccaforte del Greco&lt;/b&gt;) raggiungibile, e&apos; completamente dissestata, oltre ad essere costeggiata da strapiombi e interrotta da ripetute frane. Ne e&apos; conseguito che il viaggio di ritorno e&apos; stata una avventura nell&apos;avventura. Due ore di &lt;i&gt;pullman&lt;/i&gt; e 27 chilometri percorsi per raggiungere un posto che in linea d&apos;area ne dista appena sette!&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/fichi.jpg&quot; title=&quot;Una pianta di fichi d&apos;India e la valle dell&apos;Amendolea sullo sfondo&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/p&gt;

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    <title>Viaggio ad Amsterdam</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Thu, 30 Apr 2009 00:16:15 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
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&lt;p&gt;Ci siamo incontrati a &lt;b&gt;Bruxelles&lt;/b&gt;. L&apos;idea di &lt;b&gt;Bruxelles&lt;/b&gt; mi aveva affascinato. Mi aveva affascinato la possibilita&apos; di calpestare le strade di un&apos;altra capitale europea.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ma uguale e con verso contrario e&apos; stata l&apos;intensita&apos; della delusione della trascuratezza urbanistica intorno a &lt;b&gt;Bruxelles&lt;/b&gt;. Il grigio delle case e il vecchio che mi stava intorno, e&apos; stato un brutto biglietto da visita. Forse sarebbe stato diverso il giudizio di ognuno di noi alla vista della &lt;b&gt;cattedrale di Saint-Michel&lt;/b&gt;. Ma non ho avuto la consapevolezza di cio&apos;, ne&apos; la volonta&apos; di oppormi alla decisione di non addentrarci dentro &lt;b&gt;Bruxelles&lt;/b&gt;. E cosi&apos; abbiamo tirato dritto fino alla meta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Man mano che il treno partito da &lt;b&gt;Brussels Zuid&lt;/b&gt; risaliva verso nord, il paesaggio diventava piu&apos; armonioso e colorito. Quasi ad indicare che la vacanza si stava per mettere bene.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;emozione e&apos; culminata con l&apos;arrivo alla stazione centrale di &lt;b&gt;Amsterdam&lt;/b&gt;: molto caratteristica (progettata dallo stesso architetto che progetto&apos; il &lt;b&gt;Rjiksmuseum&lt;/b&gt;), che giace su un&apos;isolotto artificiale di fronte al porto (&apos;&lt;b&gt;Ij Harbour&lt;/b&gt;&apos;). Da li&apos;, poche centinaia di metri e abbiamo raggiunto la nostra dimora. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Nulla di meglio per calarsi a pieno nella cultura olandese. Al terzo piano di una tipica costruzione olandese, con una scala in legno che permetteva di accedere al sottotetto dotato di due carinissime stanze da letto matrimoniali, ricavate ciascuna da un abbaino con finestra che si affacciava sulla strada che costeggiava il canale &lt;b&gt;Kluveniers&lt;/b&gt; (&apos;&lt;b&gt;Kluveniers Burgwal&lt;/b&gt;&apos;). Il canale ci separava dal &apos;&lt;i&gt;Red light district&lt;/i&gt;&apos; (che se non altro per la curiosita&apos;, e&apos; una delle mete che ciascun visitatore &apos;&lt;i&gt;non s&apos;ha da perdere&lt;/i&gt;&apos;) da una parte, e dalla casa di &lt;b&gt;Rembrandt&lt;/b&gt; dall&apos;altra.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/kluveniers.jpg&quot; title=&quot;Van Gogh Museum&quot; align=&quot;left&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;400&quot;&gt;In fondo al canale, c&apos;e&apos; una piazza con un castello antichissimo (&apos;&lt;b&gt;De Waag&lt;/b&gt;&apos;) che oggi ospita un ristorante. Da la&apos; ci si addentra nel cuore del &apos;&lt;i&gt;Red light district&lt;/i&gt;&apos;. Gli Olandesi hanno trovato un modo di creare un &lt;i&gt;business&lt;/i&gt; oltre che rendere legale qualcosa che da sempre si fa. Tuttavia, il fatto di sbattersi in vetrina mi fa pensare qualcosa di profondamente squallido e privo di dignita&apos; soprattutto per chi accetta di vendersi in tal modo. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In mezzo alla zona a luci rosse si erge la &apos;&lt;i&gt;vecchia chiesa&lt;/i&gt;&apos; (&apos;&lt;b&gt;Oude kerk&lt;/b&gt;&apos;). E da qua non dovrebbe essere difficile cogliere la profonda diversita&apos; che corre tra l&apos;Olanda e il nostro paese.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dall&apos;altro lato del canale, invece si erge un maestoso campanile (&apos;&lt;b&gt;Zuider kerk&lt;/b&gt;&apos;). Molto suggestivo se visto da uno dei ponti che attraversano il &lt;b&gt;Groen Burgwal&lt;/b&gt; (parallelo al &lt;b&gt;Kluveniers Burgwal&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Abbiamo girovagato in lungo e in largo queste vie della zona est (&apos;&lt;em&gt;zona antica&lt;/em&gt;&apos;) del centro di &lt;b&gt;Amsterdam&lt;/b&gt;, ricca di testimonianze che hanno fatto di questa citta&apos; gia&apos; a partire dai secoli addietro, sede di un fervore culturale che tutt&apos;oggi si protrae.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non e&apos; la &apos;&lt;i&gt;&lt;strong&gt;Venezia&lt;/strong&gt; del Nord&lt;/i&gt;&apos;. &lt;b&gt;Amsterdam&lt;/b&gt; e&apos; il mare che solca le terre. &lt;strong&gt;Venezia&lt;/strong&gt; &#232; la terra che si insedia nei mari. Ma e&apos; impressionante l&apos;idea dell&apos;uomo che riesce a dirigere le acque con una simil armonia. Dove in una terra sommersa che gli appartiene riesce a trovare lo spazio per una pacifica convivenza con le acque.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Tipicamente, molti turisti sogliono sostare in quei localini noti come &apos;&lt;em&gt;coffee shop&lt;/em&gt;&apos;. La&apos; si possono acquistare dell&apos;erba e del fumo (e derivati - torte, infusi e cosi&apos; via) che in linea di principio non si possono portare fuori, ma vanno consumati all&apos;interno dei locali. L&apos;organizzazione di questi locali prevede che oltre ai suddetti prodotti, solo bibite analcoliche possono essere vendute. E il ragionamento fila: il &lt;em&gt;cocktail&lt;/em&gt; &apos;droga-alcool&apos; potrebbe avere effetti spiacevoli sui consumatori che si potrebbero ripercuotere sul resto della comunit&#224; che di fumare e bere non gliene frega proprio (&lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;: per andare a bere, ci si deve spostare in uno degli altrettanto numerosi &lt;em&gt;pub&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Anche per questo aspetto, dopo esserci confrontati con della gente del posto, sono venuti fuori alcuni particolari che sottolineano - se non altro - le difficolta&apos; del controllo del mercato delle droghe leggere da parte dello stato (per non parlare delle droghe pesanti, che vengono vendute abusivamente per strada, da extracomunitari che non hanno nulla di piu&apos; proficuo da fare).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/vangogh.jpg&quot; title=&quot;Van Gogh Museum&quot; align=&quot;right&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot;&gt;Ci siamo spostati fuori dal centro per andare nella zona dei musei, a sud di &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt;. Non ci siamo potuti perdere l&apos;esperienza unica di visitare il &apos;&lt;strong&gt;Van Gogh Museum&lt;/strong&gt;&apos;, che ospita la maggiore collezione di quadri del celeberrimo pittore. Tre piani che ospitano alcune centinaia delle opere dell&apos;artista.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lungo il tragitto siamo passati sull&apos;&apos;&lt;strong&gt;Amstel&lt;/strong&gt;&apos; (il fiume che attraversa &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt;), ci siamo fermati al &apos;&lt;strong&gt;Bloemenmarkt&lt;/strong&gt;&apos; (&apos;&lt;em&gt;mercato dei fiori&lt;/em&gt;&apos;) e siamo passati davanti all&apos;&apos;&lt;strong&gt;Heinken Brewery&lt;/strong&gt;&apos;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Preludio dell&apos;arrivo al &lt;strong&gt;Van Gogh Museum&lt;/strong&gt; e&apos; stata la magnifica vista del &lt;strong&gt;Rijksmuseum&lt;/strong&gt;, per cui abbiamo declinato dal visitare per motivi puramente di tempo: la visita al &lt;strong&gt;Van Gogh Museum&lt;/strong&gt; ci ha piacevolmente portato via tutto il pomeriggio. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Prima di entrare nel museo, non ho potuto dire no alla proposta di una caratteristica seduta in un &lt;em&gt;coffee shop&lt;/em&gt;. In questa zona, i &lt;em&gt;coffee shop&lt;/em&gt; sembra che siano piu&apos; rari (Ho avuto l&apos;impressione che la zona che ne ospita di pi&#249;, sia eclusivamente la zona est del centro). Giusto il tempo di bere una bibita fresca e una sigaretta e poi via verso la nostra meta. Lungo la strada siamo passati davanti al &lt;strong&gt;Stadsschouwburg&lt;/strong&gt; (&lt;strong&gt;City Theatre&lt;/strong&gt;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Uno per uno, ho provato a calarmi nelle varie opere e capire lo stato d&apos;animo del pittore e il messaggio forte trasmesso da ciascuna di esse.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La vita di &lt;strong&gt;Van Gogh&lt;/strong&gt;, ricca di emozioni e di complessita&apos;, acquisisce un fascino unico perche&apos; prende forma dall&apos;estrema naturalezza che caratterizza il sommo artista. Ma in me ha anche profuso un sapore agrodolce, uno stridio che tuttora prosegue nel mio intimo, oltre anche l&apos;ammirazione per averci regalato un dono che accresce chiunque lo sfiori.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Un altro posto che si usa visitare quando si va ad &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt; e&apos; la &apos;&lt;strong&gt;Anna Frank Huis&lt;/strong&gt;&apos; (&apos;&lt;em&gt;casa di &lt;strong&gt;Anna Frank&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&apos;).&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Il tragitto fatto per arrivare in tal posto, ci ha visti passare per la zona rossa fino alla piazza pi&#249; famosa di &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt; ovvero &lt;strong&gt;Piazza Dam&lt;/strong&gt;. Su &lt;strong&gt;Piazza Dam&lt;/strong&gt; si affaccia il palazzo reale. Quindi ci siamo addentrati verso la &lt;strong&gt;Kalverstraat&lt;/strong&gt; (una famosa via popolata da turisti e ricca di negozi), su cui si affaccia un altro dei famosi musei di &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt; (l&apos;&apos;&lt;strong&gt;Amsterdam hystoric museum&lt;/strong&gt;&apos;). Infine, attraverso delle vie molto suggestive, siamo arrivati alla casa di &lt;strong&gt;Anna Frank&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Data l&apos;ora tarda e la fila umana interminabile, abbiamo continuato il nostro giro per &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt;, tralasciando la visita della casa di &lt;strong&gt;Anna Frank&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Lungo questa passeggiata ho potuto ammirare oltre che le decine di &apos;&lt;em&gt;canal bus&lt;/em&gt;&apos; che solcano imperterriti i canali di &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt;, anche la piu&apos; bella delle &apos;case gallegianti&apos; (&apos;&lt;em&gt;houseboat&lt;/em&gt;&apos;, tipici sistemi di navigazione abitabili) mai viste in questi giorni trascorsi in &lt;strong&gt;Olanda&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;L&apos;ultimo dei giorni trascorsi in &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt; ce lo siamo riservato per fare una visita alla zona dei mulini. In realta&apos;, pensavamo che ci era andata male. La mattina aveva piovuto a dirotto - come spesso e&apos; accaduto durante la nostra permanenza in &lt;strong&gt;Amsterdam&lt;/strong&gt;, ma gia&apos; a meta&apos; mattino il cielo era aperto dando origine ad un cielo a pecorelle che ha reso ancora piu&apos; tipica la nostra gita fuoriporta.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;In dieci minuti siamo arrivati in stazione. E, dopo aver preso il primo treno, in 20 minuti siamo arrivati a &lt;strong&gt;Zandjk&lt;/strong&gt;. Un posto veramente come l&apos;avevo sognato. Un canale che ad certo punto viene arginato per permettere all&apos;uomo di recuperare dei terreni rispetto al mare. Con dei canali di scolo che servono a far defluire le acque nel caso l&apos;acqua del canale superi gli argini. &lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Su una riva del canale sorge il paese (molto caratteristico) e dall&apos;altra parte si innalzano maestosi i mulini e un villaggio con qualche casetta su un territorio solcato da canali attraversati da ponticelli. Il vento sballottava di qua e di la&apos; le nuvolette nel cielo azzurro, muoveva le enormi pale dei mulini e increspava l&apos;acqua del canale. Io sono rimasto catturato al punto di continuare a scattare - l&apos;una dopo l&apos;altra, decine di foto. Sembrava quasi volessi portarmi dietro un pezzo di quella natura.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Poi abbiamo camminato lungo i bellissimi percorsi che ci portavano ai piedi di quei &apos;mostri con le braccia rotanti&apos;, lungo gli argini del canale dove si poteva scorgere chiaramente che l&apos;acqua si trovava al di sopra del piano dove gli uomini camminavano. E quindi ancora abbiamo respirato la natura nel silenzio profondo. Infine i sapori dei freschi formaggi olandesi che mai fino allora avevamo scoperto di essere cosi&apos; buoni.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.rocsca.it/blog/resource/Windmills_rid.jpg&quot; title=&quot;I mulini a vento&quot; align=&quot;center&quot; border=&quot;0&quot; hspace=&quot;10&quot; width=&quot;550&quot;&gt;&lt;/p&gt;

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    <title>Lungo lo stivale</title>
    <dc:creator>rocsca</dc:creator>
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        <pubDate>Tue, 28 Apr 2009 18:14:08 +0200</pubDate>
    <category>Viaggi</category>
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&lt;p&gt;Spesso ho desiderato viaggiare da solo, anche per un lungo tragitto attraverso lo stivale. Ma questa volta e&apos; stato un vero piacere viaggiare i compagnia. Come piacevole e&apos; stato suddividere un lungo viaggio in tappe che, insieme alle soste, hanno reso il viaggio una vacanza nella vacanza.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Non era previsto, ma la voglia di sostare in &lt;strong&gt;Maremma&lt;/strong&gt; (tra l&apos;altro al di fuori di ogni percorso plausibile che ci portasse alla meta) e&apos; stata prima appoggiata, e poi diventata realta&apos;. Una serata trascorsa con amici in un locale di &lt;strong&gt;Orbetello&lt;/strong&gt; - posto caratteristico della toscana che sorge nel mezzo dell&apos;omonima laguna ed &#232; unita al &lt;strong&gt;Monte Argentario&lt;/strong&gt; tramite una strada costruita su di un terrapieno artificiale.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Una cena molto gradevole. Naturalmente a base di pesce. Un servizio apprezzabile, molto cordiale e amichevole, ma per nulla invadente. Ma quello che ha reso questa serata molto particolare e&apos; stato senz&apos;altro l&apos;ambiente in cui si e&apos; sviluppata la cena.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Avevo l&apos;impressione di vivere una serata d&apos;altri tempi. Un locale in parte costruito su palafitte in legno. Direttamente sulla laguna. L&apos;altra parte sulla terra ferma, un ampio spazio antestante, ricoperto da un altrettanto ampio tavolato su cui ci siamo esibiti in balli latini, senza dar peso alla nostra scarsa propensione a tali tipi di balli, ne&apos; alle poche persone che stavano intorno e guardavano attonite. Mi e&apos; sembrato di tornare indietro nel tempo. Alle balere estive del secondo dopoguerra. Certo, anche il leggero vino bianco frizzante bevuto come aperitivo, potrebbe aver avuto il suo influsso allucenogeno in questa serata. Ma penso proprio di no. Era la magia dell&apos;ambiente intorno.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Dopo una notte confortevole trascorsa a casa dei nostri amici, la mattina dopo abbiamo ripreso il nostro viaggio lungo l&apos;&lt;strong&gt;Aurelia&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Tarquinia&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Civitavecchia&lt;/strong&gt; e quindi &lt;strong&gt;Roma&lt;/strong&gt;. Altra tappa del nostro viaggio. La ci siamo potuto rilassare e trovare un ambiente in cui non ci si sente ospiti. Una notte e via.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;La mattina seguente ci siamo rimessi in macchina verso sud. Seguendo l&apos;autostrada &lt;em&gt;A30&lt;/em&gt; per &lt;strong&gt;Caserta&lt;/strong&gt;. Per pranzo abbiamo fatto una sosta di piacere ad &lt;strong&gt;Agropoli&lt;/strong&gt;. Anche qua abbiamo trovato un&apos;ottima ospitalita&apos;, sebbene ci eravamo fermati solo per prendere delle freschissime mozzarelle di bufala. Quindi, i l tempo di un caffe&apos; e di quattro chiacchiere con vecchi amici e via, ancora in macchina, ancora verso sud. Ma stavolta sulla famigeratissima &lt;em&gt;Salerno-Reggio Calabria&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Ne avevamo ancora un&apos;altra di tappa da fare. Si tratta di &lt;strong&gt;Fiumefreddo Bruzio&lt;/strong&gt;, lungo la costa tirrenica cosentina. Ma solo gli incendi che hanno devastato l&apos;uscita di &lt;strong&gt;Cosenza&lt;/strong&gt; ci hanno fermati.&lt;/p&gt;


&lt;p&gt;Alla fine un sospiro. Abbiamo raggiunto la meta.&lt;/p&gt;

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